2^ G.M. L'armistizio

Corfù 30 settembre 1943, Medaglia d’Oro per il colonnello Elio Bettini

Il post odierno è dedicato al colonnello Elio Bettini, Medaglia d’oro alla Memoria per la strenua resistenza opposta alle truppe tedesche a Corfù nei tragici giorni seguiti alla proclamazione dell’armistizio fra Regno d’Italia e potenze alleate, che gettò nel caos più assoluto tutto l’apparato militare italiani. Prima di arrivare a trattare l’episodio che portò alla morte del valoroso ufficiale, analizziamo brevemente la sua biografia.

Elio Bettini nacque a Samolaco, piccolo Comune della provincia di Sondrio il 28 giugno 1895, discendente di un’aristocratica famiglia originaria di Perugia. Dopo aver compiuto gli studi medi superiori, con l’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, divenne Allievo Ufficiale, e successivamente, con il grado di sottotenente di complemento nell’arma di fanteria, partì per la zona di operazioni. Nel corso dell’offensiva austro-ungarica in Trentino, nel maggio-giugno 1916, fu promosso sottotenente in servizio permanente effettivo per meriti di guerra, e in seguito tenente.

Nel maggio 1917 fu gravemente ferito tanto da dover essere allontanato dalla zona di guerra. Promosso capitano costituiva la 1735ª Compagnia mitraglieri, di cui assumeva il comando, prendendo parte alla battaglia del Piave durante la quale fu decorato di Medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:

«Comandante di compagnia mitraglieri, con mirabile slancio e sereno sprezzo del pericolo, alla testa del suo reparto respingeva un forte attacco del nemico. Rimasto ferito, dopo una sommaria medicazione ritornava al suo posto di combattimento, rimanendovi fino al giorno dopo, quando, per una fortissima febbre sopraggiuntagli dovette essere trasportato altrove. Montello, 17 giugno 1917.»

Nel 1921 fu assegnato al 70º Reggimento fanteria “Ancona” di stanza ad Arezzo, assumendo il comando della 4ª Compagnia mitraglieri, continuando negli anni successivi a scalare la gerarchia militare, il 17 maggio 1935 è maggiore nel 128° reggimento fanteria e nel 1939 raggiunge il grado di Tenente Colonnello. Nell’agosto dello stesso anno fu assegnato all’89º Reggimento fanteria “Salerno” schierato sulla frontiera francese.

All’entrata in guerra dell’Italia partecipò alla attacco alla Francia, distinguendo tanto da venire decorato con la Croce di guerra al valor militare:

«Ufficiale a disposizione del reparto del Rgt. coadiuvava il Com.te prodigandosi durante quattro giorni di duri combattimenti per mantenerlo collegato con i battaglioni dipendenti. In momenti difficili ed in mancanza di comunicazioni telefoniche percorreva lunghi tratti battuti dal fuoco avversario per raccogliere notizie ed assicurarsi dell’esecuzione degli ordini. Sette Camini- I Colletti- Garavan, 22-23-24 giugno 1940.»

Tra la fine del 1940 e il dicembre del 1942, rimase sostanzialmente lontano dalla guerra, in qualità di comandante del CXV Battaglione autocarrato schierato in difesa della costa ligure. Il 1 gennaio 1943 fu trasferito ad Argirocastro, (Albania), nominato Colonnello comandante del 40º Reggimento fanteria della Divisione “Parma” di presidio a Santi Quaranta. Le unità della Divisione per tutto il 1942 e fino a settembre 1943, rimasero dislocate in territorio albanese a presidio del quadrilatero compreso fra Tepeleni, Argirocastro, Himara, Valona, venendo impiegate in azioni di controguerriglia e difesa costiera.

In quei giorni la grande unità risultava così strutturata:

  • 49° Rgt. fanteria “Parma”
  • 50° Rgt. fanteria “Parma”
  • 109ª Legione CC.NN.
  • 49° Rgt. artiglieria su 1° Gr. artiglieria, 2° Gr. artiglieria e 3° Gr. artiglieria
  • II Rgt. “Cacciatori d’Albania”

Le forze d’occupazione italiane in Albania, alla data dell’8 settembre 1943, consistevano in sei divisioni di fanteria inquadrate nella 9a Armata del generale Lorenzo Dalmazzo: la 11a “Brennero”, la 38“Puglie”, la 49a “Parma”, la 41a “Firenze”, la 53a “Arezzo” e la 151a “Perugia”. A Tirana oltre al comando della 9a Armata risiedeva anche il quartier generale del Gruppo d’Armate Est, con la 9a e 11a  retto dal generale d’armata Ezio Rosi.

Al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943, l’ufficiale decise di resistere ai tedeschi tentando di raggiungere l’Italia alla testa di alcuni reparti che si misero sotto il suo comando. Costituito con le forze a sua disposizione un “Gruppo tattico di manovra” si portò a Corfù mettendosi agli ordini del Colonnello Luigi Lusignani della 33ª Divisione fanteria “Acqui”, partecipando alla cattura della guarnigione tedesca dell’isola.

Schierati i suoi soldati a difesa della costa sud-occidentale, impegnato in combattimento a partire dal giorno 15. Dopo la resa delle truppe italiane a Cefalonia, i tedeschi, forti della loro superiorità aerea, concentrarono le loro forze contro Corfù, tanto che la guarnigione italiana costringendola ad arrendersi alle ore 15 del 25 settembre. Malgrado la promessa di ricevere lo stesso trattamento dei prigionieri di guerra, e gli onori militari resi al I Battaglione del 49º Reggimento fanteria “Parma”, le truppe italiane furono oggetto di fucilazioni in massa.

Prima di arrendersi, alla mattina del 26 settembre, il colonnello Bettini fece seppellire la Bandiera del reggimento, perché non cadesse in mano nemica. I patti appena sottoscritti, furono presto violati, tutta la gloriosa Divisione Acqui soggiacque al verdetto di Hitler che aveva ordinato “Gli italiani devono morire!” e lo stesso trattamento toccherà anche agli ufficiali degli altri reparti che si opposero ai tedeschi.

La motivazione che chiude lo stato di servizio del Colonnello Bettini è così stilata: “Morto a Corfù, fucilato dai tedeschi il 30 sett. 1943”. Con lui furono trucidati gli ufficiali “colpevoli di aver resistito con le armi alle truppe tedesche” ed il suo corpo non fu mai ritrovato. In sua memoria il 3 maggio 1948,  fu decretata la concessione della Medaglia d’oro al valor militare:

«Comandante di valore, per non cedere le armi e mantenere integro l’onore della bandiera si rifugiava dall’Albania a Corfù con parte dei suoi reparti e, nell’isola, in unione alle altre forze del presidio, resisteva strenuamente ai continui bombardamenti e agli attacchi tedeschi pur conoscendo che nessuno aiuto poteva essergli inviato. Dopo dodici giorni di strenua impari lotta, sostenuta stoicamente con reparti decimati, veniva catturato dai tedeschi e passato per le armi. Esempio eroico nelle tristi giornate di quanto possa il sentimento del dovere e l’amore verso la Patria. Corfù, 13-25 settembre 1943.»

Nel 1964 il comune di Arezzo ha intitolato ad Elio Bettini una scuola. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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