2^ G.M. "La guerra continua" Il periodo 25 luglio - 8 settembre 1943

Gli avvenimenti del 26 e 27 luglio 1943

Come abbiamo visto nei nostri post precedenti il 25 luglio del 1943, a conclusione di una lunghissima riunione del Gran Consiglio del Fascismo, veniva approvato l’ordine del giorno Grandi che restituiva le prerogative e il Comando Supremo al Re e di fatto determinava la caduta di Mussolini. Lo stesso giorno il Duce si presentava in udienza dal Sovrano per rassegnare le proprie dimissioni, certo che sarebbero state respinte, ma così non fu.

Il Re gli comunicò invece la sua sostituzione dalla carica di capo del governo con il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio e infine lo fece arrestare all’uscita di Villa Savoia, con la motivazione di aver portato il popolo italiano nella Seconda guerra mondiale, alleato dei nazisti e di essere responsabile della disfatta nell’invasione della Russia. Il capitano dei carabinieri Paolo Vigneri fu incaricato di eseguire l’arresto e di condurre Mussolini . presso la caserma della Scuola allievi carabinieri di Roma.

Solo alle 22:45 fu data la notizia della sostituzione del capo del governo. La radio interruppe le trasmissioni per diffondere il seguente comunicato: 

«Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini, ed ha nominato Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio.»

Ad esso seguiva per tentare di tranquillizzare i tedeschi che già nei mesi precedenti avevano cominciato a trasferire in Italia consistenti reparti venne un proclama del nuovo Capo del Governo che così recitava:

« Italiani! Per ordine di Sua Maestà il Re e Imperatore assumo il Governo militare del Paese, con pieni poteri. La guerra continua. L’Italia, duramente colpita nelle sue provincie invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni. Si serrino le file attorno a Sua Maestà il Re e Imperatore, immagine vivente della Patria, esempio per tutti. La consegna ricevuta è chiara e precisa: sarà scrupolosamente eseguita, e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento, o tenti turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito. Viva l’Italia. Viva il Re.»

Badoglio instaurò un governo tipicamente militare e lo stesso 26 luglio dietro suo ordine il capo di stato maggiore, generale Roatta diramava una circolare telegrafica alle forze dell’ordine ed ai distaccamenti militari la quale disponeva che chiunque, anche isolatamente, avesse compiuto atti di violenza o ribellione contro le forze armate e di polizia, o avesse proferito insulti contro le stesse e le istituzioni, sarebbe stato passato immediatamente per le armi.

La circolare ordinava inoltre che ogni militare impiegato in servizio di ordine pubblico che avesse compiuto il minimo gesto di solidarietà con i perturbatori dell’ordine, o avesse disobbedito agli ordini, o avesse anche minimamente vilipeso i superiori o le istituzioni, sarebbe stato immediatamente fucilato. Gli assembramenti di più di tre persone andavano parimenti dispersi, facendo ricorso alle armi e senza intimazioni preventive o preavvisi di alcun genere.

Il 27 luglio Mussolini che aveva chiesto di andare agli arresti domiciliari, nella sua residenza estiva alla Rocca delle Caminate, vicino a Forlì, fu portato al carcere nell’Isola di Ponza e lo stesso giorno, Hitler ordinava l’attuazione del piano “Alarich”,  che articolato su quattro fasi prevedeva l’invasione e occupazione della penisola, con il conseguente disarmo delle Forze Armate italiane, in previsione della defezione dell’alleato e una conseguente uscita dal conflitto.

In Italia si sapeva che Mussolini si era dimesso, che era stato sostituito da Badoglio ma non si conosceva il fatto che il Duce fosse stato arrestato ma soprattutto non si conoscevano le cause che avevano condotto a tutto ciò. Finalmente il 27 dopo avere tergiversato a lungo Badoglio autorizzava l’Agenzia Stefani (la prima agenzia di stampa italiana fondata nel 1835) a pubblicare senza citare la fonte, il resoconto della riunione del Gran Consiglio, stilato dallo stesso Dino Grandi. Il testo è questo:

Il 24 luglio 1943 si è riunito a Palazzo Venezia il Gran Consiglio del Fascismo, che non era stato più convocato dal 7 dicembre 1939, cioè da prima dell’entrata in guerra dell’Italia. Erano presenti: Mussolini, De Bono, De Vecchi Suardo, Grandi, Scorza, De Marsico, Acerbo, Biggini, Pareschi, Gianotti, Polverelli, Federzoni, Tringali-Casanova, Balella, Frattari, Gottardi, Bignardi, De Stefani, Rossoni, Bottai, Farinacci, Marinelli, Alfieri, Ciano, Buffarini, Albini, Galbiati, Bastianini.

“All’inizio della riunione, che è cominciata alle ore 17, il Capo del Governo ha fatto una relazione sulla situazione politica e militare. Dopo di che il Presidente della Camera, Grandi, ha presentato ed illustrato il seguente ordine del giorno che portava,oltre la firma di Grandi, quelle di Federzoni, De Bono, De Vecchi, De Marsico, Acerbo, Pareschi, Cianetti, Ciano, Bottai, Balella, Gottardi, Bignardi, De Stefani, Rossoni, Marinelli, Alfieri, Albini, Bastianini:

“II Gran Consiglio, riunendosi in questi giorni di supremo cimento, volge innanzi tutto il suo pensiero agli eroici combattenti d’ogni arma, che, fianco a fianco con la fiera gente di Sicilia, in cui più alta risplende l’univoca fede del popolo italiano, rinnovano le nobili tradizioni di strenuo valore e d’indomito spirito di sacrificio delle nostre gloriose Forze Armate. Esaminata la situazione interna ed internazionale e la condotta politica e militare della guerra,

“proclama il dovere per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l’unità, l’indipendenza, la libertà della Patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento ad oggi, la vita e l’avvenire del popolo italiano;

“afferma la necessità dell’unione morale e materiale di tutti gli italiani in quest’ora grave e decisiva per i destini della Nazione;

“dichiara che a tale scopo è necessario l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali;

“invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché egli voglia, per l’onore e per la salvezza della Patria, assumere con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre intuizioni a lui attribuiscono e che sono sempre state in tutta la nostra storia nazionale il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia”.

“Il Presidente della Camera, Grandi, domandava sull’ordine del giorno la votazione per appello nominale.

“Un secondo ordine del giorno era successivamente presentato dal Segretario del Partito, Carlo Scorza, ed un terzo ordine del giorno da Roberto Farinacci.

“La discussione che ha seguito è durata ininterrottamente dieci ore, cioè fino alle ore tre antimeridiane del 25 luglio. Alla fine di essa l’ordine del giorno presentato da Grandi ha avuto 19 voti favorevoli, contrari 7, ed uno astenuto”.

Il 27 luglio prestava giuramento il Governo Badoglio I, di cui non faceva parte nessun politico, composto da sei generali, due prefetti, sei funzionari e due consiglieri di stato; ad Umberto Ricci andarono gli Interni,  Antonio Sorice alla Guerra, Leopoldo Piccardi all’industria e commercio, Raffaele de Courten alla Marina; mentre inappropriata fu la scelta per uno dei ministeri più delicati visto il momento. Agli esteri venne destinato Raffaele Guariglia che, al momento, si trovava ad Ankara quale ambasciatore d’Italia e non sarebbe potuto essere a Roma prima di quattro o cinque giorni.

Nel frattempo era stato arrestato il Maresciallo d’Italia  Ugo Cavallero, Capo di Stato Maggiore generale dal dicembre del 1940 in sostituzione dello stesso Badoglio, carica che ricoprirà fino al gennaio del 1943, con l’accusa di preparare un colpo di Stato fascista. Successivamente liberato per iniziativa di Vittorio Emanuele III, Cavallero sarà  nuovamente arrestato alla fine di agosto e rinchiuso a Forte Boccea. Morirà in circostanze mai del tutto chiarite il successivo 14 settembre 1943.

Mentre proseguiva la lotta in Sicilia, le città italiane subivano pesanti bombardamenti da parte delle forze anglo.americane, il nuovo governo dietro i comunicati ufficiali che garantivano all’alleato germanico il mantenimento degli impegni presi, venivano presi i primi contatti per porre fine al conflitto e portare l’Italia fuori dal più spaventoso conflitto che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto.

Purtroppo le cose andarono ben diversamente, come vedremo nei nostri post successivi, si imboccava la strada per la peggiore delle guerre, la guerra fratricida fra italiani che avrebbe insanguinato la nostra penisola per quasi altri due anni. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Annunci

1 risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.