La resa dell’Asse in Tunisia, la fine della guerra in Africa

Sono passati quasi tre anni dal giugno del 1940 quando il Regno d’Italia ha dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, quando il 12 maggio del 1943, prima i tedeschi poi gli italiani firmano la capitolazione delle loro armate in Tunisia sancendo la fine della lunga battaglia per il controllo dell’Africa settentrionale. E’ la presenza italiana sul continente nero, anche se come abbiamo visto in un nostro precedente post, l’ONU affiderà dal 1950 al 1960, alla Repubblica Italiana l’amministrazione fiduciaria della nostra ex colonia della Somalia.

È stata una guerra con alterne vicende che è cominciata di fatto nel settembre del 1943, quando le nostre divisioni in gran parte appiedate e affidate al maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani penetrano di qualche decina di chilometri in territorio egiziano, occupando la località di Sidi el-Barrani. Seguirà nel dicembre dello stresso anno la controffensiva inglese denominata “operazione Compass” che si concluderà nei primi giorni del febbraio dell’anno successivo.

Nella notte fra il 6 e 7 febbraio gli inglesi vinceranno le ultime resistenze italiane completando l’annientamento della 10ª armata italiana, conquistando l’intera Cirenaica. Poche decine di miglia di uomini potentemente meccanizzati e corazzati ebbero ragione delle ben più numerose fanterie italiane febbraio del 1941 e fu chiaro che la guerra nel deserto si doveva fare con pochi uomini ma molti mezzi.

Mussolini accettò a quel punto, l’aiuto che il Fuhrer aveva già proposto e il 14 febbraio del 1941 sbarcava a Tripoli il primo nucleo dell’Africka Korps, non  molti uomin ma potentemente meccanizzati e soprattutto dotati di una componente corazzata superiore a quella britannica, seguiti a marzo dall’invio del X corpo aereo della Luftwaffe che venne schierato nelle basi siciliane. A guidare la componente di terra germanica in Africa un generale destinato ad entrare nella leggenda, Erwin Rommel che qui si guadagnerà l’appellativo di “volpe del deserto”.

Il generale Gariboldi e il parigrado Rommel passano in rassegna le prime truppe tedesche giunte a Tripoli
Il generale Gariboldi passa in rassegna, accompagnato da Rommel le forze tedesche appena sbarcate a Tripoli

Rommel non aspetta molto ad attaccare, e già ad aprile italiani e tedeschi riprendono la Cirenaica, con l’unica eccezione del porto d della base di Tobruch che rimarranno una spina nel fianco del dispositivo italo tedeschi fino al giugno del 1942. Conquistata Tobruch, Rommel e le truppe dell’Asse penetrano nuovamente in Egitto e si spingono fino a el-Alamein, 120 chilometri da Alessandria, dove gli inglesi hanno predisposto la ,lor ultima linea difensiva.

È la prima battaglia di el-Alamein, luglio-agosto; ma è qui che Rommel è stato fermato, seguirà la seconda battaglia di el-Alamein che si svolse dal 23 ottobre al 4 novembre. El-Alamein vuol dire, in arabo, “collina delle vette gemelle”. È da tempo un campo trincerato, dove il deserto egiziano si restringe formando un passaggio di soli sessanta chilometri; da una parte il mare, dall’altra la depressione di el-Qattara, tutta paludi e sabbie mobili.

Di fronte al generale Rommel, che si è già meritato il nome di “volpe del deserto”, c’è ora il generale inglese Bernard Montgomery. Ha sotto di sé 86 battaglioni di fanteria con 150 mila uomini, alcune migliaia di automezzi, 3247 cannoni, 1350 carri armati, 1200 aerei. Alle 21.30 del 23 ottobre, in una notte di luna piena, mille cannoni hanno aperto il fuoco simultaneamente lungo il fronte e alle 22 è cominciata l’avanzata delle fanterie.

La resistenza italiana e tedesca è stata accanita, ma la sproporzione delle forze era troppo forte. I combattimenti sono durati dodici giorni e alle 8 di sera del 4 novembre Rommel ha deciso l’unica soluzione possibile: la ritirata. Sono morti 13.500 inglesi, 17 mila italiani, novemila tedeschi, nella sabbia della depressioni di El Quattare, l’Ariete, la Folgore e altre divisioni italiane hanno scritto pagine epiche Lo scontro è stato decisivo per le sorti della seconda guerra mondiale, sicuramente quella che ha deciso la battaglia per il controllo dell’Africa settentrionale.

Nonostante la sconfitta, il comando italo-tedesco è riuscito ad evitare l’accerchiamento e i settantamila superstiti ripiegano lungo la costa utilizzando la via Balbia per oltre tremilaquattrocento chilometri. Gli inglesi raggiungono Tobruch l’11 novembre, Bengasi il 20; dopo, la Cirenaica, la Tripolitania: a Sirte il 25 dicembre, a Tripoli il 23 gennaio; poi ai confini della Tunisia il 4 febbraio. Ma già da tre mesi, l’8 novembre, le forze angloamericane sono sbarcate in Marocco e in Algeria.

La Tunisia, dove nuove truppe tedesche e italiane sono arrivate in dicembre per unirsi a quelle in ritirata dalla Libia, si è così trovata presa fra due fuochi. Il 23 febbraio le forze dell’Asse subiscono una profonda riorganizzazione con la costituzione del Gruppo d’armate Africa, in tedesco Heeresgruppe Afrika, che venne posto al comando del maresciallo Erwin Rommele. Alle dipendenze del nuovo comando venivano poste due armate, la 5ª Panzerarmee tedesca e la 1ª Armata italiana del generale Giovanni Messe.

Sei mesi di guerra lungo la costa mediterranea dell’Africa, dall’Egitto a Tunisi.

La 5ª Panzerarmee era stata creata l’8 dicembre 1942 proprio in Tunisia, a partire dal preesistente, e non ancora pienamente organizzato, LXXXX. Armeekorps, rapidamente trasferito nel paese africano. Con l’arrivo delle forze del Regio Esercito giunte dall’Italia e inquadrate nel XXX Corpo d’armata venne costituita la nuova 1ª Armata con la trasformazione dell’ACIT Armata Corazzata Italo Tedesca, Deutsch-Italienische Panzerarmee in lingua tedesca, e affidata al generale Giovanni Messe, fresco di trasferimento dal fronte russo, dove alla guida del CSIR prima e del XXXV corpo di armata poi, si era guadagnato il rispetto di tedeschi e sovietici.

In terra tunisina, la battaglia infuria per circa tre mesi con gli italo-tedeschi che arretrano gradualmente su nuove line difensive sempre più a nord, senza nessun possibilità di cambiare l’esito finale. Il 7 aprile cade Tunisi è caduta, Messe continua dal 9 all’ 11 la lotta nell’ ultima esigua testa di ponte di Capo Bon, fra Tunisi e Biserta. Lo stesso giorno riceve un telegramma di Mussolini che lo autorizza a trattare la resa:

«Cessate il combattimento. Siete nominato Maresciallo d’Italia.

Onore a Voi e ai Vostri prodi.»

Alle 12.30 del 12 maggio viene firmata la resa che viene annunciata dia giornali italiani il giorno successivo con il bollettino di guerra numero 1083:

“La 1ª armata italiana, cui è toccato l’onore dell’ultima resistenza dell’Asse in terra d’Africa, ha cessato per ordine del Duce il combattimento

Sottoposta all’azione concentrica ed ininterrotta di tutte le forze anglo – americane terrestri ed aeree, esaurite le munizioni, priva or­mai di ogni rifornimento, essa aveva ancora ieri validamente soste­nuto, con il solo valore delle sue fanterie, l’urto nemico. E’ così finita la battaglia africana durata, con tante alterne vicende, tren­tacinque mesi.

Nelle ultime lotte, durante le quali tutti i nostri reparti — e quelli germanici a loro fianco schierati — si sono battuti in sublime spirito di cameratesca emulazione, le artiglierie di ogni specialità e il Rag­gruppamento esplorante corazzato cavalleggeri Lodi davano, come sempre, splendida prova.

L’eroico comportamento dei nostri soldati che, sotto la guida del Maresciallo d’Italia Giovanni Messe, hanno nella lunga battaglia as­solto tutti i compiti loro commessi e conquistato nuova gloria alle proprie bandiere, riconsacra nel sangue e nel sacrificio la certezza dell’avvenire africano della Nazione”.

Termina così l’avventura africana dell’Italia, cominciata nel 1982, quando il governo italiano comprò da una società marittima la remota baia di Assab in Eritrea, continuata con l’occupazione della Libia dopo la guerra italo-turca del 1911-1912, esaltata con la conquista dell’Etiopia nel 1935-1936 e la conseguente proclamazione dell’impero. Lo stesso 13 maggio il generale inglese Alexander poté comunicare al suo Primo Ministro, Winston Churchill che:

“E’ mio dovere informarla che la campagna di Tunisi è terminata. Ogni forma di resistenza nemica è cessata. Noi controlliamo le piagge del Nordafrica…”.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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