I combattimenti in Grecia ed Egeo

Cefalonia 22 settembre 1943, la fucilazione del generale Luigi Ghenzi

«Comandante la fanteria di una divisione disloccata oltremare, nella difficile situazione politico-militare conseguente all’armistizio, affiancava con fermezza il suo comandante nell’attuare la decisione di non cedere le armi pur conscio di tutte le conseguenze che tale decisione comportava. Iniziatasi la lotta fu sempre sulla linea di combattimento in mezzo ai suoi fanti, che forti del suo alto prestigio, incitava con azione energica alla resistenza ad oltranza, costante esempio di cosciente valore. Catturato dai tedeschi al suo posto di comando tattico, fu soppresso tra i primi, perché ritenuto responsabile dell’atteggiamento ostile delle nostre truppe. Affrontò la fine con grande serenità e fierezza e con espressioni di disprezzo per i suoi esecutori, concludendo in modo mirabile la lunga vita di dedizioni al dovere e alla Patria ed assurgendo, per quelli che nel tragico epilogo della vicenda lo seguirono nel sacrificio, per i superstiti e per le generazioni future, ad eroico simbolo dell’onore militare.

Cefalonia, 9-22 settembre 1943.»

In quel tragico 22 settembre 1943, il Generale di Brigata Luigi Edoardo Alfredo Gherzi,  comandante della fanteria della Divisione “Acqui” di stanza a Cefalonia dopo strenua resistenza, venne catturato presso il suo comando tattico in località Kokkolata. Venne subito dopo ucciso dai tedeschi insieme agli ufficiali del suo comando. Per onorarne la memoria fu decretata la concessione della Medaglia d’oro al valor militare con la motivazione sopra riportata.

Vediamo ora in breve la sua biografia. Nacque il 27 settembre 1889 a Lu Monferrato provincia di Alessandria, dopo aver conseguito il diploma di ragioniere si arruolò nel Regio Esercito prendendo parte alla guerra italo-turca e poi alla prima guerra mondiale. Assunto il comando del 68º Reggimento fanteria “Palermo” di stanza a Novara con il grado di colonnello, nel 1939 il reggimento assunse la denominazione di 68º Reggimento fanteria “Legnano”,in forza alla 58ª Divisione fanteria “Legnano”, venendo trasferito a Legnano.

Alla testa del suo reggimento dopo una breve permanenza sul fronte occidentale in posizione di riserva, nel marzo 1941 partì per il fronte greco, dove prese parte alle operazioni belliche fino al maggio dello stesso anno. Nel corso del 1941 assunse l’incarico di Capo di stato maggiore della 26ª Divisione fanteria “Assietta”, passando l’anno successivo al XIV° Comando della Difesa Territoriale. Promosso Generale di brigata il 1° luglio 1942, assunse il comando della fanteria della 154ª Divisione fanteria “Murge” unità con compiti di presidio militare nei territori jugoslavi, passando nel corso del 1943 al comando della fanteria divisionale della Divisione “Acqui” con Quartier generale sull’isola di Cefalonia.

All’atto della firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, si trovava presso il suo comando ad Argostoli, dove si trovava anche il comando della divisione. Con il peggiorare dei rapporti con i tedeschi per motivi di sicurezza il generale Antonio Gandin decisi di separare i due comandi, trasferendoli in due località ben distinte. Gandin si spostò a Razata, mentre Gherzi si trasferì in località Kokkolata, vicino Keramies, fermamente deciso ad organizzare una efficace resistenza.

Durante i combattimenti tra le truppe italiane e quelle tedesche, il 22 settembre 1943 il suo comando fu attaccato a colpi di mortaio e circondato dai soldati tedeschi che irruppero all’interno. Sulla porta dell’edificio cadde colpito a morte il tenente colonnello Sebastiano Sebastina, che aveva tentato di impugnare la pistola d’ordinanza. All’interno furono catturati il generale Gherzi, il suo ufficiale d’ordinanza, tenente Guido Dal Monte e quattro altri ufficiali.

Fatti uscire dall’edificio gli ufficiali vennero fucilati alle spalle sul bordo del fossato anticarro assieme ai sottotenenti Alberto DRAGO e Alfredo PORCELLI. Testimoni oculari riferiscono che il generale Gherzi si sia girato ed abbia scoperto il petto gridando

“Viva l’Italia. Viva il Re”.

Le sue spoglie mortali vennero esumate a Cefalonia nel 1965, e successivamente inumate nel Famedio di Novara. In quella stessa città gli fu intitolata una via, e posta una lapide inaugurata alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, anche una via di Roma porta il suo nome, così come una piazza del suo paese natale. Prima di chiudere il nostro post odierno ricordiamo le terribili cifre riguardanti la divisione di fanteria da montagna “Acqui”; caduti dal 15 al 26 settembre 1943 in combattimento: 65 ufficiali e 1.250 sottufficiali e soldati; fucilati: 155 ufficiali e 5.000 sottufficiali e soldati; prigionieri dispersi in mare in seguito all’affondamento di tre navi: 3.000 militari.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

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