2^ G.M. La guerra civile 1943-45

29 luglio 1883, nasce Benito Amilcare Andrea Mussolini

Benito Amilcare Andrea Mussolini nasce il 29 luglio 1883 a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì, da Rosa Maltoni, maestra elementare, e Alessandro Mussolini, fabbro ferraio. Il nome u deciso dal padre, socialista, desideroso di rendere omaggio alla memoria di Benito Juárez, leader rivoluzionario ed ex-presidente del Messico, di Amilcare Cipriani, patriota italiano e socialista, e di Andrea Costa, imolese, leader del socialismo italiano.

Contrariamente al marito, la madre Rosa era credente e fece battezzare il figlio che dapprima studia nel collegio salesiano di Faenza (1892-’93), poi presso il collegio Carducci di Forlimpopoli, conseguendo anch’egli il diploma di maestro elementare. Conclusi gli studi stimolato dal padre, esponente socialista facinoroso e violentemente anticlericale, comincia la sua carriera politica appunto con l’iscrizione al Partito Socialista Italiano (PSI).

Allo scopo di sottrarsi al servizio militare, fugge in Svizzera, dove conosce importanti esponenti rivoluzionari, rimanendo fra l’altro affascinato dalle idee di stampo marxista. Rientrato in Italia nel 1904 dopo essere stato espulso dai cantoni per ripetuto ed esasperato attivismo antimilitarista e anticlericale, scampa la pena prevista per la renitenza alla leva grazie ad un errore burocratico, per compiere quindi il servizio militare nel reggimento di bersaglieri di stanza a Verona.

Per un breve periodo trova anche il tempo per insegnare presso Tolmezzo ed Oneglia (1908), dove tra l’altro collabora attivamente al periodico socialista “La lima”; dopodiché, torna al suo paese Natale continuando incessantemente l’attività politica per la quale viene imprigionato per dodici giorni per aver sostenuto uno sciopero di braccianti. Ricopre quindi la carica di segretario della Camera del Lavoro a Trento (1909) e dirige un’altro quotidiano: “L’avventura del lavoratore”.

Si scontra presto con gli ambienti moderati e cattolici e, dopo sei mesi di frenetica attività propagandistica viene espulso dal giornale tra le vibranti proteste dei socialisti trentini suscitando una vasta eco in tutta la sinistra italiana. Torna a Forlì dove si unisce, senza vincoli matrimoniali né civili né religiosi, con Rachele Guidi, figlia della nuova compagna del padre.

Insieme ebbero cinque figli: Edda nel 1910, Vittorio nel 1925, Bruno nel 1918, Romano nel 1927 e Anna Maria nel 1929. Nel 1915 sarebbe stato celebrato il matrimonio civile mentre nel 1925 quello religioso. Contemporaneamente la dirigenza socialista forlivese gli offre la direzione del settimanale “Lotta di classe” e lo nomina proprio segretario.

Al termine del congresso socialista a Milano dell’ottobre 1910, ancora dominato dai riformisti, Mussolini pensa di scuotere la minoranza massimalista, anche a rischio di spaccare il partito, provocando l’uscita dal PSI della federazione forlivese, ma l’iniziativa non ha successo. Quando sopraggiunge la guerra in Libia, Mussolini appare come l’uomo più adatto a impersonare il rinnovamento ideale e politico del partito, è il protagonista del congresso emiliano di Reggio Emilia e assume la direzione del quotidiano “Avanti!” alla fine del 1912.

Il 28 luglio 1914, l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia dando inizio alla prima guerra mondiale. Il Regno d’Italia rimane neutrale e l’opinione pubblica italiana si spacca in due schieramenti, i neutralisti e gli interventisti che vedono nel conflitto la possibilità di concludere il processo risorgimentale e vedere finalmente la penisola unita. Mussolini è sulla stessa linea del partito, la neutralità, ma nel giro di pochi mesi, matura il convincimento che l’opposizione alla guerra avrebbe finito per trascinare il PSI ad un ruolo sterile e marginale.

Il futuro Duce è del parere che, sarebbe stato opportuno sfruttare l’occasione per riportare le masse sulla via del rinnovamento rivoluzionario, si dimette quindi dalla direzione del quotidiano socialista il 20 ottobre 1914, proprio due giorni dopo la pubblicazione di un suo articolo che faceva appunto notare il mutato programma. A quel punto decide di fondare un suo giornale, “Il Popolo d’Italia”, foglio ultranazionalista e radicalmente schierato su posizioni interventiste a fianco dell’Intesa.

Il giornale riscuote un clamoroso successo, è boom di vendite e Mussolini il 24-25 novembre dello stesso anno, viene espulso anche dal partito e nell’agosto del 1915 viene richiamato alle armi. Dopo essere stato seriamente ferito durante un’esercitazione può ritornare alla guida del suo giornale, dalle colonne del quale rompe gli ultimi legami con la vecchia matrice socialista, prospettando l’attuazione di una società produttivistico-capitalistica capace di soddisfare le esigenze economiche di tutti i ceti.

Il 23 marzo 1919. è una data basilare per la vita di Mussolini e per l’intera storia italiana. Quel giorno a Milano, pronuncia un discorso a Piazza San Sepolcro che sancisce la nascita dei  “Fasci di Combattimento” basata su un mescolamento di idee radicali di sinistra e di acceso nazionalismo. L’iniziativa non riscuote di primo acchito un gran successo, ma è solo questione di tempo. La situazione italiana si va deteriorando e il fascismo si caratterizza come forza organizzata in funzione antisindacale e antisocialista, Mussolini ottiene crescenti adesioni e pareri favorevoli dai settori agrari e industriali e dai ceti medi.

Il 28 ottobre 1922 le squadre di Mussolini effettuano la “marcia su Roma”, l’esercito non interviene e il Re affida a quel punto gli affida il compito di formare il nuovo Governo, costituendo un gabinetto di larga coalizione che lascia sperare a molti l’avvento della tanto attesa “normalizzazione”. Il potere si consolida ulteriormente con la vittoria nelle elezioni del 1924, per subire una battuta d’arresto a causa dell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti  avvenuto 10 giugno 1924.

Non esistono prove che lo stesso sia riconducibile direttamente al volere di Mussolini, ma la reazione socialista è forte e Mussolini viene fatto oggetto di numerosi attentati firmati da socialisti (il primo fu quello ad opera di Tito Zaniboni), massoni, anarchici e quant’altri. Il 3 gennaio 1925 Mussolini pronuncia in Parlamento uno dei suoi più importanti discorsi, assumendosi “la responsabilità politica, morale e storica” di quanto era avvenuto in Italia negli ultimi mesi, assumendosi la responsabilità “morale” e non materiale dell’omicidio Matteotti.

Il discorso è ritenuto dagli storici l’atto costitutivo del fascismo come regime autoritario. Mussolini controbilancia l’instaurazione di un regime chiaramente dittatoriale, riuscendo a mantenere alto il consenso sfruttando abilmente alcune iniziative genericamente populistiche come la risoluzione dell’annoso problema della cosiddetta “questione romana”, realizzando attraverso i Patti Lateranensi che sanciscono l’11 febbraio 1929, la conciliazione tra lo Stato italiano e la Chiesa.

Un’incessante propaganda esalta continuamente le doti del dittatore, dipinto di volta in volta come “genio” o come “duce supremo”, in un’esaltazione della personalità tipica dei regimi totalitari. In politica estera il Duce è ossessionato dal prestigio dell’Impero romano e comincia una polistica aggressiva nei confronti dei vicini volta a riportare il “mare nostrum” sotto il controllo italiano. Iniziano cosi le operazioni di riconquista della Libia in quel momento infatti le truppe italiane controllano solo le città principali della nostra “quarta sponda, a cui seguirà nel 1923, l’occupazione di Corfù.

Nel 1933 il Nazismo sale al potere in Germania e Mussolini si avvicina sempre più al Fuhrer anche se il primo tentativo germanico di occupare l’Austria fallisce proprio a causa di Mussolini che invia le divisioni al Brennero. Un altro pensiero fisso è quello di vendicare la sconfitta subita dalle armi italiane ad Adua, così il 3 ottobre 1935 le truppe italiane varcano il confine con l’Abissinia. La campagna si conclude rapidamente e il 9 maggio del 1936 il Duce annuncia la fine della guerra e la “rinascita dell’Impero sui colli fatali di Roma”.

La conquista da un lato lo fa arrivare al punto più alto della sua fama in Patria ma dall’altro lo rende inviso al Regno Unito, alla Francia e alla Società delle Nazioni, costringendolo ad un progressivo ma fatale avvicinamento alla Germania hitleriana. Nel luglio del 1936 in Spagna il generale Francisco Franco che si ispira al fascismo insorge contro il governo repubblicano. Mussolini e Hitler inviano consistenti aiuti materiali e dall’Italia partono anche consistenti contingenti di volontari sia inviati dal Governo sia di volontari che combattono nelle file repubblicane.

La guerra si conclude nell’aprile 1939 quando Franco occupa Madrid e instaura un nuovo re regime fascista in Europa, quello che sarà anche il più longevo, concludendosi nel 1975 alla morte del “Caudillo”. Nel frattempo Mussolini si lega sempre di più alla Germania nazista e il 22 maggio 1939 viene firmato il “Patto d’Acciaio”, che lega ufficialmente i due paesi. Seguirà a guerra già iniziata, il “Patto tripartito” che stabiliva le zone di influenza nel mondo fra Italia Germania e Giappone.

Pochi mesi prima, dopo nove mesi di neutralità benché impreparato militarmente, anche a causa delle guerre prima in Abissinia e poi in Spagna che hanno dissanguato le riserve di materiali, il 10 giugno 1940 il Regno d’Italia dichiara guerra a Francia e Inghilterra. Mussolini assume il comando supremo delle truppe operanti, nell’illusione di un rapido e facile trionfo. Purtroppo le cose vanno diversamente, prima le truppe italiane vengono fermate in Grecia e solo dopo pesantissime perdite e l’intervento tedesco il paese ellenico viene piegato ed occupato.

In Africa orientale nei territori nel neonato Impero italiano gli italiani passano all’offensiva occupando località britanniche in Sudan e Kenia e l’intero Somaliland la Somalia britannica, quando il 19 agosto 1940, le truppe italiane occuperanno Berbera, la capitale del possedimento inglese. Seguirà nel gennaio 1941, la controffensiva britannica che porterà alla perdita dell’Impero, con il ritorno ad Addis Abeba dell’imperatore d’Etiopia, esattamente cinque anni dopo l’ingresso di Badoglio. La resistenza italiana si protrarrà fino al novembre dello stesso anno.

In Africa settentrionale le sorti del conflitto rimangono in bilico fino a fine del 1942, quando le armate italo-tedesche vengono sconfitte ad El-Alamein a poche decine di chilometri da Alessandria d’Egitto. Sfumata l’illusione di raggiungere le piramidi la battaglia si sposta in Tunisia dove le truppe italiane, si arrendono per ultime il 3 maggio del 1943. Pochi mesi prima, si era conclusa disastrosamente nonostante il valore dimostrato dalle truppe alpine la campagna di Russia, costata perdite pesantissime in uomini e materiali.

Gli anglo-americani a quel punto decidono di portare l’attacco all’Italia che considerano il “ventre molle” dell’Asse e il 10 luglio 1943 due armate sbarcano sulle coste siciliane. le forze italiane e tedesche cercano di resistere ma è troppa la superiorita in uomini e mezzi messa in campo dagli alleati, Mussolini si incontra con Hitler il 19 luglio 1943 e il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo sconfessa Mussolini che viene fatto arrestare da Vittorio Emanuele III.

Il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio esautorato da Mussolini nel dicembre 1940 a seguito del drammatico andamento delle prime operazioni in Grecia viene nominato nuovo Capo del Governo. Vengono intavolate le trattative per giungere all’armistizio con le potenze alleate, armistizio che viene firmato il 3 settembre e reso pubblico a seguito delle pressioni alleate l’8 settembre quando lo stesso Badoglio annuncia alla radio:

«Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»

Mussolini nel frattempo viene trasferito a Ponza, poi alla Maddalena e infine al Campo Imperatore sul Gran Sasso, dove il 12 settembre viene liberato su ordine diretto di Hitler dai paracadutisti tedeschi e portato prima a Vienna e poi in Germania. Mussolini riprende il comando del Fascismo in Italia e proclama nel territorio non ancora controllato dagli Alleati la “Repubblica Sociale Italiana” deciso a tenere fede all’alleanza con la Germania. A Salò si insedia il nuovo Governo, vengono ricostituite le Forze Armate e per l’Italia inizia il periodo più difficile, quello della guerra civile che vedrà gli italiani combattersi aspramente per seicento giorni.

La guerra si conclude nell’aprile del 1945 quando i residui reparti fascisti si arrendono alle truppe alleate e i tedeschi cercano di ripiegare in Germania per organizzare l’ultima disperata resistenza. Ormai tutto è finito, neinte può fermare le armate sovietiche che attaccano la Germani da Est e da sud e quelle anglo-americane che hanno preso il controllo della penisola e penetrano in Germania da ovest.

Mussolini cerca di raggiungere la Valtellina dove il segretario del Partito Fascista Repubblicano, il fiorentino Alessandro Pavolini tenta di organizzare un’ultima resistenza del cosiddetto “ridotto valtellinese”, con forze che esistono solo sulla carta. Travestito da militare tedesco, Mussolini tenta la fuga assieme alla compagna Claretta Petacci ma a Dongo viene riconosciuto e catturato dai partigiani.

Finirà i suoi giorni giustiziato insieme a Pavolini e altri alti esponenti della Repubblica Sociale il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra (Como).  Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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