2^ G.M. Campagna d'Italia

8 luglio 1944 – Il Barbarigo non si arrende

“Nessuno di voi è morto finchè noi non moriremo tutti.
E fino a quando sarà in piedi uno del ‘Barbarigo’ lo sarete anche voi”.

C.C. M.O.V.M. Umberto Bardelli, 1944
Comandante del btg Barbarigo della divisione Decima

Nello giorni dello sfascio generale seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, una sola caserma della provincia spezzina e una delle poche nell’intero territorio nazionale, mantiene il suo assetto normale, tanto che i tedeschi che hanno già disarmato le forze armate italiane nella sua interezza, preferiscono starne lontani per evitare incidenti. E’ la caserma di San Bartolomeo dove è accantonata la X° flottiglia Mas. Il comandante di questa unità, medaglia d’oro Junio Valerio Borghese non ha voluto seguire al sud la squadra navale ed ha preferito attendere fra i suoi uomini il volgere degli eventi.

Constatato che a Roma ormai nessun risponde e non ci sono ordini sul comportamento da tenere Borghese torna in caserma , ordina l’assemblea, spiega la situazione e raddoppia i turni delle sentinelle. Intanto dice: “chi vuole andare in licenza illimitata è libero…io resto “. Decisione subito imitata da molti suoi uomini. Passano così alcuni giorni, i tedeschi si impadroniscono completamente della Spezia, ma rispettano la caserma di San Bartolomeo sul cui pennone continua a sventolare il tricolore e soprattutto la figura leggendaria del comandante Borghese.

I volontari accorrono numerosi

Da quel momento la “X” comincia a fare proseliti. I volontari che affluiscono a San Bartolomeo non sono soltanto marinai ma anche soldati e ufficiali di fanteria, bersaglieri, alpini, genieri, autisti, radiotelegrafisti, internati nei lager in Germania. Per la prima volta nella storia delle forze armate italiane, ufficiali e truppe consumeranno lo stesso rancio nella stessa mensa, Borghese non impone il giuramento alla Repubblica Sociale, ma soltanto il rispetto ad un idea, e alla bandiera che sventola sul pennone

La disciplina del reparto è dura e inflessibile, la pena di morte è prevista per i militari della “Decima” che siano riconosciuti colpevoli dai regolari Tribunali, dei seguenti reati: a) furto o saccheggio; b) diserzione; c) codardia di fronte al nemico. Sulle uniformi, cucito sulla manica sinistra della giacca viene applicato lo scudetto divisionale che riporta la gloriosa “X“ della “Decima” su campo azzurro, sormontata da un teschio con una rosa rossa in bocca voluta dal comandante Todaro perché “la morte in combattimento è una cosa bella, profumata”.

Il gran numero di volontari viene inquadrato, visto la quasi totale mancanza di naviglio italiano (le poche navi che non avevano potuto ottemperare alle condizioni d’armistizio consegnandosi agli Alleati furono immediatamente confiscate dai tedeschi), in reparti di fanteria di marina. Nacque cosi, come Battaglione “Maestrale” il reparto oggetto del nostro post odierno, che poi assunse il nome di “Barbarigo”, in ricordo del sommergibile del comandante Enzo Grossi, medaglia d’argento al valor militare.

Il reparto era ordinato su quattro Compagnie, la 2ª e la 4ª vennero addestrate a San Bartolomeo, mentre la 1ª e la 3ª  dopo essere state trasferite per l’addestramento a Cuneo, vennero istruite nella caserma San Dalmazzo. Alla metà di febbraio il Battaglione si riunì nuovamente a La Spezia. Primo comandante del reparto fu il Capitano di Corvetta, sommergibilista Umberto Bardelli che guiderà il reparto fino al 26 aprile 1944.

Gagliardetto Barbarigo

Il gagliardetto venne ufficialmente consegnato al Barbarigo a La Spezia, la mattina del 19 febbraio 1944, personalmente dal comandante Borghese, dopo che il battaglione aveva sfilato per le vie della città, prima della partenza per il fronte di Anzio – Nettuno. Nel corso della cerimonia il suo comandante Bardelli pronunciò il seguente discorso:

“Nello stendardo che oggi portate alla difesa di Roma stanno tre simboli.

Decima Flottiglia MAS. Dall’inizio della guerra, la “Decima” con tenace volontà ha portato la distruzione e la morte alle unità nemiche riparate nei munitissimi porti, e il giorno 8 settembre ha rifiutato il tradimento e il disonore dell’armistizio tenendo alta la bandiera e continuando il combattimento.

San Marco. Nome fulgido che per i fanti di mare da venti anni risuona grido di riscossa, di lotta e di vittoria.

Barbarigo. Nome glorioso legato a due fra le più belle vittorie della Marina nelle acque dell’Atlantico.

Fate dunque che a gloria si aggiunga gloria”

Il distintivo del Barbarigo sul fronte

Il Barbarigo fu il primo reparto di una certa consistenza, facente parte della Repubblica Sociale ad essere inviato in zona operativa, raggiungendo il fronte di Anzio e Nettuno per cercare di contrastare lo sbarco angloamericano, duramente contrastato dai reparti germanici del maresciallo Kesserling. Il 10 marzo del 1944 i suoi 1.180 effettivi ebbero il battesimo del fuoco.Il battaglione rimase al fronte per tre mesi e lasciò il Lazio nel giugno 1944 in seguito all’entrata in Roma delle truppe angloamericane.

Nell’estate del 1944, il Barbarigo fu trasferito in Piemonte per ricostituire i ranghi. Fu qui che si consumo la strage, per uno strano scherzo del destino i militari del Barbarigo che erano sopravvissuti al fronte moriranno in un imboscata fratricida ordita contro di loro. Veniamo ai fatti.

Come detto ci troviamo in Piemonte, dove nel mese di luglio il comando supremo alleato inviò un radiogramma al CLN regionale chiedendo la mobilitazione di tutte le forze e l’intensificazione delle azioni di sabotaggio contro vie di comunicazione e le colonne tedesche. In cambio si sarebbero intensificati i lanci di armi indumenti e generi di conforto.

Il comando partigiano accolse la richesta e stilo il “piano 26” con cui ordinava alle sue formazioni di intensificare le attività contro autorità della RSI e tedeschi. Nelle stessa venivano emanate anche le direttive da adottare in caso di militari presi prigionieri. In essa veniva indicato che i reparti delle SS italiane, della X^ MAS e delle Brigate Nere erano da considerarsi fuori legge. Ciò significava praticamente che dovevano essere passati immediatamente per le armi.

Si arriva così all’argomento del post. Nel pomeriggio dell’8 luglio 1944, una colonna motorizzata della Decima Mas ai comandi del Capitano di Corvetta Umberto Bardelli giunge a Orzegna una frazione a sud di Cuorgnè (Torino), per trattare con i partigiani uno scambio di prigionieri.

Umberto BardelliSi tratta di una quarantina di uomini reduci dal fronte di Anzio e Nettuno. A parlamentare con Bardelli si presenta Piero Urati detto “Piero Pieri” comandante di una banda partigiana operante nella zona.

La trattativa si svolge in un clima di tensione ma niente faceva presagire di trattasse di un imboscata. Con una scusa i partigiani si allontanano dalla piazza nel frattempo completamente circondata dagli uomini di Urati appostati sull’intero perimetro. Urati intima allora a Bardelli di arrendersi e consegnarsi prigioniero.

A quel punto il comandante Bardelli rispose con un perentorio:

“il Barbarigo non si arrende”.

Si accende la battaglia e i partigiani in superiorità numerica hanno la meglio sul reparto di Bardelli. Nove marò rimangono uccisi oltre allo stesso Bardelli, e molti altri vengono feriti. Nello scontro periranno anche tre partigiani e un civile e ventinove marò vengono fatti prigionieri dai partigiani.

I corpi di Bardelli e degli altri caduti venivano ammassati contro un muro e imbrattati di sterco ed a Bardelli sarebbero stati staccati due denti d’oro.  Il 14 luglio a Ivrea verranno celebrati i funerali dei marò morti nello scontro. La salma di Bardelli sarà poi seppellita nella tomba Duelli al Verano, assieme a molti dei suoi Marò, e quindi traslata il 16 giugno 2005 al Campo della memoria di Nettuno dove riposa circondata dai Caduti del battaglione “Barbarigo”

Il governo della Repubblica Sociale Italiana conferì al Comandante Bardelli la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Tale decorazione non è mai stata riconosciuta della Repubblica Italiana.

«Ufficiale superiore di belle qualità e di provata esperienza, sorretto da uno slancio e da una fede senza limiti, tre volte decorato al valore; primo comandante del Barbarigo, che per sua travolgente iniziativa per primo si allineò con gli alleati germanici sulla testa di ponte di Nettuno, si recava volontariamente e coscientemente con le esigue forze in una zona notoriamente infestata da bande ribelli. Giunto nella piazzetta del paese di Ozegna cercò di esercitare opera di persuasione sugli sbandati deprecando la lotta fratricida voluta e sovvenzionata dall’oro dei nemici della Patria. Circondato a tradimento insieme ai suoi pochi uomini da forze preponderanti che gli intimavano la resa rispondeva con un netto rifiuto e fatto segno a violentissimo fuoco di armi automatiche postate agli sbocchi delle vie di accesso alla piazza si batteva con leonino furore incitando continuamente i pochi uomini di cui disponeva. Colpito una prima volta al braccio continuava a sparare con una mano sola, colpito una seconda volta ad una gamba continuava a far fuoco sino all’esaurimento delle munizioni. Nuovamente colpito cadeva falciato da una raffica al petto con il nome d’Italia sulle labbra. Fulgido esempio di eroismo, di altissimo senso dell’onore, di attaccamento al dovere e di dedizione completa alla Patria adorata.
Ozegna, 8 luglio 1944.»

Nel mese di ottobre reparti del Barbarigo, delle Brigate Nere e reparti germanici condurranno un rastrellamento in grande stile nella zona del Canavese. A guidare l’operazione ci saranno due personaggi di assoluto rilievo, il principer Borghese comandante delle Decima Mas e Alessandro Pavolini segretario del PFR e comandante delle Brigate Nere. Le formazioni partigiane evitarono di ingaggiare combattimenti e si sganciarono.

Sul finire del 1944, il Barbarigo verrà inviato nel Goriziano in difesa del confine orientale esposto all’avanzata delle truppe del IX Corpus Jugoslavo di Tito. In quella terra di frontiera il Barbarigo, dislocato a Salcano, sostenne violenti scontri contro i partigiani slavi prima a Chiapovano e quindi sul Monte San Gabriele, riuscendo ad arginare momentaneamente gli avversari nella Battaglia di Tarnova.

Reparto della Decima schierato sul fronte orientale

Reparto della Decima schierato sul fronte orientale

Seguì un periodo di riposo a Vittorio Veneto prima dell’invio sul Fronte Sud, nell’aprile del 1945 nell’ormai disperato tentativo di contrastare l’avanzata delle truppe britanniche sul versante adriatico della linea gotica. Col crollo dell’apparato difensivo tedesco, non rimaneva altro che seguire il movimento germanico e incominciò il ripiegamento verso il Veneto. La guerra era ormai persa.

Il Battaglione si sciolse ufficialmente a Padova il 30 aprile 1945, con l’onore delle armi, ottenuto dagli inglesi e dai neozelandesi. Gli appartenenti al battaglione, verranno inviati in prigionia prima al 209 POW Camp di Afragola, (Napoli), poi a Taranto ed infine al 211 POW Camp di Cap Matifou in Algeria. Si concludeva cosi la breve ma intensissima storia del battaglione Barbarigo della Divisione Decima.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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