2^ G.M. Fronte Russo

Me l’ha donato mio padre, ditegli che l’ho portato con onore!

“Giovanissimo Ufficiale entusiasta e valoroso, già decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare sul campo. Durante l’accanito e sanguinoso combattimento, quando il nemico era riuscito a penetrare nelle linee, minacciando il fianco di un nostro battaglione, alla testa dei suoi si lanciava al contrassalto. Ferito ad un braccio, rifiutava ogni soccorso e fasciatosi sommariamente, continuava con immutato slancio, ricacciando l’avversario all’arma bianca. Mentre, ritto innanzi a tutti, difendeva a bombe a mano la posizione da rinnovati più furiosi assalti, una raffica di mitragliatrice lo abbatteva. Ai Bersaglieri accorsi in suo aiuto rispondeva in un supremo sforzo sollevando in alto il piumetto: me l’ha donato mio padre, ditegli che l’ho portato con onore! Magnifica figura di soldato, che nella luce del sacrificio consacra ed esalta il fascino della più pura passione bersaglieresca.

Fronte russo, Bobrowskij, 3 agosto 1942”.

Bruno Carloni Medaglia d'Oro fronte russo con motivazione

Il 3 agosto 1942 moriva Bruno Carloni, bersagliere come suo padre Mario che durante la guerra arrivò fino al grado di generale di divisione. Fu seguendo il suo fulgido esempio di soldato che il figlio Bruno, nato nel 1920 a Isola del Liri, piccolo centro della provincia di Frosinone, decise di indossare il piumetto del glorioso corpo dei Bersaglieri. Arruolatosi volontario entrò nell’Accademia militare di Modena nel 1940, lo stesso anno della dichiarazione di guerra, Bruno, uscendone due anni più tardi con i gradi di Sottotenente e  venendo assegnato al 6° Reggimento Bersaglieri.

Il reggimento inquadrato nella 3ª divisione Celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta” era già dislocato in Russia nella grande battaglia che vedeva contrapposte le due ideologie che si contendevano il controllo del continente. Il nostro giovane ufficiale si trovò subito catapultato nella guerra, quella vera. Assegnato alla 2ª Compagnia del VI Battaglione, il 13 luglio 1942, a Wladimorowka, durante un assalto condotto alla testa dei suoi uomini, si guadagnò sul campo la Medaglia d’Argento al Valor Militare:

“Comandante di un plotone d’una compagnia Bersaglieri distaccata presso altra unità, si lanciava per primo all’assalto d’una munitissima trincea protetta da profondo reticolato, che superava strisciando per giungere più presto sul nemico che assaliva a bombe a mano, nonostante il vivace fuoco delle mitragliatrici avversarie. Visto cadere gravemente ferito il proprio capitano, assumeva il comando della Compagnia e, dopo aspra, accanita, lotta, conquistava la posizione, catturando armi e prigionieri. Wladimorowka, 12 luglio 1942“.

Dal 25 al 29 luglio 1942 il 6° bersaglieri si portò all’ansa del Don, controllata da una testa di ponte russa che andava da Satonskij -Serafimovic a Bobrowski-Baskovskij, attraverso boschi digradanti al fiume. Le balke o bolke che corrono parallele al fiume rendono invisibile dalle quote retrostanti un eventuale movimento Nord Sud del nemico. Questa zona assegnata al 6° a differenza dell’altra era più rocciosa ed era per il momento controllata da uno striminzito reggimento tedesco a Baskovskij. La riunione dei due comandanti bersaglieri (3° e 6°) giunse a questo risultato “come al solito toccherà a noi”.

Alle dodici del giorno 30 mentre il 3° muoveva per l’ansa i soldati dell’Armata Rossa scatenarono una prima, violenta offensiva, appoggiata anche da una quarantina di carri armati, si trattava di ben 24 temibili T34 appoggiati da 16 T26: l’attacco investì in pieno i Tedeschi e i fanti piumati, ma le perdite furono pesanti per entrambi i contendenti. Ora occorreva capire se i russi fossero in grado di proseguire l’attacco attraverso la testa di ponte, di rifornire di altri carri i reparti facendoli passare il fiume su chiatte.

All’alba del 2 agosto parti l’attacco a Bobrowski e Baskovskij raggiunti entrambi e superati a costo di perdite che andavano aumentando sempre di più. Restava il bosco, digradante al fiume, attraverso cui arrivavano i rinforzi e che serviva anche come centrale di tiro. Gli scontri di questi giorni si accanivano sempre più. Il VI battaglione destinato alla quota 210 (arretrata) veniva coinvolto nel suo movimento (verso quota 120) in scontri furibondi con le sue compagnie 3ª Aurelio Barnabè (ferito bronzo) e la 2ª di Carloni.

Gli scontri furono duri con pesanti perdite: ferito ad un braccio, il giovane Bersagliere restò in mezzo alla battaglia, là dove maggiore era il fuoco sovietico. Non smetteva di incitare i suoi uomini a proseguire nell’azione fino a quando una raffica di mitragliatrice, colpendolo in pieno petto, non lo faceva cadere a terra, esanime. Inutili furono i tentativi dei medici di salvarlo: si spense tra le braccia dei suoi uomini, riservando le ultime parole per suo padre e per i Bersaglieri, che tanto fedelmente aveva giurato di servire.

Alla sua memoria verrà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria con la motivazione riportata ad inizio post. Nel corso dell’azione trovarono la morte anche il T. Col. Enrico Rivoire decorato con Medaglia d’Argento, Bernardino Leoni decorato con Medaglia d’Oro ed altri a cui andava l’argento e il bronzo. I caduti venivano sepolti nel IV cimitero di Vers (verchne) Fomichinskij. I tedeschi dopo lunghe discussioni, decisero di creare un gruppo misto per il rastrellamento del bosco. Quattro battaglioni due tedeschi e due del 6°, (XIII e XIX), per giorni ingaggiarono una sfibrante caccia all’uomo.

L’ 8 agosto gli scontri erano ancora in atto con gravi perdite da entrambe le parti e a quel punto il comando germanico decise di porre fine alla azione. Il 6° bersaglieri continuava come tutti i reparti a combattere valorosamente durante l’estate e l’autunno del 1942 e il suo valore e sacrificio venne riconosciuto il 31 dicembre 1948 quando alla sua bandiera venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

«Salda e forte unità di guerra, già temprata in mesi di aspra lotta su altro fronte, si prodigava nella dura campagna di Russia con lo stesso ardore e la stessa fede che formarono la sua gloria nelle precedenti guerre d’Italia. Balzato dalla linea difensiva aspramente contesa, ma sempre inviolata, all’audace offensiva, si impossessava con sanguinosa battaglia del centro fortificato di Iwanowka, aprendo il passo alla conquista del ricco bacino minerario di Krasnij Lutsch. Passato, con rapida, leggendaria marcia, dal Donez al Don ,dava il suo pronte e decisivo contributo alla battaglia per la conquista di una munitissima testa di ponte nemica, annientando il nemico annidato in un settore particolarmente difficile ed insidioso. Chiamato in altro settore, dove minacciose masse russe erano riuscite a passare sulla destra del Don, con eroici contrattacchi e con tenacissima resistenza arrestava definitivamente l’avversario, rendendo vani ripetuti sfondamenti fatti dal nemico con mezzi e forze assolutamente preponderanti.
Fronte Russo, Orlowo – Iwanowka – Bokowo Antrazit – Bobrowski – Quota 224 – Jagodnyj – Quota 208, febbraio – settembre 1942»

Per il 6° bersaglieri il peggio doveva ancora purtroppo venire, nel gennaio 1943 il Reggimento si trovò a respingere l’Armata  Rossa che minacciava l’intero schieramento dell’ ARM.I.R.  La durissima battaglia costrinse i bersaglieri a capitolare dopo dieci giorni di scontri il 20 febbraio. I caduti sono 1.734, circa il 70% degli effettivi. La bandiera del Reggimento venne decorata con una seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare con decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1956

«Magnifico Reggimento Bersaglieri durante la campagna in Russia già duramente provato e copertosi di gloria, stremato nelle sue file, ma non domo, compì atti prodigiosi nella tormentata manovra di ripiegamento delle truppe dell’A.R.MI.R. segnando, dal Don al Dnieper, con copioso sangue le tappe di una lotta epica. in nobile gara di eroismo e di sacrificio con altre truppe: avanguardia arditissima in cruenti puntate controffensive, temeraria ed implacabile retroguardia, in durissimi combattimenti di arresto contrastò passo a passo il procedere baldanzoso di forti colonne corazzate nemiche, rompendone più volte l’accerchiamento con mezzi ed armi di gran lunga inferiori in numero ed efficacia. Sorretto da una disperata volontà di resistenza, benché sopraffatto dalle travolgenti forze avversarie, dopo aver perduto circa il 70% dei suoi effettivi chiuse combattendo per ultimo, sulle sponde del Dnieper, il tragico ciclo operativo, ammirato dagli alleati a fianco dei quali validamente si batteva, tenendo ovunque alto il nome dei soldati d’italia e sempre fedele alle nobili tradizioni del Corpo.
Fronte russo, fiume Don, fiume Dnieper, 17 dicembre 1942 – 20 febbraio 1943»

Prima di chiudere il post ricordiamo la figura di Mario Carloni, padre del protagonista del nostro post odierno. Inizio la sua carriera militare come volontario inquadrato nel 5° Reggimento Bersaglieri, scalando la gerarchia militare fino a diventare ufficiale di complemento, con il grado di Sottotenente, nel 7° Bersaglieri. Partecipò alla Grande Guerra, nella quale si distinse per valore e per capacità di comando, venendo decorato al Valor Militare e passando al servizio effettivo, terminando il conflitto con il grado di Capitano.

Colonnello allo scoppio del secondo conflitto mondiale, prese parte alle operazioni in Albania e Guida, guadagnandosi una seconda medaglia d’argento. Il 6 ottobre 1942 gli venne assegnato il comando del 6° reggimento Bersaglieri, alla testa del quale prese parte alla campagna di Russia, rientrando in Italia nel marzo del 1943. Per il suo operato in Russia gli vennero concesse una terza medaglia d’argento, una croce di ferro tedesca di 2° classe e una croce tedesca in oro.

Catturato dai tedeschi come moltissimi altri militari italiani a seguito dell’armistizo fra Regno d’Italia e potenze alleate l’8 settembre 1943, venne internato in Germania, ma quasi immediatamente liberato grazie al fatto di essere un decorato con la Croce tedesca. Al momento della costituzione della Repubblica Sociale aderì ad essa divenendo un dei militari più importanti nell’ambito del neo costituito Esercito Nazionale Repubblicano. Il 28 novembre 1943 venne nominato comandante della divisione di Bersaglieri “Italia” una delle quattro divisioni dell’esercito repubblicano che si addestrò in Germania.

Concluso l’addestramento presso il campo di Heuberg, Carloni il 15 giugno 1944 venne promosso generale di brigata e un mese dopo nominato comandante della divisione Alpini “Monte Rosa”, divisione che fu uno dei reparti protagonisti dell’attacco in Garfagnana del dicembre 1944 quando le truppe alleate furono costrette ad indietreggiare per molti chilometri, infliggendo una pesante sconfitta alla 92ª divisione “Buffalo” degli Stati Uniti. All’azione abbiano dedicato un apposito post che potete rileggere al seguente link:

“Operazione Wintergewitter” le Ardenne italiane

Il 21 febbraio 1945, assunse nuovamente il comando della divisione “Italia” e il primo marzo promosso generale di divisione- Il 29 aprile 1945 si arrese alla forza di spedizione brasiliana dopo la battaglia di Collecchio . Nel 1946 fu perseguito dall’esercito americano per l’ omicidio del tenente Alfred Lyth , un pilota americano ucciso dai soldati del Monte Rosa dopo la sua cattura e quindi retrocesso al grado di colonnello.

Ricordiamo che l’ufficiale statunitense fu costretto a lanciarsi dal suo P-47D con il paracadute, nei pressi di Castelnuovo Garfagnana, dopo che il suo aereo era stato  investito dall’esplosione provocata da un treno carico di munizioni. Catturato dalla “San Marco” anch’essa presente in Garfagnana, dopo essere stato prelevato dai tedeschi fini poi in custodia presso la “Monterosa”. Qui venne ucciso con un colpo alla schiena pare durante un tentativo di fuga.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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