2^ G.M. Africa Settentrionale

25 agosto 1944, la morte dell’Asso degli Assi della caccia italiana

Il 25 agosto del 1944 muore per un incidente aereo Teresio Vittorio Martinoli. Con 22 abbattimenti personali accertati, 14 in collaborazione e 12 probabili, è considerato il più grande asso della caccia italiana nel secondo conflitto mondiale. Il tragico incidente avvenne durante un’esercitazione sui Bell P-39 Airacobra forniti all’Aeronautica Cobelligerante. In aggiunta alle due medaglie d’argento al valor militare e alla Croce di Ferro di seconda classe tedesca guadagnate in precedenza, gli verrà conferita la Medaglia d’oro alla memoria,

«Purissimo eroe di alta fede nella Patria, portava innumeri volte il suo velivolo nei duelli asperrimi e sanguinosi e ghermiva molte vittorie fra cui l’abbattimento di 22 apparecchi. Nel silenzioso lavoro di preparazione e di affinamento per nuove ardite imprese trovava morte gloriosa. Superba conclusione di una vita tutta dedita alla Patria ed alla sua Arma.»
— Cielo dell’Africa Settentrionale e del Mediterraneo Centrale, luglio 1942 – agosto 1944

Teresio Vittorio Martinoli nacque a Novara il 26 marzo 1917, fu purtroppo costretto a interrompere gli studi quando gli morì il padre, trovando impiego come saldatore a soli 12 anni. Ciò non gli impedì di approfondire la sua passione innata per il volo, grazie anche ad un eredità di una zia,  che lo portò, nel 1937, ad ottenere il brevetto di pilota di aliante e, l’anno successivo, quello per pilota a motore. In virtù di queste abilitazioni ottenute, quando gli arrivò la chiamata per il servizio militare, riuscì ad avere l’ammissione nella Regia Aeronautica, inquadramento Sottufficiali.

Così infatti recita il suo foglio matricolare:

Giunto alle armi in qualità di aviere nella R. Aeronautica, 1 Zona Aerea
Territoriale,Centro di Affluenza di Cameri, 11 – 6 – 38.
Inviato in licenza straordinaria senza assegni in attesa di disposizioni
ministeriali, 13-6-38.
Sergente Pilota con anzianità di grado dal 13 giugno 1938 e decorrenza
assegni dalla data del rientro dalla licenza straordinaria di cui fruisce, perché in
possesso del Brevetto di Pilota Civile di aeroplano, giusta la Circolare
Ministeriale n.7835 del 23-3-33. Trasferito alla Scuola Pilotaggio del R.
Aeroporto di Ghedi, 20-8-38.

Durante il corso alla Scuola bresciana, il 5 settembre 1938 Martinoli effettuò il suo primo volo su un Caproni Ca.100. Superati con pieno successo gli esami di volo, tra gennaio e marzo 1939 fu trasferito alla Scuola di Foggia, ove venne addestrato al volo acrobatico sui caccia modello Fiat CR20, CR30 e CR32. Ottenuto il grado di sergente pilota fu inviato alla 366ª Squadriglia, 151° Gruppo, 53° Stormo, di base a Torino Caselle e, poco prima della dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna e Francia del 10 giugno 1940, fu trasferito a Trapani alla 384ª Squadriglia, 157° Gruppo: qui la sua notevole abilità di pilota iniziò ad esser notata.

Già il 13 giugno, pilotando un biplano CR42 “Falco”, egli ottenne la sua prima, probabile vittoria su un bimotore francese nei cieli sopra Tunisi , episodio ancor oggi non del tutto chiaro, dato che questo abbattimento è sì descritto con una certa accuratezza di particolari nel suo libretto di volo, ma non poté esser confermato in nessun altra documentazione. Successivamente Martinoli venne assegnato alla 78ª Squadriglia, 13° Gruppo, 2° Stormo, in Libia, riuscendo a ottenere in ottobre un’altra vittoria, questa volta ai danni di un Gloster Gladiator inglese.

Il suo secondo abbattimento ebbe luogo il 13 ottobre, mentre scortava un Savoia-Marchetti S.M.79 su Marsa Matruh e nel novembre del 1940 Martinoli ottenne la sua prima medaglia d’argento al valor militare.

Alla fine del 1940 venne nuovamente trasferito:questa volta ad un reparto dal nome antico e prestigioso, ovvero il 4° Stormo, un reparto che aveva ricevuto in eredità il Cavallino Rampante, insegna dell’asso Francesco Baracca. Nel nuovo reparto, in cui lo ricordiamo militarono altri Assi del calibro di Lucchini, Ferrulli e Reiner; Martinoli rimarrà per tutto il resto della sua carriera, ottenne la sua terza e ultima vittoria del suo brevissimo ciclo operativo africano, abbattendo un bimotore Bristol Blenheim, che precipitò nella zona di Bardia il 5 gennaio 1941.

Martinoli non riuscì ad ottenere altre vittorie aeree prima del rientro della sua unità in Italia per essere riequipaggiata con il Macchi M.C.200 “Saetta”, all’inizio del 1941. Sul “Saetta” Martinoli non conseguì alcuna vittoria, dovette attendere l’autunno del secondo anno di guerra quando il 9º Gruppo caccia del 4º Stormo, passò al Macchi M.C.202 “Folgore”, velivolo dalle prestazioni decisamente migliori. Partiti da Gorizia, i nuovi caccia del 9º Gruppo raggiunsero Roma-Ciampino, dove vennero accolti da Benito Mussolini e spediti in Sicilia, a Comiso, per operare negli attacchi sull’isola di Malta.

Proprio Comiso il 19 ottobre fu oggetto di un attacco portato avanti da cinque Hurricane: i Macchi si levarono in volo e Martinoli riuscì ad abbattere due aerei avversari, realizzando la sua prima doppia vittoria e portando a cinque il suo bottino personale . Tre giorni dopo fu la volta di un altro Hurricane, e a novembre un secondo Blenheim. Durante l’inverno 1941 il 9º Gruppo si prese una pausa dai combattimenti, rientrando in missione nella primavera del 1942.

Maggio fu un ottimo mese per Martinoli, in forza alla 73ª Squadriglia, che nei cieli sopra Malta abbatté cinque Supermarine Spitfire ed un Curtiss P-40. Il 4 maggio, mentre scortava con altri quattro piloti del 9º Gruppo cinque CANT Z.1007bis, attaccò tre Spitfire che stavano aprendo il fuoco sui bombardieri. Due caccia vennero dichiarati abbattuti da Martinoli e dal sottotenente Alvaro Querci. Il 9 tornò su Malta con altri quindici piloti su Macchi M.C.202, di scorta a cinque CANT Z.1007bis e la formazione venne attaccata da trentatré Spitfire. La RAF dichiarò l’abbattimento di tre bombardieri e un caccia. In realtà tutti gli aerei italiani rientrarono alla base, con solo un “Folgore” colpito da un proiettile da 20 mm.

Allo stesso modo Martinoli rivendicò uno Spitfire abbattuto (insieme all’altro asso Franco Lucchini), ma la RAF non dichiarò perdite. Tra il 20 e il 22 maggio, i Macchi del “Cavallino Rampante” si trasferiscono in Nord Africa e il 25 il 9º e 10º Gruppo si schierano sull’aeroporto Martuba 4, uno dei campi attorno a Derna. Nel mese di giugno, l’area operativa si spostò sul settore di Bir Hacheim, qui il 9 giugno 1942, abbatteva due P-40 e ne danneggiava un terzo.

Il 29 dello stesso mese, nella zona di Marsa Matruh, attaccava con altri tre piloti della 73ª Squadriglia una formazione di 12 P-40, facendo precipitare un altro Curtiss (gli altri tre piloti abbattevano altri due caccia nemici). A questi abbattimenti si aggiungeva un’altra vittoria “probabile”, il tutto portava il suo punteggio personale a quattordici abbattimenti certi, più tre probabili. È in questo periodo che riceve la sua seconda medaglia d’argento:

«Abilissimo pilota da caccia, partecipava a numerose azioni belliche dando sempre prova di elevato spirito combattivo. In aspri combattimenti sostenuti contro soverchianti forze da caccia nemiche lottando con estrema decisione, ingaggiava più volte impari lotta, riportando belle vittorie personali. In altre difficili rischiose azioni di guerra confermava sempre ottime doti di capacità professionale e di valoroso soldato.»
— Cielo di Malta, aprile-maggio 1942 – Cielo della Marmarica, maggio-giugno 1942

Il teatro delle operazioni si sposta seguendo le frequenti oscillazioni del fronte nordafricano e seguendo i successi dell’estate 1942 che culminarono con la conquista della piazzaforte di Tobruch il 21 giugno e la successiva corsa verso El-Alamein, l’asso italiano abbatte altri Spitfire e P-40, salendo a quota diciotto. In particolare, il 2 settembre, è parte di una formazione di 18 M.C.202 del 10º Gruppo, in “caccia libera” nella zona di Bir Mseilikh. I piloti del “Cavallino Rampante” attaccano prima una formazione di 12 Spitfire e successivamente tre formazioni di bombardieri Boston fortemente scortati da 35 tra Spitfire e P-40. Martinoli abbatte uno dei sei Spitfire rivendicati dai piloti italiani e un Boston.

Martinoli corse un grosso rischio il 9 ottobre, allorché abbatté uno Spitfire e ottenne una vittoria collettiva su un secondo caccia britannico, ma il suo aereo uscì dal combattimento piuttosto danneggiato. Il 23 ottobre fece precipitare il suo ultimo nemico in Nordafrica, probabilmente un P-40 del 260º Squadron caduto a Tell el-Dab’a, erroneamente identificato da alcune fonti come un Bell P-39 Airacobra. Ormai la campagna in Africa settentrionale si era arenata alle porte di El Alamein e le sorti del conflitto stavano per rovesciarsi a favore degli Alleati.

Dopo la vittoria di Montgomery ad El Alamein, gli Alleati riconquistano terreno in Nordafrica e si preparano all’invasione della Sicilia (operazione Husky), primo passo per la conquista dell’Italia. Nel luglio del 1943, Martinoli fu impegnato nella dura lotta contro i bombardieri statunitensi che stavano bombardando l’isola nelle fasi precedenti allo sbarco, avvalendosi anche del nuovo M.C.205 “Veltro”, un aereo dalle prestazioni di tutto rispetto, giunto però troppo tardi per poter in qualche modo alterare le sorti del conflitto.

Il 4 luglio, mentre nei cieli della Sicilia si facevano sempre più vivi i bombardieri statunitensi che preparano il terreno per l’operazione Husky, Martinoli abbatté un Bell P-39 Airacobra ed ottiene una vittoria collettiva su un bombardiere Boeing B-17 Flying Fortress. Conquistò così la sua ventesima vittoria individuale, Il 6 luglio danneggiò un Lockheed P-38 Lightning e uno Spitfire, ma verso sera, la base di Finocchiara venne attaccata da alcuni Martin B-26 Marauder, proprio mentre Martinoli era in procinto di atterrare.

Il valoroso pilota riuscì comunque ad uscire dall’aereo e a gettarsi nelle trincee, mentre i Macchi sulla pista vennero distrutti dall’incursione avversaria. Quattro giorni dopo, ovvero il 10 luglio, ebbe luogo lo sbarco alleato in Sicilia: solo la 74ª Squadriglia di Martinoli era stanziata a Finocchiara e poteva disporre di due soli Macchi ancora in grado di combattere, la situazione per le truppe italiane ormai è disperata,

Il 15 agosto Martinoli abbatté uno Spitfire sullo stretto di Messina, portandosi a quota ventuno vittorie, ma l’8 settembre Badoglio annunciò la firma dell’l’armistizio. La Regia Aeronautica come tutte le altre forze armate italiane vengono abbandonate senza ordini e travolte dalle truppe germaniche, che già pronte da mesi, invadono la penisola e attaccano le nostre truppe anche nei Balcani e in Francia meridionale. A quel punto ognuno decide per se, chi semplicemente cerca di fare ritorno a casa, chi decide di continuare la guerra con il vecchio alleato non accettando il “tradimento”.

Martinoli invece come molti altri decide di proseguire la guerra al fianco degli Alleati, nell’Aeronautica Cobelligerante Italiana: a novembre, in Jugoslavia, abbatté uno Junkers Ju 52/3m tedesco sopra Podgorica dopo una lotta con due Messerschmitt Bf 109 di scorta: sarà la sua ventiduesima ed ultima vittoria. Il 25 agosto del 1944, all’età di 27 anni, come descritto ad inikzio del post, muore in un incidente durante un’esercitazione sui P-39 Airacobra forniti dagli americani.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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