1^ G.M. Le battaglie sull'Isonzo

19 SETTEMBRE … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti.

  • 1936 Viene inaugurato ufficialmente l’aeroporto Luigi Ridolfi di Forlì, allora il più grande aeroporto militare d’Italia

  • 1940 Nell’ambito della Battaglia d’Inghilterra l’Operazione Leone Marino viene rimandata indefinitamente

  • 1941  La X MAS porta a termine in maniera vittoriosa l’operazione B.G. 4 forzando il porto di Gibilterra con tre Siluri a Lenta Corsa trasportati dal sommergibile Sciré. Gli attacchi dei tre S.L.C. pilotati rispettivamente dal T.V. Dino Catalano – Sc. Giuseppe Giannoni, T.V. Amedeo Vesco – Sc. Antonio Zozzoli e dal T.v. Licio Visintini – Sc. Giovanni Magro, avvennero tutti senza problemi.
    L’unità attaccata dal primo per effetto dell’esplosione, si immerse di poppa e venne rimorchiata in secco. Era la motonave armata Durham di 15.893 tonnellate.
    L’unità attaccata dal secondo, si spacco in due tronconi all’altezza del fumaiolo. Risultò essere la petroliera Fiona Shell, di circa 5.000 tonnellate.
    L’unità attaccata dal terzo SLC si appoggiò sul fondo. Risultò essere la petroliera Dembydale di 17.000 tonnellate, la stessa fine toccò ad una piccola petroliera affiancata alla predetta.
    Giunti a terra, gli equipaggi si avviarono per incontrare i nostri connazionali inviati ad attenderli. Scoperti dai gendarmi spagnoli, venivano fermati e condotti alla tenenza della La Linea, dove dichiararono di essere dei naufraghi italiani. Più tardi furono condotti a Siviglia e dopo autorizzati a rimpatriare. Lo Scire, dopo il rilascio dei mezzi speciali, si allontanò dalla rada di Algesiras ed all’alba era fuori dallo stretto; per tutto il 20 e 21 fu sottoposto senza essere scoperto, ad una accanita ricerca da parte di unità inglesi. Rientrò illeso a La Spezia il 25 settembre.

  • 1942 La Sesta armata della Wehrmacht, al comando del generale Paulus, raggiunge il centro della città intitolata al dittatore sovietico: ha inizio la Battaglia di Stalingrado

  • 1943 Nel Comune di Boves in provincia di Cuneo, i tedeschi incendiano  il paese e trucidano 32 civili. Con la rappresaglia Boves ha inizio la lotta partigiana anche in Italia.

  • 1944 Muore a Castagnola di Massa, durante combattimenti con le truppe germaniche il partigiano Aldo Salvetti. Nacque a Mirteto di Massa il 27 novembre 1923, di professione carpentiere, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 entrò a far parte delle formazioni partigiane della Lunigiana. Inquadrato nel distaccamento intitolato ad “Aldo Cartolari”, operante in seno alla Brigata Garibaldi “Ugo Muccini”, la era del 18 settembre 1944 la sua formazione attaccò una postazione tedesca nei pressi di Castagnola. I partigiani vennero scoperti da una sentinella che diede l’allarme. Mancando l’elemento sorpresa nel seguente combattimento un partigiano rimase ucciso ed un altro, gravemente ferito, morì qualche giorno dopo. Aldo Salvetti, ferito ad una gamba cercò di rifugiarsi in un campo, ma la ferita gli impedì di oltrepassare il reticolato che recingeva il campo. Scoperto dai tedeschi nel pomeriggio del giorno dopo venne catturato e torturato affinché rivelasse i nomi degli altri partigiani suoi commilitoni. Portato in giro sanguinante per le vie del paese, venne poi giustiziato davanti alla porta di un’abitazione privata. Fu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

    «Non ancora diciottenne, volle volontariamente combattere contro i nazifascisti e con il suo ardimento seppe procurarsi l’arma togliendola al nemico. Durante un audace attacco sferrato dai partigiani contro un presidio tedesco, cadde gravemente ferito sui reticolati da lui arditamente raggiunti. Catturato dal nemico fu sottoposto alle più inumane torture ed il giovane corpo fu mutilato in ogni parte dalle baionette tedesche. Trascinato sanguinante per le vie del paese, fu inchiodato crocifisso ancora vivente contro un portone, ma non un nome, non un indizio uscirono dalle sue labbra esangui. Prima di esalare l’ultimo respiro, disse ai suoi carnefici: «Conoscerete i miei compagni quando verranno a vendicarmi». Esempio superbo di epico sacrificio. Castagnola di Massa, 19 settembre 1944.»

    In suo ricordo sono intitolati l’Istituto professionale per il commercio Aldo Salvetti di Massa in Via XXVII Aprile, e la strada, Via Aldo Salvetti, che da via Aurelia Ovest arriva al centro di Mirteto. Sempre a Massa tra via Tecchia e via Castagnola di Sopra è posto un cippo sepolcrale in marmo di Carrara ruvido.

  • 1944 Muore a Turiny sulle Alpi marittine francesi, mentre era in combattimento con truppe germaniche il partigiano Giuseppe Scagliosi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, venne mobilitato e mandato, come capitano medico di complemento, sul Fronte occidentale. Dopo l’armistizio, tornò nella città piemontese, dove aveva preso a collaborare con un Centro della Resistenza che si occupava dello smistamento d’informazioni e del coordinamento delle staffette. Pochi mesi dopo il suo impegno divenne più diretto. Lasciata Cuneo, Scagliosi si portò in Valle Stura per unirsi ai partigiani della Brigata GL “Carlo Rosselli”, prestando la sua preziosa assistenza ai combattenti della Brigata, sino a che non gli fu affidata la responsabilità sanitaria dell’intera 1ª Divisione Alpina “Giustizia e Libertà”. A fine agosto del 1944, quando la “Rosselli” fu costretta a sconfinare in Francia, dopo furiosi combattimenti con i granatieri della 90ª Divisione corazzata germanica, Scagliosi, al seguito del Comando di Brigata, si portò in Vallée de la Vésubie. Il medico si trovava in prossimità di Turiny quando, durante un’azione, rimase gravemente ferito in uno scontro con i tedeschi. Era il 19 settembre del 1944. Col femore spezzato da una pallottola, il medico si rese subito conto che il suo trasporto avrebbe creato gravi problemi ai suoi compagni e avrebbe messo a repentaglio la loro vita. Rifiutò così ogni soccorso e rimase sul posto per proteggere il ripiegamento della pattuglia partigiana. Il cadavere di Scagliosi fu ritrovato nel dicembre successivo dai suoi compagni, là dove era stato colpito. Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d’oro al valor militare:

    «Trascinato da ardente entusiasmo per la causa delle libertà, si offriva volontario per eseguire, al comando di una pattuglia di otto partigiani, un ardito colpo di mano oltre le linee tedesche. Benché minorato per infortunio occorsogli, non volle rinunciare all’ambito onore di partecipare all’audace impresa e, dopo avere superato con epico slancio tre ordini di reticolati, si lanciava nel folto della mischia incurante dell’intensa reazione di fuoco opposta dal nemico. Caduto gravemente ferito ad una gamba, cosciente che il suo trasporto avrebbe votato a sicura morte i compagni che lo reggevano, rifiutava ogni soccorso e restava sul posto per proteggere col fuoco il ripiegamento della sua pattuglia. Cessata la mischia il nemico rinveniva il suo cadavere insanguinato a monito della fierezza partigiana che preferisce la morte alla prigionia.»
    — Val Vesubia, 19 settembre 1944.

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