2^ G.M. I bollettini di Guerra

14 giugno 1940, Medaglia d’oro per l’azione della torpediniera Calatafimi

«Comandante di torpediniera di scorta ad un posamine, avvistata una formazione di numerosi incrociatori e siluranti nemici che si dirigevano per azione di bombardamento di importanti centri costieri, ordinava al posamine di prendere il ridosso della costa ed attaccava l’avversario affrontando decisamente la palese impari lotta. Fatto segno ad intensa reazione, manovrava con serenità e perizia attaccando fino a breve distanza con il siluro e con il cannone le unità nemiche. La sua azione decisa ed i danni subiti dalle forze navali avversarie costringevano queste a ritirarsi. Esempio di sereno ardimento, di sprezzo del pericolo, di consapevole spirito di assoluta dedizione alla Patria. Mare Ligure, 14 giugno 1940.»

Il 19 luglio 1940 veniva concessa con la motivazione sopra riportata la Medaglia d’Oro al Valor Militare al tenente di vascello Giuseppe Brignole comandante della torpediniera Calatafimi, ex cacciatorpediniere declassato nell’ottobre 1938, unica unità intervenuta per contrastare il bombardamento della costa ligure da parte di una potente squadra navale francese, il 14 giugno del 1940. Vediamo con precisione come si svolse l’azione che lo ricordiamo venne eseguita nel terzo giorno di guerra dell’Italia.

La sera del 13 giugno, mentre otto bombardieri bimotori francesi Lioré et Olivier LeO 451 attaccavano con poco successo i depositi di nafta di Vado Ligure, partirono da Tolone le navi della 3ª Squadra navale francese comandate dall’ammiraglio Émile Duplat e dirette verso gli stabilimenti industriali di Genova e Savona.

La formazione francese era divisa in tre gruppi:

  • Primo gruppo diretto verso i depositi di carburante di Vado Ligure e le zone industriali di Savona era composto da:
Incrociatore pesante Algerie
Incrociatore pesante Foch
6 cacciatorpediniere
  • Secondo gruppo diretto verso Genova schierava le seguenti unità:
Incrociatore pesante Dupleix
Incrociatore pesante Colbert
2 cacciatorpediniere
  • Terzo gruppo con funzione di protezione degli altri due gruppi, con i sommergibili mandati verso sud ad ostacolare un eventuale intervento della Regia Marina composto da:
3 cacciatorpediniere
4 sommergibili

Alle 4:30 del 14 giugno il “primo gruppo” aprì il fuoco su Vado Ligure e sugli stabilimenti metallurgici di Savona. Alcune esplosioni provenienti dai serbatoi combustibili di Vado Ligure, seguiti due minuti dopo da altri boati provenienti dalle installazioni metallurgiche di Savona, diedero la sveglia agli abitanti.

«Si scorgono, – scriverà più tardi il capitano di vascello francese De Loynes nella sua relazione – fiammate e colonne di fumo che si innalzano dai serbatoi».

La reazione italiana è pronta ma inefficace: sparano la batteria di Capo Vado e il treno armato T.A. 120/3/S della Regia Marina con sede ad Albisola, che esplode 93 colpi con i suoi quattro pezzi da 120/45, ma nessuno degli attaccanti viene colpito, anzi la batteria viene presa di mira dal cacciatorpediniere Aigle che, con i suoi pezzi da 138/40, colpisce la batteria e il faro di Capo Vado. Solo l’intervento della XIII flottiglia MAS, con i Mas 534535 e 538539, compie un’azione decisiva.

I Mas attaccano i cacciatorpediniere francesi al largo di Bergeggi, con il lancio di sei siluri: l’incrociatore Foch manovra per evitare, i cacciatorpediniere reagiscono e i Mas si allontanano senza aver causato alcun danno; il MAS 535 e il 534, colpiti da schegge di granata, lamentano anzi alcuni feriti a bordo, ma riescono a far ripiegare il nemico. .

Il “secondo gruppo” inizia invece la sua azione contro il tratto di costa fra Arenzano e Sestri Ponente. Qui la reazione italiana è più efficace, la Batteria Mameli spara 54 colpi con le sue artiglieria da 152, colpendo il cacciatorpediniere Albatros nel locale caldaie di poppa e causando 12 morti. Aprono il fuoco anche i due pontoni armati GM-194 (ex Faà di Bruno) e GM-269. Il primo, ormeggiato a Sampierdarena, spara due colpi con la sua torre binata da 381/40, mentre il secondo spara un solo colpo da 190 mm.

L’unica imbarcazione della Regia Marina a prendere attiva è la vecchia torpediniera Calatafimi, che stava scortando nella zona una posamine, comandata dal tenente di vascello Giuseppe Brignole. La nave, 967 di tonnellaggio, armata con pezzi di piccola artiglieria,  malgrado la sproporzione delle forze, non ha esitazioni e si lancia contro la formazione nemica sparando colpi di modesto calibro e lanciando due siluri. Una seconda coppia di siluri si inceppa nei tubi di lancio ma il nolese, mentre un proiettile colpisce il caccia francese Albatros.

Alle 4:48 l’attacco su Savona cessa: in totale sono stati sparati da parte francese circa 400 colpi da 203 e altrettanti da 138, 300 da quella italiana. Nel corso dell’attacco si devono registrare 6 morti e 22 feriti. Morti e feriti si ebbero, ma in numero minore, anche a Vado-Zinola, mentre per la città i danni materiali furono contenuti. Ancor più limitate furono le perdite fra i civili e fra le strutture a Genova, ma l’azione francese ebbe un’importante ripercussione sul morale degli abitanti e soprattutto sui vertici militari italiani.

Eravamo è vero, nei primissimi giorni di guerra, ma l’azione dimostrò le gravi lacune della Regia Marina, nonostante il coraggio dei Mas e della Calatafimi, ma soprattuto della Regia Aeronautica che causa mancanza qualsiasi attività di ricognizione  permise ai francesi di avvicinarsi indisturbati alla costa. Successivamente intervenuta non riuscì ad intercettare la stessa sulla via del ritorno. Le batterie costiere dimostrarono la limitatezza dei loro calibri contro un bombardamento navale e fu evidenziata la pessima reattività dell’apparato militare a provvedere nella difesa delle città.

La flotta francese riuscì infatti ad avvicinarsi indisturbata ed a allontanarsi altrettanto indisturbata, grazie alla mancanza di ogni attività di ricognizione e alla scarsa reattività da parte della Regia Aeronautica e della Regia Marina, che non riuscirono ad intercettare successivamente la flotta.

Prima di chiudere il post due cenni biografici sull’eroico ufficiale della Regia Marina. Giuseppe Brignole nasce a Noli (Savona) il 6 ottobre 1906, chiamato alle armi ed ammesso il 1° gennaio 1928 alla Accademia Navale di Livorno quale allievo ufficiale di complemento perché in possesso del titolo di studio di capitano di lungo corso, otteneva le spalline di guardiamarina nel novembre dello stesso anno.

Dopo avere preso successivamente imbarco sull’incrociatore Quarto e sulla nave Miragliaveniva congedato col grado di sottotenente di vascello nell’agosto 1933. Laureatosi in scienze economiche nell’Università di Genova nel 1935, era nello stesso anno richiamato in servizio per esigenze di carattere eccezionale ed, assegnato alla squadriglia M.A.S. a La Spezia. Promosso tenente di vascello nel gennaio 1937, fu destinato al Comando Superiore A.O. (Africa Orientale) in Massaua nel gennaio 1939.

Assunse poi il comando della torpediniera Calatafimi il 24 aprile 1940 e lo mantenne fino all’8 settembre 1943. Dopo l’armistizio rifiutò di servire la Repubblica Sociale e venne  quindi internato in Germania per rimpatriare solo nel settembre del 1945 e ottenere il titolo di Capitano di Corvetta. Collocato in ausiliaria a domanda nel febbraio 1947, passava nella riserva dal febbraio 1955, con la promozione a capitano di fregata. E’ decorato del distintivo di lunga navigazione in guerra.

Tarag dedicata da Noli al Comandante Giuseppe Brignole

L’ufficiale deceduto a Genova il 30 luglio 1992 risulta decorato oltre della Medaglia d’Oro sopra ricordata anche di due Medaglia di Bronzo, la prima ottenuta sul campo per le azioni compiute nel Mediterraneo orientale nell’ottobre del 1942 e sempre sul campo per le azioni nel Mediterraneo, dal giugno 1942 al settembre 1943). Infine venne trasferito in s.p.e. (servizio permanente effettivo) col grado di tenente di vascello per meriti di guerra (1943).

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