2^ G.M. Africa Settentrionale

Addio al Paracadutista di El Alamein Santo Pelliccia, reduce della Folgore

“Un altro pezzetto della nostra Storia vola via. Il leone Santo Pelliccia ha incarnato l’essere Paracadutista, l’essenza del Soldato. È diventato per tutti noi quasi un simbolo, un Gigante, fonte di motivazione per i più giovani e ispirazione per i Comandanti a tutti i livelli. Lo conoscevamo tutti. Onnipresente alla Festa di Specialità nella Sua splendida uniforme, che vestiva con orgoglio antico. Paracadutista tra Paracadutisti. Ci mancherai Leone. Anche se sappiamo che hai già occupato il posto che Ti spetta in quell’angolo di Cielo riservato ai Martiri, ai Santi, agli Eroi e ai Paracadutisti. FOLGORE!”

Con queste parole il generale di Brigata Rodolfo Sganga, ha comunicato la morte del “ragazzo di El Alamein”, uno degli ultimi leoni della Folgore ad El Alamein. Santo Pelliccia, classe 1923. Avrebbe compiuto 96 anni il prossimo 16 ottobre ed era uno dei 300 sopravvissuti dei 5 mila valorosi della divisione “Folgore” che affrontarono l’8 armata britannica nella terribile battaglia di El Alamein tra il 23 ottobre e il 4 novembre del 1942

Originario di Castelnuovo di Napoli, si arruola come volontario a poco più di 17 anni nel Regio Esercito. Viene selezionato per la Regia Scuola di Paracadutismo di Tarquinia, dove consegue il suo brevetto nell’ottobre del 1941. Da lì inizierà la sua carriera militare, in uno dei più grandi corpi d’élite italiani, quello dei paracadutisti della Folgore che furono impegnati nel teatro di guerra in Africa settentrionale e precisamente in Egitto a El Alamein.

Privi di rifornimenti e di uomini, i nostri riuscirono a fronteggiare uno degli eserciti più potenti del mondo, l’esercito inglese, che vinse per la notevole quantità numerica di mezzi e di soldati, sulla divisione, che meritò per il coraggio ed il sacrificio gli onori del nemico. Come riporta la celebre epigrafe in loro ricordo: “Mancò la fortuna ma non il valore”.

Mancò la fortuna non il valore

Rientrato in Italia, nel dopoguerra si trasferisce a Nettuno e si arruola nella Polizia di Stato, in un Reparto Speciale costituito da poliziotti paracadutisti quasi tutti reduci del conflitto mondiale- Il Reparto iniziò l’addestramento nel 1948 presso Aversa, strutturato su 1 Compagnia Comando, 1 Compagnia Paracadutisti su tre plotoni ed una Compagnia Motocorazzata (con 1 autoblindo Staghound comando, 2 plotoni su 4 “Camionette Sahariane” AS.42 ciascuno ed 1 plotone paracadutisti motociclisti su Guzzi 500). In Polizia rimarrà fino al 1983.

Negli ultimi mesi era stato a lungo ricoverato in ospedale, il suo corpo, sanissimo fino a pochi mesi orsono, aveva cominciato ad indebolirsi. Dal policlinico di Anzio ove era ricoverato da tempo, è arrivato ieri all’ospedale militare del Celio con una forte polmonite e un blocco renale, per tutta la notte è stato monitorato dai medici e personale presente, ma alle 10 circa il suo cuore ha smesso di battere.

Durante il ricovero al Celio e nella convalescenza a Nettuno dove viveva è stato circondato dalle visite affettuose di Ufficiali Comandanti, paracadutisti in servizio e centinaia di paracadutisti in congedo e dell’ ANPDI di cui era stato presidente. Quando era alla guida della sezione, si prodigava ogni giorno nelle scuole spiegando i concetti di Patria, Tricolore, Forze armate, Coraggio, Perseveranza.

D’accordo con il generale Sganga sara’ predisposta la camera ardente e se possibile martedi mattina saranno celebrati i funerali sempre al Celio. Condoglianze sentite alla famiglia.

 

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