1^ G.M. Le truppe alpine

15 AGOSTO … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti.

  • 1799 Si svolge la Battaglia di Novi tra i francesi comandati dal generale Joubert e gli austro-russi guidati dal feldmaresciallo russo Suvorov. La vittoria austro-russa determina la ritirata generale delle forze francesi presenti in Italia.

  • 1895 Nasce a Palermo Giuseppe Cangialosi. Sottotenente dei bersaglieri durante la Grande Guerra morirà durante l’ottava battaglia dell’Isonzo, il 12 ottobre 2016. Durante la suddetta battaglia, al comando di un plotone del 77º reggimento della “brigata Toscana”, si distingue nell’attacco alle postazioni di Veliki Hriback nei pressi di Gorizia; durante il contrattacco austriaco eroicamente cade ucciso. Per questi fatti, dopo la morte, viene promosso tenente e gli viene conferita la medaglia d’oro al valor militare:

    «Durante due giorni di cruento combattimento in prima linea, ogni suo atto fu atto di valore. Avendo il nemico, che stringeva il suo reparto in una morsa di fuoco, invitato le truppe scosse alla resa, usciva dal riparo, e, agitando una bandierina tricolore in faccia agli stessi avversari, scaricava baldanzoso la sua rivoltella, e ad ogni nemico che cadeva sotto i suoi colpi gridava: “Così si arrendono i soldati d’Italia!”. Colpito mortalmente alla fronte, bagnava col proprio sangue il terreno conteso, infondendo nei soldati, col sacrificio della sua vita, il vigore necessario a mantenere definitivamente la posizione. Veliki Hriback, 12 ottobre 1916.»— 31 dicembre 1916

  • 1937 Muore a Monte Picones sulle Asturie, Giovanni Valentini combattente nel Corpo Truppe Volontarie, i reparti inviati in Spagna dall’Italia fascista come supporto a Francisco Franco durante guerra civile spagnola.Arruolatosi nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale col grado di capomanipolo, morì il 15 agosto 1937 durante i combattimenti sulle Asturie contro le truppe repubblicane spagnole. Il 18 gennaio 1940, venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
    «Comandante audace di un plotone di arditi, ufficiale di sperimentato valore, già ferito in precedenti azioni di guerra, rinunciava al rimpatrio, e all’estrema consolazione di riabbracciare la madre morente, per condurre a rischiosissima impresa gli arditi del suo plotone e del battaglione “Invincibile” ch’egli aveva preparato a tutto osare con esemplare virtù trascinatrice. Sotto violento fuoco nemico lanciandosi, per primo, alla conquista di forte posizione avversaria, si apriva un varco nell’intrico dei reticolati con tubi di gelatina, di sua mano posti e fatti brillare. Alla testa dei suoi arditi, irrompeva poi sul trinceramento conteso, affrontando il nemico con il pugnale e le bombe a mano e nella lotta aspra e sanguinosa, dava mirabile prova di valore e di eccezionale ardimento. Colpito a morte, rifiutava ogni soccorso e seguitava ad incitare i suoi uomini, elevando l’ultimo grido di fede e di vittoria: Avanti! Non curatevi di me! Proseguite. A chi non obbedisce lancio una bomba. Viva L’Italia! Viva il Duce!— Monte Picones, 14 agosto 1937.Arruolatosi nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale col grado di capomanipolo, morì il 15 agosto 1937 durante i combattimenti sulle Asturie contro le truppe repubblicane spagnole. Il 18 gennaio 1940, venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. 

    «Comandante audace di un plotone di arditi, ufficiale di sperimentato valore, già ferito in precedenti azioni di guerra, rinunciava al rimpatrio, e all’estrema consolazione di riabbracciare la madre morente, per condurre a rischiosissima impresa gli arditi del suo plotone e del battaglione “Invincibile” ch’egli aveva preparato a tutto osare con esemplare virtù trascinatrice. Sotto violento fuoco nemico lanciandosi, per primo, alla conquista di forte posizione avversaria, si apriva un varco nell’intrico dei reticolati con tubi di gelatina, di sua mano posti e fatti brillare. Alla testa dei suoi arditi, irrompeva poi sul trinceramento conteso, affrontando il nemico con il pugnale e le bombe a mano e nella lotta aspra e sanguinosa, dava mirabile prova di valore e di eccezionale ardimento. Colpito a morte, rifiutava ogni soccorso e seguitava ad incitare i suoi uomini, elevando l’ultimo grido di fede e di vittoria: Avanti! Non curatevi di me! Proseguite. A chi non obbedisce lancio una bomba. Viva L’Italia! Viva il Duce!— Monte Picones, 14 agosto 1937

  • 1940 Il sommergibile italiano Delfino silura l’incrociatore Greco Elli all’ancora presso l’isola di Tino per partecipare alle celebrazioni della Festa della Dormizione di Maria. Uno dei tre siluri lanciati colpì l’incrociatore sotto una delle caldaie operative, che causò l’incendio e l’affondamento della nave. Morirono 9 tra sottufficiali e marinai, mentre 24 rimasero feriti.

    I greci recuperarono frammenti di siluro, che identificarono come di produzione italiana. Il Governo greco tuttavia, tentando di evitare un confronto con il Regno d’Italia, annunciò che la nazionalità del sommergibile attaccante era sconosciuta, atto che posticipò l’inizio della Campagna italiana di Grecia di soli due mesi e non convinse il popolo greco, ben consapevole di chi fosse il colpevole.
    L’azione fu ordinata dal generale Cesare De Vecchi, al tempo Governatore dell’Egeo, in base alle disposizioni di Benito Mussolini, il 28 ottobre successivo poche e male armate divisioni italiane invadevano il territorio greco.
    Dopo la guerra, come compensazione per l’affondamento del primo Elli, l’Italia dovette consegnare alla Grecia l’incrociatore Eugenio di Savoia, immesso in servizio nel giugno 1950 dalla Reale marina greca con il nome di Elli. Rimase in servizio fino al 1973. I greci recuperarono frammenti di siluro, che identificarono come di produzione italiana. Il Governo greco tuttavia, tentando di evitare un confronto con il Regno d’Italia, annunciò che la nazionalità del sommergibile attaccante era sconosciuta, atto che posticipò l’inizio della Campagna italiana di Grecia di soli due mesi e non convinse il popolo greco, ben consapevole di chi fosse il colpevole.L’azione fu ordinata dal generale Cesare De Vecchi, al tempo Governatore dell’Egeo, in base alle disposizioni di Benito Mussolini, il 28 ottobre successivo poche e male armate divisioni italiane invadevano il territorio greco.Dopo la guerra, come compensazione per l’affondamento del primo Elli, l’Italia dovette consegnare alla Grecia l’incrociatore Eugenio di Savoia, immesso in servizio nel giugno 1950 dalla Reale marina greca con il nome di Elli. Rimase in servizio fino al 1973.

  • 1942 Il generale Alexander sostituisce effettivamente Auchinleck nel comando del Medio Oriente. Appena giunto dall’inghilterra, Montgomery avvia il rafforzamento e la riorganizzazione dell’8ª armata britannica.

  • 1943 A Casalecchio di Reno (Bologna) nella villa di Luigi Federzoni, ex ministro delle Colonie, poi degli Interni e infine presidente del Senato si svolge un incontro segreto fra gli Stati Maggiori di Germania e d’Italia.

    La delegazione tedesca è composta dal Feldmaresciallo Rommel, e dai generali Jodl e Von Rintelen. Quella italiana vede la presenza del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito Generale Roatta e dai Generali Rossi, Zanussi e Di Raimondo.

    Il convegno si conclude senza nuove risoluzioni, nel frattempo erano giàin corso i primi contatti fra Italia e Alleati, per arrivare a una pace separata.La delegazione tedesca è composta dal Feldmaresciallo Rommel, e dai generali Jodl e Von Rintelen. Quella italiana vede la presenza del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito Generale Roatta e dai Generali Rossi, Zanussi e Di Raimondo.Il convegno si conclude senza nuove risoluzioni, nel frattempo erano giàin corso i primi contatti fra Italia e Alleati, per arrivare a una pace separata.

  • 1943 Nell’ambito della campagna di Sicilia, continua l’avvicinamento degli Alleati a Messina: sulla costa settentrionale gli americani raggiungono Barcellona, a est gli inglesi marciano su Linguaglossa.

  • 1945 L’Imperatore Hirohito annuncia la resa incondizionata del Giappone. E’ la fine ufficiale del più spaventoso conflitto della storia dell’umanità.

  • 1992 Muore a Padova Giorgio Perlasca. Nato a Cono nel 1910, aderì al Fascismo e partecipò come volontario alle guerre d’Etiopia e alla guerra civile spagnola. Al momento dell’armistizio si rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale e in virtù di un documento che attestava la sua partecipazione alla guerra civile spagnola, si rifugiò nell’ambasciata di Spagna a Budapest. Nel dicembre 1944 in Ungheria prese il potere il partito filonazista delle croci ferrate, iniziarono le persecuzioni degli ebrei e l’ambasciatore rifiutandosi di riconoscere il nuovo governo, lasciò la capitale ungherese. Rimasto nei locali dell’ambasciata, Perlasca si inventò, falsificando vari documenti il ruolo di console di Spagna. Con vari stratagemmi e delapidando il suo patrimonio per corrompere funzionari ungheresi e militari tedeschi, mettendo a rischio la sua vita più volte, nell’ inverno del 1944-1945 riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ebrei ungheresi. All’arrivo dell’Armata Rossa, in virtù del suo passato fascista, dovette abbandonare precipitosamente la città e tornò in Italia. Non raccontò a nessuno, nemmeno alla sua famiglia le vicende ungheresi, semplicemente perché riteneva d’aver fatto il proprio dovere, nulla di più e nulla di meno.Se non fosse stato per alcune donne ebree ungheresi da lui salvate in quel terribile inverno di Budapest la sua storia sarebbe andata dispersa. Queste donne, a fine degli anni ’80 misero sul giornale della Comunità ebraica di Budapest un avviso di ricerca di un diplomatico spagnolo, Jorge Perlasca, che aveva salvato loro e tanti altri correligionari durante quei mesi terribili della persecuzione nazista a Budapest e alla fine della ricerca ritrovarono un italiano di nome Giorgio Perlasca.Ora il suo nome si trova a Gerusalemme, tra i Giusti fra le Nazioni, e un albero a suo ricordo è piantato sulle colline che circondano il Museo dello Yad Vashem.Se non fosse stato per alcune donne ebree ungheresi da lui salvate in quel terribile inverno di Budapest la sua storia sarebbe andata dispersa. Queste donne, a fine degli anni ’80 misero sul giornale della Comunità ebraica di Budapest un avviso di ricerca di un diplomatico spagnolo, Jorge Perlasca, che aveva salvato loro e tanti altri correligionari durante quei mesi terribili della persecuzione nazista a Budapest e alla fine della ricerca ritrovarono un italiano di nome Giorgio Perlasca.Ora il suo nome si trova a Gerusalemme, tra i Giusti fra le Nazioni, e un albero a suo ricordo è piantato sulle colline che circondano il Museo dello Yad Vashem.

  • 1977 Dall’ospedale militare del Celio a Roma evade Herbert Kappler, l’ex colonello delle SS comandante dell’SD, della SiPo e della Gestapo nella capitale italiana. Stava scontando l’ergastolo inflittogli da un tribunale militare italiano in quanto responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine in cui persero la vita 335 persone. Fu sempre Kappler il 17 aprile 1944, a ordinare di rastrellare il quartiere Quadraro e arrestare e deportare all’incirca mille uomini nei campi di concentramento in Germania e Polonia. Alla fine del conflitto solo la metà di questi sopravvisse e fece ritorno alle proprie case. Il 17 aprile 1944, per stroncare le forze partigiane che operavano nella periferia di Roma, Kappler diede l’ordine di rastrellare il quartiere Quadraro e arrestare e deportare all’incirca mille uomini nei campi di concentramento in Germania e Polonia. Alla fine del conflitto solo la metà di questi sopravvisse e fece ritorno alle proprie case.

  • 2105 Muore a 103 anni a Torre del Lago (Viareggio) Emilio Bianchi uno dei palombari protagonisti dell’azione della X MAS nella base navale britannica di Alessandria del 18 dicembre 1941. Nel corso della stessa la Royal Navy dovette lamentare l’affondamento di due corazzate, la Valiant e la Queen Elizabeth.
    Per l’azione Bianchi venne decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare:

    «Eroico combattente, fedele collaboratore del suo ufficiale dopo averne condivisi i rischi di un tenace, pericoloso addestramento lo seguiva nelle più ardite imprese e, animato dalla stessa ardente volontà di successo, partecipava con lui ad una spedizione di mezzi d’assalto subacquei che forzava una delle più potenti e difese basi navali avversarie, con un’azione in cui concezione operativa ed esecuzione pratica si armonizzavano splendidamente col freddo coraggio e con l’abnegazione degli uomini. Dopo aver avanzato per più miglia sotto acqua e superato difficoltà ed ostacoli di ogni genere, valido e fedele aiuto dell’ufficiale le cui forze erano esauste, veniva catturato e tratto sulla nave già inesorabilmente condannata per l’audace operazione compiuta. Noncurante della propria salvezza si rifiutava di dare ogni indicazione sul pericolo imminente, deciso a non compromettere l’esito della dura missione. Col suo eroico comportamento acquistava diritto all’ammirata riconoscenza della Patria e al rispetto dell’avversario[.»
    — Alessandria d’Egitto, 18-19 dicembre 1941.

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