2^ G.M. I Carabinieri Reali

22 SETTEMBRE … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti.

  • 1883 Muore a Roma il patriota e politico Salvatore Calvino. Dopo aver studiato al Liceo Ximenes di Trapani si laureò in giurisprudenza all’università di Palermo. Fu uno dei protagonisti dei moti e della rivoluzione siciliana del 1848: nel gennaio di quell’anno insieme a Enrico Fardella guidò la rivolta e liberò Trapani dai Borboni. All’inizio del 1849, mentre partecipava alla liberazione della Calabria come sottocapo di Stato maggiore della spedizione, fu catturato, rinchiuso per oltre un anno nel carcere di Castel Sant’Elmo e quindi inviato in esilio, che trascorse a Genova.

    Nel 1856 a Malta con Nicola Fabrizi cercò di organizzare una spedizione verso la Sicilia. Nel 1859 si arruolò volontario nei Cacciatori della Magra per la seconda guerra d’indipendenza e dopo la fine della campagna entrò nell’Armata Sarda. Fece parte dello “Stato maggiore” del corpo di volontari di Garibaldi nella spedizione siciliana dei Mille e fu lui a suggerirgli di sbarcare a Marsala.Venne ferito alla coscia nella battaglia di Calatafimi.

    Il 2 giugno 1860 fu nominato direttore della Marina dittatoriale siciliana. Il 14 settembre Garibaldi dimissionò Depretis da prodittatore nel governo dittatoriale per sostituirlo con Calvino che però rifiutòreferendo tornare sul campo di battaglia con il grado di capitano, e allora il 17 settembre fu nominato direttore del ministero della Guerra guidato da Nicola Fabrizi.

    Nel 1861 fu eletto deputato alla Camera del Regno per la sinistra nel collegio di Monreale, per l’VIII legislatura, poi nel collegio di Trapani per la IX, X, dove fu segretario, e XI, fino al giugno 1871, quando declinava il mandato.

    Dopo un breve arresto durante i fatti di Aspromonte, partecipò nel 1866 alla terza guerra di indipendenza, ancora a fianco di Garibaldi, nel Corpo Volontari Italiani. Successivamente iniziò una carriera di imprenditore-esportatore insieme a Nino Bixio che finì negativamente anche per la morte dello stesso Bixio nel 1873. Fu poi capo di gabinetto al ministero dell’interno sotto un governo Depretis, di regio commissario al comune di Genova dal maggio 1878 al gennaio 1879, infine membro e segretario del Consiglio di Stato.

    Nel dicembre 2010 in occasione del 190º anniversario della nascita, Poste Italiane ha emanato un annullo filatelico speciale.

  • 1918 Muore a Sprigno Monferrato il provincia di Alessandria il generale dei Carabineri Reali Paolo Spingardi. Nato a Felizzano, 2 novembre 1845, partecipò alla Terza guerra d’indipendenza come sottotenente dei granatieri e nel 1887 fu trasferito al Ministero della guerra. Nel 1892 fu comandante in seconda della Scuola di guerra e nel 1899 fu Direttore generale dei Servizi amministrativi presso il ministero, col grado di maggiore generale. Sempre a Roma fu comandante della Brigata Basilicata.

    Divenuto Ministro della Guerra il Pedotti, con il secondo governo Giolitti, questi lo scelse come suo sottosegretario. Mantenne l’incarico (insieme al Pedotti) nei governi Tittoni e Fortis I. Vicino a Giolitti, Spingardi venne candidato nel collegio di Anagni nel 1904 ed eletto deputato. Più avanti venne nominato senatore dal Re e promosso Tenente generale, comandando la piazza militare di Messina.

    Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri dal 16 febbraio 1908 al 30 aprile 1909, ebbe modo di mostrare le proprie qualità in occasione dei soccorsi seguito al terremoto di Messina, occorso il 28 dicembre 1908. A sigillo del lavoro svolto, la bandiera dell’Arma venne decorata di una nuova medaglia d’oro.

    Divenne Ministro della Guerra l’11 dicembre 1909, con il Governo Sonnino II, a sostituire il ministro Casana, il primo civile a ricoprire l’incarico, particolarmente inviso ai militari. Mantenne l’incarico con i governi Luzzatti e Giolitti IV. Fu lui che limitò la leva a soli due anni per tutte le armi, diede un importante contributo all’ammodernamento dell’esercito, con nuove artiglierie, aeroplani e dirigibili e qualche mitragliatrice.

    Durante il suo lungo ministero, Spingardi portò a termine un’importante riorganizzazione dell’esercito italiano, pur avendo a disposizione limitate risorse finanziarie, giusto alla vigilia dello scoppio della grande guerra. Ricoprì anche il ruolo di ministro della guerra all’epoca della conquista della Libia. A seguito di questa, nel 1912 fu insignito del collare dell’Annunziata e nel 1913 gli fu conferito dal sovrano il titolo comitale.

    Entrato in carica il primo Governo Salandra, nel marzo 1914, venne sostituito al Ministero dal Grandi. Ma venne ricompensato, nel maggio 1915, con il comando del Corpo d’armata di Milano: ebbe, qui, la sfortuna di dover fronteggiare, sin dai primi giorni, le grandi manifestazioni interventiste, contrarie alla neutralità italiana. Venne accusato di non aver reagito abbastanza duramente e rimosso, insieme al prefetto Panizzardi.

    Poco d’appresso, entrata l’Italia nella grande guerra, Spingardi fu a capo dell’istituto militare per la gestione del problema dei prigionieri di guerra austro-ungarici presenti sul territorio italiano. Proprio durante una visita ad un campo di prigionia (all’Asinara) contrasse un’infezione malarica, che lo portò alla morte. Gli è dedicata una scuola elementare a Spigno Monferrato, in provincia di Alessandria.

  • 1942 Muore a Kvasica Crnomelj in Croazia, mentre combatteva contro i partigiani titini, il vicebrigadiere dei Carabinieri Reali Giovanni Calabrò. Nel 1948 verrà insignito della Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria:

    «Aggregatosi, per raggiungere la sua sede di servizio, ad un’autocolonna che veniva attaccata da preponderanti forze nemiche, dava prova di indomito valore. In fase assai critica, benché gravemente ferito, assunto il comando di pochi valorosi superstiti, persisteva in impari lotta a colpi di bombe a mano. Per favorire il ricupero di una mitragliatrice rimasta su un autocarro in fiamme, faceva utilizzare da due compagni il suo corpo ormai straziato dando loro punto di appoggio per salire celermente sull’automezzo. In tale atteggiamento veniva colpito mortalmente. Esempio luminoso di assoluta dedizione al dovere.»
    — Kvasica Crnomelj (Croazia), 22 settembre 1942.

    A Giovanni Calabrò è intitolata la caserma sede della Compagnia Carabinieri di Nicosia (En).

  • 1943 Muore a Cefalonia mentre sta guidando i suoi uomini nella strenua lotta contro le truppe germaniche il generale Luigi Edoardo Alfredo Gherzi. Nato a Lu Monferrato il 27 settembre 1889, dopo aver conseguito il diploma di ragioniere si arruolò nel Regio Esercito prendendo parte alla guerra italo-turca e poi alla prima guerra mondiale. Assunto il comando del 68º Reggimento fanteria “Palermo” di stanza a Novara con il grado di colonnello, nel 1939 il reggimento assunse la denominazione di 68º Reggimento fanteria “Legnano”, in forza alla 58ª Divisione fanteria “Legnano”. Alla testa del suo reggimento dopo una breve permanenza sul fronte occidentale in posizione di riserva, nel marzo 1941 partì per il fronte greco, dove prese parte alle operazioni belliche fino al maggio dello stesso anno.

    Nel corso del 1941 assunse l’incarico di Capo di stato maggiore della 26ª Divisione fanteria “Assietta”, passando l’anno successivo al Comando della Difesa Territoriale di Firenze. Promosso Generale di brigata il 1 luglio 1942, assunse poi, dal 21 seguente, il comando della fanteria della 154ª Divisione fanteria “Murge”, una unità con compiti di presidio militare nei territori jugoslavi: Nel febbraio 1943, durante il suo comando interinale della divisione “Murge”, subì un grave rovescio da parte dei partigiani erzegoviresi perdendo l’intero 259º reggimento di fanteria e perciò fu sostituito dal generale Bartolomeo Pedrotti e sottoposto ad un’inchiesta.

    Passò quindi dal 7 giugno del 1943 al comando della fanteria divisionale della Divisione “Acqui” con Quartier generale sull’isola di Cefalonia. All’atto della firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, si trovava presso il suo comando ad Argostoli, dove vi era anche il comando della divisione. Con il peggiorare dei rapporti con i tedeschi per motivi di sicurezza il generale Antonio Gandin decisi di separare i due comandi, trasferendoli in due località ben distinte.

    Gandin si spostò a Razata, mentre Gherzi si trasferì in località Kokkolata, vicino Keramies, dove fermamente deciso a resistere ai tedeschi, s’impegnò ad oltranza per organizzare una efficace difesa. Durante i combattimenti tra le truppe italiane e quelle tedesche, il 22 settembre 1943 il suo comando fu attaccato a colpi di mortaio e circondato dai soldati tedeschi che irruppero all’interno.  Sulla porta dell’edificio cadde colpito a morte il tenente colonnello Sebastiano Sebastiani, che aveva tentato di impugnare la pistola d’ordinanze. All’interno furono catturati il generale Gherzi, il suo ufficiale d’ordinanza, tenente Guido Dal Monte, e quattro altri ufficiali.

    Fatti uscire dall’edificio gli ufficiali vennero fucilati alle spalle sul bordo del fossato anticarro assieme ai sottotenenti Alberto Drago e Alfredo Porcelli. Testimoni oculari riferiscono che Gherzi si sia girato ed abbia scoperto il petto gridando “Viva l’Italia. Viva il Re”. Per onorarne la memoria fu decretata la concessione della Medaglia d’oro al valor militare con decreto presidenziale del 10 febbraio 1953

    «Comandante la fanteria di una divisione disloccata oltremare, nella difficile situazione politico-militare conseguente all’armistizio, affiancava con fermezza il suo comandante nell’attuare la decisione di non cedere le armi pur conscio di tutte le conseguenze che tale decisione comportava. Iniziatasi la lotta fu sempre sulla linea di combattimento in mezzo ai suoi fanti, che forti del suo alto prestigio, incitava con azione energica alla resistenza ad oltranza, costante esempio di cosciente valore. Catturato dai tedeschi al suo posto di comando tattico, fu soppresso tra i primi, perché ritenuto responsabile dell’atteggiamento ostile delle nostre truppe. Affrontò la fine con grande serenità e fierezza e con espressioni di disprezzo per i suoi esecutori, concludendo in modo mirabile la lunga vita di dedizioni al dovere e alla Patria ed assurgendo, per quelli che nel tragico epilogo della vicenda lo seguirono nel sacrificio, per i superstiti e per le generazioni future, ad eroico simbolo dell’onore militare. Cefalonia, 9-22 settembre 1943.»

    Le sue spoglie mortali vennero esumate a Cefalonia nel 1965, e successivamente inumate nel Famedio di Novara. In quella stessa città gli fu intitolata una via, e posta una lapide ricordo inaugurata alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Anche una via di Roma porta il suo nome, così come una piazza del suo paese natale.

  • 1943 Cefalonia, dopo aver difeso tenacemente difesa la sua posizione dagli attacchi tedeschi, costretto alla resa fu ucciso con una raffica di mitragliatrice il maggiore dei Carabinieri Reali Armando Pica. Gli verrà conferita la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:
    «Ufficiale superiore di spiccate virtù militari. Incaricato della difesa di un tratto di costa dell’isola di Cefalonia, mentre più accanita e violenta si svolgeva la battaglia, accortosi che nottetempo i tedeschi cercavano di effettuare uno sbarco per fare giungere rinforzi alle proprie truppe, apriva tempestivamente il fuoco delle sue batterie contro i mezzi da sbarco annientandoli in mare. Nell’immane lotta combattuta per più giorni consecutivi trasfondeva nei dipendenti la sua tenace volontà di resistenza fino all’estremo. Sopraffatto da forze preponderanti, costantemente appoggiate da violentissime azioni aeree, veniva catturato assieme ad alcuni ufficiali e soldati del suo comando. Intuito che il nemico aveva in animo di passare per le armi tutti i prigionieri si faceva avanti, con fierezza di soldato e di comandante, rivendicando a sé ogni responsabilità e chiedendo che a lui solo fosse riservata la fucilazione per risparmiare la vita ai propri dipendenti, unicamente colpevoli di avere obbedito ai suoi ordini. Il generoso tentativo era però stroncato da una raffica selvaggia che lo abbatteva in mezzo ai suoi uomini. Fulgido esempio di sublime consapevole fierezza di comandante e di piena dedizione al dovere.»
    — Isola di Cefalonia (Grecia), 8-22 settembre 1943

  • 1943 Viene fucilato dai tedeschi a Cefalonia, il Tenente Colonnello del Regio Esercito Giovanni MalteseNel luglio 1976, il presidente della Repubblica Giovanni Leone ha decretato alla sua memoria la concessione della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

    «Comandante di battaglione, degente in ospedale da campo per grave infermità, al profilarsi della lotta di liberazione contro i tedeschi, lasciava il luogo di cura per riassumere il comando del reparto. Animatore instancabile e trascinatore saldo e sicuro, con insigne coraggio, nell’infuriare del fuoco terrestre e aereo, conduceva i suoi fanti al combattimento, infliggendo al nemico gravi perdite, catturandone numerosi prigionieri, destando l’ammirazione dei dipendenti per le sue eccezionali doti di Comandante e combattente di saldissima tempra. Travolti i suoi reparti nell’impari lotta, veniva catturato allo spegnersi della disperata resistenza. Sottoposto ad esecuzione sommaria, affrontava la fucilazione sul campo con la fierezza di valorosissimo soldato. Cefalonia, 15 settembre – 22 settembre 1943.»
    — Decreto Presidenziale 6 luglio 1976.

  • 1944 Viene fucilato a Roma dopo essere stato processato e condannato dall’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, Pietro Caruso. Fu Questore di Roma sotto l’occupazione tedesca, sino al 4 giugno 1944 giorno in cui gli Alleati entrarono nella capitale.

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