2^ G.M. I bollettini di Guerra

24 giugno 1940 – armistizio fra Regno d’Italia e Francia

Alle 19,15 del 24 giugno 1940 a Villa Incisa sulla via Cassia all’Olgiata, fraziona di Roma, la Francia sottoscriveva l’armistizio con l’Italia. Era la fine di quella che gli italiani chiamarono battaglia delle Alpi Occidentali e i francesi Bataille des Alpes, combattuta dal giorno della dichiarazione di guerra del 10 giugno. In realtà le operazioni militari in grande stile scattarono il 21 giugno per concludersi appunto il 24.

Badoglio legge i termini dell'armistizio ai delegati francesi

Il maresciallo Badoglio legge le clausole dell’armistizio alla delegazione francese

Dopo aver ricevuto la domanda di armistizio formulata dal governo francese il 16 giugno, Adolf Hitler si affrettò a convocare a Monaco di Baviera il suo alleato italiano per stabilirne le condizioni. Nel pomeriggio del 18 giugno presenti il ministro degli esteri Joachim von Ribbentrop e il generale Wilhelm Keitel capo dell’ OKW il comando supremo tedesco, Mussolini, il conte Ciano ministro degli esteri e il generale Mario Roatta, sottocapo di stato maggiore dell’esercito, la delegazione italiana presentò ai tedeschi un promemoria inteso a stabilire a grandi linee il punto di vista italiano sulle condizioni d’armistizio con la Francia, nel quale si richiedeva:

  1. Smobilitazione dell’Esercito in tutti i teatri d’operazione sino ai suoi organici di pace.
  2. Consegna di tutto l’armamento collettivo.
  3. Occupazione (per quanto riguarda l’Italia) sino alla linea del Rodano. Teste di ponte a Lione, Valenza e Avignone. Occupazione della Corsica, Tunisia e Somalia francese.
  4. Facoltà di occupare in qualunque momento tutti i punti strategici e gli impianti esistenti in Francia, nei territori dell’Impero, coloniali e sottoposti a mandato, ritenuti necessari per rendere possibili le operazioni militari o per mantenere l’ordine.
  5. Occupazione delle basi militari marittime di Algeri, Orano (Mers el-Kébir), Casablanca. Neutralizzazione e facoltà di occupare Beirut
  6. Consegna immediata della flotta.
  7. Consegna immediata della flotta aerea.
  8. Consegna del materiale ferroviario che si trova, all’atto della conclusione dell’armistizio, nel territorio occupato.
  9. Obbligo di non procedere a distruzioni o danneggiamenti degli impianti fissi o mobili esistenti nei territori contemplati dalle precedenti clausole, e lasciarvi tutti gli approvvigionamenti disponibili.
  10. Denuncia dell’alleanza con la Gran Bretagna. Immediato allontanamento delle forze inglesi operanti in territori metropolitani o coloniali francesi. Disarmo e scioglimento delle formazioni militari straniere operanti in Francia.

Hitler approvò le pretese italiane riguardanti le occupazioni di territorio francese, mentre per la consegna della flotta i tedeschi sollevarono l’obiezione che i francesi si sarebbero rifiutati e avrebbero preferito farla passare sotto bandiera britannica, con conseguenze disastrose.

Dopo una decina di giorni di guerra limitata a incursioni aeree da ambo le parti e da incursioni navali, fra cui spicca quella francese contro la costa ligure a cui abbiamo dedicato un interessante post che potete trovare al seguente link:

14 giugno 1940, Medaglia d’oro per l’azione della torpediniera Calatafimi

All’alba del 21 giugno 1940 scattò l’offensiva di terra italiana e 21 divisioni iniziarono a muoversi contro le 6 divisioni francesi schierate a difesa del territorio francese. Se era vero che una buona parte l’Armée des Alps del generale René Olry, era stata spostata a nord per cercare di contrastare i tedeschi, era altrettanto vero che le truppe rimaste erano valide e con il morale ancora alto. L’isolamento nelle fortificazioni di montagna rendeva questo fronte «fuori dal mondo», e questo, assieme allo sdegno per l’attacco italiano, giocò un ruolo fondamentale per il morale francese.

Nonostante la profonda differenza di effettivi, i francesi potevano contare dunque su un terreno montagnoso che favoriva la difesa e su un sistema di difese fortificate profondo 120 chilometri che correva lungo tutto il fronte e che bloccava efficacemente i pochi punti contro cui gli italiani potevano trovare sbocchi. Il sistema risultava articolato su tre linee difensive: la prima di avamposti leggeri, la seconda di resistenza, la terza di posizioni arretrate, tanto che lo stato maggiore italiano non ritenne opportuno rendere nota l’ampiezza delle difese francesi ai comandi operativi per non intaccarne il morale.

Nell’ambito della breve offensiva italiana , che si svolse come si è visto in soli tre  giorni si inserisce il tragico episodio della distruzione della fortezza italiana dello Chaberton, episodio a cui abbiamo dedicato un post che ha riscosso un grande favore da parte dei nostri lettori:

La distruzione della fortezza fra le nuvole

Il 22 giugno la delegazione francese firmò le clausole dell’armistizio con i tedeschi, (sottoscritto per volere di Hitler nella solita località e nel solito vagone dove nel 1918 la Germania del Kaiser aveva firmato l’armistizio con la Francia vittoriosa nella Grande Guerra) alla lettura dell’articolo 23, che imponeva la firma di un analogo armistizio con l’Italia, il generale Huntziger disse preoccupato:

«Gli italiani potrebbero chiederci con un sovrapprezzo del tutto ingiustificato anche ciò che voi non ci avete chiesto. L’Italia ci ha dichiarato guerra ma non ce l’ha fatta».

Il giorno successivo cominciarono le trattative per l’analogo documento italo-francese, con la delegazione francese che ovviamente ignorava che Mussolini aveva aderito al punto di vista di Hitler per quanto riguardava la flotta francese, e per il timore di ulteriori ricatti, con l’approvazione del maresciallo Pétain l’ammiraglio François Darlan inviò agli ammiragli invio ai comandi navali un telegramma che invitava a lanciare azioni a corto raggio contro i punti sensibili del litorale italiano se le condizioni italiane fossero state inaccettabili.

È indiscutibile che i francesi avevano accettato passivamente l’armistizio con la Germania per paura di ulteriori avanzate, ma si presentarono a Roma con le migliori intenzioni di non accettare in toto quello con l’Italia, fiduciosi di poter ancora trattenere sulle Alpi l’esercito italiano, sperando di trarre vantaggi da questa situazione. Ogni timore si rivelò infondato fin dai primi contatti con Badoglio, Roatta e Cavagnari, i quali si dimostrarono subito disponibili e concilianti, anche perché il duce, aveva rinunciato alle enormi pretese manifestate nel promemoria di Monaco.

L’armistizio firmato a Villa Incisa prevedeva infatti clausole molto ridimensionate e che vennero accettate subito dai delegati francesi. La mossa stupirà gli stessi tedeschi che avevano approvato quasi completamente le richieste italiane formulate a Monaco. In esso era prevista l’occupazione da parte italiana di alcuni territori francesi di confine,che con il decreto del 30 luglio verranno annessi de facto al Regno d’Italia, la smilitarizzazione del confine franco-italiano, la zona segnata in giallo chiaro, e libico-tunisino, entrambi per una profondità di 50 chilometri, nonché la smilitarizzazione della Somalia francese (odierno Gibuti), e la possibilità da parte italiana di usufruire del porto di Gibuti e della ferrovia Addis Abeba-Gibuti.

Mappa Francia sconfitta

Infine veniva prevista la demilitarizzazione delle piazzeforti navali di Tolone, Biserta, Ajaccio e Mers-el-Kébir. Complessivamente i territori annessi dall’Italia avevano un’estensione di 832 km² ed una popolazione di 28.523 abitanti. Mentone con i suoi, al tempo 21.700 abitanti era l’unica località di un certo rilievo. In questi territori, come avverrà più tardi in Slovenia e Dalmazia si avvierà un tentativo di italianizzazione con l’utilizzo della toponomastica italiana, lezioni in lingua italiana e altro.

Il 24 giugno, in pratica l’ultimo giorno di combattimento, la linea difensiva francese era stata appena toccata nei suoi avamposti, ovunque le truppe francesi presidiavano intatte le loro postazioni e la loro prima linea di resistenza non era nemmeno stata scalfita, come peraltro ammetterà persino lo stato maggiore italiano nei suoi studi. L’unica località di un certo rilievo occupata dalle truppe italiane e che in seguito diventerà territorio italiano fu la cittadina di Mentone.

Truppe italiane occupano Mentone

Truppe italiane occupano Mentone

Durante la battaglia delle Alpi occidentali, gli italiani ebbero 631 morti (59 ufficiali e 572 soldati), 616 dispersi e 2.631 tra feriti e congelati, a dimostrazione delle insufficienze dell’equipaggiamento italiano; i francesi catturarono 1.141 prigionieri che restituirono immediatamente dopo l’armistizio. I prigionieri francesi, ufficialmente 14 verranno invece spediti nel campo di Fonte d’Amore, vicino Sulmona, a cui si aggiungeranno in seguito 200 internati britannici e 600 greci che probabilmente finirono nelle mani dei tedeschi dopo l’armistizio. Da parte francese si ebbero 40 morti, 84 feriti e 150 dispersi, oltre ai 15 prigionieri.

Sotto per chi fosse interessato a leggerlo riportiamo il testo completo della convenzione di armistizio. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Testo della convenzione d’armistizio franco – italiano

Art. I. — La Francia cesserà le ostilità contro l’Italia nel ter­ritorio francese metropolitano, nell’Africa francese del Nord, nelle colonie e territori protetti e sotto mandato. Cesserà egual­mente le ostilità contro l’Italia per mare e per aria.

Art. II. — Le truppe italiane si manterranno, all’entrata in vigore della presente convenzione di
armistizio e per tutta la durata dello stesso, sulle loro linee avanzate in tutti i teatri di operazioni.

Art. III. — Nel territorio francese metropolitano, la zona com­presa fra le linee di cui all’art. II e una linea corrente a cin­quanta chilometri in linea d’aria da esse sarà, per la durata dell’armistizio, smilitarizzata.

In Tunisia sarà, per la durata dell’armistizio, smilitarizzata la zona compresa fra l’attuale confine libico-tunisino e la linea segnata sulla carta annessa.

In Algeria e nei territori dell’Africa francese a sud della stessa, confinanti con la Libia, per la durata dell’armistizio sarà smilitarizzata una zona compresa fra il confine libico e una linea parallela e distante da essa duecento chilometri. Finché dureranno le ostilità dell’Italia contro l’Impero bri­tannico e per la durata dell’armistizio, il territorio della colonia della Costa francese dei Somali sarà smilitarizzato per intero.

Per la durata dell’armistizio, l’Italia avrà pieno e costante diritto di usufruire dei porti e delle installazioni portuali di Gibuti e della ferrovia Gibuti – Addis Abeba, nel tratto francese, per trasporti di qualsiasi specie.

Art. IV. — Le zone da smilitarizzare, di cui all’art. III, saranno entro dieci giorni dalla cessazione delle ostilità evacuate dalle truppe francesi, ad eccezione del personale strettamente neces­sario per la custodia e manutenzione delle opere di fortifica­zione, caserme, magazzini ed edifici militari e delle truppe per il mantenimento dell’ordine interno che la Commissione italiana di armistizio, di cui in seguito, determinerà di volta in volta.

Art. V. — Fermo il diritto di cui all’art. X seguente, tutte le armi mobili e relative munizioni esistenti nelle zone da smilita­rizzare del territorio francese metropolitano e di quello adia­cente alla Libia, in più di quelle in consegna alle truppe che sgomberano come è detto sopra, i territori di cui si tratta, debbono essere evacuate entro un termine di quindici giorni. Le armi fisse delle opere di fortificazione e relative munizioni devono essere messe, nello stesso periodo di tempo, in condi­zione di non essere usate.

Nel territorio della Costa francese dei Somali, tutte le armi mobili e relative munizioni, in più di quelle in consegna alle truppe che sgomberano il territorio, verranno depositate, entro il medesi- mo termine di quindici giorni, nelle località che saranno stabilite dalla Commissione italiana di armistizio di cui in seguito. Per le armi fisse e le munizioni delle opere di fortificazione esistenti in detto territorio vale quanto di­sposto per il territorio francese metropolitano e per quello adia- cente alla Libia.

Art. VI. — Finché dureranno le ostilità fra l’Italia e l’Impero britannico, le piazzeforti militari marittime e le basi navali di Tolone, Biserta, Ajaccio ed Orano (Merse El-Kebir) saranno smilitarizzate sino alla cessazione delle ostilità contro detto Impero. Tale smilitarizzazione dovrà essere attuata entro un termine di quindici giorni e dovrà essere tale da rendere dette piazzeforti e basi inutilizzabili agli effetti della loro capacità offensiva-difensiva. La loro capacità logistica sarà sotto controllo della Commissione italiana di armistizio, limitata ai bisogni delle navi da guerra francesi che, a norma dell’art. XII seguente, vi faranno base.

Art. VII. — Nelle zone, piazzeforti militari marittime e basi navali da smilitarizzare, rimarranno naturalmente in funzione le autorità civili francesi e le forze di polizia necessarie al manteni mento dell’ordine pubblico; vi rimarranno pure le autorità territoriali militari e marittima che saranno determinate dalla Commissione italiana di armistizio.

Art. VIII. — La Commissione italiana di armistizio, di cui in seguito, determinerà carto- graficamente i limiti esatti delle zone, piazzeforti militari marittime e basi navali da smili­tarizzare e i dettagli delle modalità esecutive di smilitarizzazione. La stessa Commissione avrà pieno e costante diritto di controllare l’esecuzione in dette zone, piazze e basi di quanto stabilito negli accordi precedenti, sia a mezzo di visite di con­trollo, sia a mezzo di sue Delegazioni permanenti sul posto.

Art. IX. — Tutte le Forze Armate di terra, di mare e dell’aria della Francia metropolitana saranno smobilitata e disarmate entro un termine di tempo da fissare ulteriormente, ad ecce­zione delle formazioni necessarie al mantenimento dell’ordine interno. Le forze e l’armamento delle suddette formazioni saranno determinati dall’Italia e dalla Germania.

Per quanto concerne i territori dell’Africa del Nord francese, della Siria e della Costa francese dei Somali, la Commissione italiana di armistizio, nello stabilire le modalità di smobilitazione e di disarmo, terrà conto dell’importanza particolare del mantenimento dell’ordine in detti territori.

Art. X. — L’Italia si riserva di esigere, come garanzia della esecuzione della convenzione di armistizio, la consegna, in tutto od in parte, delle armi collettive di fanteria e di arti­glieria, autoblinde, carri armati, veicoli automobili e ippo­mobili e munizioni appartenenti alle unità che sono state comunque impegnate o schierate contro le Forze Armate ita­liane. Le armi e i materiali suddetti dovranno essere conse­gnati nello stato in cui si trovano al momento dell’armistizio.

Art. XI. — Le armi, munizioni e materiale bellico di qualsiasi specie che rimangono nel territori francesi non occupati, ivi comprese le armi e munizioni evacuate dalle zone, piazze­forti militari marittime e basi navali da smilitarizzare, ed esclusa quella parte che venga lasciata in uso alle unità per­messe, saranno riuniti e accantonati sotto controllo italiano o germanico. La costruzione di materiale bellico di qualsiasi specie nei territori non occupati deve cessare immediata­mente.

Art. XII. — Le unità della Marina da guerra francese saranno concentrate nei porti che verranno, indicati e saranno smo­bilitate e disarmate sotto il controllo dell’Italia o della Germania.

Faranno eccezione quelle unità di cui i Governi italiano e tedesco concedessero l’uso per la salvaguardia dei territori coloniali francesi. Sarà elemento determinante per il’indi­cazione dei porti di cui sopra la dislocazione delle unità navali in tempo di pace.

Tutte le navi da guerra lontane dalla Francia metropolitana, che non siano eventualmente riconosciute necessarie alla sal­vaguardia degli interessi coloniali francesi, saranno fatte rien­trare nel porti metropolitani.

Il Governo italiano dichiara che non ha l’intenzione di impie­gare durante la presente guerra le unità della Marina da guerra francese poste sotto il suo controllo e che del pari non ha l’intenzione di avanzare pretese, alla conclusione della pace, sulla flotta francese.

Durante l’armistizio potrà però essere richiesto il naviglio francese necessario al dragaggio delle mine di cui all’articolo seguente.

Art. XIII. — Tutti gli sbarramenti di mine saranno notificati al Comando Supremo italiano.

Le autorità francesi provvederanno, entro il termine di dieci giorni a fare scaricare col proprio personale tutte le interruzioni ferroviarie e stradali, campi minati e fornelli da mina in genere approntati nelle zone, piazzeforti militari marittime e basi na­vali da smilitarizzare.

Art. XIV. — Il Governo francese, oltre ad obbligarsi a non intra­prendere in qualsiasi luogo qualsiasi forma di ostilità contro l’Italia, si impegna ad impedire agli appartenenti alle sue Forze Armate e ai cittadini francesi in genere di uscire dal territorio nazionale per partecipare, comunque, ad ostilità contro l’Italia. Le truppe italiane useranno contro i trasgressori alla suddetta norma e contro i cittadini francesi già all’estero che intrapren­dessero collettivamente o singolarmente atti di ostilità contro l’Italia, il trattamento riservato ai combattenti fuori legge.

Art. XV. — Il Governo francese si impegna ad impedire che navi da guerra, aeroplani, armi, materiali bellici e munizioni di qualsiasi specie di proprietà francese, o esistenti in territori francesi, o comunque controllati dalla Francia, vengano av­viati in territori dell’Impero britannico od in altri Stati esteri.

Art. XVI. — Divieto di uscita per tutte le navi mercantili della Marina francese fino al momento in cui i Governi italiano e tedesco consentissero la ripresa parziale o totale del traffico commer- ciale francese.

Le navi mercantili che non si trovassero al momento dell’ar­mistizio in porti francesi, o comunque sotto il controllo della Francia, saranno o richiamate in essi o avviate a porti neu­trali.

Art. XVII. — Tutte le navi mercantili italiane catturate saranno immediatamente restituite con l’intero carico diretto in Italia che avevano al momento della cattura. Dovranno altresì essere restituite le merci non deperibili italiane, o dirette in Italia, catturate a bordo, di navi non italiane.

Art. XVIII. — Divieto immediato di decollo per tutti gli aerei trovantisi nel territorio francese, o nei territori comunque sotto il controllo francese. Tutti gli aeroporti e tutte le installa­zioni nei territori suddetti saranno sotto il controllo italiano o tedesco.

Gli aerei stranieri che si trovino nei territori di cui sopra saranno consegnati alle autorità militari italiane o germa­niche.

Art. XIX. — Fino a quando i Governi italiano e tedesco non stabiliranno altrimenti, saranno vietate le trasmissioni radio in genere in tutti i territori della Francia metropolitana. Le condizioni nelle quali potranno effettuarsi le comunicazioni ra­dio tra la Francia e l’Africa del Nord francese, la Siria e la Costa francese dei Somali saranno determinate dalla Commis­sione italiana di armistizio.

Art. XX. — Libertà di traffico delle merci in transito fra la Germania e l’Italia attraverso il territorio francese non occupato.

Art. XXI. — Saranno immediatamente liberati e consegnati alle Autorità militari italiane tutti i prigionieri italiani di guerra, o i civili italiani comunque internati, arrestati, o condannati per ragioni politiche, o di guerra, o per atti comunque a fa­vore del Governo italiano.

Art. XXII. — Il Governo francese si rende garante della buona conservazione di tutto quanto deve o può dover consegnare in virtù della presente convenzione.

Art. XXIII. — Una Commissione italiana di armistizio, alla di­pendenza del Comando Supremo italiano, sarà incaricata di re­golare e controllare, sia direttamente, sia a mezzo dei suoi or­gani, l’esecuzione della presente convenzione di armistizio. Essa sarà altresì incaricata di armonizzare la presente con­venzione con quella già conclusa fra Germania e Francia.

Art. XXIV. — Nella sede della Commissione di cui all’articolo precedente si insedierà una Delegazione francese incaricata dl fare presenti i desiderata del proprio Governo relativi all’esecu­zione della presente convenzione e di trasmettere alle autorità francesi competenti le disposizioni della Commissione italiana di armistizio.

Art. XXV. — La presente convenzione di armistizio entrerà in vigore all’atto della sua firma. Le ostilità cesseranno in tutti i teatri di operazioni sei ore dopo il momento in cui il Gover­no italiano avrà comunicato al Governo tedesco l’avvenuta conclusione del presente accordo. Il Governo italiano notificherà detto momento al Governo francese per via radio.

Art. XXVI. — La presente convenzione di armistizio rimarrà in vigore fino alla conclusione del Trattato di pace. Potrà essere denunciata dall’Italia in qualsiasi momento con effetto imme­diato, ove il Governo francese non adempia agli obblighi as­sunti.

I sottoscritti plenipotenziari, debitamente autorizzati, dichia­rano di approvare le condizioni sopra indicate.

Roma, 24 giugno 1940-XVIII, ore 19,15.

Firmato: Il Maresciallo d’Italia PIETRO BADOGLIO

Firmato : Le General d’Armée. HUNTZINGER

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