2^ G.M. I generali del Regio Esercito

Due Medaglie d’Oro e una d’Argento per la famiglia Cigala Fulgosi

Il post odierno è dedicato a tre ufficiali decorati di Medaglia al Valor Militare, di cui due d’Oro nel corso del secondo conflitto mondiale. Ora Vi chiederete quale sia la particolarità per cui valga la pena di dedicare un apposito post. Come per tutti i nostri post un motivo c’è, sì tratta di un caso molto raro o forse unico in quanto i tre decorati appartengono tutti alla stessa famiglia.

Alfonso generale del Regio Esercito il primo, Giuseppe tenente di vascello della Regia Marina il secondo. Vediamo ora in breve le loro due storie, che hanno anche la particolarità che sia padre che figlio vennero decorati nel corso del secondo conflitto mondiale, in quanto il padre che aveva preso parte alla Grande Guerra richiese di essere richiamato in servizio anche nella seconda.

Alfonso Cigala Fulgosi nacque ad Agazzano (Piacenza) il 16 ottobre 1884, discendente di antica famiglia, che aveva dato alla Repubblica di Genova Dogi e Capitani e successivamente emigrata a Piacenza nel 1300. Dopo aver frequentato il Collegio dei barnabiti di Lodi, dove conseguì il diploma liceale, entrò come allievo presso la Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena nel novembre 1904.

Uscitone con la nomina di sottotenente di cavalleria nel 1906, fu destinato a prestare servizio presso l’8º Reggimento “Lancieri di Montebello”. Promosso Tenente nel settembre 1909, divenne capitano nel 1915 mentre prestava servizio presso il 3º Reggimento “Savoia Cavalleria”.

Dopo l‘entrata in guerra del Regno d’Italia, il 24 maggio 1915, egli divenne ufficiale d’ordinanza del comandante della 1ª Armata mobilitata, generale Roberto Brusati. Prese  quindi parte alle operazioni belliche in qualità di comandante di uno squadrone dei 9º Reggimento “Lancieri di Firenze”, ed infine come addetto all’8ª Divisione di fanteria. Ferito sul Monte Santo, Nel 1918 seguì la sua divisione in Francia, dove prese parte alla Seconda battaglia della Marna.

Promosso maggiore nel 1924, ricoprì l’incarico di insegnante presso la Scuola Allievi Ufficiali di Milano e in seguito di giudice supplente presso il Tribunale Militare Territoriale di Milano fino al 1927, anno in cui fu promosso al grado di tenente colonnello e trasferito al Centro Speciale di Cavalleria della Sardegna. In seguito prestò servizio presso il Comando del Corpo d’armata di Udine, al Ministero della guerra ed infine al Comando del Corpo d’armata di Milano.

Il 31 dicembre 1936 fu promosso colonnello e nel 1940 passò a domanda nella riserva col grado di generale di brigata, nominato Presidente della Federazione Italiana Sport Equestri (F.I.S.E.). Nel settembre 1942, quando già al figlio Tenente di Vascello della Regia Marina era stata conferita la Medaglia d’Oro, dietro sua richiesta, fu richiamato in servizio divenendo comandante della XVII Brigata costiera in Dalmazia. Dopo la promozione al rango di generale di divisione, assunse il comando del presidio di Spalato.

All’atto della firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 si trovava presso il suo comando, integrato nel XVIII Corpo d’armata del generale Umberto Spigo. La zona di Spalato era presidiata dai reparti della 15ª Divisione fanteria “Bergamo”, al comando del generale Emilio Becuzzi, che decise inizialmente di resistere ai tedeschi facendo causa comune con i partigiani jugoslavi,  ma informandoli anche non avrebbe combattuto contro gli ex alleati.

L’11 settembre Becuzzi tenne un consiglio di guerra con i propri ufficiali in cui avanzò l’ipotesi di cedere le armi ai partigiani jugoslavi, non combattere contro le forze tedesche, e sciogliere le unità italiane presenti in zona. Sia il generale Salvatore Pelligra, comandante dell’artiglieria del XVIII Corpo d’armata, che egli, si rifiutarono fermamente di cedere le armi preferendo combattere. Alle richieste avanzate da Spalato, che chiedevano l’invio di rinforzi, l’alto comando italiano rispose disponendo il ritiro dalla zona di circa 3.000 soldati italiani.

Tali soldati si imbarcarono su alcune navi, insieme al comandante della Divisione di fanteria Bergamo, generale Becuzzi, il giorno 23. Ricevuti consistenti rinforzi, tra cui la SS Freiwilligen Division “Prinz Eugen”, e contando sull’appoggio aereo fornito da alcune squadriglie di cacciabombardieri Junkers Ju.87 “Stuka”, i tedeschi passarono decisamente al contrattacco. Il 24 settembre, dopo la partenza di Becuzzi, il generale Pelligra assunse il comando di tutte le rimanenti truppe italiane presenti nella zona.

Le truppe germaniche penetrarono in città, assumendone il controllo dopo un breve, ma intenso combattimento. Secondo le disposizioni impartite dall’Obergruppenführer Karl Reichsritter von Oberkamp, comandante della “Prinz Eugen”, tutti gli ufficiali italiani che avevano fatto causa comune con i partigiani jugoslavi dovevano essere passati per le armi. Il generale di Divisione Alfonso Cigala Fulgosi venne così fucilato il 1 ottobre 1943 nei pressi delle fornaci di Signo.

Insieme a lui furono uccisi anche il generale Salvatore Pelligra, e il generale Angelo Policardi comandante del Genio del XVIII Corpo d’armata. Il primo fu decorato con Medaglia d’oro, e il secondo con Medaglia d’argento al valor militare alla memoria. In sua memoria gli sono state intitolate vie a Piacenza, Stresa, e Gragnano Trebbiense.

Oltre ai tre generali fucilati nell’episodio sopra riportato, furono dieci gli ufficiali generali fucilati a seguito dei tragici fatti seguiti all’armistizio dell’8 settembre 1943. Ad essi abbiamo dedicato un apposito post che potete trovare al seguente link:

I dieci generali morti a seguito dei fatti armistiziali

Al generale verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

«In un momento di generale smarrimento spirituale, reagiva con violenza all’ordine impartitogli di cedere le armi. Pur avendo chiara visione della immancabile tragedia che incombeva sulle truppe ai suoi ordini, mantenendo inalterata la fede alle leggi dell’onore militare, ne condivideva la sorte con cosciente determinazione sottraendosi fieramente all’offertagli possibilità di salvezza. Organizzata la resistenza, la alimentava con indomito valore insensibile ai massacranti bombardamenti aerei e benché tutto ormai crollasse inesorabilmente attorno a lui la protraeva con eroica tenacia per lungo tempo, infliggendo al nemico severe perdite. Sommerso da preponderanti forze avversarie e fatto prigioniero, affrontava con supremo sprezzo della vita il plotone di esecuzione, rifiutando di farsi bendare gli occhi ed attendendo la raffica mortale al grido di: « Viva l’Italia ». Combattente di tre guerre, più volte decorato, cadde come visse fedele al suo giuramento di soldato, esempio luminoso ai più di preclari virtù militari. Spalato Signo (Dalmazia), 8 settembre 1943.»

Vediamo ora la storia del figlio del generale Alfonso, che, a differenza del padre era in servizio della Regia Marina. Giuseppe Cigala Fulgosi nasce a Piacenza 16 ottobre 1884 e dopo aver frequentato l’Accademia navale di Livorno imbarcato sul Trieste, conseguì la nomina a guardiamarina. Imbarcò poi sulle navi scuola Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, conseguendo la promozione a sottotenente di vascello. Dopo altri imbarchi, nel 1934 venne destinato al Distaccamento Marina a Tientsin in Cina.

Il capitano di Corvetta Giusppe Cigal Fulgosi

Tornato in Italia nel 1936 a bordo della corazzata Cavour ebbe l’incarico di ufficiale di ordinanza di Sua Altezza Reale il Duca di Genova. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, in qualità di Ufficiale in 2ª a bordo del cacciatorpediniere Ascari partecipò alle battaglie di Punta Stilo e di Capo Teulada e successivamente assunse il comando della torpediniera Sagittario, con la quale si distinse eroicamente durante la battaglia di Creta, il 22 maggio 1941, quando avvistò in pieno giorno una pattuglia navale britannica di incrociatori e cacciatorpediniere.

Riuscì brillantemente a nascondere le navi che guidava dalla vista del nemico e si lanciò poi all’attacco con grande coraggio, riuscendo con il suo gesto a salvare il convoglio italiano da una distruzione certa. Per questa azione gli venne attribuita la Medaglia d’oro al valor militare. Promosso capitano di corvetta ebbe il comando del cacciatorpediniere Euro e nel novembre 1942 dell’Impetuoso, non ancora entrato in servizio, del quale seguì la parte finale dell’allestimento.

Il 10 giugno 1943, ricevette a Roma in occasione della Giornata della Marina la Medaglia d’oro al valor militare appuntatagli sul petto direttamente dal Re, ma il giorno dopo lo raggiunse la notizia della scomparsa, nel cielo della Sardegna, del fratello minore Agostino, tenente della Regia Aeronautica e pilota di caccia.

Il 9 settembre 1943, giorno seguente l’armistizio, al comando dell’Impetuoso soccorse i naufraghi della nave da battaglia Roma, trasportandone i feriti a Port Mahon nelle Baleari. Successivamente l’Impetuoso venne autoaffondato il 13 settembre 1943 insieme al Pegaso, per evitarne la consegna prevista in base alle clausole armistiziali. Internato in Spagna, dove apprese kla notizia della morte del padre. Rimpatriò nel luglio 1944 e nel novembre dello stesso anno fu promosso capitano di fregata.

Trattò con gli inglesi un possibile sbarco a Trieste del ricostituito Reggimento San Marco in vista della fine della guerra, ma ricevette un netto rifiuto. Nel 1946, dopo la proclamazione della Repubblica, lasciò il servizio con il grado di Capitano di Vascello dedicandosi alle attività della FISE, la Federazione Italiana Sport Equestri, della quale divenne anche presidente e con cui vinse tutti i titoli e le competizioni internazionali alle quali partecipò, continuando a occuparsene fino al termine della sua vita.

Al comandante Giuseppe Cigala Fulgosi, oltre a quattro Medaglie di Bronzo e due Croci di Guerra, per i fatti di Creta venne concessa la medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

«Comandante di torpediniera di scorta ad un gruppo di motovelieri con truppe germaniche dirette a Creta per l’occupazione dell’isola, avvistata in pieno giorno una rilevante formazione navale nemica di incrociatori e cacciatorpediniere, manovrava con grande perizia e decisione per occultare il convoglio alle navi avversarie; si lanciava quindi all’attacco con temerario ardimento sfidando la schiacciante superiorità del nemico ed il suo violento tiro, e silurando un incrociatore che affondava colpito in pieno. Col suo gesto audace e coronato dal successo salvava il convoglio da sicura distruzione.»
— Mare Egeo, 22 maggio 1941

A lui la Marina Militare Italiana ha intitolato un pattugliatore della Classe Comandanti, le prime unità della nostra marina ad essere costruite con carena, scafo e sovrastruttura realizzati con caratteristiche stealth. Il comandante Cigala Fulgosi è la prima delle quattro unità della classe. Varata il 7 luglio 2000,  la nave è stata consegnata il successivo 31 luglio diventando operativa dall’anno seguente.

Il pattugliatore Cigala Fulgosi.jpg

Ultima figura che andiamo brevemente ad analizzare è quella del figlio più piccolo del conte Alfonso, Abbiamo appena visto che il padre Giuseppe era ufficiale del Regio Esercito, Giuseppe ufficiale della Regia Marina, mentre il conte Agostino Cigala Fulgosi fu ufficiale nella Regia Aeronautica. Nato a Milano il 21 agosto 1919, perse la vita ai comandi di un aereo da caccia mentre volava nei cieli del Mediterraneo l’11 giugno del 1943. Fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare concessa alla memoria.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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