«Sono stato a Stalingrado e non avrei mai pensato di poter attraversare qualcosa di peggio»

Sono le 23 esatte dell’11 maggio di 75 anni fa, quando circa 2.000 cannoni alleati aprono contemporaneamente il fuoco su una linea che va dai monti a est di Cassino fino al mare martellando le difese tedesche del settore. Alle 23.45 partono all’attacco le fanterie. E’ l’inizio della battaglia decisiva per la conquista di Cassino e di conseguenza della linea Gusta, la linea difensiva tedesca che chiudeva la strada per Roma.

Artiglieri neozelandesi in azione con il loro pezzo da 6 libbre.
Artiglieri neozelandesi in azione con il loro pezzo da 6 libbre

«Tutti i nostri pensieri e le nostre speranze vi accompagnano in quella che credo e spero sia la battaglia decisiva, combattuta fino allo spasimo»

Cosi scriveva il Primo Ministro Britannico Sir Winston Churchill in una lettera al generale Alexander, comandante in capo delle forze armate Alleate in Italia proprio quell’11 maggio 1944.

La durissima battaglia si svolgeva intorno a quelle posizioni ormai da circa quattro mesi. Gli Alleati avevano più volte cercato, senza successo di sfondare le linee tedesche a partire dal 17 gennaio quando ingenti forze attaccarono le posizioni germaniche sul fiume Garigliano. Nel febbraio successivo e precisamente il 15, il generale neozelandese Freyberg impressionato dalla resistenza delle truppe del Reich e dalle notevoli perdite subite della variegate forze Alleate aveva chiesto la distruzione della millenaria Abbazia di Montecassino, ritenendo a torto che la stessa venisse impiegata dai tedeschi come posizione difensiva.

Alle 09:45 di quell’assolato giorno, una prima ondata di 142 B-17 della Fifteenth Air Force sganciò 253 tonnellate di bombe ad alto potenziale e incendiarie, seguita da una seconda ondata di 47 bimotori North American B-25 Mitchell e 40 bimotori B-26 Marauder della Mediterranean Allied Air Forces che sganciò altre 100 tonnellate di bombe a partire dalle 13:00. Gli attacchi aerei furono seguiti da un poderoso tiro di artiglieria, che completo, se ce n’era bisogno, l’opera di distruzione.

L’abbazia venne violentemente bombardata e rasa al suolo e da quel momento, venne veramente impiegata dai tedeschi, che vi impiantarono i loro reparti di paracadutisti che fecero della stessa, questa volta veramente, una formidabile posizione difensiva, sfruttando le macerie della stessa.Chi volesse approfondire l’argomento di uno dei più criticati episodi della seconda guerra mondiale, condannato da tutto il mondo civile può leggere il nostro post ad esso dedicato:

La distruzione dell’abbazia di Montecassino

L’operazione criminale, tuttavia non sortì gli effetti desiderati, perchè come detto sopra i tedeschi organizzati nelle macerie dell’abbazia opposero una disperata resistenza alle fanterie alleate, principalmente neozelandesi e già il 18 l’attacco veniva considerato concluso con nuova nuova vittoria difensiva tedesca. Seguì un mese o poco meno di tregua fino al 14 marzo, quando dopo aver ritirato le truppe di prima linea senza che i tedeschi se ne accorgessero, gli Alleati lanciarono l’attacco per la conquista della città di Cassino.

Anche questa volta non mancarono di portare la distruzione con un pesante bombardamento aereo, che questa volta colpì la città di Cassino. Intorno alle 08:00, dopo che i più alti gradi delle forze alleate si erano riuniti presso Cervaro per assistere all’operazione, giunsero sulla città i primi apparecchi e per le successive quattro ore 575 bombardieri medi e pesanti e 200 cacciabombardieri, la più imponente forza aerea mai raccolta nel teatro di guerra del Mediterraneo, sganciarono oltre 1 000 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale.

Il comandante dell’8ª Armata britannica, generale Leese, assiste al bombardamento di Cassino. La cittadina aveva già sofferto duramente i combattimenti precedenti, ma questa volta fu completamente demolita, anche se solo circa la metà delle bombe colpì il bersaglio. Al termine del bombardamento 748 pezzi spararono sulla cittadina e sul monastero 195 969 proietti di ogni calibro. A metà pomeriggio molti cannoni tacquero, ma l’abbazia in rovina continuò a essere colpita per il resto della giornata e fino alle prime ore del giorno successivo.

Dei circa 300 uomini del 3º Reggimento paracadutisti annidati a Cassino, almeno la metà rimase uccisa o ferita e molti dei sopravvissuti approfittarono della pausa tra l’incursione aerea e il cannoneggiamento per rifugiarsi nelle fognature, imitando i pochi civili che ancora non avevano abbandonato la città. Intorno alle 14:00, seguendo il fuoco di sbarramento dell’artiglieria, due compagnie del 25º Battaglione neozelandese appoggiate da alcuni Sherman del 19º Reggimento corazzato iniziarono ad avanzare verso la collina del Castello.

Imboccarono da nord via Caruso con l’intenzione di sgomberare la città, ma fin da subito si accorsero che l’avanzata sarebbe stata molto più difficile del previsto: non appena concluso il bombardamento aereo, i paracadutisti della guarnigione emersero dai loro rifugi e offrirono una solida resistenza. Inoltre le immani devastazioni facilitarono i difensori, perché gli enormi crateri e i giganteschi ammassi di macerie costringevano gli attaccanti a passare attraverso stretti passaggi.

Tornando alla data oggetto del nostro post, al momento dell’attacco gli Alleati potevano schierare nel settore ingenti forze in entrambi i settori. In quello della 5ª Armata statunitense, il II Corpo con la 85ª e 88ª Divisione, avrebbe attaccato lungo la costa verso Minturno; il Corpo di spedizione francese, cresciuto da due a quattro divisioni con l’apporto della 1ª Divisione motorizzata francese e della 4ª Divisione da montagna marocchina (aggiuntesi alla 3ª Divisione algerina e alla 2ª Divisione marocchina), avrebbe attaccato le colline in direzione di Ausonia e quindi avanzato lungo il difficile terreno dei monti Aurunci.

Ad Anzio il VI Corpo passò da quattro a sei divisioni (le britanniche 1ª e 5ª, le statunitensi 3ª, 34ª, 45ª e la 1ª corazzata) e costituì una riserva d’armata con la 36ª Divisione. Alla destra delle forze coloniali francesi, lungo la linea del Rapido, iniziava lo schieramento dell’8ª Armata del generale Oliver Leese che, da sinistra a destra, allineava il XIII Corpo d’armata e il II Corpo polacco. Il XIII Corpo, al comando del tenente generale Kirkman, con la 4ª Divisione britannica e l’8ª Divisione indiana, che avrebbero attaccato in direzione Sant’Angelo (ricalcando la fallita offensiva della 36ª Divisione nel febbraio 1944) oltre alla 78ª Divisione e la 6ª Divisione corazzata britannica, posizionate nelle retrovie pronte a sfruttare l’eventuale successo. In appoggio, per proseguire l’assalto, erano pronte anche la 1ª Divisione di fanteria e la 5ª Divisione corazzata del I Corpo d’armata canadese.

Queste sei divisioni avrebbero sostenuto il peso dell’attacco sia contro la linea Gustav, sia contro la successiva linea Hitler/linea Senger: una serie di difese in costruzione, che si snodava attraverso la valle del Liri da Pontecorvo ad Aquino, per poi risalire verso Piedimonte e ricongiungersi alla Gustav a monte Cairo. Era fondamentale sfondare questo secondo ostacolo prima che i tedeschi potessero adeguatamente presidiarlo e rinforzarlo, aprendo così la strada per Roma.

Sulla destra del XIII Corpo, sui monti attorno a Cassino, si trovava il II Corpo d’armata polacco del tenente generale Anders con la 3ª Divisione di fanteria Karpackich e la 5ª Divisione Kresowa appoggiate da una brigata corazzata, che avrebbero avuto il difficile compito di conquistare l’abbazia e quindi ricongiungersi con il XIII Corpo. Infine sulle montagne a destra dei polacchi, nella zona in cui i francesi avevano combattuto a lungo, fu posizionato il X Corpo d’armata britannico con la 2ª Divisione neozelandese, la 24ª Brigata corazzata e il Corpo Italiano di Liberazione.

Quella che iniziava l’11 maggio era la quarta battaglia di Cassino che si concluse con la vittoria degli Alleati che riuscirono a sfondare la “linea Gustav” e molto dopo di quanto previsto dai loro vertici militari, ad aprirsi la strada per Roma. Come per le precedenti tre battaglia entrambi i contendenti pagheranno un altro tributo in termine di perdite, sia di uomini che in materiali. Cosi ebbe a dire un soldato tedesco fatto prigioniero durante la suddetta battaglia:

«Sono stato a Stalingrado e non avrei mai pensato di poter attraversare qualcosa di peggio»

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Un pensiero riguardo “«Sono stato a Stalingrado e non avrei mai pensato di poter attraversare qualcosa di peggio»

  1. Di peggio quel soldato verrà a sapere poi della sua bella Desdra (D) bombardata per 48 ore dove la temperatura raggiungerà i 120 gradi. Gli abitanti 25.000, (io penso almeno il doppio) furono letteralmente bolliti, e sono quelle pila di cadaveri ammassati,denudati e denutriti al massimo che vennero spacciati per olocausto tedesco quando invece fu angloamericano. La loro magrezza fu determinata dalla evaporazione dei liquidi dal corpo. L’olocausto fu poi reciproco.
    Per Desdra fu obbligatorio perché una falsa informazione allertava la presenza di laboratori atomici tedeschi. Fu un fiasco, un tremendo fiasco di valutazione degli esperti delle due aeronautiche angoloammericane. Coi misuratori di radioattività scoprirono che non c’era traccia alcuna di elementi radioattivi, quindi le attenzioni si spostarono sugli alleati dei tedeschi, i giapponesi. Il peggio per loro lo conoscono anche i bambini.
    Per Cassino invece la sua versione dei fatti quadra abbastanza, ma non ha citato che l’Abazia cadde dopo un anno di battaglie e presa infine alla baionetta ad opera dei marocchini. Gli americani in guerra sono degli incapaci e lo stanno dimostrando ancora adesso in medioriente. Dopo 29 anni dalla guerra del Golfo non hanno chiuso un solo conflitto. Una vergogna. Tanta tecnologia senza mai una vittoria. La Nato è un enorme debito pubblico per se e tutti i suoi alleati. Bisogna chiuderla perchè rissosa e incapace.

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