1^ G.M. Le battaglie sull'Isonzo

29 SETTEMBRE … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti.

  • 1917 Muore a Quisca ora in Slovenia  il generale Antonino Cascino. Nato a piazza Armerina il 14 settembre 1862, fu il primo generale italiano a entrare a Gorizia nel 1916, a capo della Brigata “Avellino. Subito dopo la brigata venne impiegata in prima linea contro gli austriaci sul Monte San Marco, a Plava e sul Vodice, dove sotto la guida di Cascino dimostrò valore e tenacia.
    Dopo la battaglia del Vodice, per la quale fu insignito della medaglia d’argento al Valor Militare, Cascino fu promosso tenente generale, a capo dell’8ª Divisione, formata dalle brigate “Avellino” e “Forlì”.
    Il suo successivo obiettivo era la conquista del Monte Santo, di rilevante importanza strategica nel conflitto in atto. Operazione che gli riuscì dopo una serie di assalti che causarono gravissime perdite.Durante il successivo tentativo di conquistare il Monte San Gabriele, il 15 settembre del 1917 Cascino fu gravemente ferito a una coscia da una scheggia di granata austriaca. Rifiutò l’immediato ricovero in ospedale, preferendo garantire con la sua presenza la tenuta della posizione, esposta a reiterati attacchi delle fanterie e dell’artiglieria austro-ungariche. Il suo successivo ricovero giunse troppo tardi. Dopo 12 giorni di agonia, il generale Cascino morì all’ospedale di Quisca .
    Di lui viene ricordata la frase «Siate la valanga che sale!», diretta ai suoi soldati che si accingevano all’impresa che lui stesso volle guidare, e che è riportata nel monumento eretto in suo onore al centro della sua cittadina natale, nella piazza che porta il suo nome. Le sue spoglie riposano nella Chiesa di San Domenico, il Pantheon di Palermo. Alla sua memoria verrà conferita la Medaglia d’Oro al valor Militare:

    «Nobile figura di condottiero e di soldato, diede costante e mirabile esempio di ardimento e di valore alle truppe della sua divisione, recandosi a condividere con esse, sulle prime linee, tutte le vicende della lotta. Gravemente ferito da proiettile nemico, volle ancora mantenere il comando, finché ebbe assolto il suo compito della giornata, stoicamente sopportando il dolore della ferita, che poi lo condusse a morte.»
    — Monte Santo, 15 settembre 1917

  • 1918 Muore a Pont-Arcy nell’Alta Francia il Tenente del 1º Reggimento del genio Giuseppe Franchi Maggi detto Peppino. Nato a Pavia il 15 settembre 1890, laureatosi in Ingegneria nel settembre 1912, divenne assistente di topografia presso lo stesso Politecnico, venendo chiamato a prestare servizio militare nel Regio Esercito, assegnato all’arma del Genio, il 20 luglio 1913. Nel dicembre dello stesso anno venne posto in congedo illimitato provvisorio. Con l’approssimarsi dell’entrata in guerra del Regno d’Italia fu richiamato in servizio attivo nel maggio 1915, con il grado di Sottotenente di complemento, ed assegnato alla 16ª Compagnia zappatori del 1º Reggimento del genio. Il suo reparto fu schierato sul fronte del Trentino, ed egli prese parte a numerose azioni per l’apertura di varchi nelle trincee nemiche con pinze tagliafili e tubi di gelatina. Durante un’azione compiuta a Bosco di Varagna il 25 agosto, riportò una grave ferita al braccio sinistro con conseguente parziale amputazione dell’arto, e per questo fatto fu decorato con una Medaglia di bronzo al valore militare. Sebbene non più abile a prestare servizio al fronte, rifiutò il congedo e chiese di ritornare in servizio nelle prime linee. Promosso al grado di Tenente nel maggio 1916, gli fu assegnato il comando della 100ª Compagnia del 1º Reggimento del genio, combattendo in Carnia, sul fronte dell’Isonzo e sulla Bainsizzafino al mese novembre quando viene ricoverato in ospedale.Rientrato in servizio attivo nel marzo del 1917, rimase nelle retrovie fino all’aprile del 1918quando partì per la Francia in seno al II Corpo d’armatadel generale Alberico Albricci. Chiamato a prestare servizio presso il comando dell’8ª Divisione, si distinse durante la offensiva tedesca del luglio successivo, quando compì una spericolata ricognizione per la quale gli venne conferita la Croix de guerre dal governo francese. Dopo aver ricevuto l’incarico di verificare se le truppe nemiche avessero abbandonato le loro posizioni sulla riva sinistra del fiume Aisne,all’alba del 29 settembre si portò in prima linea e al comando di un nucleo di arditi, si posizionò sull’argine a est di Pont-Arcy alla ricerca di un guado per effettuare l’attraversamento. Mentre, ritto in piedi, cercava con lo sguardo la migliore posizione per guadare il fiume cadde colpito a morte da una raffica di mitragliatrice. Il 30 settembre la sua salma venne inumata, con una solenne cerimonia, presso il cimitero di Ferme de Chery-Chartreuve. Alla sua memoria venne concessa dapprima la Medaglia d’argento al valor militare, successivamente convertita in Medaglia d’oro.

    «Già rimasto mutilato nel coraggioso tentativo di tagliare un reticolato nemico, tornò volontario alle prime linee, dove anche nelle più difficili situazioni fu costante esempio di patriottismo e di valore. In una particolare circostanza in cui, prima di lanciare all’inseguimento le truppe della Divisione al cui comando Egli era addetto, urgeva verificare se, come da voci corse, le fronteggiate posizioni erano state dalla difesa realmente abbandonate, con impareggiabile serenità si offrì per eseguire la pericolosa esplorazione attraverso una larga zona completamente scoperta ed esposta alle offese. Raggiunto, alla testa di pochi uomini e senza che il nemico desse segno di vita, l’argine di un canale che solo ormai lo separava dalla linea sospetta, ed accortosi che i suoi uomini, di fronte al sempre più incombente pericolo esitavano ad avanzare, dopo aver rivolto ad essi parole incitatrici, con atto di fulgido eroismo si drizzò da solo sull’argine stesso per trascinarli innanzi con l’esempio. Investito immediatamente da una sola scarica di mitragliatrici postate a brevissima distanza, svelò col glorioso sacrificio della vita la presenza del nemico, scongiurando per le nostre truppe il rischio di cadere, nell’avanzata allo scoperto, sotto l’improvvisa azione avversaria. Aisne (Francia), 29 settembre 1918.»
    — Regio Decreto 8 maggio 1920

    La sua città natale lo ha onorato intitolandogli una via, così come il comune di Rozzano.

  • 1936 Il generalissimo Francisco Franco instaura un regime dittatoriale in Spagna

  • 1941 Nel pomeriggio l’aviazione inglese effettua alcune incursioni nel territorio delle province di Reggio Calabria e Catanzaro.

  • 1943 A Napoli continuano furiosi combattimenti tra gli insorti napoletani e le truppe tedesche: gli scontri più violenti avvengono nella zona di piazza Carità, negli alberghi “Universo” e “Bologna” e al campo sportivo del Vomero dove sono concentrati i nuclei germanici

  • 1943 A Malta viene sottoscritta la resa incondizionata dell’Italia con le potenze Alleate. A bordo della corazzata britannica Nelson viene firmato il cosiddetto armistizio lungo.

  • 1944 Muore nei combattimenti avvenuti durante le quattro giornate di Napoli, città dove era nato solo 11 anni prima, Gennaro Capuozzo conosciuto anche con il diminutivo Gennarino. Nei tragici giorni del settembre 1943 seguiti all’armistizio fra Itala e Alleati, Gennaro Capuozzo era un apprendista commesso. Subito dopo la proclamazione dell’armistizio, nella città partenopea l’esercito tedesco in breve tempo prese il controllo della città e di lì a poco, dopo un primo momento di smarrimento, il 27 settembre 1943 la popolazione insorse dando vita alle quattro giornate napoletane.

    Capuozzo fu uno dei più giovani insorti e partecipò ai combattimenti contro i tedeschi. Morì a causa dell’esplosione di una granata nemica, nella battaglia di via Santa Teresa degli Scalzi, mentre lanciava bombe a mano contro i carri armati tedeschi dal terrazzino dell’istituto delle Maestre Pie Filippini. Per questo suo atto di coraggio gli fu attribuita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

    «Appena dodicenne durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi, sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco. Prodigioso ragazzo che fu mirabile esempio di precoce ardimento e sublime eroismo. Napoli, 28-29 settembre 1943.»  

  • 1944 Muore a Trieste la partigiana italiana Virginia Tonelli, bruciata viva dai fascisti nella Risiera di San Sabba. Alla sua memoria verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare:

    «Partigiana animata da profonda fede e dotata di elevate doti intellettive ed organizzative, svolgeva a lungo importanti rischiosi incarichi di collegamento fra varie formazioni partigiane e gli organi direzionali del movimento di resistenza del Veneto e della Lombardia. Ricercata attivamente, veniva catturata a Trieste e sottoposta per venti giorni ad atroci, inumane sevizie allo scopo di conoscere le preziose notizie in suo possesso. Vista l’impossibilità, grazie all’eroico spirito di sacrificio della martire, di trarre le informazioni richieste, gli aguzzini, esasperati, la bruciavano viva. Sublime esempio di cosciente sacrificio in nome della libertà della Patria. – Trieste, 29 settembre 1944»

  • 1944 Muore nella zona di Marzabotto il partigiano apartitico Mario Musolesi. In prima battuta si pensò subito fosse morto in combattimento contro le truppe tedesche ma successivamente molti si convinsero che “il lupo” come era noto Musolesi fosse morto in circostanza ben diverse. La tesi sostenuta dal fratello del comandante partigiano porta a pensare che ad assassinarlo fu uno dei suoi uomini su ordine dei dirigenti comunisti con i quali Musolesi aveva avuto pesanti contrasti in passato, diventando dunque un personaggio “scomodo” da eliminare. Alla sua memoria venne concessa la Medaglia d’oro al valor militare:

    «Comandante di Brigata partigiana, paralizzava con ogni mezzo il transito del nemico nella zona da lui occupata. Animatore instancabile, con la sua formazione rintuzzava vittoriosamente innumerevoli attacchi condotti dal nemico, per oltre un anno, in forze prevalenti. Attaccato infine da schiaccianti forze di SS tedesche, si difendeva disperatamente e cadeva da eroe alla testa dei suoi uomini.[12]»
    — Marzabotto (Bologna), 29 settembre 1944.

  • 1944 A Marzabotto, piccola località in provincia di Bologna, ai piedi dell’Appennino, due reggimenti di SS comandati dal maggiore Walter Reder danno inizio a un’operazione di rappresaglia contro i partigiani. Alla fine dell’operazione nella strage di Marzabotto rimarranno uccise 1.836 persone.

  • 1944 Muore a Marzabotto il presbitero Ubaldo MarchioniNato a Vimignano, frazione di Grizzana il 19 maggio 1918, in quel tragico 29 settembre 1944 fu vittima dei nazisti sull’altare al termine della Messa. In quelle ore, i tedeschi stavano bruciando tutti i paesi della zona. Giunti alla chiesetta di Casaglia di Caprara, dove era don Ubaldo, trascinarono una parte della popolazione nel cimitero e la fucilarono. Le vittime furono ottantaquattro, per la maggior parte donne e bambini. Le settanta persone che erano rimaste nella chiesa furono finite con le bombe a mano.

    Della famiglia di don Ubaldo sopravvissero il padre e il fratello Riccardo, giacché sia la madre sia la sorella furono uccise nel presbiterio accanto al giovane parroco. È attualmente in corso il suo processo di canonizzazione ed è quindi venerato dalla Chiesa cattolica come Servo di Dio.

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