2^ G.M. Regia Marina

30 settembre 1941, l’affondamento del sommergibile Adua

Il 30 settembre del 1941 scompariva nelle acque del Mediterraneo il sommergibile di piccola crociera Adua. Con esso scomparvero il comandante Riccardi, altri 4 ufficiali, 8 sottufficiali, 19 sottocapi e 15 marinai. Il sommergibile aveva svolto 8 missioni offensivo-esplorative e 16 di trasferimento, per totali 8146 miglia di navigazione in superficie e 1504 in immersione, più 46 missioni addestrative. Vediamo in breve la storia dell’unità della Regia Marina.

Impostato il  1º febbraio 1936 nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone, venne varato il 13 settembre 1936 entrando in servizio il successivo 14 novembre 1936, inquadrato nella XXIII Squadriglia Sommergibili. Nei mesi primaverili del 1937 svolse un viaggio addestrativo nel bacino orientale del Mediterraneo, venendo poi impiegato nell’addestramento per poi essere trasferito nel corso del 1939 a Cagliari, in seno alla 71ª Squadriglia Sommergibili (VII Gruppo).

Il 10 giugno 1940, all’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, l’Adua era già in mare, a meridione delle coste sarde (tra Capo Teulada e l’isola La Galite), al comando del tenente di vascello Giuseppe Roselli Lorenzini. Il 13 giugno si trasferì nelle acque delle Baleari (tra Ibiza e Maiorca) e successivamente nel Golfo del Leone, una quindicina di miglia ad est di Capo Creus. Nella notte del 17 giugno 1940, individuò una unità britannica, precisamente un cacciatorpediniere, ma non poté portarsi all’attacco.

L’indomani, in mattinata, dopo aver avvistato un convoglio francese (cinque mercantili e due unità di scorta) sulla rotta Marsiglia-Tolone, e non riuscendo ad avvicinarsi proprio per via della scorta, attaccò l’imbarcazione di maggiori dimensioni (un trasporto truppe) con il lancio di un singolo siluro da 1800 metri, avvertendo lo scoppio. Non esistono tuttavia conferme di danneggiamenti.

Dopo questa missione il comando dell’unità il tenente di vascello Luigi Riccardi e dal 22 ottobre 1940 al 12 marzo 1941 l’Adua fu destinato all’addestramento degli allievi della Scuola Sommergibili di Pola, per la quale svolse 46 missioni addestrative; in questo lasso di tempo si avvicendarono al comando dell’unità i tenenti di vascello Carlo Todaro e Mario Resio. Tornato sotto il comando di Riccardi, il sommergibile fu spostato a Taranto a metà marzo 1941.

Da marzo a maggio l’Adua fu impiegato nel Golfo di Taranto e lungo le coste della Grecia,svolgendo tre infruttuose missioni e il 10 maggio prese base a Lero. Il 3 giugno 1941 fermò – nei pressi di Capo Littinos, nella baia di Messaria – una bettolina a motore che trasportava benzina e 72 militari inglesi (8 ufficiali e 64 sottufficiali e soldati), in fuga da Creta – la cui occupazione da parte delle truppe tedesche era appena stata completata – verso l’Egitto: l’Adua prese prigionieri gli otto ufficiali ed obbligò l’imbarcazione a fare ritorno nell’isola, permettendo la cattura dei soldati.

Al termine di questo ciclo il sommergibile fu sottoposto ad un periodo di manutenzione di tre mesi presso l’Arsenale di Taranto e dopo aver operato nelle acque di Minorca, verso la metà di settembre, fece ritorno nella base di Cagliari il 16. Il 23 dello stesso mese lasciò la base sarda per disporsi in agguato (doveva formare uno sbarramento con altri tre sommergibili) sulla rotta di un convoglio britannico per Malta (operazione «Halberd»); più precisamente, si posizionò – il giorno 26 – nei pressi di Capo Palos (a settentrione della città spagnola di Cartagena).

Il convoglio britannico passò non visto e giunse a Malta; i sommergibili, tra cui l’Adua, avvistarono ed attaccarono le navi inglesi sulla rotta di rientro. Il 30 settembre, alle 3.50, avvistò un gruppo di undici cacciatorpediniere inglesi, e li attaccò con una sventagliata di quattro siluri, mancandoli (anche se fu avvertito uno scoppio) ed allontanandosi con rotta a settentrione. Poco dopo – alle 5.25 – lanciò il segnale di scoperta (con il quale si informava Maricosom, il comando dei sommergibili, della posizione delle navi inglesi, nonché dell’avvenuto attacco) e poi scomparve.

Tempo dopo si conosceranno i dettagli delle ultime fasi di “vita” dell’unità italiana che venne rintracciata da due dei cacciatorpediniere attaccati, il Gurkha ed il Legion (forse fu proprio la comunicazione radio con la base a permettere alle navi inglesi di ritrovarlo), che, dopo averlo rilevato con l’ASDIC, avevano iniziato a bombardarlo con cariche di profondità: alle 10.30, colpito, l’Adua si era inabissato con tutto l’equipaggio in posizione 37°10′ N e 00°56′ E o 36°50′ N e 00°56′ E.

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