2^ G.M. I bollettini di Guerra

Ercole Francesco Gustavo Ercole, eroe del Servizio Aeronautico

Il 2 ottobre 1967, moriva all’età di 80 anni, Ercole Francesco Gustavo Ercole, aviatore torrese pluridecorato che si distinse nella grande guerra guadagnandosi due Medaglie al Valor militare. A lui fu dedicata la copertina del più diffuso settimanale italiano del secolo scorso, “La Domenica del Corriere” del 5-12 novembre 1916. Esattamente un mese prima, il 13 ottobre, gli era stata concessa direttamente dal re Vittorio Emanuele III, la medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione:

«Pilota di un apparecchio attaccato, a circa 3000 metri di altezza, da un velivolo da caccia nemico, visto nel combattimento aereo colpiti a morte i suoi compagni e forati i serbatoi della benzina, con sangue freddo eccezionale, mentre l’apparecchio precipitava, lasciava la mitragliatrice che fino a quel momento manovrava, benché ferito al braccio sinistro, riusciva a raddrizzare il velivolo a meno di 300 metri da terra e, planando, atterrava presso Zarnec, a circa 50 chilometri dalle nostre linee. Dato subito fuoco all’apparecchio e distruttolo, benché esausto dalla perdita di sangue, riusciva a sfuggire alla cattura. Assalito da un indigeno si liberava uccidendolo e dopo sette giorni di tensione di spirito, di gravi sofferenze e privazioni, dando prova di energia e di forza d’animo straordinarie, riusciva ad attraversare le linee nemiche ed a presentarsi ai nostri avamposti sulla Vojussa. Cielo di Zarnec, 13 ottobre 1916».

Nato a Torre Annunziata il 23 marzo del 1887, si arruolò nel Regio Esercito iniziando a frequentare la Regia Accademia Militare di Modena, uscendone nell’ottobre 1908 con il grado di sottotenente assegnato al 5º Reggimento fanteria dove fu promosso tenente nell’ottobre 1911. Successivamente, dopo aver fatto il corso di pilotaggio ad Aviano, conseguì al campo scuola di Amesbury il brevetto di pilota d’aeroplano su velivolo Bristol il 18 giugno 1912.

Con l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915 combattè prima nel Regio Esercito e poi transitò, con il grado di capitano, nel Battaglione Aviatori. Il 28 maggio 1915 è pilota presso la 14ª Squadriglia da ricognizione e combattimento, dotata di Blériot XI, di stanza a Pozzuolo del Friuli. Dopo lo scioglimento della 14ª passa in agosto alla 1ª Squadriglia Caproni, di cui dal 18 febbraio 1916 diventa comandante interinale fino al 19 aprile.

Promosso capitano nel mese di settembre 1915 assume il comando dell’ 11ª Squadriglia Caproni, venne decorato con una Medaglia d’argento al valor militare per un bombardamento eseguito su Lubiana insieme al tenente Giulio Laureati il 18 febbraio 1916:

«Piloti d’aeroplano, durante un’azione offensiva sul nemico, spezzatosi uno dei motori del loro apparecchio mentre eseguivano lancio di bombe, compievano ugualmente il loro mandato dopo aver provveduto, con ammirevole sangue freddo, ad eliminare il pericolo di un incendio a bordo. Con lunga e difficilissima navigazione, seppero, poi, ricondurre al campo il velivolo, che progressivamente perdeva quota, sotto l’efficace ed intenso fuoco d’artiglieria nemica, Lubiana 18 febbraio 1916».

Il 12 ottobre 1916 fu attaccato nel cielo di Zarnec (Albania) da un Hansa-Brandenburg C.I austriaco a 3.000 metri di quota. I suoi compagni furono colpiti a morte, i serbatoi dell’aereo vennero forati perdendo carburante e il velivolo precipitò verso il suolo. Seppure ferito, riuscì a 300 metri di altezza a raddrizzare il velivolo con un motore solo e ad atterrare in emergenza a circa 50 km dalle linee italiane.

Incendiato l’apparecchio affinché non cadesse in mani nemiche, venne creduto morto carbonizzato. Esausto per la perdita di sangue, rimase nascosto fra gli alberi per vari giorni spostandosi cautamente solo di notte riuscendo a evitare la cattura. Raggiunse la più vicina postazione italiana situata sulla Voiussa dopo sette giorni di marcia con una ferita in gangrena, senza aver ricevuto cure e senza cibo. Una volta raggiunto l’accampamento italiano dovette subire una parziale amputazione della gamba ferita.

Come ricordato ad inizio post la mirabile azione di guerra sarà immortalata da Achille Beltrame sulla copertina della Domenica del Corriere, ed egli fu decorato “motu proprio” dal Re Vittorio Emanuele III con la Medaglia d’oro al valor militare.

Il 6 maggio 1917 assunse il comando della 74ª Squadriglia di Trenno dotata di velivoli SAML S.2 e Savoia-Pomilio SP.2. Nell’ambito dell’undicesima battaglia dell’Isonzo si spostò con 2 sezioni con 6 SAML a Campoformido, dove rimase fino al 12 ottobre. Al rientro a Trenno il reparto fu ridenominato 122ª Squadriglia e in novembre, promosso maggiore, passò al comando del Comando Gruppo Difesa Italia Settentrionale e poi del Gruppo Aviazione da Difesa settentrionale fino al gennaio 1918.

Nel 1923 entra nella neocostituita Regia Aeronautica, fu promosso tenente colonnello nel 1924 e tre anni dopo venne nominato addetto militare aeronautico presso l’Ambasciata italiana a Parigi, dove fu promosso colonnello nel luglio 1927. Promosso generale di brigata Aerea in ausiliaria nel 1939, nel marzo 1946 venne collocato a riposo per età e nel dicembre 1955 ottenne la promozione a generale di divisione aerea nella riserva. Morì a Roma il 2 ottobre 1967. La città di Torre Annunziata, per onorare il suo valoroso cittadino, gli ha intitolato una strada.

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