2^ G.M. I bollettini di Guerra

Carignano 7 settembre 1944, la morte del partigiano “Silla”

«questo essere uomo»

Così si rivolse al medico legale verbalizzante, che aveva appena presieduto all’esecuzione di otto partigiani italiani, l’ufficiale tedesco incaricato della stessa. La frase era rivolta a Leonardo Cocito, nome di battaglia “Silla” che quel mattino del 7 settembre 1944, in località Pilone Virle presso Carignano veniva giustiziato insieme ad altri sette partigiani.

Prima di morire, alle 10,25 precise, Cocito aveva gridato con voce stentorea “Viva l’Italia!”. Con Cocito perdevano la vita Antonio Cossu, Liberale De Zardo, Guido ortigliatti, Pietro Mancuso, Giorgio Brugo, Giorgio Porello e Marco Lamberti. Vediamo ora in breve la sua storia che si chiuse a soli trent’anni.

Leonardo Cocito nacque a Genova il  9 gennaio 1914, professore di lettere al Liceo Classico Statale Giuseppe Govone di Alba dove ebbe come allievo Beppe Fenoglio e come amico e collega il filosofo Pietro Chiodi. All’inizio della seconda guerra mondiale fu mandato in Croazia a combattere.

Nel tardo 1943 si trovava presso la caserma di fanteria di Alba e quando il 9 settembre, giorno  successivo alla proclamazione dell’armistizio, mentre i duemila uomini della caserma furono presi in ostaggio da un pugno di tedeschi, Cocito riusciva a uscire dall’accerchiamento su un camioncino stipato di armi, che sarebbero poi servite per organizzare la resistenza.

A partire dall’8 settembre 1943 fu infatti uno dei principali organizzatori della Resistenza nella zona albese e braidese. Con il nome di battaglia di “Silla” fu vicecomandante della XII divisione autonoma “Bra” (comandata da Icilio Ronchi Della Rocca) inquadrata all’interno del 1º Gruppo Divisioni Alpine comandato da Enrico Martini (“Mauri”).

Fu catturato da reparti della Repubblica Sociale, insieme a Chiodi ed altri e successivamente tutti tradotti alle Carceri Nuove a Torino. Chiodi fu inviato in campo di concentramento mentre Cocito ed alcuni altri furono consegnati ai tedeschi. In otto come ricordato ad inizio del nostro post, vennero impiccati presso Carignano il 7 settembre 1944. A Cocito venne conferita la Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Assertore di ogni umana libertà impugnò fra i primi le armi per la lotta di liberazione nazionale. Comandante di una banda partigiana guidò i suoi uomini in audaci imprese, trascinandoli con l’esempio in epiche gesta. La morte lo risparmiò sul campo per ghermirlo martire a coronamento della sua vita che fu apostolato di Fede. Vile delazione lo fece cadere nelle mani del nemico e, dopo prigionia e sevizie, fu portato al capestro che gli spezzò la vita mentre nel supremo momento, destando l’ammirazione dei carnefici per il suo fiero contegno, elevava al cielo il grido di « Viva l’Italia.»
— Brà-Torino, 8 settembre 1943 -7 settembre 1944.

La sua vicenda si può seguire in parte nel libro di Pietro Chiodi “Banditi”. Quando Pietro Chiodi tornò dalla prigionia, continuò a combattere in una brigata, la “103ª Brigata Garibaldi G. Nannetti”, nel distaccamento che poi fu chiamato “Battaglione Leonardo Cocito”. In anni recenti gli è stato intitolato il Liceo Scientifico Statale di Alba, riconosciuto come uno dei migliori del Piemonte.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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