2^ G.M. Crimini e stragi partigiane

14 AGOSTO … Accadde oggi

Inaugurato il 10 agosto 2019 il nuovo post giornaliero dedicato ai fatti d’arme, alle date di nascita e di morte di personaggi importanti riguardanti il nostro blog, alle date di attribuzione delle Medaglie d’Oro e alle date principali e fondamentali dei due conflitti mondiali, buona lettura a tutti. 

  • 1906 Nasce a Cattaro nel Montenegro Romeo Romei Capitano di corvetta comandò il sommergibile Pier Capponi durante la seconda guerra mondiale. Al comando del battello della Regia Marina si distinse in diverse missioni di guerra, che gli valsero la fama di “corsaro degli abissi”. In una missione di guerra condotta nella notte del 10 novembre 1940 nelle acque del Canale di Sicilia, attaccò, senza successo, la nave da battaglia Ramillies, l’incrociatore Coventry ed i cacciatorpediniere  Dainty, Waterhen e Vampire, che stavano dirigendo su Malta di scorta ad un convoglio. Morì il 31 marzo 1941 a bordo del Pier Capponi, affondato a circa 17 miglia a sud di Stromboli nel Mediterraneo centrale, silurato dal sommergibile inglese HMS Rorqual, Non ci furono superstiti fra l’equipaggio. Venne decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare:
    «Comandante di sommergibile si distingueva sin dall’inizio del conflitto per perizia e valore. All’agguato in prossimità di importante base avversaria, attaccato di giorno da unità leggere di superficie, riusciva con insigne bravura a sfuggire alla caccia, nonostante le notevoli avarie che avevano menomato sensibilmente le possibilità di manovra della sua unità. Con coraggiosa determinazione e sicuro intuito manteneva ancora l’agguato nella zona e poteva così avvistare, in ore notturne, grossa formazione navale avversaria, composta di una portaerei, di due navi da battaglia e di vari incrociatori e c.t.. Precorrendo le teorie di impiego, successivamente adattate dai sommergibili, conduceva risolutamente in superficie l’attacco alla formazione e, pur di raggiungere il suo audace intento, non esitava ad impiegare il motore termico in parziale avaria che, con il rilevante fumo di scarico, avrebbe potuto rivelare la sua presenza al nemico. Portato a fondo l’attacco, colpiva con due siluri una corazzata avversaria e con un terzo, probabilmente, un’altra unità, prendendo l’immersione soltanto dopo aver constatato l’avvenuto scoppio delle armi. Nel corso di successiva missione scompariva in mare con la propria unità. Esempio di sereno ardimento, di eccezionale tempra di combattente e di elevate virtù militari.»

  • 1942 Scompare durante la battaglia aeronavale di Mezzo Agosto combattuta nel Mediterraneo centrale,  il maggiore Pilota Pier Giuseppe Scarpetta, Asso dell’ aviazione con sette vittorie al suo attivo, conseguite in Spagna e nella seconda guerra mondiale. Nato a Moncalieri provincia di Torino, il 21 giugno 1913,  rimase orfano del padre, caduto durante la prima guerra mondiale, frequentò il Ginnasio di Piacenza, e successivamente gli studi presso il Collegio Militare “Maria Luigia” di Parma, e il Collegio militare di Roma. Nel 1932 entrò nella Regia Accademia Aeronautica di Caserta nel 1932, uscendone nel gennaio 1936 con il grado di sottotenente in servizio permanente effettivo. Divenuto pilota militare fu assegnato alla 27ª Squadriglia Osservazione Aerea, dopo la promozione a Tenente, il 16 aprile 1937 fu trasferito in forza alla 72ª Squadriglia caccia, di stanza sull’aeroporto di Campoformido

    Il 14 aprile 1938 partì volontario per combattere in Spagna, assegnato alla 24ª Squadriglia del XVI Gruppo Caccia “La Cucaracha” dell’Aviazione Legionaria Nella guerra di Spagna fu decorato con due Medaglie d’argento, una di bronzo al valor militare e la promozione a capitano per meriti di guerra. Poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia fu assegnato come comandante di squadriglia al 160º Gruppo Autonomo Caccia Terrestre, iniziando le operazioni belliche a partire dal 10 giugno 1940. A partire dall’ottobre del 1940 cominciò la Campagna italiana di Grecia e Scarpetta, come comandante della 395ª Squadriglia, entrò in forza al 154º Gruppo Autonomo C.T. di stanza a Berat, ed equipaggiato con velivoli Fiat G.50 Freccia. L’11 novembre conseguì la sua prima vittoria (in collaborazione col maresciallo Bruno Ferracini) in un combattimento aereo su questo fronte, quando con un G.50 abatté un bombardiere bimotore greco Bristol Blenheim del Mira 32 a nord ovest di Kelcyre.

    Dopo l’invasione della Jugoslavia, con il termine delle operazioni belliche nei Balcani, fu decorato con una terza Medaglia d’argento al valor militare. Il 18 novembre 1941 iniziò l’Operazione Crusader, ed egli nel mese di dicembre fu trasferito in Africa Settentrionale come comandante della 384ª Squadriglia, 157º Gruppo Autonomo C.T., equipaggiata con velivoli MC.200 Saetta posizionandosi sul campo d’aviazione di Bengasi.

    Al comando della 98ª Squadriglia, 7º Gruppo Autonomo Caccia Terrestre, 54º Stormo C.T. si distinse in Sicilia, in Sardegna e su Pantelleria, venendo promosso maggiore l’8 giugno 1942, ed abbattendo durante la Battaglia di mezzo giugno un caccia Sea Hawker Hurricane. Assunto dal 12 luglio il comando del 2º Gruppo volo Autonomo Caccia Terrestre, il 14 agosto 1942, nell’ambito della Battaglia di mezzo agosto, durante una missione di scorta ad aerosiluranti tedeschi impegnava combattimento contro aerei da caccia nemici Supermarine Spitfire, a circa 20 Km a nord-est dell’Isola di Linosa, ma il suo velivolo Reggiane Re.2001 fu abbattuto e precipitò in mare.

    Decorato inizialmente con la quarta Medaglia d’argento, fu trasformata in Medaglia d’Oro al Valor Militare:

    «Valoroso ed intrepido comandante di gruppo da caccia, tempra superba di aviatore e di soldato, quattro volte decorato al valor militare, animatore e trascinatore dei propri gregari, alla testa di essi compiva numerose azioni belliche e partecipava alle azioni del 12-13 -14 agosto contro un convoglio fortemente scortato, conseguendo brillanti vittorie. Successivamente, trovatosi con pochi gregari a scortare velivoli aerosiluranti, che venivano attaccati da numerosi caccia nemici, non esitava ad impegnare l’impari combattimento e, dopo aver lottato, a lungo, eroicamente e strenuamente, consentiva alla nostra formazione di rientrare incolume alla base. Sopraffatto poi dalle soverchianti forze aeree nemiche, in un alone di gloria, precipitava nel nostro mare. — Cielo della Grecia e del Mediterraneo, 1 gennaio 1941 -14 agosto 1942.»
    — Decreto Luogotenenziale 3 maggio 1945

    Oltre alla Medaglia d’Oro il valoroso pilota risulta decorato con Decorato con tre Medaglie d’argento e due di bronzo al valor militare. Gli sono state intitolate una via di Roma e la sezione di Piacenza dell’ Associazione Arma Aeronautica.

  • 1944 Il 14 agosto 1944 veniva fucilato dai partigiani jugoslavi, seguito dalla moglie, che volle condividerne il triste destino, il trentenne capitano dei Carabinieri Reali di Pola, Filippo Casini. In qualità di comandante del gruppo carabinieri di Pola, il 2 luglio del 1944, passò coi partigiani titini con tutti gli uomini al suo comando che erano più di cento. Pochi giorni dopo fu raggiunto anche dalla moglie Luciana, una giovane polesana che voleva seguire il destino del marito. Ben presto i comunisti slavi gli fecero capire, che chi combatteva con loro doveva anche condividere le loro mire annessionistiche sulle terre italiane. All’ovvio rifiuto dell’ufficiale, seguì la condanna a morte del “tribunale del popolo”. Gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione:

    Comandante di Compagnia territoriale e poi di Gruppo in territorio nazionale conteso e preteso dal nemico, difese con coraggio pari alla fede nei destini della nazione i sacrosanti diritti della Patria. Nella imminenza di decisiva azione bellica, seguito dal reparto che aveva saputo preparare all’audace impresa, passò in campo aperto contro il nemico invasore. Arrestato e processato per la sua ferma e coraggiosa affermazione dei diritti della Patria su quella regione, affrontò in compagnia della sua giovane moglie, l’estremo sacrificio, con la dignità propria degli spiriti grandi che suggellano col sangue la fedeltà ad un’idea, la dedizione alla Patria.
    Bainsizza del Carso (TS) 14 agosto 1944

  • 1944 Muore a Bologna dopo aver subito sei giorni di torture la partigiana Medaglia d’Oro Irma Bandiera. Nata a Bologna l’8 aprile 1915, dopo che il suo fidanzato fatto prigioniero dai tedeschi a Creta dopo l’8 settembre 1943 e resta disperso dopo che la nave su cui era imbarcato per il trasferimento in Germania è bombardata e affonda al porto del Pireo, inizia ad aiutare i soldati sbandati dopo l’armistizio e ad interessarsi di politica, aderendo al Partito Comunista. A Funo, dove andava a trovare i parenti, conosce uno studente di medicina, Dino Cipollani di Argelato, il partigiano “Marco”. Entra nella Resistenza, al tempo molto attiva nella bassa bolognese, con il nome di battaglia “Mimma” nella VII brigata GAP Gianni Garibaldi di Bologna.Il 5 agosto 1944 i partigiani uccidono un ufficiale tedesco e un comandante delle brigate nere, il che scatena il giorno successivo la rappresaglia a Funo. Tre partigiani vengono arrestati e portati alle scuole di San Giorgio di Piano. Il 7 agosto 1944 dopo aver  trasportato delle armi alla base della sua formazione a Castel Maggiore, la stessa sera è arrestata a casa dello zio, insieme ad altri due partigiani. Rinchiusa dapprima alle scuole di San Giorgio, viene separata dai compagni, è quindi tradotta a Bologna, dove i fascisti speravano di ottenere da lei altre informazioni sulla Resistenza.

    Per sei giorni e sei notti fu torturata dai fascisti della Compagnia Autonoma Speciale, guidati dal Capitano Renato Tartarotti, che arrivarono ad accecarla, ma Irma resistette senza parlare, preservando così i suoi compagni partigiani. Venne fucilata e finita con alcuni colpi di pistola a bruciapelo al Meloncello di Bologna, nei pressi della casa dei suoi genitori, il 14 agosto. Il suo corpo venne ritrovato  sul selciato vicino allo stabilimento della ICO, dove i suoi aguzzini l’avevano lasciata in vista per una intera giornata, a monito, infine sepolta nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna.

    La federazione bolognese del PCI il 4 settembre 1944 fece circolare un foglio clandestino in cui si ricordava il senso patriottico del sacrificio di Irma, incitando i bolognesi a intensificare la lotta partigiana per la liberazione dal nazi-fascismo. In suo onore, nell’estate del 1944, una formazione di partigiani operanti a Bologna prese il nome Prima Brigata Garibaldi “Irma Bandiera”. A lei fu inoltre intitolata una brigata SAP (Squadra di azione patriottica) che operava nella periferia nord di Bologna ed un GDD (Gruppo di Difesa della Donna). Alla fine della guerra Irma Bandiera fu decorata postuma della Medaglia d’Oro al Valor Militare, insieme ad altre 18 partigiane:

    «Prima fra le donne bolognesi a impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si batté sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS. tedesche, sottoposta a feroci torture, non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata fu barbaramente trucidata e il corpo lasciato sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso di tutti i patrioti bolognesi nella guerra di liberazione.»
    — Meloncello, 14 agosto 1944.

    I comuni di Bologna, Roma, Argelato,Castel Maggiore, Cattolica Copparo, Crevalcore, Granarolo dell’Emilia, Malalbergo, Molinella, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano in Emilia-Romagna, Rovigo, Terni, Civitavecchia, Ribera (in provincia di Agrigento), Castelnovo di Sotto (Reggio Emilia), Gonnesa, Sant’Arpino (in provincia di Caserta) e Valenza (in provincia di Alessandria), Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia) le hanno intitolato una strada. A Frattamaggiore le è intitolato un grande condominio.

  • 1944 Viene ucciso a Padova in un agguato partigiano il colonnello della  Bartolomeo Fronteddudella Guardia Nazionale Repubblicana, grande invalido di guerra, ex comandante del Battaglione volontari di Sardegna “Giovanni Maria Angioy”, inquadrato nell’Esercito Nazionale Repubblicano. Nato a Dorgali in provincia di Nuoro il  6 maggio 1890 partecipò alla Grande Guerra con il grado di tenente. Prese parte alle offensive sull’Isonzo finché fu gravemente ferito nel 1915 subendo l’amputazione del braccio destro. Ripreso servizio fu insignito per le sue azioni della medaglia d’argento al valor militare e di due medaglie di bronzo. Preso prigioniero dagli austriaci nel 1916, fu rilasciato l’anno seguente nel corso di uno scambio di prigionieri. Ritornò al fronte inquadrato nel III battaglione del 74º Reggimento fanteria “Lombardia”.Nel corso della seconda guerra mondiale col grado di maggiore Fronteddu fu impiegato col 48º Reggimento fanteria “Ferrara” nella campagna di Grecia dove si distinse nel settore di Lekeli-Libohvo.

    All’atto dell’armistizio dell’8 settembre 1943 Fronteddu si trovava presso l’isola della Maddalena al comando del 591º Battaglione costiero. Nell’ottobre 1943 su decisione del sottosegretario alla Presidenza della Repubblica Sociale Italiana Francesco Maria Barracu, assunse il comando del neocostituito Battaglione Volontari di Sardegna – Giovanni Maria Angioy, un reparto formato esclusivamente da sardi.

    Nel gennaio 1944 Fronteddu cedette il comando al capitano Achille Manso e assunse un nuovo incarico, a Padova presso il Comando provinciale. Nella città venete il 14 agosto 1944, fu ucciso insieme all’autista da un gruppo di gappisti del Partito d’Azione. L’attentato in realtà aveva per obiettivo il generale Umberto Piatti dal Pozzo, ex responsabile del Comando Militare Regionale veneto, per rappresaglia furono impiccati e fucilati dieci partigiani.

    Medaglia d’argento al valor militare:

    «Comandante di compagnia con perizia slancio e valore, assolveva compiti assai difficili e arditi, ottenendo ottimi risultati e riuscendo a ristabilire il contatto, con le truppe laterali, in terreno insidioso, di cui ricacciava il nemico. Assunto poi interinalmente il comando del battaglione e ricevuto l’ordine di far avanzare una sola compagnia, per concorrere all’attacco di una posizione, riservava a se tale compito, assolvendolo brillantemente. Ferito, non lasciava il reparto, benché per le gravi perdite subite, l’azione fosse stata sospesa, per poter proseguire in essa, come fece nella notte seguente, raggiungendo l’obiettivo rafforzandosivi e respingendo ripetuti attacchi nemici.»
    — Vippacco (Carso), 11-15 agosto 1916

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