Il Risorgimento

22 giugno 1805 – nasce il padre del Risorgimento italiano

«Gl’istinti repubblicani di mia madre m’insegnarono a cercare nel mio simile l’uomo, non il ricco o il potente; e l’inconscia semplice virtù paterna m’avvezzò ad ammirare, più che la boriosa atteggiata mezza-sapienza, la tacita inavvertita virtù di sagrificio ch’è spesso in voi.»

Il 22 giugno 1805 nasceva a Genova, colui che più tardi venne definito il “padre del Risorgimento”, una delle figure storiche più importanti dell’intera Storia italiana. Penso che i nostri lettori abbiano capito di chi stiamo parlando, Giuseppe Mazzini terzogenito di tre bambini, preceduto dalle due sorelle, Rosa e Antonietta. Ragazzino sveglio e vivace, già adolescente sente vivo e forte l’interesse per le tematiche politiche, soprattutto quelle concernenti l’Italia, vero e proprio destino annunciato.

Nel 1820 è ammesso all’Università; comincia con la medicina ma dopo secondo la versione della madre, essere svenuto al primo esperimento di necroscopia, si iscrisse agli studi di legge, dove si segnalò per la sua ribellione ai regolamenti di stampo religioso che imponevano di andare a messa e di confessarsi; e proprio per questa ragione a 25 anni  subì il primo della lunga serie di arresti che caratterizzò la sua esistenza. Arrestato perché, proprio in chiesa, si rifiutò di lasciare il posto ai cadetti del Collegio Reale d’Austria.

Nel 1826 scrive il suo primo saggio letterario, “Dell’amor patrio di Dante”, pubblicato l’anno successivo. Poco dopo aver conseguito la laurea, entra a far parte della cosiddetta Carboneria, ossia una società segreta con finalità rivoluzionarie. Nata nel Regno di Napoli, inizialmente come forma di opposizione alla politica filo-napoleonica di Gioacchino Murat, essa fece successivamente seguaci in Francia ed in Spagna, puntando sulle libertà politiche e sulla concessione di una costituzione nei paesi d’Europa.

Dopo la caduta di Murat, la Carboneria lottò contro il re Ferdinando I delle Due Sicilie. Filippo Buonarroti contribuì, all’indomani del Congresso di Vienna del 1815, a far assumere al movimento anche un carattere patriottico e marcatamente anti-austriaco. Così la Carboneria si diffuse anche nel Nord Italia, e soprattutto in Lombardia ed in Romagna, grazie in particolare all’opera del forlivese Piero Maroncelli.

Iniziò ad esercitare la professione nello studio di un avvocato, ma l’attività che lo impegnava era quella di giornalista e anche per  dare valore alle proprie idee rivoluzionarie, Mazzini inizia una collaborazione con “L’indicatore genovese”, giornale soppresso dal governo Piemontese il 20 dicembre. Mazzini non si perde d’animo e comincia a collaborare con “L’indicatore livornese” e nello stesso tempo viaggi molto in Toscana cercando aderenti alla causa della Carboneria. Il 21 ottobre, a Genova, è tradito e denunciato alla polizia quale carbonaro e il 13 novembre è arrestato e rinchiuso a Savona nella Fortezza del Priamar.

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Non essendo emerse prove a suo carico gli fu offerto o di vivere al “confino” in qualche sperduto borgo del Regno di Sardegna sotto la sorveglianza della polizia o di andare in esilio a Marsiglia, opta per la seconda soluzione e abbandona il Regno Sardo il 10 febbraio 1831. Mazzini è in esilio ma la cosa non influisce sulla sua attività, anzi è di stimolo per proseguire la lotta. Si reca a Ginevra, dove incontra alcuni esuli; passa a Lione e vi trova alcuni proscritti italiani; con essi parte per la Corsica, sperando di portare aiuto agli insorti dell’Italia centrale.

Rientrato in Francia fonda a Marsiglia la Giovine Italia che si propone di costituire la Nazione “Una, Indipendente, Libera, Repubblicana” e il suo scopo era l’unione degli stati italiani in un’unica Repubblica con un governo centrale quale sola condizione possibile per la liberazione del popolo italiano dagli invasori stranieri. Il progetto federalista, secondo Mazzini, avrebbe fatto dell’Italia una nazione debole, destinata a essere soggetta ai potenti stati a lei vicini: il federalismo inoltre avrebbe reso inefficace il progetto risorgimentale, facendo rinascere le rivalità municipali, che avevano caratterizzato la peggiore storia dell’Italia medioevale.

Fa stampare una lettera aperta a Carlo Alberto, appena salito al trono di Sardegna per esortarlo a prendere l’iniziativa della riscossa italiana. Nel 1832, a Marsiglia, inizia la pubblicazione della rivista “La Giovine Italia”, che ha come sottotitolo “Serie di scritti intorno alla condizione politica, morale e letteraria dell’Italia, tendenti alla sua rigenerazione”. L’iniziativa ha buon successo e ben presto L’associazione Giovine Italia si estende anche nell’ambito militare.

Nel Regno Sardo sono condannati a morte vari affiliati, anche lo stesso Mazzini viene condannato a morte in contumacia il 26 ottobre 1833, dal Consiglio Divisionale di Guerra di Alessandria. La cosa non turba il patriota italiano che continua la sua frenetica attività il 2 febbraio 1834 fallisce il tentativo di invasione della Savoia ed è costretto a riparare in Svizzera dove si accorda con patrioti esuli di tutte le nazionalità oppresse. La condannaverrà revocata nel 1848, quando Carlo Alberto decise infine di concedere un’amnistia generale.

Sul modello della Giovine Italia si costituiscono altre società, più o meno segrete, Giovine Polonia, Giovine Germania, che, collegate con la Giovine Italia formano la Giovine Europa, tendente a costituire le libere nazioni europee affratellate. Quando passa a promuovere la costituzione della Giovine Svizzera,  il Gran Consiglio di Berna lo espelle dal Paese. Inizia una lunga serie di spostamenti fino al 28 maggio del 1836, quando viene arresto a Soletta; poco dopo la Dieta Svizzera lo esilia in perpetuo dallo Stato.

Si reca a Parigi, dove il 5 luglio è arrestato; è rilasciato a patto che parta per l’Inghilterra. Nel 1837 gennaio giunge a Londra, città dove salvo alcune interruzioni, come nel 1849, rimarrà fino al 1868. E’ in miseria: riceverà più tardi modesti compensi per la collaborazione a giornali e riviste inglesi. Siamo ormai nel 1840, il 30 aprile di quell’anno ricostituisce la Giovine Italia e il 10 novembre inizia la pubblicazione del periodico “Apostolato popolare”, che reca nel sottotitolo “Libertà, Eguaglianza, Umanità, Indipendenza, Unità – Dio e il popolo – Lavoro e frutto proporzionato”.

Rimane ancora a lungo a Londra, dove nel 1841 fonda una scuola gratuita per i fanciulli poveri. L’8 settembre 1847, sottoscrive una lunga lettera a Pio IX indicandogli ciò che dovrebbe e potrebbe fare poi si reca a Parigi dove detta lo statuto dell’Associazione Nazionale Italiana. Il 7 aprile 1848 giunge a Milano liberata dagli austriaci, a seguito della rivolta del popolo milanese, nota come “le cinque giornate di Milano”. Qui fonda il quotidiano “L’Italia del popolo”, nel quale chiarisce le proprie idee sul modo di condurre la guerra.

Nell’agosto lascia Milano per il ritorno degli austriaci, che avevano sconfitto l’esercito sardo nella prima guerra di indipendenza e raggiunge Garibaldi a Bergamo per poi riparare ancora una volta in Svizzera, dove rimarrà fino al 5 gennaio 1849. Il 9 febbraio 1849 è proclamata la Repubblica Romana. Goffredo Mameli telegrafa a Mazzini:

“Roma Repubblica, venite!”.

Il 5 marzo entra in Roma e il 29 dello stesso mese è nominato triumviro. Il 30 giugno, di fronte all’impossibilità di resistere oltre in Roma, respinta la sua proposta di uscire con l’esercito e trasferire altrove la guerra, si dimette con gli altri triumviri perché dichiara di essere stato eletto per difendere la Repubblica. Entrati i nemici, parte il 12 luglio per Marsiglia, si reca quindi a Ginevra e successivamente a Losanna, dove è costretto a vivere nascostamente, per poi fare ritorno nel gennaio del 1851 a Londra, dove si fermerà fino al 1868, salvo numerose visite di settimane o di pochi mesi nel continente.

Nella capitale inglese fonda la società “Amici d’Italia” per estendere simpatie alla causa nazionale. L’Europa di quei tempi è percorsa da moti di protesta e rivoluzione, il 6 febbraio 1853 Milano è represso nel sangue un nuovo tentativo insurrezionale contro gli austriaci. Seguono ancora anni in esilio fino al 1857 quando torna a Genova per preparare con Carlo Pisacane l’insurrezione che dovrebbe poi scoppiare nel capoluogo ligure. La polizia non riesce ad arrestare Mazzini, ma il patriota viene per la seconda volta condannato a morte in contumacia, il 28 marzo 1858.

Londra, ancora una volta accoglie l’esule in pericolo. Da lì scrive a Cavour per protestare contro alcune dichiarazioni pronunciate dallo statista e si oppone, sostenuto da numerosi altri repubblicani, alla guerra all’Austria in alleanza con Napoleone III. Escluso dall’amnistia concessa all’inizio della guerra, si reca clandestinamente a Firenze con la speranza di poter raggiungere Garibaldi per l’impresa dei Mille cosa che si avvera solo nel 1861, grazie ad un’adunanza di mazziniani e garibaldini in soccorso a Garibaldi in difficoltà in Sicilia e Napoli.

L’11 agosto parte per la Sicilia sperando in un movimento insurrezionale, ma appena giunge a Palermo ancora prima di scendere dalla nave, è tratto in arresto e il 14 è portato al carcere del forte di Gaeta, dove rimane fino al 14 ottobre quando è liberato, in virtù dell’amnistia concessa ai condannati politici per la presa di Roma. Dopo brevi soste a Roma, Livorno, Genova, riprende la via dell’esilio, giungendo prima a Lugano e infine ancora a Londra alla metà di dicembre.

Il 10 febbraio lascia la capitale britannica per recarsi a Lugano dove, nel novembre promuove il Patto di Fratellanza tra le società italiane operaie, programma moderato e interclassista, diretto contro il progressivo affermarsi dell’egemonia marxista all’interno del movimento operaio italiano. Giunge in incognito a Pisa il 6 febbraio, ospite dei Nathan-Rosselli, dove muore il 10 marzo. La notizia della sua morte si diffuse rapidamente, commuovendo l’Italia.

Una folla immensa partecipò ai funerali, svoltisi nella città toscana il pomeriggio del 14 marzo, accompagnando il feretro al treno in partenza per Genova, dove venne sepolto al Cimitero monumentale di Staglieno. Alla cerimonia di tumulazione, partecipano, secondo i calcoli della polizia, circa centomila persone. Dopo essere stato mummificato , nel 1946 la mummia fu sistemata ed esposta al pubblico in occasione della nascita della Repubblica Italiana: da allora riposa nuovamente nel sarcofago del mausoleo, realizzato nel cimitero di Staglieno a Genova.

Il mausoleo di Giuseppe Mazzini nel cimitero monumentale di Staglieno.jpg

Il mausoleo realizzato in stile neoclassico adornato con alcuni simboli massonici dall’architetto mazziniano Gaetano Vittorino Grasso, reca all’esterno la scritta “Giuseppe Mazzini” e all’interno sono presenti numerose bandiere tricolori repubblicane e iscrizioni lasciate da gruppi mazziniani o da personalità come Carducci, Sulla lapide è scolpita la scritta “Giuseppe Mazzini. Un Italiano”, che era la firma da lui apposta nella lettera a Carlo Alberto, e l’epitaffio:

«Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l’anima all’umanità»

 Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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1 risposta »

  1. Cronologia attenta, scritta bene e chiara, è senza deviazioni ideologiche allusive. Dagli spostamenti di Giuseppe Mazzini si denota essere egli un Quadro politico Massone protetto dalla fitta organizzazione europea antimonarchica. La Francia disse: ” O si fa l’Italia repubblicana o la facciamo noi con la forza”. Questo monito ci fu imposto dalla massoneria francese perché ci vedevano esenti dalla profetica “Guerra delle Nazioni”, programma politico avviato cento anni prima. L’Italia non esisteva ancora in quanto penisola felicemente sparpagliata e spensierata.
    A dimostrazione di quanto detto, il vostro diario di bordo mette in luce questo disegno eversivo che poco aveva a che fare con lo spirito patriota per la nascita di uno Stato inesistente che aveva ancora 250 ceppi dialettali diversi e alcune lingue non latine e ne italiane ma autoctone che davano vita alle moltissime sfumature lessiche asseconda della distanza chilometrica tra un campanile e l’altro.
    La forzatura di una Italia Repubblicana era sostenuta da una lista di stati repubblicanizzati attraverso flagelli inumani di proporzioni immense (vedi rivoluzioni interne in Inghilterra, Usa e Francia). L’Italia Repubblicana si rivelerà non meno sanguinaria delle consociate sorelle europee.

    Sull’aspetto politco nell’adesione di Giuseppe Mazzini alla Prima Internazionale (socialista), l’avete omesso , ma la dissociazione dalle dottrine di Marx che avete accennato, lo vedranno squalificato dall’Internazionale proletaria. Tutto ciò in Italia ha un solo nome: Risorgimento.

    Complimenti a chi ha redatto la cronistoria. E’ fatta bene anche se mancano alcune date che aiutano a inserire il programma Mazzini con il resto dei programmi focosi della Massoneria Internazionale.

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