2^ G.M. Regia Marina

12 giugno 1940, il primo successo della Regia Marina

Erano passati circa cinquanta minuti dalla mezzanotte del secondo giorno di guerra, 12 giugno del 1940, quando il sommergibile Alpino Bagnolini al comando del C.C. Franco Tosoni Pittoni, avvistò a circa 50 miglia SE dell’isolotto di Gaudo, un gruppo di cacciatorpediniere britanniche in navigazione ad alta velocità che, ben presto scomparvero all’orizzonte. Il battello faceva parte di un gruppo di sommergibili assegnati ad una zona di perlustrazione a meridione dell’isola di Creta.

Pochi minuti dopo, intorno alle 0.56, altre due navi apparvero nel periscopio, questa volta si trattava di due incrociatori della classe Caledon in rotta NW e in navigazione in linea di fila. Due minuti più tardi, il Bagnolini lanciò il primo siluro contro l’unità conduttrice colpendola tra il fumaiolo prodiero e il ponte di comando. La caccia da parte delle unità di scorta cominciò immediatamente e quindi il battello desistette da ulteriori manovre offensive allontanandosi.

L'incrociatore britannico Calypso

L’incrociatore britannico Calypso

Prima di vedere come si concluse l’operazione facciamo una breve sintesi della storia del battello protagonista della prima vittoria della Regia Marina nella seconda guerra mondiale. Impostato il 15 dicembre del 1938 nei cantieri Tosi di Taranto, il sommergibile atlantico della classe Liuzzi, fu varato il 28 ottobre del 1939 e consegnato alla Regia Marina il 22 dicembre 1939. Poco prima dell’inizio del conflitto, il battello era stato assegnato al 41° squadrone del IV Gruppo di base a Taranto.

Dopo questa fortunata missione per il Bagnolini, arrivò un nuovo entusiasmante compito, la partecipazione della flotta sottomarina italiana alla battaglia navale dell’Atlantico, a fianco degli U-Boot germanici. Nella notte fra il 14 e 15 dicembre l’unità forzò lo stretto di Gibilterra e dal 15 al 27 rimase in agguato al largo di Oporto. In quella fase affondò un trasporto spagnolo il Cabo Tortosa di 3302 tsl, nave neutrale e adibita al servizio civile ma che per un errore dei servizi segreti era stata indicata come unità al servizio degli Alleati.

Il 30 dello stesso mese, raggiunse Bordeaux sede della base di BETASOM, il comando dei sommergibili italiani operanti nell’ Oceano Atlantico. Svolse numerose missioni cogliendo alcuni successi, il primo l’19 dicembre quando dopo otto undici gionri di agguato a ovest dell’Irlanda, colò a picco il piroscafo Amicus di 3660 tsl. Il 23 luglio 1941, mentre operava a ovest dello stretto di Gibilterra, colpì un piroscafo ed una nave cisterna, senza però riuscire ad affondarli. Nella notte fra il 27 e 28 maggio 1942, durante una missione al largo del Brasile colpì una nave cisterna da circa 11.000 tsl, danneggiandola.

Dopo le faticose missioni oceaniche il Bagnolini  che, aveva svolto 11 missioni di guerra (3 in Mediterraneo ed 8 in Atlantico), percorrendo complessivamente 46.413 miglia in superficie e 3.908 in immersione, venne scelto con altri battelli per compiere le lunghe e rischiose missioni di trasporto di materie prime ad alto valore strategico da e per il Giappone alleato di Germania e Italia. I lavori ebbero termine nel luglio 1943 e il sommergibile sarebbe dovuto partire il mese successivo, ma i tedeschi, che avevano fiutato una prossima resa dell’Italia agli Alleati, decisero di trattenerlo a Bordeaux.

Arrivo l’8 settembre 1943 e l’armistizio fra Regno d’Italia e Alleati, e il Bagnolini insieme ad altre unità venne catturato e successivamente incorporato nella Kriegsmarine la marina del Terzo Reich, tornando operativo con equipaggio misto italo-tedesco e ribattezzato U. IT. 22. Il 26 gennaio 1944 partì alla volta del Giappone, per una missione di trasporto materiali, la prima missione per cui era stato preparato ma al servizio dei tedeschi.

Idrovolante PBY Catalina

Idrovolante PBY Catalina

Il 22 febbraio venne individuato e colpito da un velivolo statunitense a circa 900 miglia dall’isola di Ascensione. Il Bagnolini riporto danni allo scafo con conseguente perdita di carburante, chiese pertanto un appuntamento con un sommergibile rifornitore circa 500 miglia a sud di Città del Capo in Sudafrica, ma l’11 marzo 1944, quando arrivò nel punto concordato per il rifornimento, fu affondato da tre idrovolanti statunitensi PBY Catalina. Nell’affondamento morirono tutti i 43 membri del suo equipaggio, fra cui 12 italiani.

Tornando all’episodio fulcro del nostro post odierno l’HMS Calypso, settima nave da guerra a portare questo nome nella Royal Navy, colpita dal siluro del Bagnolini dopo una lunga agonia, affondò circa alle ore 13 del 12 giugno 1940. La Calypso fu quindi la prima nave da guerra britannica a venire affondata dalla Regia Marina durante la seconda guerra mondiale. La sua perdita causò la morte di 38 marinai britannici mentre i sopravvissuti vennero soccorsi dall’incrociatore Caledon e dal cacciatorpediniere Dainty.

Prima di chiudere il post due parole sull’unità britannica. Si trattava di un incrociatore leggero classe C, tipo Caledon. Aveva un equipaggio di 344 uomini e il suo armamento principale consisteva in 5 cannoni da 152/45 mm singoli, oltre a 2 da 76 mm e 8 tubi lanciasiluri da 533 mm in due installazioni quadruple. Venne impostato nei cantieri Hawthorn Leslie and Company il 17 febbraio 1916, ed entrò in servizio il 21 giugno seguente. Prese parte alla prima guerra mondiale e allo scoppio della seconda venne schierata nel Mare del Nord con il 7º Squadrone Incrociatori. Il 24 settembre la Calypso intercettò il mercantile tedesco Minden a sud dell’ Islanda, ma l’equipaggio autoaffondò la nave.

Il 22 novembre riuscì a catturare il mercantile Konsul Hendrik Fisser, sempre al largo dell’Islanda. Il giorno seguente, 23 novembre, l’incrociatore ausiliario Rawalpindi venne affondato dagli incrociatori da 2 battaglia tedeschi e la Calypso partecipò quindi alla caccia alle navi tedesche, che però risultò infruttuosa. Il 21 dicembre 1940 venne trasferita presso il 3º Squadrone Incrociatori della Mediterranean Fleet, la parte della Royal Navy destinata ad operare.

Nel momento dell’entrata in guerra dell’Italia venne trasferita ad Alessandria d’Egitto. Da li parti per la missione che la portò all’affondamento. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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