2^ G.M. La Repubblica Sociale Italiana

Galeazzo Ciano nuovo Ministro degli Esteri del Regno d’Italia

Il 9 giugno del 1936 Galeazzo Ciano, conte di Cortellazzo, genero di Benito Mussolini avendo sposato nel 1930, la figlia Edda e considerato “delfino” del Duce raggiunge l’apice della sua carriera politica venendo nominato Ministro degli Esteri, subentrando, nella carica, allo stesso Mussolini. E’ considerato uno dei personaggi più influenti del cosiddetto ventennio fascista.

Galeazzo nasce a Livorno il 18 marzo del 1903.La sua giovinezza è all’insegna della disciplina, orientata ai dettami della patria e dell’onore. Suo padre infatti, è l’Ammiraglio Costanzo Ciano, medaglia d’onore nella Prima Guerra Mondiale. Proprio nel periodo bellico, mentre suo padre è in guerra, la famiglia deve trasferirsi prima a Genova e poi a Venezia. Qui, intorno al 1920, a guerra ormai conclusa, Galeazzo ottiene la maturità classica.

Forte di questa preparazione, il futuro genero di Mussolini si interessa soprattutto di giornalismo, passione che non abbandona anche durante gli anni di governo, diventando anzi il capoufficio stampa del Regime. Nel 1921 si iscrive al Partito Nazionale Fascista e si trasferisce a Roma sia per frequentare l’università sia per fare pratica da giornalista in diverse testate, come “Nuovo Paese”, “La Tribuna” e “L’Impero”. Si interessa di teatro, scrive alcuni drammi, ma senza successo.

Nel 1922 partecipa con le milizie fasciste alla “Marcia su Roma”. Tre anni dopo, nel 1925, laureatosi in giurisprudenza presso l’Università capitolina, decide definitivamente di entrare in politica, rifiutando la carriera di avvocato. La Diplomazia sempre tuttavia essere il suo campo prediletto, il Duce gli affida alcuni incarichi all’estero, prima a Rio de Janeiro, in qualità di viceconsole, e poi a Buenos Aires. Nel 1927 invece, in veste di Segretario di legazione, viene inviato a Pechino.

Da questo momento in poi, Galeazzo Ciano comincia a legare la propria fortuna anche alla relazione che intrattiene con Edda Mussolini. Nel 1930 è nominato console generale a Shanghai e poi, subito, ministro plenipotenziario con poteri straordinari in Cina. Sempre in questo stesso anno pertanto, si lega definitivamente al Duce, sposando Edda e diventando uno degli uomini più importanti del Regime.

Galeazzo Ciano e Edda Mussolini

Galeazzo Ciano e Edda Mussolini

Tornato in Italia nel giugno del 1933, è tra i componenti della delegazione italiana alla Conferenza economica di Londra, con ormai un seggio fisso all’interno del Gran Consiglio del Fascismo. Nello stesso anno viene nominato Capo dell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio, curando personalmente la promozione e la vigilanza su stampa, editoria, radio e cinema. Dopo soli due anni, intuendo le grandi potenzialità della propaganda di Stato, ottiene la trasformazione da sottosegretariato, a vero e proprio Ministero. È, lui il primo Ministro del cosiddetto Min. Cul. Pop., il potentissimo Ministero per la Cultura Popolare.

Sono però questi gli anni della Campagna d’Africa, in cui l’Italia fascista si prepara a dare vita all’Impero, almeno nelle intenzioni di Benito Mussolini. Ciano intuisce il momento propizio e si offre volontario per la guerra prendendone parte insieme a Alessandro Pavolini e altri personaggi di spicco del Regime nella quindicesima squadriglia di bombardieri detta “La Disperata” di cui Ciano è il comandante. Per i suoi meriti, viene decorato con due medaglie d’argento al valore di guerra e, al suo ritorno, riceve l’incarico di ministro per gli affari esteri, esattamente il 9 giugno del 1936.

Galeazzo ha trentatré anni e sarà questo come ricordato a inizio del post, il suo momento più esaltante, in termini di carriera politica e diplomatica. L’influenza che ha sul Duce è sempre maggiore, lo testimonia il fatto che sempre nello stesso anno il suocero lo nomina Conte di Cortellazzo, e lo incarica di gestire i delicati rapporti con la Germania, curando gli interessi italiani nella zona del Danubio e dei Balcani e sostenendo al politica imperialista nel Mediterraneo.

Durante questi incontri in terra tedesca, Ciano si fa portavoce ed esecutore di una evidente scelta di campo. Dal 21 al 23 ottobre del 1936 infatti, a colloquio con il parigrado tedesco von Neurath, nella località di Berchtesgaden, Galeazzo Ciano consegna praticamente nelle mani di Hitler, con una prassi inusitata in diplomazia, un dossier antitedesco preparato dal ministro degli esteri inglese Anthony Eden per il suo gabinetto e inviato a Roma dall’ambasciatore Dino Grandi.

In quell’occasione, esattamente il 22 ottobre del 1936, Ciano e Neurath concordano un atteggiamento comune riguardo alla Spagna e agli aiuti ai patrioti Franchisti, coinvolti nella guerra civile proprio in quel preciso anno. Sono questi gli anni in cui Ciano cerca anche di ritagliarsi un proprio spazio di libertà all’interno del Regime, forte anche della sua posizione di parente stretto del Duce, ma cominciando a considerarsi un dissidente.

Non riuscirà tuttavia a raggiungere lo scopo, anzi finirà per sosttomettersi completamente ai dettami di Mussolini. Il 23 marzo 1939 Ciano divenne Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, ormai completamente succube dell’ingombrante figura del Duce. In seguito a una serie di incontri con von Ribbentrop e Hitler che portarono il 22 maggio 1939 alla sottoscrizione del Patto d’Acciaio, Ciano (praticamente costretto dal suocero a sottoscriverlo, malgrado i suoi tentativi di temporeggiare) consolidò i suoi dubbi sulla nazione alleata, ed ebbe diverse divergenze col suocero. Alla fine, come scrisse nei suoi diari, non era sicuro se augurare agli italiani

«una vittoria o una sconfitta tedesca».

L’invasione dell’Albania, che di fatto segna l’ingresso dell’Italia al fianco della Germania e del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, è la conclusione del processo di sottomissione a Mussolini in quel momento al culmine della sua popolarità. Riesce tuttavia a convincere il Duce, anche se solo per un breve periodo a dichiarare lo stato di “non-belligeranza”. Il 10 giugno 1940 vengono rotti gli indugi e Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia annuncia che l’Italia è in Guerra con l’Inghilterra e la Francia.

L’Italia, è di fatto in guerra al fianco della Germania, contro quegli imperi definiti all’epoca dalla nomenclatura fascista come plutocratici, ossia l’Inghilterra e la Francia. Nella riunione del 15 ottobre del 1940 Ciano, insieme a Mussolini e ai generali Badoglio, Soddu, Jacomoni, Roatta e Visconti Prasca, mette a punto i particolari dell’offensiva contro la Grecia, operazione che si rivelerà una disfatta, segnando definitivamente la politica e la guerra come pienamente dipendente dai voleri e dalle forze tedesche.

È l’inizio dell’assoluta subalternità del Duce alla guerra hitleriana e ai suoi dettami. Ed è anche, per quanto in maniera più privata che ufficiale, l’inizio dello scetticismo di Galeazzo Ciano nei confronti delle linee guida tedesche, pur nonostante le prime vittorie, le quali fanno sperare in una guerra rapida e facilmente risolvibile in favore italiana. I fatti invece porteranno in tutt’altra direzione.

Pur partecipando a tutti i summit bilaterali, il genero di Mussolini non prende mai una decisione nel pieno dei propri poteri. Nel febbraio del 1943, viene deciso un rimpasto governativo che coinvolge anche Ciano che viene sollevato dall’incarico di ministro e nominato ambasciatore presso la Santa Sede. È l’inizio del capitolare degli eventi bellici, che porta alla fine del Regime e in cui Galeazzo Ciano si rivela sempre più un oppositore di Mussolini e, soprattutto, del totale asservimento italiano alla Germania.

Nella seduta del Gran Consiglio del 24 luglio 1943 che si concluse alle prime ore del 25 luglio, Ciano vota l’ordine del giorno proposto da Dino Grandi e inteso, praticamente, a sfiduciare Mussolini. L’approvazione dello stesso decreta in pratica la caduta del Regine fascista con il conseguente ritorno di tutti i poteri al Sovrano e all’arresto di Mussolini. Ciano a quel punto si rifugia in Germania, probabilmente non consapevole del fatto che quel voto avesse in pratica decretato la sua morte.

Colto alla sprovvista dal colpo di stato del generale Badoglio, con ala conseguente proclamazione dell’armistizio fra Regno d’Italia e potenze Alleate. il conte chiede aiuto o ai tedeschi per ottenere un passaporto con un permesso per la Spagna, dove gli era stato assicurato asilo politico. Dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, il nome di Galeazzo Ciano viene incluso nella lista dei traditori. In questi giorni di tumulto, la moglie Edda Ciano Mussolini cerca di intercedere per il marito, ma con poca fortuna.

Il 19 ottobre Ciano viene trasferito da Monaco a Verona, consegnato alla polizia di Salò e rinchiuso nel carcere degli Scalzi. Nonostante altri vani tentativi da parte di Edda, la mattina dell’11 gennaio del 1944 Ciano viene fucilato alla schiena nel poligono di tiro della fortezza di San Procolo, a Verona, dopo essere stato condannato per Alto tradimento in occasione della firma dell’ordine Grandi.

Galeazzo Ciano al processo di Verona

Galeazzo Ciano imputato al processo di Verona

A volere fortemente la sua morte il suo grande amico e all’epoca segretario del Partito Fascista Repubblicano il fiorentino Alessandro Pavolini, che il 31 ottobre 1939 era stato nominato Ministro della Cultura Popolare proprio su indicazione di Ciano che, già la sera del 19 ottobre, aveva annotato nel suo Diario:

«È imminente un grosso cambio di guardia al Governo. Il Duce si accinge a fare Ministri tutti i miei amici, Muti, Pavolini, Riccardi, Ricci. Manda via Alfieri, e ciò mi dispiace perché è un buon camerata. Cercherò di tenerlo io a galla e se non riuscirò a vararlo come Presidente della Camera, vorrei nominarlo Ambasciatore presso la Santa Sede.»

Al cosiddetto “processo di Verona” che vide alla sbarra i “traditori della notte del 25 luglio 1943 e alla tragica conclusione dello stesso abbiamo dedicato due post di cui qui sotto riportiamo i link nel caso non li abbiate già letto:

8 gennaio 1944, il processo di Verona

Si chiude a Verona il processo ai “traditori” del 25 luglio 1943

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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