1^ G.M. Le battaglie sull'Isonzo

16 SETTEMBRE … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti.

  • 1916 Muore combattendo nel corso della settima battaglia dell’Isonzo a Oppacchiasella, il Capitano di complemento del Regio Esercito Edmondo Matter. Egli nacque a Mestre il 22 agosto 1886, da una famiglia di origini alsaziane e dopo aver conseguito il diploma di scuola tecnica, nel 1906 si laureò in scienze economiche. Nell’aprile 1915, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, venne richiamato alle armi ed assegnato come sottotenente di complemento al 55º Reggimento fanteria della Brigata “Marche”, schierato sul fronte ampezzano. Il 28 maggio 1915, mentre era a capo di una pattuglia di diciotto uomini della 9ª compagnia del 3º battaglione, riuscì ad occupare Cortina (allora sotto la dominazione dell’Impero austro-ungarico) senza che nessuno dei suoi uomini rimanesse ferito. La cittadina fu poi saldamente conquistata il giorno successivo da altre truppe italiane. Il 17 luglio successivo nel corso della sanguinosa battaglia di monte Piana, dimostrò il proprio eroismo continuando a combattere e a spronare i commilitoni nonostante fosse stato ferito ad un piede.

    Promosso al grado di capitano, venne trasferito sul fronte dell’Isonzo. Trovò la morte nel corso della settima battaglia, il 16 settembre 1916, durante la conquista di Opacchiasella. Benché gravemente ferito, continuò ad avanzare e ad incitare i suoi soldati. Ricoverato in un ospedale da campo si spegneva poco dopo.

    A lui sono intitolati una centralissima piazza di Mestre, una scuola elementare a Martellago e una via a Casale sul Sile. In passato era intitolata ad Edmondo Matter  una caserma militare nel centro di Mestre, attiva fino al 18 maggio 1999 e sede del Comando e della Compagnia Comando e Servizi del Reggimento lagunari “Serenissima”. Nel 2008 l’ex caserma Matter è stata acquistata dalla Fondazione di Venezia per la realizzazione del polo culturale del Museo M9. I suoi meriti di guerra gli valsero la concessione della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

    «Durante tutta la campagna compì numerose ed ardite imprese, dando costante e magnifica prova di sé; ed una volta, benché ferito, non si ritrasse dal combattimento. Il 16 settembre, alla presa di Oppacchiasella, con slancio e coraggio mirabili precedeva la propria compagnia, trascinandola all’assalto delle trincee avversarie; e sotto il violento fuoco del nemico riusciva con la sua salda fermezza a mantenere vivo lo spirito di sacrificio dei suoi uomini, per tentare di aprire un varco attraverso le difese accessorie quasi intatte. Ferito gravemente, incurante di sé, non cessava di incitare i dipendenti e di impartire ordini per il proseguimento della difficile azione. Fulgido esempio di virtù militari, moriva poco dopo all’ospedale da campo, volgendo serenamente il suo ultimo pensiero alla bandiera ed ai suoi bravi soldati»
    — Schluderbach – Monte Piana, maggio-luglio 1915 – Oppacchiasella, 16 settembre 1916.
    — Decreto Luogotenenziale 22 ottobre 1916

  • 1931 Dopo un processo sommario viene giustiziato Omar al-Mukhtar, imam e leader della resistenza anti italiana in Libia.

  • 1936 Muore a sul monte Cabeza Leja sulla Sierra Guadarrama in Spagna durante un contrattacco contro una posizione nazionalista, il socialista italiano Fernando De Rosa. Era al comando del battaglione “Octubre n. 11”, della struttura paramilitare Gioventù socialista unificata, da lui fondata. Nel 1929 aveva attentato alla vita di Umberto II di Savoia.

  • 1940 Il governo degli Stati Uniti avvia il Selective Training and Service Act, che istituisce la leva militare

  • 1943 Aerei alleati mitragliano senza motivo dei ragazzini in un Comune senza importanza strategica nel salernitano. Nella strage di Buccino, rimarranno uccisi dieci bambini, a cui si aggiungeranno altri 34 morti provocati nelle varie zone del paese dal successivo bombardamento.

  • 1943 Muore combattendo contro i tedeschi alle Bocche di Cattaro in Montenegro il militare del Regio Esercito, Raffaele Trevisan. Aveva già combattuto in Spagna con la milizia fascista e poi, come ufficiale di complemento, aveva partecipato al Secondo conflitto mondiale, guadagnando due medaglie d’argento. Nel maggio del 1942, fu mandato in Montenegro con il 155º Reggimento artiglieria della Divisione “Emilia”. Al momento dell’armistizio si trovava alle Bocche di Cattaro e prese subito posizione contro i tedeschi. Ferito gravemente da una raffica di mitragliatrice, morì all’ospedale militare dopo cinque giorni di agonia.

    «Comandante di batteria, superdecorato al valor militare, in due giorni consecutivi di aspri combattimenti contro un nemico superiore in forze e in mezzi col preciso tiro dei suoi pezzi gli produceva gravissime perdite, suscitando, col suo valoroso contegno negli artiglieri e nei fanti indomito coraggio e fiero entusiasmo. Attaccato da una forte autocolonna tedesca, appoggiata da un intenso spezzonamento e mitragliamento aereo, dirigeva sino agli estremi il fuoco dei cannoni sul nemico. Visti cadere ad uno ad uno tutti i suoi uomini ed ormai circondato da ogni parte, rimaneva saldo e sereno al suo posto di comando e a colpi di moschetto e col lancio delle bombe a mano difendeva ancora la batteria, finché, colpito da raffica di mitragliatrice, cadeva riverso su quei pezzi che tanto aveva amato. Esempio sublime di supremo sprezzo del pericolo e del più puro amore di Patria.»
    — Bocche di Cattaro, 9-16 settembre 1943.

  • 1943 Muore a Cava dei Tirreni, l’ex maggiore del Regio Esercito Pasquale Capone. Partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale di complemento, passato poi in servizio permanente effettivo, partecipa alla Seconda guerra mondiale combattendo in Africa settentrionale, come capitano d’artiglieria, . Ammalatosi nel 1941 fu rimpatriato e collocato in aspettativa con il grado di maggiore. Il 16 settembre del 1943 Pasquale Capone vide passare dalla sua casa in campagna alcuni militari tedeschi che avevano rastrellato dei civili che venivano allineati per essere passati per le armi.

    Nonostante fosse in casa solo con il padre Matteo ed il figlio di circa dieci anni, non esitò ad aprire il fuoco con armi proprie sul drappello tedesco. Ci fu uno sbandamento ed i civili riuscirono a porsi in salvo dandosi alla fuga. I soldati tedeschi, individuarono l’abitazione dalla quale erano partiti i colpi, sparando a raffica ne sfondarono la porta.  Capone vide cadere il  padre, benché ferito e senza più munizioni si difese ancora strenuamente fino a quando non venne sopraffatto, strappato al figlio e trascinato in un bosco vicino, dove fu immediatamente fucilato. Il corpo del maggiore Capone fu ritrovato dopo due mesi circa, poco distante dalla sua casa e insepolto. Alla memoria gli fu conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare

    «Travolto dagli eventi che seguirono lo sbarco alleato in Italia, per tener fede al giuramento, si sottraeva alle imposizioni tedesche. Visto giungere nei pressi della casa di campagna che lo ospitava un forte drappello nemico che si apprestava a fucilare alcuni civili, già catturati, col solo aiuto del vecchio padre, con armi proprie, apriva decisamente il fuoco contro il drappello stesso impedendo così la immanente tragica esecuzione. Visto cadere al suo fianco il genitore, noncurante del rischio cui esponeva se stesso ed il proprio figlioletto decenne, ultimate le munizioni, offriva ancora al drappello tedesco, che era riuscito a penetrare nella casa, la più strenua difesa finché veniva sopraffatto, strappato al figlio e, solidamente avvinto, trascinato in un bosco vicino ove affrontava fieramente il supremo sacrificio.»
    — Castagneto (Cava de’ Tirreni), 16 settembre 1943

  • 1943 Muore a Gruda nel comune croato di Canali, l’ufficiale del Regio Esercito,Bruno Edmondo Arnaud. Chiamato alle armi come ufficiale di complemento, nel 1942 venne mandato in Montenegro. Capitano di fanteria di complemento del 120º Reggimento fanteria “Emilia”, l’8 settembre 1943, alla testa della sua compagnia, difese ad oltranza la piazza marittima di Cattaro dagli attacchi delle SS della Divisione “Prinz Eugen”. Fatto prigioniero, con pochi superstiti, fu fucilato con altri cinque ufficiali italiani dai tedeschi.

    È ricordato nel Sacrario dei partigiani di piazza Nettuno a Bologna e a lui è stata intitolata una strada di Roma. Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare:

    «Comandante di compagnia fucilieri in terra straniera all’atto dell’armistizio si schierava contro i tedeschi e irrompeva, primo fra i primi, su munite posizioni da essi tenute, piegandone la resistenza dopo sanguinosi corpo a corpo. Sopravvenuta la crisi, pressato da forze ingenti, ripiegava combattendo e su posizioni interamente battute imbastiva, imperterrito, tenace difesa. Violentemente attaccato, reagiva con indomito ardore impegnandosi in cruenti, audaci contrassalti culminanti in epica lotta corpo a corpo, protratta fino all’estremo delle sue forze, benché conscio della sorte che gli era riservata in caso di cattura, data l’implacabile efferatezza del nemico. Catturato, affrontava con stoica fermezza la fucilazione, confermando le preclari virtù militari delle quali aveva dato luminosa prova alla testa dei suoi valorosi fanti con lui sacrificatisi per tener fede alle insormontabili leggi dell’onore.»
    — Gruda – Bukovina – Hombla (Balcania), 18 settembre 1943

  • 1943 Muore a Innsbruck in Austria l’ufficiale della Guardia alla frontiera Carlo Cerini. Nato a Cuasso al Monte provincia di Varese nel 1921, nei tragici giorni dell’armistizio prestava servizio come sottotenente di fanteria nella Guardia di frontiera. Subito dopo l’8 settembre 1943, fu tra i protagonisti dei numerosi tentativi isolati di resistenza ai tedeschi, che avvennero per opera dei militari italiani nelle zone di confine. Catturato ne decisero la deportazione in Germania. Durante la traduzione, il giovane ufficiale tentò a più riprese la fuga. Una prima volta riuscì a fuggire, dopo aver disarmato ed ucciso il militare tedesco di scorta, mentre da Zirl veniva condotto ad Innsbruck. Ripreso mentre si ingegnava a tornare in Italia, tentò ancora una volta la fuga, ma senza successo. L’ultimo tentativo di riacquistare la libertà costò la vita a Carlo Cerini, che fu eliminato con una scarica di mitra dalle guardie. Per onorare la memoria di questo suo studente, il Politecnico di Milano ha conferito a Cerini la laurea “ad honorem” e successivamente gli verrà conferita la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:

    «Dopo eroica resistenza, sopraffatto da forze tedesche veniva catturato con gli avanzi del proprio reparto e condotto in campo di concentramento dal quale riusciva ad evadere con la decisa intenzione di sottrarsi alla prigionia, per poter ancora offrire il proprio braccio alla Patria. Per quanto la sua fuga fosse avvenuta in paese ostile non volle spogliarsi dell’uniforme italiana. Rintracciato e nuovamente catturato nei pressi di Ziri, durante la sua traduzione a Innsbruck disarmava ed uccideva il gendarme tedesco che lo scortava. Nuovamente arrestato a Landeck, impossibilitato per ferita ricevuta a difendersi veniva tradotto a Innsbruck ove in successivi interrogatori, ormai sicuro della sua fine, manteneva contegno fiero ed energico proclamando ancora una volta la sua intenzione di sottrarsi a qualunque costo alla prigionia per poter ancora combattere per la Patria contro la Germania. In un nuovo tentativo di fuga veniva ucciso con una scarica di mitragliatrice. Nobile, generoso, eroico esempio di elevato sentimento dell’onore e del dovere e di mirabile e sublime amor di Patria.»
    — Innsbruck.

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