Il Risorgimento

2 giugno 1882, muore a Caprera l’Eroe dei due mondi

Il 2 giugno del 1882, moriva a Caprera sull’isola della Maddalena colui che è passato alla Storia come Eroe dei due mondi, uno dei personaggi più di spicco nel lungo e tormentato cammino che portò la nostra amata penisola e diventare un unico Stato, processo conclusosi qualche anno prima con la proclamazione l’8 marzo 1861 del Regno d’Italia, anche se la vera unione di tutte le terre italiane si verificherà oltre cinquant’anni dopo a seguito della sconfitta dell’Impero austro-ungarico, nella Grande Guerra.

Come tutti saprete l’eroe dei due mondi è Giuseppe Garibaldi e a lui è dedicato il nostro post, nel giorno della sua morte avvenuta come ricordato sopra a Caprera all’età di 74 anni. Egli nasce a Nizza il 4 luglio 1807. Carattere irrequieto e desideroso di avventura, già da giovanissimo si imbarca come marinaio per intraprendere la vita sul mare. Nel 1832, appena venticinquenne è capitano di un mercantile e nello stesso periodo inizia ad avvicinarsi ai movimenti patriottici europei ed italiani (come, quello mazziniano della “Giovine Italia”), e ad abbracciarne gli ideali di libertà ed indipendenza.

Comandava una nave propria, quando nel 1833 in una locanda di Taganrog, sul Mar Nero, informato da G. B. Cuneo di Oneglia dell’azione politica mazziniana fu “iniziato”, come disse egli stesso, ai “sublimi misteri della patria”, e decise di dedicarsi alla causa nazionale iscrivendosi alla Giovine Italia. Imbarcatosi come semplice marinaio per collaborare alla rivolta che avrebbe dovuto facilitare la spedizione mazziniana in Savoia, fallito il moto nel febbraio del 1834, fu costretto a fuggire; riparato a Marsiglia apprese la notizia della sua condanna a morte (3 giugno).

Si imbarcò allora per il Mar Nero; poi si arruolò nella flottiglia del bey di Tunisi. Fece rientro alla metà del 1835 a Marsiglia, dove ottenne il comando in seconda di un brigantino diretto a Rio de Janeiro, dove giunse nei primi giorni del gennaio del 1836. In terra sudamericana rimarrà per ben dodici anni impegnandosi in varie imprese di guerra. Combattendo in Brasile e in Uruguay, accumula una grande esperienza nelle tattiche della guerriglia basate sul movimento e sulle azioni a sorpresa. Questa esperienza avrà un grande valore per la sua formazione sia come condottiero di uomini sia come tattico imprevedibile.

Nel 1848 torna in Italia dove sono scoppiati i moti di indipendenza, che vedranno le celebri Cinque Giornate di Milano. Nel 1849 partecipa alla difesa della Repubblica Romana insieme a Mazzini, Pisacane, Mameli e Manara, ed è l’anima delle forze repubblicane durante i combattimenti contro i francesi alleati di Papa Pio IX. Purtroppo i repubblicani devono cedere alla preponderanza delle forze nemiche e Garibaldi il 2 Luglio 1849 deve abbandonare la capitale e dopo varie peripezie durante le quali perde molti compagni fedeli, tra i quali l’adorata moglie Anita, fugge nuovamente all’estero

Nel 1854 rientra in Italia e precisamente nei territori del Regno di Sardegna e si allontana ulteriormente dalle idee di Mazzini, accondiscendendo a divenire sostenitore della monarchia sabauda finché questa dimostrasse di credere fermamente nella causa italiana. Si incontra con Cavour e Vittorio Emanuele, che lo autorizzano a costituire un corpo di volontari, corpo che fu denominato “Cacciatori delle Alpi” e che viene posto al comando dello stesso Garibaldi. Con il suo reparto partecipa alla Seconda Guerra di Indipendenza cogliendo vari successi ma l’armistizio di Villafranca interrompe le sue operazioni e dei suoi Cacciatori.

Nel 1860 Giuseppe Garibaldi è promotore e capo della spedizione dei Mille; salpa da Quarto(GE) il 6 maggio 1860 e sbarca a Marsala cinque giorni dopo. Da Marsala inizia la sua marcia trionfale; batte i Borboni a Calatafimi, giunge a Milazzo, prende Palermo, Messina, Siracusa e libera completamente la Sicilia. Il 19 agosto sbarca in Calabria e, muovendosi molto rapidamente, getta lo scompiglio nelle file borboniche, conquista Reggio, Cosenza, Salerno; il 7 settembre entra a Napoli, abbandonata dal re Francesco II ed infine sconfigge definitivamente i borbonici sul Volturno.

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Il 26 ottobre Garibaldi si incontra a Vairano secondo molti altri a Teano, in ogni caso nell’alto casertano con Vittorio Emanuele II e depone nelle sue mani i territori conquistati. I due protagonisti della processo unitario dell’Italia si incontrano su sollecitazione del Re Sabaudi che dopo aver occupato i territori dell’Umbria e delle Marche, va incontro a Garibaldi principalmente per fermare la sua corsa verso Roma. Se i Mille fossero giunti nella città eterna, avrebbero scatenato la reazione del potente esercito francese mettendo a repentaglio tutto il piano di unità nazionale.

Garibaldi, il 6 novembre, sciolse il suo esercito, non prima però di aver schierato tutti i suoi uomini davanti alla Reggia di Caserta, sperando di poter ricevere gli onori da quel re al quale aveva regalato il Mezzogiorno. L’attesa durò ore, e fu vana. Il “Re galantuomo” puntò direttamente su Napoli, dove il giorno seguente, dopo un’asprissima discussione, i due sfilarono in carrozza per la Capitale borbonica.

Dopo aver chiesto di essere nominato viceré dell’Italia meridionale, ottenendo rifiuto, e aver a suo volta rifiutato di diventare generale dell’esercito piemontese, si ritirò ancora una volta sulla sua amata Caprera, sempre pronto a combattere per gli ideali nazionali. L’occasione si presenta poco dopo quando si pone alla testa di una spedizione di volontari al fine di liberare Roma dal governo papalino, ma l’impresa è osteggiata dai Piemontesi dai quali viene fermato il 29 agosto 1862 ad Aspromonte.

Imprigionato e poi liberato ripara nuovamente su Caprera, pur rimanendo in contatto con i movimenti patriottici che agiscono in Europa. Nel 1866 è nuovamente protagonista durante la Terza Guerra di Indipendenza al comando di Reparti Volontari. Opera nel Trentino e qui coglie la vittoria di Bezzecca (21 luglio 1866) ma, nonostante la situazione favorevole in cui si era posto nei confronti degli austriaci, Garibaldi deve sgomberare il territorio Trentino dietro ordine dei Piemontesi, al cui dispaccio risponde con quel “Obbedisco”, rimasto famoso.

Nel 1867 è nuovamente a capo di una spedizione che mira alla liberazione di Roma, ma il tentativo fallisce con la sconfitta delle forze garibaldine a Mentana per mano dei Franco-Pontifici. Nel 1871 partecipa alla sua ultima impresa bellica combattendo per i francesi nella guerra Franco-Prussiana dove, sebbene riesca a cogliere alcuni successi, nulla può per evitare la sconfitta finale della Francia.

Torna infine a Caprera, dove passerà gli ultimi anni e dove si spegnerà il 2 giugno 1882.

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