2^ G.M. La guerra civile 1943-45

Sergente Luigi Gorrini “l’Asso dei Veltro”

«Audacissimo cacciatore del cielo, già distintosi per l’abbattimento di due aerei avversari, faceva rifulgere ancora le sue eccezionali qualità di combattente indomito, attaccando sempre e dovunque il nemico. In 132 combattimenti aerei col fuoco inesorabile delle sue armi abbatteva numerosi grossi bombardieri e ne colpiva efficacemente un numero ancora maggiore, prima di essere a sua volta abbattuto. Salvatosi col paracadute, ustionato ma non domo, tornava con coraggio inesauribile ad avventarsi contro l’avversario continuando a conseguire brillanti successi con l’abbattimento e il danneggiamento di altri aerei. Ineguagliabile esempio di ardimento e di dedizione alla Patria.»

— Cielo dell’A.S.I. – Egitto – Grecia – Italia, 3 giugno 1941 -31 agosto 1943.

Questa fu la motivazione dell’attribuzione della Medaglia d’oro al Valor militare consegnata nel 1958 al Sergente maggiore Luigi Gorrini. Venne concessa ben 13 anni dopo la fine della guerra in quanto, ora vi chiederete il perché della concessione dopo così tanto tempo e ve lo spieghiamo in due parole.

Gorrini oltre a prestare servizio nella Regia Aeronautica servì anche sotto le insegne dall’Aeronautica Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale. Avere combattuto dalla parte “sbagliata” fu sicuramente il motivo per cui la medaglia tardò così tanto tempo ad essere assegnata.

Gorrini entrò in Aeronautica giovanissimo come sottufficiale pilota. Ufficiale lo diventò soltanto dopo la pensione, nel 1979. Detto anche “l’ultimo degli assi” è stato l’unico in ogni caso anche l’unico militare della Repubblica Sociale a cui è stato concessa la medaglia d’oro dalla Repubblica Italiana.

Gli sono attribuite 24 vittorie totali (altre fonti citano solo 19) per lo più conseguite ai comandi dello splendido Macchi MC 205 Veltro, con i quali abbatté ben 14 aerei nemici e ne danneggiò sei. Per questo è soprannominato l’asso dei Veltro.

Luigi Gorrini

Cosi sintetizzava la sua gloriosa carriera lo stesso sergente pilota Gorrini: 212 combattimenti, 24 vittorie individuali e 5 lanci con il paracadute. In Italia comunque a onor del vero, a differenza di tutte le altre aeronautiche operanti nel secondo conflitto mondiale, non venivano tenuti registri ufficiali delle vittorie dei piloti preferendo sempre assegnare le stesse agli interi gruppi.

Ora due notizie biografiche sul protagonista del nostro post odierno. Luigi Gorrini nasce ad Alseno in provincia di Piacenza, il 12 luglio del 1917. Arruolatosi nella Regia Aeronautica a soli 20 anni, dopo avere terminato il corso di pilotaggio presso la Scuola di Specializzazione di Castiglione del Lago, viene assegnato su sua richiesta al 3° stormo Caccia Terrestre con sede all’aeroporto di Torino Mirafiori.

Inizia la sua avventura in guerra nel gennaio del 1941 in Nord Africa dove il suo reparto viene dislocato. Il 16 aprile dello stesso anno, ai comandi di un superato biplano FIAT CR 42 “Falco” consegue la sua prima vittoria aerea abbattendo un cacciabombardiere bimotore Bristol Beaufighter della RAF.

Macchi MC 205 Veltro

Ne seguiranno molte altre fino al 31 agosto 1943, quando egli sostenne il suo ultimo combattimento sotto le gloriose insegne della Regia Aeronautica. Decollato dall’aeroporto di Palidoro con la sua 85ª squadriglia, si scontra a 8.500 metri, nel cielo di Napoli, con i Supermarine Spitfire di scorta a uno stormo di bombardieri U.S.A. Abbatte uno Spitfire (altri tre caccia britannici vengono dichiarati abbattuti dalla sua squadriglia) e danneggia un altro P-38 ma il suo aereo viene colpito.

Costretto a compiere un atterraggio di fortuna, seriamente ferito, viene ricoverato in ospedale, dove lo sorprende l’8 settembre 1943, la proclamazione dell’armistizio fra Regno d’Italia e potenze alleate. A quella data, Gorrini aveva sostenuto la bellezza di 132 combattimenti, conseguito 15 abbattimenti sicuri e 9 probabili, era stato ferito due volte, era stato citato più volte sul bollettino di guerra ed era stato proposto 6 volte per decorazioni, ottenendone 2.

« Dopo aver volato per tre anni fianco a fianco con i piloti tedeschi, sulla Manica , in Nord Africa , Grecia , Egitto, Tunisia e – infine – sulla mia patria, avevo fatto amicizia con alcuni di loro, in particolare dello JG 27… non volevo fare la banderuola, per dire così, e forse sparare sui miei amici tedeschi. Inoltre, volevo proteggere le città del Nord Italia dai bombardamenti indiscriminati per quanto possibile. »

(Luigi Gorrini)

Il 23 dicembre del 1943 prende servizio presso il 1° gruppo caccia ” Asso diBastoni” della neocostituita Aeronautica Nazionale Repubblicana. Con essa contribuirà per quel poco che si poteva fare, sia perché mancavano i mezzi sia perché la Luftwaffe tedesca provò in tutti i modi a limitarne le capacità operative, a difendere i cieli del nord Italia dalle tremende incursioni aeree alleate.

Il 15 giugno 1944 sostenne il suo ultimo combattimento aereo. Decollato su un allarme dato troppo in ritardo, non riusci con il suo fidato Velcro a raggiungere la quota necessaria ad ingaggiare combattimento. Venne pertanto abbattuto e si salvò lanciandosi con il paracadute.

Soccorso dal maggiore Adriano Visconti, l’asso della Aeronautica italiana nel secondo conflitto mondiale, venne ricoverato presso l’ospedale di Reggio Emilia. Gorrini non volerà più la sua stupenda carriera finirà quel giorno.

«Inventò» una tecnica di attacco che gli valse l’ammirazione della Luftwaffe dalla quale ricevette anche due Croci di guerra. In sostanza, superava la quota di volo dello stormo avversario per poi buttarsi giù in picchiata a tutta velocità, quasi come un kamikaze, individuando il bersaglio che cercava di colpire avendo a disposizione solo una manciata di secondi. Manovra che terrorizzava i mitraglieri avversari ma che per il pilota era rischiosissima, aumentando il rischio collisione con i bombardieri.

A guerra finita nonostante l’avversione dei comandi alleati e probabilmente anche italiani, rientrerà in servizio nell’Aeronautica militare e solo nel 1979 ottenne la nomina ad ufficiale insieme al congedo. Ebbe a dire in un intervista molti anni dopo la fine della guerra:

«Quello che ho fatto allora, con la Repubblica (Sociale, ndr), sono pronto a rifarlo anche adesso perché ero convinto di essere dalla parte del giusto. Noi non avevamo alcun partito, noi difendevamo le città italiane dai bombardamenti dei “liberatori”, le nostre case e il nostro onore. La guerra sapevano tutti che era persa con El-Alamein. Ma ripeto, quello che ho fatto allora … quelle tonnellate di bombe in meno che abbiamo evitato alle nostre città, questo è un innegabile merito storico. Io non abbasso gli occhi di fronte a nessuno: l’ho fatto e lo rifarei. Pensavo però che dopo tutto quello che successe l’Italia andasse in mano a gente onesta…».

Nel 2011 sulla sua esperienza bellica, è stato realizzato un film documentario, dal titolo Il cacciatore del cielo diretto da Claudio Costa. Morì a 97 anni l’8 novembre del 2014, nel suo paese natale, dove aveva sempre vissuto. Nel 2014 in occasione del centenario della nascita di quello che viene ricordato come “ultimo degli Assi” Fidenza sua città adottiva ha voluto dedicare a Gorrini. Un jet dell’Aermacchi perfettamente restaurato è stato posizionato insieme ad una targa dedicata all’unico militare della Repubblica Sociale a cui la Repubblica Italiana ha concesso una decorazione.

 

Rispondendo alle polemiche scatenate dall’evento il sindaco PD della cittadina emiliana,  Andrea Massari su Facebook ha così risposto:

“Luigi Gorrini è stato un asso autentico dell’arte aviatoria, penso che abbia combattuto per la parte sbagliata della storia ma che comunque sia stato un militare impermeabile alle ideologie politiche. Alzandosi in volo ha evitato che altre bombe cadessero su Fidenza. Bombe angloamericane, le forze che stavano liberando l’Italia dal nazifascismo, ma sempre bombe e sempre morte dal cielo.”

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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