2^ G.M. Guerriglia nei Balcani

Croazia 22 settembre 1942, Medaglia d’Oro per il vice brigadiere Giovanni Calabrò

Il 22 settembre 1942 moriva a Kvasica Crnomelj in Croazia,  combattendo valorosamente il vicebrigadiere del Gruppo Carabinieri Reali di Lubiana, Giovanni Calabrò. Alla sua memoria con decreto del Presidente della Repubblica del 7 agosto 1948, verrà concessa la Medaglia d’Oro al Valor militare alla memoria con la seguente motivazione:

«Aggregatosi, per raggiungere la sua sede di servizio, ad un’autocolonna che veniva attaccata da preponderanti forze nemiche, dava prova di indomito valore. In fase assai critica, benché gravemente ferito, assunto il comando di pochi valorosi superstiti, persisteva in impari lotta a colpi di bombe a mano. Per favorire il ricupero di una mitragliatrice rimasta su un autocarro in fiamme, faceva utilizzare da due compagni il suo corpo ormai straziato dando loro punto di appoggio per salire celermente sull’automezzo. In tale atteggiamento veniva colpito mortalmente. Esempio luminoso di assoluta dedizione al dovere.»
— Kvasica Crnomelj (Croazia), 22 settembre 1942.

Giovanni Calabrò Medaglia d'Oro Valor Militare Croazio 22 settembre 1942

Egli nacque a Castelmola (Me) l’11 gennaio 1906 in una famiglia contadina, che con molti sacrifici riuscì a fargli concludere il ciclo di istruzione primaria; contadino egli stesso e saltuariamente muratore, il 6 gennaio 1926 si arruolò quale allievo carabiniere presso la Legione di Palermo. Promosso carabiniere il 15 giugno successivo, prestò servizio nel capoluogo siciliano e a Naro (Ag) fino al 12 marzo 1930, data in cui venne trasferito alla Legione di Padova.

Nella sua nuova sede si distinse ricevendo un encomio per aver sostenuto un conflitto a fuoco con un malvivente, sorpreso in flagrante tentativo di furto, a Rosolina (Ro). Il 5 luglio 1933, venne trasferito alla Legione di Milano e posto in congedo il 5 gennaio 1935 per termine della ferma. Tornato civile, decise di rimanere nel capoluogo lombardo, ove riuscì a conseguire il diploma di perito commerciale, trovò lavoro quale contabile in una ditta che commerciava in carta e si fidanzò con Rosamaria.

Con la giovane donna di buona famiglia, progettò il matrimonio che, purtroppo, a causa degli eventi successivi, non si celebrò mai. La guerra era ormai alle porte e Giovanni venne richiamato in servizio il 10 maggio 1939. Dal 9 ottobre al 3 novembre successivo, frequentò un corso di abilitazione, presso la Legione di Milano, per il conseguimento della nomina a vicebrigadiere in caso di mobilitazione.

Mobilitazione che avvenne nel mese di giugno dell’anno successivo quando con il grado di vicebrigadiere venne destinato all’85ª sezione motorizzata, con cui prese parte alle operazioni di guerra sul fronte francese, sino al dicembre dello stesso anno quando, dopo un breve periodo in forza alla stazione di Lissone (Mb), venne assegnato al XIV battaglione operante sul fronte sloveno. Nell’aprile del 1941 si consumò la breve e vittoriosa campagna dell’Asse contro il Regno di Jugoslavia.

Al termine della campagna il vasto territorio balcanico venne diviso fra le potenze vincitrici e molti territori vennero assegnati al Regno d’Italia fra cui una parte della Slovenia. Il territorio entrò a far parte del Regno d’Italia e Lubiana divenne a tutti gli effetti, il 3 maggio 1941 una provincia del Regno d’Italia e il vicebrigadiere venne destinato al servizio d’istituto, comprendente anche compiti di controguerriglia.

Si giunge così al fatidico 22 settembre 1942, quel giorno il vicebrigadiere Calabrò, con i carabinieri Carlo Sanguini, Pietro Voltolina e Pasquale Trotta, deve fare rientro alla propria stazione di Vinika (nel sud della Slovenia, al confine con la Croazia), nel territorio della sezione di Crnomrlj, dopo aver effettuato una missione. Si aggregò così ad una compagnia della divisione “Messina”.

Oltrepassato il villaggio di Kvasica, l’autocolonna fu violentemente attaccata da un migliaio di “ribelli”; i pochi difensori di scorta, nonostante la tenace reazione, furono presto sopraffatti dal soverchiante numero degli attaccanti, che riuscirono ad appiccare il fuoco ai sette automezzi. Sarà proprio nell’ultima disperata resistenza che si consumò l’episodio di eroismo del vicebrigadiere Calabrò.

Il sottufficiale, benché gravemente ferito al volto e con gli arti inferiori ustionati, assunse il comando di uno sparuto gruppo di superstiti, in tutto cinque, attestandosi con essi ad estrema difesa dei commilitoni caduti, che gli assalitori stavano tentando di depredare. Nella speranza di resistere sino all’arrivo dei rinforzi, il sottufficiale tentò di impadronirsi di una mitragliatrice rimasta su un autocarro; a tale scopo, ordinò ai compagni di salire sul mezzo e con il proprio corpo fece loro da appoggio per la salita, continuando a sparare sui nemici che avanzavano.

Fatto segno ripetutamente al lancio di numerose bombe a mano, il vicebrigadiere cadde crivellato di schegge. Quasi contemporaneamente stessa sorte toccò al carabiniere Sanguini che, rimasto privo del moschetto, aveva fatto fuoco con la pistola fino all’ultimo colpo. Quindi venne catturato il carabiniere Voltolina, che rifiutò di rinnegare la propria fede; nella colluttazione che ne seguì, egli riusciva a fuggire ma, ferito da una raffica di mitragliatrice, cadde a terra venendo depredato dai nemici che lo ritenevano morto.

Imme­diatamente dopo giunse da Cernomeli una colonna di rinforzi che riuscì almeno a sottrarre alla morte il carabiniere Trotta il quale, quantunque gravemente ferito, era l’unico militare superstite che reagiva ancora col fuoco del suo moschetto.

Mentre i tre carabinieri vennero ritenuti degni della Medaglia d’Argento al V.M., per l’atto di eroica abnegazione, il sottufficiale venne decorato come ricordato ad inizio post con la Medaglia d’Oro al V.M. I suoi resti poterono tornare in Patria solo nel 1962 ed ora riposano nel cimitero di Giardini Naxos, ove nel frattempo la sua famiglia si era trasferita. Alla memoria del Vicebrigadiere Giovanni Calabrò  è intitolata la caserma sede della Compagnia Carabinieri di Nicosia (En).

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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