L’ultima lettera di Franco Aschieri, agente infiltrato della R.S.I.

Il 30 aprile abbiamo pubblicato un post che ha riscontrato interesse da parte dei nostri lettori, relativo alla fucilazione di quattro agenti infiltrati dalla Repubblica Sociale dietro le linee Alleate. Le esecuzioni avvennero nella cava di pozzolana di Sant’Angelo in Formis (Caserta), dove con grande coraggio ed esemplare serenità affrontarono la morte, i quattro giovani volontari della Repubblica Sociale Italiana.

Franco Aschieri nato a Roma il 21 gennaio 1926, paracadutista della “X Mas”

Natale Italo Palesse nato a Cavalletto d’Ocre (L’Aquila) il 10 ottobre 1921

Mario Tapoli-Timperi nato a Roma il 4 giugno 1925, studente in medicina

Vincenzo Tedesco nato a Napoli il 14 aprile 1925

Erano un milanese, un romano, un napoletano, uno di Aquila e vennero fucilati dagli inglese dopo essere stati sorpresi in azione di spionaggio dietro le linee alleate. Sotto riportiamo il testo dell’ultima lettera scritta alla madre da Franco Aschieri il romano del gruppo paracadutista della “X Mas”. Aveva solo 18 anni

Franco Aschieri agente RSI infiltrato

«Cara mamma, con l’animo pienamente sereno mi preparo a lasciare questa vita che per me è stata così breve e nello stesso tempo così piena e densa di esperienze e sensazioni. In questi ultimi momenti l’unico dolore per me è costituito dal pensiero di coloro che lascio e delle cose che non ho potuto portare a compimento. Ti prego, mamma, fai che il mio distacco da questa vita non sia accompagnato da lagrime, ma sia allietato dalla gioia serena di quegli animi eletti che sono consapevoli del significato di questo trapasso. Ieri, dopo che mi è stata comunicata la notizia, mi sono disteso sul letto ed ho provato una sensazione che avevo già conosciuta da bambino: ho sentito cioè che il mio spirito si riempiva di forza e si estendeva fino a divenire immenso, come se volesse liberarsi dai vincoli della carne per riconquistare la libertà. Non ho alcun risentimento contro coloro che stanno per uccidermi perché so che non sono che degli strumenti scelti da Dio, che ha giudicato sufficiente il ciclo spirituale da me trascorso in questa vita presente. Sappi mamma che non resti sola, perchè io resterò vicino a te per sostenerti ed aiutarti finché non verrai a raggiungermi; perché sono certo che i nostri spiriti continueranno insieme il loro cammino di redenzione, dato che il legame che ci univa su questa terra, più di quello che esiste tra madre e figlio, è stato quello che unisce due spiriti affini e giunti allo stesso grado di evoluzione. Sono certo che accoglierai la notizia con coraggio e voglio che tu sappia che in momenti difficili io ti aiuterò come tu hai aiutato me durante questa vita. In questo momento sono lì da te e ti bacio per l’ultima volta, e con te papà e tutti gli altri cari che lascio. Cara mamma termino la lettera perché il tempo dei condannati a morte è contato fino al secondo. Sono contento della morte che mi è destinata perché è una delle più belle, essendo legata ad un sacro ideale. Io cado ucciso in questa immensa battaglia per la salvezza dello spirito e della civiltà, ma so che altri continueranno la lotta per la vittoria che la Giustizia non può che assegnare a noi. Viva il Fascismo. Viva l’Europa.

                                                                                                      Franco».

tratto da

“Lettere dei condannati a morte della RSI,

Edizioni B&C, 1976, seconda edizione, pagina 101-102

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2 pensieri riguardo “L’ultima lettera di Franco Aschieri, agente infiltrato della R.S.I.

  1. conosco le condanne a morte militari e le loro procedure. Qualche giorno prima della sentenza cominciano a sedare con farmaci il condannato rendendolo docile, che arriva al palo di morte rimbecille e privo di volontà e reazione. Ho dei grossi dubbi sulla veridicità della lettera che a me pare scritta da un sacerdote. C’e troppa metafisica da cappellano e poca da militare, il quale non accenna nessun rancore, nessuna ragione politica e nessuna richiesta di giustizia.(cosi giovane poi….)
    Gli inglesi quando uccidono non vanno per il sottile (vedi Desdra 25.000 civili morti bolliti in 24 ore). I militari inglesi ai militari avversari lasciano “l’onore delle armi”.
    Ricordo quella fucilazione, fu trasmessa anche in televisione (una vergogna trasmetterla) n. 6 militari incapaci di prendere la mira. Nessuno dei quattro morì all’istante (forse 1) come sarebbe dovuto succedere, morendo invece piani piano al palo di morte, penosa fu la morte di quello che chiese l’ultima sigaretta.
    Le cose sono 2:
    o i militari inglesi sono imbecilli e capaci di sparare, o più di uno ha mancato volutamente il bersaglio come avvenne in Francia per la povera Matha Hari. (su dodici fucilieri solo tre arrivarono a segno)
    Oppure, sapendo quelli prigionieri e spie, un militare sa che i processi sommari non hanno mai portato fortuna alle reclute , perché se fatte prigioniere, gli spetta la stessa fine o peggio e privi di trattative di liberazione se senza ostaggi speciali. In genere si fucilano spie quando sanno troppo e non devono divulgare cose che coinvolgono i loro stessi superiori.
    Ma quando la guerra diventa sporca come quella della seconda mondiale, non si va sul sottile con nessun combattente o civile, si procede alla decimazione avversaria, diventando mattanza.
    Comunque quella lettera non è “farina di un condannato a morte”o nella pienezza delle sue facoltà mentali.
    rispettosamente
    filorosso

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