2^ G.M. Regia Aeronautica

16 luglio 1943, doppio successo nelle acque siciliane

Il 16 luglio fu un giorno particolarmente infausto per la Royal Navy impegnata in forze a sostegno dell’operazione Husky lo sbarco in Sicilia avvenuto il precedente 10 luglio 1943. Quel giorno la marina di Sua Maestà britannica dovette accusare un doppio duro colpo che mise fuori gioco una portaerei per oltre un anno e un incrociatore praticamente per tutto il conflitto. Andiamo a vedere cosa successe quel giorno nelle acque di Sicilia.

In quei drammatici giorni dell’estate 1943, la Regia Aeronautica cercava disperatamente i opporsi allo strapotere numerico della RAF e della USAAF, subendo perdite molto significative in uomini e mezzi. Fu proprio quel 16 luglio in cui la Regia Aeronautica fu  costretta ad ammettere la propria sconfitta, e a decidere il ritiro dei reparti superstiti dalla Sicilia dopo aver perso 161 aerei in una settimana, che venne colto in maggior successo nella battaglia di Sicilia.

Era passata da poco la mezzanotte del 16 luglio, quando uno degli ultimi S.M. 79 ancora efficienti, i celebri “Sparviero” i temutissimi aerosiluranti italiani,  in forza alla 204° squadriglia del 41° stormo AS di Gioia del Colle, nel corso di un temerario attacco notturno a pelo d’acqua silurò, a 50 miglia a sud di Capo Passero la portaerei britannica Indomitable, di 26.812 tonnellate.

Il solitario S.M. 79  condotto dal capitano Carlo Capelli e dal sottotenente Ennio Caselli coi motori al minimo, riusci ad avvicinarsi all’unità britannica nonostante la protezione di 8 cacciatorpediniere alla sua poppa e ai lati delle due corazzate Rodney e Nelson più gli incrociatori Aurora e Penelope in linea di fila. La sorte aveva arriso al solitario “Sparviero” che pur individuato già a otto chilometri, era stato scambiato per uno dei 6 Albacore dell’826° squadrone FAA decollati poco prima dalla stessa portaerei in missione notturna antisom.

Una volta capito che si trattava di un aereo italiano, la contraerea entrò violentemente in azione, ma  era troppo tardi, lo “Sparviero” aveva già sganciato la sua arma. Il siluro colpì la nave sul fianco sinistro, così il locale caldaie e tutti i compartimenti immediatamente adiacenti saltarono in aria, con la morte immediata di 7 marinai e la compromissione delle capacità di manovra e della velocità, discesa subito a soli 14 nodi.

Solo una prontissima manovra di controllagamento ordinata dal comandante, il capitano di vascello Guy Grantham, consentì di ribilanciare in soli 20 minuti uno sbandamento a sinistra di ben 12° e di tornare a manovrare, sia pur con le sole caldaie centrale e di destra, evitando l’affondamento. Ritornata a 11 nodi l’unità faceva rotta su Malta e nel contempo fu presa la decisione di scortare la Indomitable con le due corazzate della 2ª Divisione della Forza H Warspite e Valiant, e con tutti gli otto cacciatorpediniere della scorta Faulknor, Fury, Echo, Eclipse, Inglefield, Ilex,Raider e Quenn Olga.

La Indomitable arrivò nel porto della Valletta alle 07.30 del 17 luglio, e alle 12.30 si ormeggiò nel Gard Harbour. Quindi, dopo sommarie riparazioni in bacino prolungatesi per dieci giorni, la portaerei partì da Malta e scortata dalle corazzate della 3a Divisione Howe e King George V, arrivò a Gibilterra alla velocità di 14 nodi. A sostituire la Indomitable nella Forza H fu inviata la gemella Illustrious della Home Fleet, che arrivò nel Mediterraneo ai primi di settembre in tempo per partecipare all’operazione Avalance, lo sbarco a Salerno.

Nella terza decade di agosto, scortata dai 3 cacciatorpediniere, la portaerei dopo aver sbarcato la sua componente aerea con il personale di volo, attraversò l’Atlantico fino all’arsenale statunitense di Norfolk (Virginia), per riparazioni complete ultimate in otto mesi; ma la nave non fu operativa fino al giugno 1944, quando salpò dalla Gran Bretagna per rientrare in servizio nella Flotta Orientale dell’Oceano Indiano, partecipando agli attacchi contro Sumatra e Giava.

Nel febbraio del 1945 si trasferì nel Pacifico con la Tasl Force 57, per partecipare alle operazioni dello sbarco di Okinawa avvenuto nei primi giorni di maggio, operazione nel corso della quale la Indomitable fu danneggiata da due Kamikaze, che colpirono il ponte di volo, per poi entrare in collisione il giorno 20 con il cacciatorpediniere Quillian che fu gravemente danneggiato.

Dovette andare in riparazione prima a Manus e quindi a Sydney, per poi rientrare nella Task Force 57 in tempo per assistere alla resa del Giappone. La nave non certo particolarmente fortunata, poiché trascorse gran parte della guerra in continue riparazioni, fu messa in riserva a Clyde il 5 ottobre nel 1953, e  smantellata due anni dopo, a iniziare dal mese di ottobre.

La portaerei britannica Indomitable il 30 marzo 1944 al termine delle operazioni di riparazione per il siluramento del 16 luglio 1943

La Indomitable il 30 marzo 1944 al termine dei lavori di riparazione

Passiamo ora al secondo successo di quella gloriosa giornata, questa volta il protagonista è un sommergibile della Regia Marina. Nelle prime fasi dell’operazione che videro sbarcare due armate alleate sulle coste siciliane a Roma fu discussa l’eventualità di fare intervenire il grosso della flotta italiana, come era stato pianificato e promesso ai tedeschi. La Regia Aeronautica, avrebbero dovuto fornire alle navi il più efficace appoggio aereo, ma le possibilità di realizzare l’azione, concentrando le Forze Navali da Battaglia dell’alto Tirreno a Napoli, per poi attaccare all’alba, nella zona di Augusta, fu sconsigliata dalla realtà della situazione.

La decisione di non intervenire, che avrebbe generato polemiche a non finire da parte dei tedeschi, in particolare del Comandante in Capo della Kriegsmarine, grande ammiraglio Karl Dönitz, fu presa dopo una discussione che si svolse al Comando Supremo tra l’ammiraglio Riccardi, Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, ed il generale Ambrosio, Capo di Stato Maggiore Generale. Mussolini autorizzò a non far intervenire le navi, perché si convinse che effettivamente i rischi erano troppo alti per una flotta.

Flotta che, dopo i danni subiti il 5 giugno alla Spezia, dove per l’attacco di 60 bombardieri statunitensi della 12ª Air Force erano state gravemente colpite la corazzate Vittorio Veneto e Roma, due fra le unità più moderne e potenti poteva soltanto andare a compiere una missione di sacrificio. Le Forze Navali da Battaglia dell’ammiraglio Carlo Bergamini potevano contare solo su due moderne corazzate, la Littorio e appunto la Vittorio Veneto appena riparata, su cinque incrociatori leggeri (Garibaldi, Abruzzi, Aosta, Eugenio di Savoia e Scipione Africano), e al massimo su una decina di cacciatoperdiniere.

In queste condizioni ogni sforzo per contrastare l’invasione della Sicilia fu riposto sul naviglio sottile e subacqueo, mandando di notte le motosiluranti ad insidiare, senza successo, la zona a sud dello Stretto di Messina, e cercando di fare affluire i sommergibili alle aree di sbarco e fu proprio un sommergibile, l’Alagi moderna unità della serie Adua agli ordini del comandante Sergio Puccini, a cogliere il successo quel giorno. L’accoppiata Alagi-Puccini si era distinta nella battaglia di Meazzo agosto silurando l’incrociatore britannico Kenia danneggiandolo e affondando il piroscafo Clan Fergusson (7347 tsl), già danneggiato gravemente da attacchi aerei della Luftwaffe.

Il sommergibile Alagi foto tagliata

Il siluramento dell’incrociatore Cleopatra, venne in un prima fase, erroneamente assegnato al sommergibile Dandolo, in realtà quel bersaglio fu centrato dal sommergibile Alagi lo stesso che si era distinto durante la battaglia di mezzo agosto 1942 per aver silurato e colpito l’incrociatore Kenya. Da parte britannica si ritenne all’epoca che l’incrociatore fosse finito su una mina.

Il Cleopatra, era una nave famosissima, protagonista di vari scontri fra la Regia Marina e la Royal Navy, avendo guidato, al comando del contrammiraglio Philip Vian, la 15ª Divisione incrociatori della Mediterranean Fleet nella due battaglie navali della Sirte, la prima svoltasi il 17 dicembre 1941, la seconda il 22 marzo 1942.

Alle 17.00 del 15 luglio, per ordine del Comandante della Forza H, la Forza Q costituita dagli incrociatori Euryalus e Cleopatra e dai cacciatorpediniere Quiberon e Quail, lasciò la 1ª Divisione per andare ad effettuare un pattugliamento notturno, manovrando in unica fila, vicino alle coste orientali della Sicilia, spingendosi nella zona meridionale dello Stretto di Messina alla velocità di 24 nodi.

Alle 05.00 del 16 luglio la velocità delle navi fu aumentata a 26 nodi, con l’incrociatore Euryalus seguito dal Cleopatra, che avevano i due cacciatorpediniere di prora, il Quilliam sul fianco sinistro alla distanza di circa 1.400 metri dall’Euryalus, e il Quail un po’ distanziato sul fianco destro. Alle 06.17 il Cleopatra fu scosso da una forte esplosione a dritta, ritenuta causata dal siluro di un sommergibile che aveva colpito tra la sala macchine di prua e il locale caldaie con effetti devastanti.

Il colpo ricevuto provocò lo spegnimento delle luci e nel contempo la mancanza di energia fece scendere la velocità dell’incrociatore, mentre fu reso limitato il controllo dell’armamento principale. Vi furono ventidue morti e ventiquattro feriti, quasi tutti ustionati. Alle 06.35 il Cleopatra si fermò, e mentre i cacciatorpediniere per proteggerlo lanciarono in mare cariche di profondità, le riparazioni di emergenza ebbero successo e alle 06.43 l’incrociatore poté riprendere gradualmente velocità.

Il Cleopatra, fu precauzionalmente raggiunto dal rimorchiatore Oriana salpato da Siracusa assieme agli sloop Eggesford, Seaham e Poole e con la scorta antisom costituita da cinque navi, con l’appoggio di due incrociatori e di un rimorchiatore, e con in cielo una scorta di velivoli da caccia decollati da Malta, alle ore 16.30 del 16 luglio riuscì a raggiungere la Valletta munitissima base britannica nell’isola di Malta.

L'incrociatore Cleopatra.jpg

L’unità rimase nell’isola fino al mese di ottobre quando, dopo lavori di riparazioni temporanee, l’incrociatore, facendo scalo ad Algeri, fu trasferito a Gibilterra, da dove salpò il 9 novembre per l’arsenale della Marina statunitense di Philadelphia per le riparazioni definitive, che iniziate nel mese di dicembre ebbero temine in agosto 1944. L’unità dopo le necessarie prove di macchina e di robustezza, soltanto il 28 novembre poté riprendere il suo posto nella flotta, ma non era finita.

La necessità di dover imbarcare nuovi tipi di radar e di incrementare l’armamento contraereo, comporto per il Cleopatra, che era stato destinato a operare con la Flotta Orientale di raggiungere la sua destinazione soltanto il 12 luglio 1945, quando arrivò a Colombo. Ciò significò che il siluro del sommergibile Alagi aveva messo fuori squadra il Cleopatra per ben due anni, ossia fino a quando la guerra con il Giappone era ormai al termine. Ed in effetti il Cleopatra non effettuò alcuna operazione bellica di rilievo.

Il giorno successivo la Regia Marina ottenne il suo unico e modesto affondamento di tutta la campagna siciliana. Esso fu realizzato dal velocissimo incrociatore leggero Scipione  l’Africano che agli ordini del capitano di fregata Ernesto Pellegrini, attaccato da tre motosiluranti britanniche a sud dello stretto di Messina, mentre si trasferiva da Napoli a Taranto, riuscì ad evitare l’insidia con la manovra e con il nutrito fuoco delle sue armi, che centrarono ed affondarono la MTB 316 e danneggiarono la MTB 260.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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