I soldati decorati

Quattro Medaglie d’Oro alla memoria per la “battaglia del Pastificio” Mogadiscio 2 luglio 1993

Come abbiamo visto nel nostro precedente post, il 2 luglio 1993 si consumò per le strade di Mogadiscio il primo conflitto a fuoco che vide coinvolte le Forze Armate Italiane dalla fine del secondo conflitto mondiale. Abbiamo dedicato un apposito post all’argomento che potete trovare al seguente indirizzo:

2 luglio 1993 – la battaglia del pastificio

Giornale della battaglia PER EVIDENZA

Il presente post invece è dedicato alle quattro Medaglie d’Oro assegnate ai militari italiani per l’azione passata alla storia come “battaglia del pastificio” di cui tre alla memoria e una al sottotenente che nel corso della stessa rimase paralizzato agli arti inferiori. Sotto riportiamo le foto e le motivazioni delle medaglie concesse ai quattro militari.

Andrea Millevoi

Al sottotenente Andrea Millevoi, dell’ 8º Reggimento “Lancieri di Montebello”,  terza e ultima vittima della giornata,  ucciso dal colpo di un cecchino mentre, sporto dalla torretta del suo “Centauro”, fa fuoco con la mitragliatrice da 12,7 mm per coprire il disimpegno dei soldati italiani, venne conferita la medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

«Comandante di plotone blindo pesanti “CENTAURO”, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite, partecipava con il 183º Reggimento Paracadutisti “NEMBO” al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, con perizia ed intelligenza concorreva con le forze alle sue dipendenze allo sganciamento di alcuni carri rimasti intrappolati nell’abitato. Dopo avere scortato un mezzo adibito allo sgombero di alcuni militari feriti, si riportava nella zona del combattimento e incurante dell’incessante fuoco nemico coordinava l’azione dei propri uomini e contrastava personalmente con l’armamento leggero di bordo l’attacco nemico. Per conferire più efficacia alla sua azione di fuoco, si sporgeva con l’intero busto fuori dal mezzo esponendosi al tiro di un cecchino che lo colpiva mortalmente. Cadeva con le armi in pugno offrendo un chiarissimo esempio di coraggio, determinazione, assoluto sprezzo del pericolo ed elevatissimo senso del dovere sublimato dal supremo sacrificio»
— Mogadiscio, 2 luglio 1993


Pasquale_Baccaro

Soldato Pasquale Baccaro, paracadutista di leva effettivo alla XV Compagnia Diavoli Neri del 186º Reggimento paracadutisti “Folgore”, in quel tragico giorno, si trovava a bordo di un veicolo trasporto truppe OTO Melara VCC-1 Camillino. A fine rastrellamento il veicolo ripiegò verso Balad (base del reggimento), ma a seguito dell’inasprirsi della battaglia che ne susseguì immediatamente, venne ordinato allo stesso di rientrare a Mogadiscio. Arrivato in prossimità dell’incrocio tra la via Imperiale e la via XI Ottobre, poche decine di metri dopo il Checkpoint Pasta, il veicolo fu colpito da un razzo RPG-7 e il paracadutista, gravemente ferito alla gamba sinistra dall’esplosione, morì dissanguato dopo pochi minuti. Fu il secondo caduto italiano nella battaglia del Pastificio, gli venne conferita la medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

«Paracadutista di leva, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite, partecipava con il 183º rgt. Par. “NEMBO” al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, mentre effettuava fuoco mirato da bordo di un veicolo corazzato a sostegno dell’azione condotta dalla propria squadra, veniva inquadrato dal tiro dei cecchini ma, imperturbabile, proseguiva nell’azione. Gravemente ferito a seguito dell’esplosione di una razzo controcarri, che aveva colpito il mezzo corazzato sul quale operava, manteneva, nonostante l’amputazione traumatica di un arto inferiore, spirito saldo e animo sereno, consentendo agli altri paracadutisti di continuare ad operare con immutata determinazione. Soccorso e trasportato presso una struttura sanitaria non sopravviveva alle gravissime lacerazioni subite. Immolava così la sua giovane vita nel pieno adempimento del proprio dovere per un ideale di pace e solidarietà tra i popoli. Purissima figura di uomo e combattente, esempio fulgido di assoluta dedizione al dovere e di elette virtù militari sublimate dal supremo sacrificio.»
— Mogadiscio, 2 luglio 1993


Stefano Paolicchi.jpg

Sergente Maggiore Stefano Paolicchi incursore del 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, venne colpito alla milza, in uno dei pochi punti non protetti dal giubbetto antiproiettile. Pur ferito, continuò il combattimento mirato a liberare dall’accerchiamento alcuni militari italiani, caduti in un’imboscata tesa da centinaia di miliziani somali. Persa conoscenza, venne trasportato all’ospedale di Mogadiscio dove spirò. Venne insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria:

«Incursore paracadutista, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite, partecipava con il proprio distaccamento operativo al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, non esitava ad affrontare d’iniziativa e con lucida determinazione una postazione di mitragliatrice che sparava su una colonna di mezzi italiani. Incurante della propria incolumità si portava a distanza di assalto con grande coraggio e spiccata perizia operativa, neutralizzava una coppia di tiratori che gli sbarrava la strada, e durante l’ultimo sbalzo, veniva colpito da una raffica al petto. Nonostante la ferita, con un ultimo estremo sforzo riusciva a lanciare una granata sulla postazione della mitragliatrice costringendola al silenzio. Pur conscio della gravità delle sue condizioni, continuava ad incitare i suoi uomini, perdendo conoscenza nel vano tentativo di rialzarsi per proseguire nell’azione. Soccorso e sgombrato, decedeva all’ospedale di Mogadiscio. Fulgido esempio di elevate virtù, indomito valore, generosità e ardimento sublimate dal supremo sacrificio.»
— Mogadiscio, 2 luglio 1993


Gianfranco Paglia.jpg

Il 17 marzo 1995, venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare anche all’ora sottotenente Gianfranco Paglia, paracadutista in servizio presso il 186º Reggimento paracadutisti “Folgore”, che durante l’azione fu colpito da tre pallottole (una al polmone causò un’emorragia interna e una al midollo spinale che lo costringerà alla sedia a rotelle per tutta la vita) mentre cercava di portare in salvo l’equipaggio di uno dei blindati immobilizzati, con la seguente motivazione:

«Comandante di plotone paracadutisti, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite, partecipava con il 183º Reggimento paracadutisti “Nembo” al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati dai miliziani somali, con perizia ed intelligenza concorreva con le forze alle sue dipendenze allo sganciamento di alcuni carri rimasti intrappolati nell’abitato. Dopo aver sgomberato con il proprio veicolo corazzato alcuni militari feriti, di propria iniziativa si riportava nella zona del combattimento e, incurante dell’incessante fuoco nemico, coordinava l’azione dei propri uomini, contrastando con l’armamento di bordo l’attacco nemico. Per conferire più efficacia alla sua azione di fuoco si sporgeva con l’intero busto fuori dal mezzo esponendosi al tiro dei cecchini che lo colpivano ripetutamente. Soccorso e trasferito presso una struttura sanitaria di Mogadiscio, reagiva con sereno e virile comportamento alla notizia che le lesioni riportate gli avevano procurato menomazioni permanenti. Chiarissimo esempio di altruismo, coraggio, altissimo senso del dovere e saldezza d’animo. Mogadiscio, 2 luglio 1993»

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