2^ G.M. Regia Aeronautica

Il mare non li restituì e la terra non li accolse

Questa è la frase emblematica che campeggia divisa in due parti distinte nel Cimitero di Orbetello e più precisamente nel Riquadro degli Atlantici l’area dove riposano i famosi trasvolatori atlantici che tanto lustro dettero all’Italia fascista e i corpi di Italo Balbo e dell’equipaggio che con lui perì in quel tragico 28 giugno 1940. Quel giorno lo Sparviero il famoso S.M. 79 su cui viaggiava il governatore della Libia Italiana nonchè Comandante Superiore delle Forze Armate Italiana in Africa Settentrionale venne colpito per errore dalla contraerea italiana nei cieli di Tobruk in Libia.

In quel tragico incidente perirono oltre a Balbo altri otto uomini, tre componenti l’equipaggio il maggiore Ottavio Frailich, il capitano Gino Cappannini, il maresciallo Giuseppe Berti oltre al maggiore Claudio Brunelli, i tenenti Cino Florio e Lino Balbo, il console della Milizia Enrico Caretti e il già citato capitano Nello Quilici. Alla scomparsa del Maresciallo dell’Aria abbiamo dedicato nel giorno della sua morte un post che potete trovare al seguente link:

28 giugno 1940 La morte del Maresciallo dell’Aria Italo Balbo

Torniamo ora all’argomento del nostro post. Per capire la storia del Cimitero degli Atlantici occorre fare un passo indietro di circa cinquant’anni. Siamo in Libia il 9 luglio 1970 quando il colonnello Gheddafi, da poco salito al potere grazie ad un colpo di stato militare, teneva a Misurata un discorso dai fortissimi toni anti italiani. Il 21 luglio successivo veniva emanato un decreto per la confisca dei beni degli italiani che travolgeva 273 proprietari di aziende agricole e 720 proprietari di beni immobili o aree fabbricabili,

Con esso veniva stabilita l’espulsione dell’intera comunità italiana presente nel paese nord africano compreso le salme di colore che ivi erano morti in guerra o per cause naturali. Fu così che in brevissimo tempo circa ventimila italiani residenti in Libia furono cacciati e costretti a rientrare in Italia. Gheddafi aveva infatti stabilito che la comunità italiana venisse privata, in un generale contesto di nazionalizzazione di beni stranieri , dei loro beni, ivi compresi i terreni, gli edifici e i contributi sociali, e che le operazioni di sgombero venissero concluse entro il 15 ottobre dello stesso anno.

La storia degli italiani in Libia era cominciata circa sessant’anni prima quando nel 1913 il Regno d’Italia sconfisse l’Impero Ottomano e ottenne la Libia e precisamente le regioni nordafricane di Tripolitania e Cirenaica. La colonizzazione proseguì a fasi alterne e fu rallentata dall’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, distrazione che la popolazione araba di religione senussita (ramo dell’islamismo) colse come opportunità per liberarsi delle autorità italiane e organizzarsi una dura resistenza.

Con l’avvento del fascismo cambiò l’approccio del governo italiano nei confronti delle popolazioni autoctone. Mussolini e il generale Graziani adottarono una strategia lontana da compromessi e indulgenza. Dopo aver inviato degli specialisti in loco per individuare le potenzialità e le risorse della Libia, Mussolini puntò prima alla conquista della Tripolitania e infine della Cirenaica, ricca di petrolio. Quest’ultima si rivelò molto ostile, ragion per cui il Generale Graziani decise di intervenire senza pietà per piegare la resistenza delle popolazioni locali, ricorrendo alla deportazione di buona parte di esse in veri e propri campi di concentramento.

Finalmente nel 1927 la Libia poteva considerarsi completamente pacificata e controllata dal Governo italiano. Soltanto nel 1934 con Italo Balbo, primo governatore della colonia unita di Libia,  i rapporti tra l’Italia e la popolazione araba si distesero, in quanto Balbo si fece innanzitutto promotore di una politica di integrazione e riconciliazione con le popolazioni indigene e soprattutto musulmane. Una politica che fu perseguita a partire dalla chiusura immediata dei campi di concentramento per proseguire con la costruzione di villaggi e l’istituzione di scuole superiori di cultura islamica.

Dal punto di vista economico, questo fu un periodo di grande fioritura grazie anche all’afflusso di circa 20000 italiani che si stabilirono lì e che con la collaborazione dei libici, riuscirono a dare un importante impulso all’economia della Libia. La sconfitta militare italiana e il definitivo abbandona della colonia nel 1943 portò la stessaad essere occupata fino al 1951 dai britannici. Quello stesso anno la LIbia raggiunse l’indipendenza e nacque la monarchia con a capo Re Idris Senussi.

Nel 1956 si conclusero i negoziati tra Italia e Libia, in base ai quali l’Italia si impegnava a versare una somma di 5 milioni di sterline allo stato libico come contributo alla ricostruzione delle infrastrutture del territorio; dall’altro canto il governo di Re Idris assicurava la permanenza della comunità italiana residente in Libia, osservando l’articolo 9 del trattato che afferma:

“Il Governo Libico dichiara, anche agli effetti di quanto previsto dall’art. 6, paragrafo 1 della Risoluzione dell’ONU, in merito al rispetto dei diritti ed interessi dei cittadini italiani in Libia, che nessuna contestazione, anche da parte di singoli, potrà essere avanzata nei confronti delle proprietà di cittadini italiani in Libia, per fatti del Governo e della cessata Amministrazione italiana della Libia, intervenuti anteriormente alla costituzione dello Stato Libico. Il Governo Libico garantisce pertanto ai cittadini italiani proprietari di beni in Libia, nel rispetto della legge libica, il libero e diretto esercizio dei loro diritti”.

Re Idris si dimostrò un sovrano magnanimo e aperto alla multietnicità dei territori che governava. Di fatto però, la condizione di benessere in cui vivevano italiani, americani, britannici e anche libici non corrispondeva alla realtà di alcune minoranze indigene. Col passare del tempo, la povertà che colpiva queste ultime provocò un’insoddisfazione repressa nei confronti del governo. Re Idris fu accusato di condurre un sistema politico corrotto e di aver assunto un atteggiamento eccessivamente filo-occidentale, a discapito degli autoctoni.

Ormai anziano e cosciente delle sue precarie condizioni di salute, Re Idris ormai deciso ad abdicare si recò in Turchia per delle cure mediche, un’assenza che gli costò la sua disfatta. Il 1° settembre del 1969, la monarchia fu rovesciata da un colpo di Stato militare guidato da Mu’ammar Gheddafi, il quale prese il potere senza particolari atti di prepotenza o violenza. Fino all’8 luglio del 1970 i rapporti con gli Italiani non mutarono affatto, ma ormai era partita la crociata del colonnello contro gli stranieri.

Il primo passo fu la chiusura della grande base navale Usa a cui seguì la diaspora degli americani. In seguito furono cacciati gli inglesi, per niente ben visti dai libici, che avevano subito un sacco di angherie durante la loro occupazione dal 1943 al 1951. Gheddafi non mostrò mai la volontà di espellere la comunità italiana, soprattutto perché durante il golpe si erano dimostrati neutrali e non di intralcio. Tuttavia, il giorno seguente pronunciò il celebre discorso di Misurata, in cui affermava che tutti i beni di cui gli italiani si dichiaravano possidenti erano in realtà di proprietà libica.

Oltre ai vivi, 44 mila sono gli italiani residenti, di cui circa la metà rimpatriò venne disposto anche il rientro dei morti dopo che le Chiese divennero moschee e i cimiteri vennero profanati. Oltre ventimila furono le salme che vennero traslate in Italia fra di esse prelevate dalla cappella sita nel cimitero di Tripoli, le salme di Italo Balbo e del suo equipaggio. In una prima fase le stesse furono sistemate a Bari in attesa di una sepoltura più consona. La “Associazione  Trasvolatori Atlantici” nel 1972 si attivò subito e fece varie proposte ed a tutti i livelli all’Aeronautica, al Comune di Orbetello, ad Onor Caduti.

Nel Cimitero del Comune di Orbetello era presente un piccolo riquadro a permanente disposizione dell’Aeronautica Militare, esistente sin dalla 1° guerra mondiale, che serviva per i militari dell’AM deceduti nel locale idroscalo. Idroscalo che occorre ricordarlo fu la base di partenza delle quattro grandi Trasvolate, due Mediterranee e due Oceaniche, effettuate tra il 1928 ed il 1933 e che diedero all’Italia un posto di primo piano nella storia dei raid aerei di gruppo.

Nel 1928 si svolse la Crociera del Mediterraneo Occidentale (Orbetello – Los Alcazares – Orbetello), nel 1929 la Crociera del Mediterraneo Orientale (Orbetello – Odessa – Orbetello), nel 1930-31 la Prima Crociera Atlantica (Orbetello – Rio de Janeiro) e nel 1933 la Seconda Crociera Atlantica (Orbetello – Chicago – New York – Roma) meglio nota come “Crociera Aerea del Decennale” organizzata dea Balbo in occasione del primo decennale della Regia Aeronautica.

Il percorso della Crociera del Decennale.jpg

Il percorso della Crociera del Decennale

Quest’ultima,  è considerata fra le più grandi imprese aeronautiche di tutti i tempi e si svolse in concomitanza della Fiera Mondiale delle Esposizioni a Chicago e portò l’Italia e la giovane Forza Armata (resa autonoma solo pochi anni prima) alla ribalta delle cronache mondiali. Da Orbetello il 1° luglio 1933, decollarono venticinque idrovolanti SIAI-Marchetti S.55X, organizzati in 8 squadriglie che il 12 agosto successivo raggiunsero con pieno successo la città americana.

Tornando alle salme , si decise che dopo la sistemazione momentanea a Bari, le stesse fossero trasferite, a seguito di sistemazione dei loculi esistenti nello spazio riservato di Orbetello che da allora prese il nome di: «Il Quadrato degli Atlantici». Si dava di fatto il via al progetto dell’attuale sistemazione cimiteriale grazie alla volontà, passione, determinazione e entusiasmo che gli Atlantici ancora in vita riversarono a dosi massicce per far sì che Balbo ed i suoi Aviatori potessero riposare insieme.

Il 21 novembre del 2010, in occasione della 43ª Assemblea annuale dell’Associazione svoltasi presso la ‘Casa dell’Aviatore’ di Roma è stata formalizzata la clausola relativa all’impegno dell’Istituto per la cura e la manutenzione del riquadro degli Atlantici nel cimitero di Orbetello e per la ricerca attiva di carte e cimeli presso le famiglie degli aviatori da affidare alla custodia del Museo e all’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Aeronautica per la più adeguata valorizzazione.

Cimitero Orbetello

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.