2^ G.M. I tedeschi in Italia

21 settembre 1943, Matera insorge

«Indignati dai molteplici soprusi perpetrati dal nemico, gruppi di cittadini insorsero contro l’oppressore e combatterono con accanimento, pur con poche armi e munizioni, per più ore, senza smarrimenti e noncuranti delle perdite. Sorretti da ardente amor di Patria, con coraggio ed ardimento, costrinsero l’avversario, con aiuto di elementi militari, ad abbandonare la Città prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Città di Matera, 21 settembre 1943.»

Il 21 settembre 1966 nel 23° anniversario dell’insurrezione della città contro i tedeschi il Ministro della Difesa Roberto Tremelloni conferì la Medaglia d’argento al valor militare con la motivazione sopra riportata. La stessa verrà consegnata a tre anni dopo dal suo successore Luigi Gui, il quale decorò della medaglia il gonfalone della città e scoprì una lapide con l’iscrizione:

«Matera prima città del Mezzogiorno insorta in armi contro il nazifascismo addita l’epico sacrificio del 21 settembre 1943 alle generazioni presenti e future perché ricordino e sappiano con pari dignità e fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le prevaricazioni e le offese.»

Alla città della Basilicata il 19 agosto 2016 è stata conferita alla città la Medaglia d’oro al valor civile, consegnata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante una cerimonia svoltasi al Quirinale il 17 novembre 2016.

«Durante gli ultimi giorni di permanenza dei tedeschi in città, la popolazione materana, sempre più esasperata dalle distruzioni, dai saccheggi e dai soprusi compiuti dagli invasori che si preparavano alla ritirata, si rese protagonista di atti di eroismo e di martirio per contrastare la violenza perpetrata dagli occupanti, sia nel centro urbano che nelle campagne, che causò rastrellamenti e numerose vittime innocenti. Splendido esempio di identità comunitaria e alto spirito umanitario, orientati ad affermare i valori di libertà e giustizia. Settembre 1943 – Matera.»

Vediamo nel dettaglio come si svolsero i fatti. Come abbiamo più volte visto dopo oltre tre anni di sanguinosa guerra su numerosi fronti, il Regno d’Italia chiede l’armistizio alle potenze alleate, armistizio annunciato  l’8 settembre 1943. La reazione dell’ormai ex alleato tedesco, che già da mesi si prepara alla defezione dell’Italia, non si fa attendere. Le armate tedesche calano dal Brennero per disarmare le forze armate italiane e occupare il territorio non ancora occupato dalle truppe alleate.

L’ 8 settembre a Matera c’è un piccolo presidio del Regio Esercito con un comando di sottozona e un battaglione allievi avieri. All’annuncio dell’armistizio gli ufficiali si dividono: alcuni partono per il Nord al seguito dell’ex seniore della milizia Meloni, mentre la maggioranza dei militari decide di rimanere in città. Al comando della sottozona c’è il prof. Francesco Nitti, ufficiale di complemento.

Gli alleati sono in arrivo, le retroguardie germaniche bruciano i carri-merci della ferrovia lucana e due motrici; i soldati razziano i negozi. Il Palazzo della Milizia viene occupato dai paracadutisti tedeschi del Primo Battaglione con a capo il Maggiore Wolf Werner Graf von der Schulenburg e come da prassi, iniziano i rastrellamenti. Fra il 18 e il 20 dodici ostaggi, vengono rinchiusi nella caserma della milizia e viene minato l’edificio, il giorno successivo gli Alleati sono ormai vicini alla città.

I tedeschi oppongono resistenza, ma sanno che non potranno resistere a lungo.  Verso le 17 in via San Biagio nella oreficeria Caione, alcuni soldati tedeschi si fanno aprire le vetrine, intascano anelli e orologi. Quando stanno per uscire con il bottino due italiani tirano fuori la rivoltella e sparano. Un tedesco cade nel negozio, l’altro ferito esce in strada ed è finito con una bomba a mano. Aiutati da alcuni cittadini, cercarono di nascondere i cadaveri per non impensierire le truppe nemiche., ma è tutto inutile. Scatta l’allarme, i tedeschi accorrono.

Sparano gli ex militari che si sono tenuti un’arma in casa, e i civili a cui Francesco Nitti distribuisce fucili e munizioni. Si combatte nel rione San Biagio, attorno alla piazza Grande. Emanuele Manicone, esattore della Elettrica Lucana, corre per le vie del centro urlando: «Hanno ammazzato due tedeschi!». Poi vede un maresciallo nazista da un barbiere, gli si getta contro con un coltello, lo ferisce, lo disarma; poi si dirige alla caserma delle guardie di finanza per guidarli al combattimento e morire colpito da una raffica. La battaglia si allarga.

I tedeschi vanno alla cabina di distribuzione dell’ elettricità per togliere la luce a tutta la cittadinanza; minano gli impianti, fucilano due ingegneri della Lucana. Alle 18 si ode il boato: è saltata la caserma della milizia con gli ostaggi, solo uno dei dodici è scampato. All’alba si aspetta un attacco tedesco, arrivano invece i canadesi. A ricordo della strage, in città e’ stato eretto un cippo in marmo nei pressi del palazzo della Milizia, sul quale sono riportati i nomi delle vittime.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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