2^ G.M. I bollettini di Guerra

Le tre ausiliare del S.A.F. decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare

Durante la Repubblica Sociale Italiana venne per la prima volta nel panorama delle forze armate italiane data la possibilità alle donne di partecipare attivamente alla guerra, anche se non in prima linea. Il Servizio ausiliario femminile fu istituito venne istituito il 18 aprile 1944 con il decreto ministeriale n. 447, al comando del generale di brigata Piera Gatteschi Fondelli, già ispettrice nazionale dei Fasci di Combattimento Femminili.

Le ausiliarie furono circa seimila, alcune decine pagarono con la vita e moltissime furono torturate, stuprate, dileggiate, rapate dai vincitori, che in moltissimi casi effettuarono ritorsioni contro le famiglie di queste giovani volontarie. Tre di loro ebbero la Medaglia d’Oro alla memoria e altre 11 medaglie d’argento e di bronzo. Ricordiamo che pur non essendo noto il numero di “Medaglie d’Oro al Valor Militare” concesse durante la Repubblica Sociale Italiana, vista la sua breve durata il loro numero è sicuramente molto esiguo.

E’ proprio alle tre decorate con Medaglia d’Oro che è dedicato il nostro post odierno. I loro nomi sono: Franca Barbier, Maria Garzena e Angelina Milazzo.

Franca Barbier nasce a Saluzzo in provincia di Cuneo il 3 giugno 1923, all’interno di una famiglia di sentimenti fascisti, diplomandosi poi maestra elementare. Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, lasciò la sua casa per inseguire il fratello Mirko, che era scappato dal collegio di Vercelli per arruolarsi nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana.Entrata a far parte del Servizio Ausiliario Femminile fu mandata ad un reparto speciale informativo di stanza in Valle d’Aosta.

Ricevuto il compito di individuare una banda di partigiani, al comando di Cesare Olietti,nome di battaglia “Mèzard”, cadde a sua volta in una trappola tesa da quest’ultimo. Condannata a morte tramite fucilazione da un tribunale partigiano il 24 luglio, dopo un processo farsa, le venne chiesto di rinnegare la fedeltà al Duce in cambio della vita, cosa che rifiutò di fare.

Il giorno successivo, dopo aver scritto un’ultima lettera alla madre, e una al prefetto di Aosta, fu portata davanti al plotone d’esecuzione nei pressi di Nus, dove ordinò essa stessa di sparare gridando dapprima

“Fuoco” e poi “Viva l’Italia! Viva il Duce!”.

I partigiani, colpiti da tanto coraggio si rifiutarono di sparare, ed allora fu Oglietti a risolvere la situazione sparandole alla nuca con una pistola. La salma venne ritrovata solamente nell’ottobre 1946 e fu sepolta nella tomba di famiglia, a fianco di quella del fratello più piccolo Franco, morto all’età di pochi anni. Il governo della Repubblica Sociale ritenne di onorarne la memoria concedendole la Medaglia d’Oro al valor militare:

«Catturata dai partigiani manteneva un contegno deciso, rifiutando di entrare a far parte della banda e riaffermando la sua intransigente fedeltà all’Idea. Condannata a morte dal tribunale dei fuorilegge, le fu promessa la vita se avesse rinunziato ai principi suoi. Rimasta ferma nella sua fede e portata davanti al plotone di esecuzione, ebbe la forza di gridare: Viva l’Italia! Viva il Duce!, ordinando il fuoco. Fu uccisa dal capo con un colpo alla nuca. Fulgido esempio di volontaria, la sua morte è fonte di luce

Sotto riportiamo il testo della lettera inviata alla madre:

Mamma mia adorata,
purtroppo è giunta la mia ultima ora. E’ stata decisa la mia fucilazione che sarà eseguita domani, 25 luglio. Sii calma e rassegnata a questa sorte che non è certo quella che avevo sognato. Non mi è neppure concesso di riabbracciarti ancora una volta. Questo è il mio unico, immenso dolore. Il mio pensiero sarà fino all’ultimo rivolto a te e a Mirko. Digli che compia sempre il suo dovere di soldato e che si ricordi sempre di me. Io il mio dovere non ho potuto compierlo ed ho fatto soltanto sciocchezze, ma muoio per la nostra Causa e questo mi consola.
E’ terribile pensare che domani non sarò più; ancora non mi riesce di capacitarmi. Non chiedo di essere vendicata, non ne vale la pena, ma vorrei che la mia morte servisse di esempio a tutti quelli che si fanno chiamare fascisti e che per la nostra Causa non sanno che sacrificare parole.
Mi auguro che papà possa ritornare presso di te e che anche Mirko non ti venga a mancare. Vorrei dirti ancora tante cose, ma tu puoi ben immaginare il mio stato d’animo e come mi riesca difficile riunire i pensieri e le idee. Ricordami a tutti quanti mi sono stati vicini. Scrivi anche ad Adolfo, che mi attendeva proprio oggi da lui. La mia roba ti verrà recapitata ad Aosta. Io sarò sepolta qui, perché neppure il mio corpo vogliono restituire. Mamma, mia piccola Mucci adorata, non ti vedrò più, mai più e neppure il conforto di una tua ultima parola, né della tua immagine. Ho presso di me una piccola fotografia di Mirko: essa mi darà il coraggio di affrontare il passo estremo, la terrò con me.
Addio mamma mia, cara povera Mucci; addio Mirko mio. Fa sempre innanzitutto il tuo dovere di soldato e di italiano. Vivete felici quando la felicità sarà riconcessa agli uomini e non crucciatevi tanto per me; io non ho sofferto in questa prigionia e domani tutto sarà finito per sempre.
Della mia roba lascio te, Mucci, arbitra di decidere. Vorrei che la mia piccola fede la portassi sempre tu per mio ricordo. Salutami Vittorio. A lui mi rivolgo perché in certo qual modo mi sostituisca presso di te e ti assista in questo momento tragico per noi Addio per sempre, Mucci! Franca

in:”LETTERE DEI CADUTI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA” L’Ultima Crociata Editrice. 1990. Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI

La seconda Medaglia d’Oro è stata conferita a Maria Garzena nata a Torino il 28 luglio 1908. Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale, entrando nel Partito Fascista Repubblicano e arruolandosi nel Servizio Ausiliario Femminile. Negli stessi giorni a Graglia, provincia di Biella, residenza della famiglia Garzena si formavano i primi gruppi partigiani costituiti dai militari sbandati del 53º Reggimento fanteria.

Il 4 luglio 1944 i partigiani assaltarono la villa di famiglia, considerati i signori del paese. I partigiani depredarono l’abitazione posta in Via Netro n°1 e uccisero Maria, una ausiliaria in fase di addestramento presso i servizi segreti della Repubblica Sociale.  Ella si difese a colpi di bombe a mano, e fu assassinata con un colpo di pugnale alla gola. Per onorarne il coraggio il Capo del governo Mussolini decretò la concessione della Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:

«Donna di elevatissimi sentimenti di amor patrio rendeva volontariamente e con evidente rischio personale preziosi servizi per la lotta contro i fuori legge in ambiente ostile. Invitata a cambiare sede rifiutava, chiedendo solo armi per potersi difendere. Minacciata più volte di morte non desisteva dall’atteggiamento di totale dedizione alla causa. Assalita proditoriamente nella sua abitazione, si difendeva virilmente a colpi di bombe a mano finché cadeva trafitta alla gola dalla pugnalata di un bandito. Fulgido esempio di antiche virtù, di eletto sentire e di sprezzo della vita per la rinascita della Patria. Graglia (Biella), 4 luglio 1944

In seguito la casa venne depredata dai cittadini gragliesi e fu occupata illegalmente dalla moglie di un noto capo partigiano di Biella. Finita la guerra la famiglia Garzena non riuscì più a rientrare in possesso della villa.

La terza e ultima medaglia d’oro concessa ad un appartenente al S.A.F. venne conferita ad Angelina Milazzo, morta durante un bombardamento aereo alleato ad un convoglio ferroviario, per salvare una donna incinta. Sotto riportiamo l’onorevole motivazione:

«Abbandonava gli studi per arruolarsi nel SAF. Durante l’addestramento era d’esempio alle compagne per fede e disciplina. Assegnata al Comando SAF di Vicenza si meritava una citazione all’ordine del giorno per la capacità e lo spirito di iniziativa dimostrati nel portare a termine una difficile impresa. In viaggio di servizio, durante un mitragliamento aereo, sacrificava coscientemente la propria vita per salvare una gestante già ferita. Suggellava con l’offerta suprema la fulgida vita di volontaria.

Garbagnate (Milano), 21 gennaio 1945.»

Angelina Milazzo nacque a Aidone, provincia di Enna, il 18 aprile 1922, e dopo aver frequentato l’istituto magistrale, corona il suo più grande sogno, quello di diventare maestra elementare, andando ad insegnare a Bengasi, in Libia. Il 10 giugno 1940 giorno dell’entrata in  guerra del nostro paese rientra in Italia su uno degli ultimi volo disponibili. Mentre partiva per la Sicilia cedette il suo posto ad una madre con bambino, scendendo dal velivolo, e fu solo dietro ordine del federale Francesco Maria Barracu che poté risalire a bordo.

Ripresi gli studi, nel febbraio 1941 si iscrisse alla facoltà di economia e commercio dell’università di Catania, entrando nel contempo nella GUF. Nel corso del 1942 si trasferì a Milano, iniziando a frequentare l’università Bocconi. Il 25 luglio 1943, a seguito della riunione del Gran Consiglio del Fascismo, Mussolini viene sfiduciato e fatto arrestare dal sovrano. Liberato dai tedeschi dalla prigionia sul Gran Sasso, Mussolini costituisce la Repubblica Sociale Italiana, per continuare a combattere al fianco dei tedeschi.

Nei primi mesi del 1944 molte donne chiesero di arruolarsi per sostenere lo sforzo della Repubblica nella lotta contro gli anglo-americani e contro le forze partigiane, fra queste vi era anche Adelina Milazzo, che per fare questo aveva abbandonato gli studi. La sua domanda venne accolta e dopo aver partecipato al 3º Corso Nazionale fu assegnata alla Guardia Nazionale Repubblicana, in forza al 619º Comando Provinciale di Vicenza.

Il 21 gennaio 1945, mentre effettuava un viaggio di servizio a bordo di un treno, nei pressi di Garbagnate, pochi chilometri da Milano, i cacciabombardieri alleati avvistarono il convoglio lanciandosi all’attacco. Il treno fu immediatamente fermato, e i passeggeri abbandonarono le vetture per cercare riparo. Visto che una viaggiatrice, in stato di gravidanza, era caduta a terra, ella si lanciò in suo soccorso facendo scudo con la propria persona alla donna.

Copertina domenica Corriere dedicata a Angelina Milazzo

Colpita a morte da una raffica di mitragliatrice, il suo gesto salvò la vita alla viaggiatrice e a al suo bambino che portava in grembo. Su proposta del generale di brigata Piera Gatteschi Fondelli, comandante il Servizio Ausiliario Femminile, il governo della Repubblica Sociale le conferì la Medaglia d’oro al valore militare alla memoria.

Pochi giorni dopo, il suo sacrificio venne immortalato dalla Domenica del Corriere, che dedicò alla giovane Ausiliaria siciliana la propria copertina dell’11 febbraio. Il suo corpo è sepolto presso il Campo X, Campo della Memoria del cimitero di Milano-Musocco.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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