2^ G.M. La Guardia alla Frontiera

Medaglia d’Oro per il Sergente Maggiore Ferrari Ferruccio (Forte Chaberton, Alpi occidentali 21 giugno 1940)

Il 26 giugno 1940, dopo cinque giorni di ricovero nell’ospedale di Pinerolo moriva il Sergente Maggiore Ferruccio Ferrari, aveva solo 22 anni. Era stato ricoverato a seguito delle gravissime ferite, subite durante il terribile bombardamento dei mortai francesi da 280 mm del forte italiano di Chaberton, il forte più alto d’Europa. Al tragico episodio abbiamo dedicato un apposito post che potete trovare al seguente link:

La distruzione della fortezza fra le nuvole

Nato a Boves (Cuneo) nel 1917 era impiegato delle ferrovie dello stato. Nel maggio 1937 si arruolava volontario in artiglieria nel 5° reggimento artiglieria divisionale e in agosto era promosso caporale, passando aggregato al 92° reggimento fanteria dove conseguiva la promozione a caporal maggiore nell’ottobre dello stesso anno. Sergente esattamente un anno dopo, veniva trattenuto alle armi e destinato alla 515ª batteria della Guardia alla Frontiera del VII Settore di copertura.

Ferruccio Ferrari Medaglia d'Oro Chaberton 21 giugno 1940.jpg

Otteneva la promozione a sergente maggiore alla vigilia della seconda guerra mondiale. Mobilitato il settore nel giugno 1940 ed iniziatesi le operazioni di guerra alla frontiera alpina occidentale, veniva coinvolto nel terribile bombardamento dei mortai francesi da 280 mm contro il forte dello Chaberton del 21 giugno 1940.

Nel corso dell’azione militare gli italiani accusarono nove morti, alla cui memoria vennero assegnate 3 medaglie d’ argento e 6 medaglie di bronzo e oltre 50 feriti. Fra di essi vi era anche il Sergente Maggiore Ferrari a cui è dedicato il presente post.

Il militare cuneese benché gravemente ferito, cedeva la barella ai propri commilitoni. . Alla sua memoria verrà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

Sottufficiale artigliere G. a F., all’inizio delle ostilità lasciava volontariamente l’ufficio contabilità per salire al forte ed assumere il comando di un pezzo. Durante violentissimo e preciso tiro di controbatteria nemica, pur conscio dell’inesorabile sorte della sua torre, con l’esempio animava i serventi del suo stesso magnifico slancio. Colpita in pieno la torre, lui stesso ustionato e mortalmente ferito, con sovrumano sforzo e sublime altruismo salvava dal rogo quanti più serventi poteva e cedeva ai suoi soldati feriti la barella che gli toccava per turno. Lasciava poi il forte incitando e gridando ai compagni la consegna del Duce. Nel delirio dell’agonia una sola visione illuminava il supremo olocausto: il fuoco del suo cannone per la vittoria e la grandezza della Patria. Luminoso esempio di eroismo e di fede. Forte Chaberton, 21 giugno 1940.

L'epigrafe che ricorda i caduri dello Chaberton

Per ordine superiori i morti non verranno trasportati a valle, forse per non demoralizzare i civili, ma seppelliti sul posto. Il comandante del forte, capitano Bevilacqua, dovrà ancora una volta “arrangiarsi” costruendo le bare con le tavole dei pavimenti e realizzando i loculi necessari sullo spalto davanti ai cannoni superstiti, con il cemento disponibile, essendo impossibile scavare nella roccia.

Nella primavera del 1941, la teleferica venne rimessa in funzione e alla fine dell’estate del 1941 le salme dei caduti vennero trasportate a valle per essere seppellite nel cimitero di Cesana Torinese. Nello stesso, su iniziativa del Comune di Boves, verrà realizzato un monumento alla memoria della Medaglia d’Oro al Valor Militare Ferruccio Ferrari.

Monumento al Sergente Maggiore Ferrari Ferruccio.jpg

La famiglia mise a disposizione una fotografia di Ferruccio, dalla quale lo scultore realizzò il modello in creta . Il risultato fu un busto di bronzo estremamente somigliante al viso dell’artigliere dello Caberton. Alle spalle del monumento è visibile la targa in marmo su cui è riportata in lettere di bronzo la motivazione della Medaglia d’Oro.Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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