1^ G.M. Regia Marina

25 AGOSTO … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti. 

  • 1887 Muore ad Alessandria il maggiore del Regio Esercito Enrico Franchini. Nato ad Alessandria il 2 novembre 1823, intraprese ancora giovanissimo la carriera militare entrando, all’età di 12 anni nella Regia Accademia Militare di Torino, ma a causa delle ristrettezze economiche della famiglia fu costretto a lasciare anzitempo gli studi. Nel 1848, allo scoppio della guerra con l’Austria re Carlo Alberto gli concesse di entrare a far parte dell’esercito piemontese con il grado di sottotenente, assegnato al 6º Reggimento fanteria “Aosta”. Partecipò alle operazioni belliche, e nel 1849 passò, dietro sua richiesta, al corpo dei bersaglieri. Nel 1855, con il grado di luogotenente, prese parte alla spedizione in Crimea, agli ordini del generale Alfonso La Marmora, distinguendosi nella battaglia della Cernaia ottenendo una menzione onorevole e la Medaglia britannica di Crimea inglese. Nel 1859 prese parte alla seconda guerra d’indipendenza con il grado di capitano, distinguendosi nel combattimento di Magenta e nella successiva battaglia di San Martino, e nel combattimento di Pozzolengo, ed al termine delle ostilità risultava decorato di due Medaglie d’argento al valor militare, e della Medaglia commemorativa francese. Proseguì nelle operazioni militari per l’unificazione della penisola italiana in territorio pontificio, dove si distinse il 17 settembre 1861 al comando di una Compagnia nella presa della rocca di Spoleto sotto il comando del generale Filippo Brignone, atto che gli valse la concessione della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia. Promosso maggiore per meriti di guerra il 1 giugno 1861 assunse il comando del 1º battaglione bersaglieri, e fu a capo delle operazioni contro il brigantaggio nelle aree dell’ex Regno delle Due Sicilie. L’8 dicembre 1861 catturò a Sante Marie il celebre generale  catalano  Josep Borges, operazione che gli valse la concessione della Medaglia d’oro al valor militare. L’ufficiale catalano venne riconosciuto colpevole per cospirazione contro il Regio Esercito, per aver patteggiato con i briganti (soprattutto con Carmine Crocco) e per essere un inviato del re Francesco II. Come tale, venne successivamente fucilato presso Tagliacozzo insieme a diciassette suoi compagni per ordine dello stesso Franchini. Prese parte anche alla terza guerra di indipendenza dove si meritò un’altra menzione onorevole per la condotta tenuta a Borgoforte tra il 5 e il 7 luglio 1866. Promosso tenente colonnello ritornò alla fanteria assumendo il comando del 29º Reggimento fanteria della Brigata “Pisa”. Lasciò il servizio attivo ritirandosi nel 1873 dopo aver trascorso alcuni anni presso lo Stato maggiore del Corpo delle piazze.

  • 1915 Tra il 24 e il 25 agosto, dopo un intenso bombardamento durato 10 giorni da parte delle artiglierie italiane, si scatenò l’attacco sul Col Basson. L’attacco condotto dal 115º reggimento della brigata Treviso comandato dal tenente colonnello Luigi Federico Marchetti e che perì nell’azione, fallì completamente per la mancanza di mezzi adeguati per superare i reticolati, perché le postazioni austro-ungarici, anche se duramente provati dai bombardamenti dei giorni precedenti, erano ancora efficienti ed indirizzarono il loro micidiale fuoco sui fanti impigliati nei reticolati. Alle 06.00 del mattino del 25 agosto gli italiani erano penetrati, se pur con gravi perdite, nella parte antistante dell’avamposto Basson, ma un contrattacco austriaco guidato dal colonnello Otto Ellison von Nidlef, permise agli austriaci di riprendere le posizioni perdute. Per tale azione Ellison fu decorato con la Croce di cavaliere dell’ordine militare di Maria Teresa. Le truppe italiane rimanenti, vista l’impossibilità di ripiegare sulle posizioni iniziali a causa del fuoco di sbarramento dei forti Verle e Luserna che li avrebbe falciati, si arresero in gran numero. Tra questi vi fu il colonnello Mario Riveri, il quale era rimasto a terra ferito. L’esito infelice di questa offensiva, evidenziò l’impossibilità di forzare la “Linea del Lavarone” e a causa delle perdite enormi fu il primo e ultimo tentativo di scardinare la linea dei forti austroungarici. Da queste fortezze nel maggio del 1916 gli austriaci faranno partire l’Offensiva di Primavera, la Strafexpedition.

  • 1916 Muore a Udine il generale di corpo d’armata per meriti straordinari di guerra Antonio Edoardo Chinotto. Nato ad Arona il 28 settembre 1858, a partire dal 1877 frequentò la Regia Accademia Militare di Torino da cui uscì sottotenente del genio. Continuò brillantemente la sua carriera militare, e con il grado di tenente, lavorò alla costruzione dei forti militari in Valtellina. Dopo aver frequento la Scuola di guerra, da cui uscì con il grado di capitano nel 1888, fu assegnato al Corpo di Stato maggiore presso il Ministero della Guerra a Roma. Nel 1896 fu promosso maggiore e nel 1899 tenente colonnello, l’anno successivo si recò a Liegi, in Belgio, per studiare il sistema di fortificazioni che difendeva la città. Nel 1905 fu promosso colonnello comandante dell’80º Reggimento fanteria, e nel 1911 maggiore generale comandante della Brigata di fanteria “Re”. Nel febbraio 1914 fu collocato in posizione ausiliaria, ritirandosi a vita privata a Venezia. In vista dell’entrata in guerra dell’Italia, nel febbraio 1915 fu richiamato in servizio, assumendo il comando della neocostituita Brigata di fanteria “Piacenza”, unità al comando della quale prese parte a numerosi combattimenti sul fronte del Carso, rimanendo ferito tre volte. Elevato al rango di tenente generale e Comandante di Divisione per meriti di guerra il 3 dicembre 1915, fu decorato con Medaglia d’argento al valor militare. Tale decorazione gli fu assegnata “motu proprio” da Re per le brillanti azioni compiute sul Monte San Michele, sul Monte San Martino e a Bosco Cappuccio.
    Ottenuto il comando della 32ª Divisione, si distinse nel settore di Plava, dove riconquistò alcune delle posizioni perdute. Nel febbraio 1916, a causa di una grave malattia, dovette cedere il comando lasciando la linea del fronte. Rientrò in linea nel maggio dello stesso anno, assumendo il comando della 14ª Divisione operante nel settore di Monfalcone, anche se non in perfette condizioni di salute. Prese parte alla sesta battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto), dirigendo personalmente le operazioni che portarono alla conquista della alture vicino a Monfalcone. Al termine delle operazioni, ormai in gravi condizioni a causa della malattia,fu ricoverato all’Ospedale militare di Udine, dove si spense il 25 agosto 1916.Sul letto di morte, il 12 agosto ricevette la promozione a generale di corpo d’armata per meriti straordinari di guerra, venendo poi decorato “motu proprio” da Sua Maestà Re Vittorio Emanuele III con la Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria:

    «Sul Carso, comandante di brigata, ferito due volte il 25 luglio 1915 e nuovamente l’8 agosto, volle rimanere alla testa delle sue truppe, che guidò alla conquista di forti trinceramenti nemici, dando continua prova di tenacia e di sprezzo del pericolo. Sul medio Isonzo, comandante di divisione, sebbene in precarie condizioni di salute, lasciò il comando solo allorché dovette farsi operare. Appena in condizioni di reggersi in piedi, chiese ed ottenne di tornare al posto di combattimento; destinato al comando del settore di Monfalcone, lo tenne fino agli ultimi giorni di sua vita; mirabile esempio a tutti del più alto spirito di sacrificio e delle più belle virtù militari. Prode condottiero, valoroso soldato, morì dopo aver consacrato alla Patria anche le estreme energie, solo deplorando di non poter più nulla dare all’Italia ed al suo Re. Altipiano Carsico, Medio Isonzo, Settore di Monfalcone, luglio 1915- agosto 1916.»
    — 10 gennaio 1917

    La salma del generale Antonio Chinotto fu temporaneamente collocata in una colombaia del cimitero monumentale di Udine, ma nel 1922 fu trasportata nel Cimitero degli “Invitti della III Armata” sulla collina di Redipuglia, dove erano tumulate le sacre spoglie di altri ventiquattromila caduti che qualche anno dopo saliranno ad oltre centomila. Le città di Milano, Novara, Roma, Udine e Verona, come anche la sua città natale, Arona, gli hanno intitolato una via, mentre porta il suo nome una caserma dei carabinieri a Vicenza. Nel 1921 la Regia Marina ne ha onorato la memoria intitolandogli uno dei cacciatorpediniere della classe Generale Antonio Cantore.

  • 1933 Nasce a Civitavecchia Franco Angioni generale di Corpo d’Armata futuro comandante della missione italiana in Libano, Italcon II.

  • 1941 Mussolini fa visita al Quartier Generale tedesco. Per due giorni ha colloqui con Hitler e con altri responsabili politici e militari tedeschi; quindi ispeziona in compagnia del Führer il fronte sud, ove passa in rassegna col maresciallo von Rundstedt e col generale Messe le truppe italo-tedesche che hanno partecipato alle ultime operazioni.

  • 1941 Muore al passo Cina, nella regione dell’Amara nell’Africa Orientale Enrico Calenda. Nato a Napoli il  17 dicembre 1914, figlio del generale nocerino Enea Calenda, fu ammesso come allievo alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli, e proseguì il proprio iter formativo presso l’Accademia Militare di Modena, conseguendo la nomina a sottotenente nel 1936. Assegnato all’8º Reggimento Bersaglieri, nel 1938 fece domanda per essere inviato in Africa Orientale Italiana. Ottenuto il trasferimento, prese il comando della 1^ banda Amhara, con la quale effettuò nella regione dell’Amhara numerose azioni di disturbo contro gli Abissini, le quali esitarono nella cattura del Ras Ajaleu Burrù. Anche dopo la conclusione della campagna, mantenne la propria invincibilità sul campo, cadendo vittima di un bombardamento aereo al passo Uolchefit il 25 agosto 1941, nell’ambito della battaglia di Gondar. Venne decorato con la Medaglia d’oro al valor militare:

    «Comandante di banda regolare in un presidio isolato, alla testa dei propri gregari, cui era fulgido esempio di elette virtù militari e di sprezzo della vita, irrompeva più volte nelle formazioni avversarie superiori in numero e mezzi, travolgendole e disperdendole con irruento (sic) impeto guerriero. In duro combattimento protrattosi per varie ore, superava le difficoltà e le resistenze opposte da forti masse ribelli, spezzando in decisi assalti la difesa di ben munite posizioni e contribuendo, in concorso con altro reparto, alla cattura di un Ras e di cospicuo bottino di armi, munizioni e materiali. Sereno sotto l’imperversare di massicci bombardamenti aereo terrestri, irrefrenabile sotto le più pericolose minacce, incurante del rischio, ardito, temerario, trascinava la sua banda di successo in successo, respingendo ovunque l’ostinatezza nemica. Durante una indiscriminata potente azione aerea, cadeva in luce di olocausto ed in apoteosi di gloria, esempio altissimo di eroico sacrificio, d’impareggiabile valore, di totale dedizione al dovere ed alla Patria.»
    — Passo Cinà – Uolchefit dell’Amara (A.O.), 22 giugno – 25 agosto 1941.

  • 1944 Membri delle Waffen-SS, soldati cosacchi e collaborazionisti italiani compiono l‘eccidio di Torlano di Nimis. Il 25 agosto 1944 nella frazione di Torlano (comune di Nimis). Vennero rastrellati e trucidati 33 civili, inclusi donne e bambini. Il relativo fascicolo di indagine fu rinvenuto soltanto nel 1994 all’interno del cosiddetto armadio della vergogna.

  • 1944 Muore per un incidente aereo Teresio Vittorio Martinoli. Con 22 abbattimenti personali accertati, 14 in collaborazione e 12 probabili, è considerato il più grande asso della caccia italiana nel secondo conflitto mondiale. Il tragico incidente avvenne durante un’esercitazione sui BellP-39 Air Cobra forniti all’Aeronautica Cobelligerante.  In aggiunta alle due medaglie d’argento al valor militare e alla Croce di Ferro di seconda classe tedesca guadagnate in precedenza, gli verrà conferita la Medaglia d’oro alla memoria,

    «Purissimo eroe di alta fede nella Patria, portava innumeri volte il suo velivolo nei duelli asperrimi e sanguinosi e ghermiva molte vittorie fra cui l’abbattimento di 22 apparecchi. Nel silenzioso lavoro di preparazione e di affinamento per nuove ardite imprese trovava morte gloriosa. Superba conclusione di una vita tutta dedita alla Patria ed alla sua Arma.»
    — Cielo dell’Africa Settentrionale e del Mediterraneo Centrale, luglio 1942 – agosto 1944

  • 1944 Strage del Ponte degli Allocchi. Per rappresaglia contro l’assassinio della squadrista Leonida Bedeschi, della XXIX Brigata Nera “Ettore Muti” di Ravenna, furono uccisi 12 partigiani tenuti in ostaggio. Il 24 agosto i vertici della “Ettore Muti” decisero che dopo 7 omicidi di fascisti negli ultimi quindici giorni, era necessario dare una risposta all’attentato partigiano: dalle carceri furono prelevati altri antifascisti, precedentemente arrestati per essere fucilati. L’esecuzione avvenne al Ponte degli Allocchi di Ravenna successivamente ridenominato ponte dei martiri.

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