2^ G.M. La Repubblica Sociale Italiana

Parma 24 maggio 1944, fucilate gli ammiragli

Come abbiamo visto in un nostro precedente post, il 22 maggio 1944, si apriva presso la Corte di Appello di Parma il processo contro quattro ammiragli della Regia Marina accusati di tradimento. Due di loro erano presenti in aula, Inigo Campioni e Luigi Mascherapa, gli altri due imputati, Priamo Leonardi e Gino Pavesi venivano processati in contumacia. Chi volesse approfondire l’argomento può leggere il nostro post che troverete al seguente indirizzo:

Parma, 22 maggio 1944 si apre il processo agli Ammiragli

Già nella notte fra il 22 e il 23 maggio l’ammiraglio di Divisione Inigo Campioni scriveva la sua ultima lettera alla madre certo che il processo si sarebbe concluso con la condanna a morte di tutti gli imputati. Vale la pena di leggera la stessa perchè molto toccante:

L’ultima lettera dell’ammiraglio Inigo Campioni prima della fucilazione

La condanna arrivò puntuale lo stesso 23, La loro testa è il regalo che Mussolini, furioso per il “tradimento” della Marina passata agli Alleati, aveva promesso di fare all’Esercito. A tal proposito, occorre ricordare, che la Regia Marina non intervenne durante le operazioni di sbarco degli Alleati in Sicilia, adducendo la mancanza di nafta per muovere le navi. Nafta che, spuntò miracolosamente quando si trattò di consegnare tutta la flotta agli Alleati a Malta, ma questo non è oggetto del presente post

Il dibattito processuale durò soltanto un giorno, in pratica una sola udienza. Gli imputati vengono condannati a morte per “aver leso gli interessi dello Stato”, mentre invece cadde l’accusa di tradimento cosa che eviterà loro la fucilazione alla schiena. Queste sono le motivazioni delle quattro condanne a morte:

Inigo Campioni, già comandante in mare nel 1940, governatore e comandante militare dell’Egeo, l’8 settembre “avendo appreso dal giornale radio delle ore 20 la notizia dell’armistizio e successivamente alle 23 dello stesso giorno, avendo ricevuto l’ordine del comando supremo di – non ostacolare contatti o sbarchi anglo – americani e di opporsi alle violenze da qualunque parte fossero pervenute -, comunicò tale ordine ai comandi dipendenti dimostrando così di darvi la sua piena adesione e l’intenzione di volerlo eseguire, pur essendo palesemente criminoso e in contrasto alle leggi di marinaio e di uomo d’onore che gli imponevano, avendone i mezzi e la possibilità, di difendere i possedimenti affidati al suo comando ed evitare a qualunque costo che venissero distaccati dalla madre Patria come era nelle intenzioni del comando supremo”.

Il testo è quello del capo d’accusa e, come si desume, Campioni non era imputato di tradimento ma di “aver eseguito un ordine che aveva recato un grave danno alla Patria”.

Luigi Mascherpa, quale comandante della base navale di Lero “appresa la notizia dell’armistizio e ricevuto dall’ammiraglio Campioni l’ordine di immediata cessazione delle ostilità contro gli anglo – americani e la resistenza contro qualsiasi offesa da qualsiasi parte provenisse, supinamente lo accettava trasmettendolo ai reparti dipendenti, non opponendosi il 12 settembre allo sbarco degli inglesi, che occupavano l’isola, senza aver tentato una difesa qualsiasi e dimostrando in tale maniera la sua volontà piena e cosciente di essere solidale con i traditori del comando supremo”.

Priamo Riccardi, giudicato in contumacia, è colpevole, quale ammiraglio comandante la piazzaforte di Augusta, “per non essersi opposto nei giorni 9,10 e 12 luglio 1943, all’attacco anglo – americano come ne avrebbe avuto la possibilità e per essersi alla fine arreso senza aver fatto quanto imponevano il dovere e l’onore di marinaio e di soldato”.

Gino Pavesi, “quale comandante della base di Pantelleria, sottoposta agli attacchi aerei nemici all’inizio del giugno 1943, rappresentava, contrariamente al vero, che l’isola non era in condizioni di poter resistere, consigliando così la necessità di chiedere la resa, mentre la base ai suoi ordini era ancora efficiente e tale da poter opporre ben altra resistenza”.

Dopo la condanna i due imputati in carcere presentarono, probabilmente senza nessuna reale speranza che venisse accolta la domanda di grazia. Alle 2,30 don Paolo De Vicentiis, cappellano delle carceri di Parma dove erano rinchiusi i due ammiragli che per primo aveva saputo che la domanda di grazia, era stata respinta, va a svegliarli e i due.

Non appena lo vedono capiscono di cosa si tratta. La loro richiesta di poter indossare la divisa viene rifiutata, dovranno indossare abiti borghesi. Il contrammiraglio Mascherpa al quale viene anche respinta la richiesta di poter vedere per l’ultima volta la moglie che si trova in un albergo della città, dichiara:

“Ci auguriamo che dal nostro sacrificio possa risorgere una nuova Italia più buona e più giusta”.

Ottengono solo di non essere ammanettati. Poco prima delle 5 vengono portati al poligono di tiro dove entrambi rifiutano di sedersi sulle due sedie appositamente preparate. Campioni, rivolto al plotone di esecuzione, dice:

“Ragazzi, ricordatevi dell’Italia”.

Resteranno in piedi, conservando un contegno calmo e dignitoso sull’attenti, fronte al plotone di esecuzione e riceveranno la scarica in pieno petto. Davanti al plotone d’esecuzione Campioni dichiarò:

“”bisogna saper offrire in qualunque momento la vita al proprio Paese, perché nulla vi è di più alto e più sacro della Patria“.

Il 9 novembre 1947 gli fu assegnata la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:

«Governatore e comandante delle Forze Armate delle isole italiane dell’Egeo si trovava, nel cruciale periodo dell’armistizio, a capo di uno degli scacchieri più difficili, lontani e vulnerabili. Caduto in mano al nemico in seguito ad occupazione della sede del suo comando, rifiutava reiteratamente di collaborare con esso o comunque di aderire ad un Governo illegale. Processato e condannato da un tribunale straordinario per avere eseguito gli ordini ricevuti dalle Autorità legittime e per avere tenuto fede al suo giuramento di soldato, manteneva contegno fiero e fermo, rifiutando di firmare la domanda di grazia e di dare adesione anche formale alla repubblica sociale italiana, fino al supremo sacrificio della vita. Cadeva comandando lui stesso il plotone di esecuzione, dopo avere dichiarato che « bisogna saper offrire in qualunque momento la vita al proprio Paese, perché nulla vi è di più alto e più sacro della Patria.

— Egeo-Italia settentrionale, 1941 – 1944.»

Anche al contrammiraglio Luigi Mascherpa verrà conferita la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:

 «Ufficiale Ammiraglio di eccezionali doti morali e militari, assumeva, in circostanze estremamente difficili, il comando di un’importante base navale nell’Egeo. Attaccato da schiaccianti forze aeree e navali tedesche, manteneva salda, in oltre cinquanta giorni di durissima e sanguinosa lotta, la compagine difensiva dell’isola. Dopo una strenua ed epica resistenza protrattasi oltre ogni umana possibilità, ormai privo di munizioni e con gli effettivi decimati, era costretto a desistere dalla lotta. Catturato dal nemico e condannato a morte da un tribunale di parte asservito ai tedeschi, coronava fieramente col sacrificio della vita una esistenza nobilmente spesa al servizio della Patria.»
— Zona di operazioni, settembre 1943 – maggio 1944

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