2^ G.M. I bollettini di Guerra

I bollettini di guerra del 16 luglio 1940-41-42-43

Il Bollettino del Quartier Generale delle Forze armate venne diramato in Italia a partire dall’ 11 giugno 1940, giorno in cui venne emesso il n° 1, fino al tragico 8 settembre 1943, per un totale di 1.201 comunicati. Esso, come venne indicato nelle disposizioni ufficiali, a partire dal 15 giugno 1940, sarà diramato alle ore 13 e conterrà tutto quanto concernente lo svolgimento delle operazioni sino alle ore 24 del giorno precedente.

Il 19 novembre 1940 venivano diramate con il Foglio di disposizioni n. 5 del P.N.F. le direttive riguardo al contegno da tenere durante l’ascolto del Bollettino di guerra, che prescriveva fra l’altro:

Nei pubblici ritrovi, allorchè viene trasmesso per radio il Bol­lettino di guerra, i fascisti presenti lo ascoltino in piedi. Il pubblico non tarderà a uniformarsi a questa esempio di compren­sione e di stile.

Noi abbiamo scelto di pubblicare gli stessi, raggruppando in un unico post tutti i bollettini emessi in quel giorno specifico, per tutti gli anni del conflitto mondiale.

  • Bollettino n. 36

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica in data 16 luglio 1940:

L’affondamento del cacciatorpediniere annunciato col bollettino di ieri è il risultato di un fortunato incontro di un nostro sommergi­bile che audacemente impegnò la lotta contro sei cacciatorpediniere avversari.

Una nostra formazione aerea ha bombardato in Palestina la base di Haifa, importante centro petroliero; diversi depositi, la raffineria ed altri impianti sono stati colpiti, provocando grandiosi incendi che i nostri aviatori, i quali tutti raggiunsero la base di partenza, ancora scorgevano durante il ritorno da circa 200 chilometri di distanza. Durante una infruttuosa incursione aerea su Tobruk è stato abbat­tuto un velivolo inglese. L’equipaggio è stato fatto prigioniero.

Nell’Africa orientale, con brillante azione combinata, le nostre truppe hanno occupato le località di Sukela, Terkali, Tagaba, Kokaiya Dula e Danisa, recidendo il saliente che dal Kenia si addentrava nel­la Somalia verso Dolo e raccorciando la fronte verso quella Colonia di circa 300 chilometri. Un tentativo di attacco nemico di nostre posizioni in zona lago Rodolfo è stato respinto col concorso delle popolazioni locali, infliggendo perdite al nemico.

  • Bollettino n. 37s

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica in data 16 luglio 1940:

All’alba del giorno 8 luglio un nostro importante complesso navale era uscito dalle sue basi per eseguire una di quelle ricognizioni in for­za nel Mediterraneo centrale, che hanno lo scopo di assicurare la libertà delle comunicazioni marittime e che non vengono rese di pubblica ragione perché la notizia non possa tornare utile al ne­mico. In opportuna posizione, rispetto alla zona rastrellata dalle for­ze navali, erano stati dislocati in agguato vari sommergibili col com­pito di attaccare eventuali forze navali che fossero avvistate e dare informazioni sui loro movimenti.

Una vasta rete di esplorazione aereo – marittima integrava infine il dispositivo navale, mentre altri reparti dell’aviazione incrociavano, come di consueto, sul Mediterraneo occidentale e orientale. Ben presto veniva segnalato che nel Mediterraneo orientale una squadra inglese, uscita da Alessandria e comprendente in totale tre corazzate da 31.000 tonnellate, armate ciascuna con otto pezzi da 381, una nave portaerei, cinque incrociatori e quindici cacciatorpediniere, avan­zava verso ponente. Quasi contemporaneamente veniva segnalato che un’altra squadra inglese costituita da due corazzate: la Hood da 41.500 tonnellate, armata con otto pezzi da 381 ed una del tipo Valiant di 31.000 tonnellate pure armata con otto pezzi da 381, dalla nave portaerei Ark Royal, da due incrociatori e da otto caccia­torpediniere era uscita da Gibilterra e dirigeva verso le Baleari. Una notizia, giunta da uno dei nostri sommergibili in agguato, il quale aveva anche affondato un cacciatorpediniere della scorta al grosso delle forze nemiche, confermava l’avanzata della squadra di levante verso il Mediterraneo centrale. Sulla base di tali notizie veniva allora concertato il seguente piano di azione: — attaccare a sud di Candia, durante tutta la giornata dell’8, coll’aviazione da bombardamento dell’Egeo e della Libia, le navi provenienti da Alessandria; — vigi­lare la squadra Hood, ancora lontana, per essere in grado di attac­carla prontamente non appena fosse entrata nel raggio di azione utile dei nostri bombardieri; — dislocare le nostre squadre navali in zona adatta per assicurare, nella giornata del 9, l’incontro col nemico, co­prendo nel contempo tutto il nostro settore costiero contenente i suoi probabili obiettivi. Nella giornata dell’8, dalle ore 9 alle 20 circa, in dieci ondate successive l’aviazione attaccava la flotta inglese nel Mediterraneo orientale con buoni risultati. Non meno di dieci o dodici grosse bombe raggiungevano il bersaglio; a bordo di un incro­ciatore si sviluppava un incendio. Nella notte sul 9, le nostre squa­dre navali raggiungevano intanto la zona loro assegnata dal piano prestabilito. Il mattino del 9 la limitata visibilità, dovuta a foschia che gravava sul mare, impediva il controllo della formazione inglese, la quale alle 13,30 dava segno della sua presenza nello Ionio con un attacco di velivoli siluranti diretto contro un gruppo di nostri incrociatori distaccati in esplorazione avanzata. Il tentativo veniva pron­tamente sventato, mentre cinque dei nove apparecchi attaccanti ve­nivano abbattuti dal fuoco delle armi contraeree degli incrociatori. Intanto gli idrovolanti catapultati dagli incrociatori e lanciati alla ri­cerca della formazione, fornivano precise indicazioni che consenti­vano al comandante in capo di stabilire, alle ore 15,45, il contatto delle artiglierie. Il gruppo dei nostri incrociatori, che si trovava più prossimo alle navi similari della formazione avversaria, apriva per primo il fuoco, seguito da quello delle corazzate Cesare e Cavour subito controbattuto dalle corazzate britanniche. Malgrado la forte distanza (26.000 metri), il tiro veniva rapidamente portato sul ber­saglio e vari colpi raggiungevano le navi nemiche, una delle quali era vista appruarsi e cessare il fuoco. Anche il tiro dell’avversario ap­pariva efficiente: un colpo da 381 raggiungeva una delle nostre co­razzate, esplodendo in coperta al centro della nave, presso il fu­maiolo, senza però impedire che essa continuasse il proprio tiro con invariata intensità, poiché nessuna parte vitale della nave era stata colpita.

Mentre si svolgeva l’azione fra le navi maggiori, le squadriglie dei cacciatorpediniere che si trovavano in posizione favorevole, andavano animosamente all’attacco sfidando il fuoco di sbarramento delle navi maggiori del nemico, il contrasto dei suoi cacciatorpediniere e l’azione i bombardamento dei suoi aerei. Nonostante la contromanovra delle unità nemiche, rivolta a frustrare l’attacco e ad evitare i siluri, uno di questi, lanciato dalla squadriglia Freccia, raggiungeva un incro­ciatore nemico. Durante la manovra di avvicinamento, questa squa­driglia di nostri cacciatorpediniere abbatteva inoltre tre velivoli in­glesi. L’aviazione della Sicilia e delle Puglie, entrata in azione alle 15,40, la continuava, succedendosi ininterrottamente sul cielo della battaglia, ma le difficilissime condizioni di visibilità, dovute alla foschia non del tutto scomparsa e, soprattutto, al fumo prodotto dai colpi delle opposte formazioni navali ed alle cortine nebbiogene con le quali esse si coprivano durante le manovre, ostacolavano un effi­cace intervento. La flotta nemica cambiava decisamente rotta allon­tanandosi verso sud – ovest zigzagando per sottrarsi quanto poteva all’azione aerea. Il gruppo Hood intanto aveva continuato nella sua rotta giungendo nel pomeriggio dello stesso giorno 9 a sud delle Ba­leari. Così mentre nello Ionio infuriava la battaglia, l’aviazione della Sardegna poteva iniziare la sua implacabile azione che proseguiva lino alle ultime luci del giorno. Alcune grosse bombe venivano cen­trate sul bersaglio; risultava colpita la nave portaerei; da una nave da battaglia si sprigionava, ben visibile, un incendio. Nella stessa se­rata il gruppo Hood iniziava il ritorno verso la sua base di partenza. Si chiudeva così la giornata del 9 con un importante successo delle nostre forze navali e aeree che per la prima volta si erano misurate contro quelle schierate in massa dall’Ammiragliato britannico. Succes­so chiaramente apparso quando entrambi i gruppi nemici si allon­tanavano verso le loro provenienze, dimostrando di rinunciare al conseguimento di quelli che fondatamente si ritiene dovessero essere i loro obiettivi. La formazione inglese sottrattasi alla battaglia nel­lo Ionio, limitava infatti la propria manovra alle necessità della prote­zione di un modesto convoglio di 5 piroscafi che, dalla zona di Malta, doveva raggiungere Alessandria, mentre il gruppo Hood continuava a lenta velocità la sua rotta su Gibilterra. Nella giornata dell’11 le aviazioni della Sicilia e della Libia — le quali durante la giornata del 10 non avevano potuto individuare che elementi isolati — ri­prendevano sotto la loro azione le forze navali inglesi che, suddivise in tre gruppi — procedenti a diverse velocità, indubbiamente a ca­gione dei danni subiti e delle avarie conseguenti — si erano rimesse sulla via di levante. Tale azione continuava ininterrotta nelle gior nate del 12 e del 13 durante le quali le forze aeree della Libia e dell’Egeo entravano in azione a mano a mano che la distanza dei vari gruppi da battere lo permetteva. In tal modo queste nostre for­mazioni aeree di velivoli terrestri si spingevano arditamente sul mare aperto per oltre 600 chilometri dalle loro basi, meritando, anche per questo, titolo di onore.

Non meno di quaranta attacchi si succedevano implacabili contro il nemico, non meno di cinquanta bombe, fra le quali alcune di grossissimo calibro, colpivano le navi avversarie, con visibili effetti. Dieci apparecchi da caccia nemici erano abbattuti. Nella mattinata del giorno 11 il gruppo Hood rientrava a Gibilterra mentre nella notte sul 13 le forze navali di Alessandria rientravano in tale porto. Da fonte nemica non sono ancora confessate le perdite da noi in­flitte. Dalle testimonianze di coloro che hanno partecipato al com­battimento, dalla precisa e indiscutibile documentazione fotografica, dalla lentezza con la quale le navi hanno seguito la via del ritorno, dalla affievolita reazione contraerea, si può ritenere con sicuro fon­damento che tali perdite siano state ragguardevoli. Infatti un caccia­torpediniere e un piroscafo da carico sono stati certamente affondati; due navi da battaglia, quattro incrociatori, due navi portaerei, due cacciatorpediniere, sono stati sicuramente e, taluni, ripetutamente e seriamente colpiti; dodici aerei sono stati abbattuti; una decina di­strutti o danneggiati a bordo delle navi portaerei. Risulta inoltre per certo che di tali unità: — la nave da battaglia Hood è stata colpita con tre bombe, rispettivamente alla stazione di tiro dei grossi calibri, alla torre superiore prodiera dei pezzi da 381 ed alla stazione tele-metrica; — la nave portaerei Ark Royal è stata colpita da una bomba che ha demolito la parte esterna prodiera destra del ponte di volo e distrutti sette apparecchi; — la nave portaerei Eagle presenta una grande falla a prua. Mentre l‘Ark Royal è già entrata in bacino a Gibilterra, la Hood per mancanza colà di materiale e di attrezzatura potrebbe dover essere inviata in Inghilterra.

  • Bollettino n. 406

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica in data 17 luglio 1941:

Nell’Africa settentrionale, a Tobruk, velivoli italiani e germanici hanno nuovamente colpito fortificazioni, batterie ed apprestamenti portuali. Altre unità aeree germaniche hanno battuto aeroporti avan­zati del nemico.

L’avversario ha compiuto incursioni aeree su alcune località della Cirenaica: nei pressi di Bardia un velivolo britannico è stato abbat­to dalla difesa.

Nell’Africa orientale, il giorno 13, una nostra colonna di nazionali del valoroso presidio di Uolchefit ha effettuato un’ardita puntata nello schieramento avversario, travolgendo brillantemente la resisten­za del nemico, i cui reparti venivano volti in fuga. Il giorno 14 re­parti coloniali dello stesso presidio di Uolchefit hanno attaccato unità indiane sloggiandole dalle loro posizioni.

  • Bollettino n. 779

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica in data 16 luglio 1942:

Il nemico ha violentemente attaccato le nostre posizioni nel settore centrale del fronte egiziano; è stato ovunque contenuto ed immedia­tamente contrattaccato: abbiamo preso oltre 1.200 prigionieri e di­strutto buon numero di mezzi motocorazzati.

L’Arma aerea è intervenuta con poderose formazioni negli aspri combattimenti prodigandosi in azioni d’assalto contro le forze av­versarie attaccanti e nella lotta contro l’aviazione nemica.

Quattro aerei sono stati abbattuti dai valorosi cacciatori del 4° stormo che hanno così raggiunto, dall’inizio delle attuali operazioni in Africa settentrionale, la loro 132a vittoria. Aviatori tedeschi hanno inflitto alla R.A.F. l’ulteriore perdita di un Curtiss e di uno Spitfire. Aeroplani britannici hanno bombardato Bengasi danneggiando al­cune case e uccidendo o ferendo una decina di arabi; un apparecchio nemico risulta distrutto dalla difesa contraerea.

L’aeroporto di Micabba è stato nuovamente bombardato da reparti aerei nostri e germanici e le sue installazioni ripetutamente centrate. Dalle operazioni della giornata un nostro aereo non ha fatto ritorno.

Nel Mediterraneo velivoli da combattimento italiani e tedeschi han­no colpito e danneggiato un incrociatore inglese.

  • Bollettino n. 1.147

Il Quartier Generale delle Forze Armate comunica in data 16 luglio 1943:

Dalla regione di Agrigento alla piana di Catania unità italiane e germaniche sostengono con tenace valore il continuato urto di po­derose forze avversarie: sensibili perdite in carri armati sono state inflitte al nemico.

Nostri aerosiluranti, rinnovando gli attacchi ai mezzi navali e da sbarco, colavano a picco un mercantile da 10 mila tonnellate e col­pivano, danneggiandole, altre 3 unità per complessive 29 mila ton­nellate.

Lungo le coste sud – orientali della Sicilia bombardieri in quota ed in picchiata italiani e germanici agivano con favorevole esito su na­viglio anglo – americano.

Nelle operazioni condotte in questi giorni dall’arma aerea si sono particolarmente segnalati il 43° stormo da bombardamento, il 130° gruppo siluranti e il 121° gruppo tuffatori.

Napoli, Foggia e Genova sono state obiettivo di incursioni aeree: si deplorano danni e vittime a Napoli, dove i nostri cacciatori di­struggevano 4 quadrimotori.

Anche su località delle province di Alessandria, Savona, Bologna, Parma e Reggio Emilia sono state lanciate bombe e spezzoni che hanno causato lievi perdite alle popolazioni.

Due quadrimotori, col­piti dai mezzi della difesa, sono precipitati l’uno presso Traversetolo (Parma) e l’altro presso Mirandola (Modena). Alcuni uomini degli equipaggi sono stati catturati. Undici aerosiluranti risultano abbat­tuti da unità navali e da aerei di scorta a nostri convogli.

Le incursioni citate dal bollettino odierno hanno causato le seguenti vittime finora accertate:

— a Napoli 204 morti e 390 feriti;

— a Foggia 15 feriti;

— ad Arquata Scrivia (Alessandria) 1 morto e 6 feriti;

— a Savona 1 morto e 1 ferito;

— in provincia di Bologna 9 morti e 20 feriti;

— in provincia di Parma 3 morti e 6 feriti;

— in provincia di Reggio Emilia 1 morto e 4 feriti;

— a Genova 1 morto e 3 feriti.

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