2^ G.M. Fronte Russo

8 SETTEMBRE … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti.

  • 1870 Inizia la Presa di Roma: 60.000 soldati del Regno d’Italia al comando del generale Cadorna convergono sulla città.

  • 1943 Muore a Eboli combattendo contro i tedeschi il generale Ferrante Vincenzo Gonzaga. A seguito della proclamazione dell’armistizio fra Regno d’Italia e potenze alleate, i tedeschi avviarono l’“operazione Achse” il disarmo delle Forze Armate italiane nelle penisola, nei Balcani e nella Francia meridionale. Già da alcuni giorni il generale Gonzaga aveva iniziato a prepararsi per ogni evenienza, e diramò tempestivi ordini ai reparti di non consegnare le armi ai tedeschi, ma di raggrupparsi e prepararsi a resistere. In località Buccoli, nel comune di Eboli il generale Gonzaga fu raggiunto con il proprio reparto da un raggruppamento tedesco comandato dal maggiore Alvensleben che gli intimò la resa. Gonzaga rifiutò di arrendersi gridando ai propri uomini:

    “Un Gonzaga non si arrende mai”.

    Impugnata la propria pistola fu però ucciso con una raffica di mitra. Alla sua memoria verrà conferita la Medaglia d’Oro al valor militare:

    «Generale comandante di una divisione costiera, avuta notizia della firma dell’armistizio tra l’Italia e le Nazioni Unite, impartiva immediatamente gli ordini del caso per opporsi ad atti ostili da parte delle truppe germaniche, pronto a tutto osare per mantenere fede alla consegna ricevuta dal Governo di S.M. il Re. Mentre si trovava con pochi militari ad un osservatorio, invitato da un ufficiale superiore germanico — scortato da truppa armata — ad ordinare la consegna delle armi dei reparti della Divisione, opponeva un reciso rifiuto. Minacciato a mano armata dall’ufficiale germanico, insisteva nel suo fermo atteggiamento e portando a sua volta la mano alla pistola, ordinava ai propri dipendenti di resistere con le armi alle intimazioni ricevute, quando una scarica di moschetto automatico nemico l’uccideva all’istante. Chiudeva così la sua bella esistenza di soldato, dando mirabile esempio di elevate virtù militari, cosciente sprezzo del pericolo, altissimo senso del dovere.»
    — Buccoli di Conforti (Salerno), 8 settembre 1943

    Lo stesso maggiore Udo von Alvensleben espresse poi ammirazione per il coraggio di Gonzaga.

  • 1943 Il Regno d’Italia si arrende. Alle 19,42 il Capo del Governo, Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio annuncia l’armistizio con le potenze alleate:

    «Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

    La richiesta è stata accolta.

    Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

    Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»

  • 1944 La Royal Air Force bombarda con 123 razzi il Transatlantico italiano Rex, ancorato al largo di Capodistria. La nave bruciò per quattro giorni prima di affondare.

  • 1944 A Inzago in provincia di Milano viene giustiziato l’insegnate Quintino Di Vona. Nato a Buccino provincia di Salerno il  30 novembre 1894, fin da giovane militante socialista, durante la Grande Guerra fu ufficiale del Regio Esercito. Il 3 settembre 1917 fu ferito alla testa mentre, in prossimità di Gorizia, tentava con il suo plotone di respingere un assalto dell’esercito austro-ungarico. Per quest’azione fu insignito della medaglia d’argento al valore militare. Quest’onorificenza gli permise di insegnare senza obbligo di tesserarsi al Partito Nazionale Fascista. Si iscrisse nel 1921 clandestinamente al Partito Comunista Italiano. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la sua abitazione divenne la sede della resistenza locale, con la pubblicazione di volantini, il recupero di armi, alimenti e quanto necessitava alla resistenza, di uomini da reclutare, arrivando anche ad ospitare alcuni ebrei in fuga. Questa attività non passò inosservata e il 7 settembre 1944, la Brigata Nera di Monza lo catturò. Portato in caserma fu picchiato per ore senza facesse nomi di simpatizzanti e di partigiani. Nel pomeriggio fu portato sulla piazza principale cittadina e sotto il comando di un sottufficiale delle SS,  fucilato da un reparto delle Brigate Nere. Il suo corpo venne lasciato sulla piazza fino alla mattina successiva.

    «COMUNICATO
    Il 7 settembre nel comune di Inzago sono stati feriti un soldato tedesco e un civile italiano in una imboscata di una banda comunista. In una fase operativa fu arrestato il Sovversivo prof. DI VONA QUINTINO nato il 30-11-1894 abitante ad Inzago. Nella sua abitazione venne trovato materiale di propaganda comunista di conseguenza il nominato DI VONA è stato passato per le armi in data odierna»

    (F.TO IL MAGGIORE COMANDANTE DELLE FORZE DI SICUREZZA-Inzago, 7 settembre 1944 XXII)

  • 1959 Muore a Corleone durante un conflitto a fuoco il carabiniere scelto Clemente Bovi. Era nato a Ciminna in provincia di Palermo, il 29 ottobre 1926, con D.P.R. del  25 settembre 1960 venne decorato con Medaglia d’oro al valor militare alla memoria:  «Di ritorno, in automezzo privato ed in abito civile, da un permesso fruito presso la propria famiglia, veniva fermato, a notte alta ed in aperta campagna, da sei malfattori i quali, come avevano già fatto con altre dieci persone da essi rapinate e trattenuti, gli imponevano di scendere e di sdraiarsi bocconi. Pur sotto la minaccia delle armi spianate, si portava d’un balzo al di là della scarpata fiancheggiante la strada e con singolare ardimento, insigne coraggio e sprezzo del pericolo, estraeva la pistola d’ordinanza ed ingaggiava, da solo e allo scoperto, violento conflitto a fuoco, nel corso del quale uccideva uno dei banditi e ne feriva probabilmente un altro, finché, colpito al petto da una fucilata, si abbatteva esanime al suolo dopo aver volto in fuga i malviventi. Il suo eroico comportamento, luminoso esempio di elette virtù militari e di alto senso del dovere spinto sino al consapevole olocausto della vita in difesa delle leggi, suscitava l’incondizionata ammirazione di autorità e popolazioni.»  — Corleone (Palermo) – 8 settembre 1959.

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