2^ G.M. Crimini e stragi partigiane

Stragi partigiane; 5 maggio 1945 l’eccidio di costa d’Oneglia

Quella che andiamo a raccontare oggi è una delle tante stragi partigiane passate nell’oblio più assoluto, solo Giorgio Pisanò e Giampaolo Pansa ne hanno fatto cenno nelle loro opere storiche. Siamo nella sera del 4 maggio 1945 quando, una banda armata si presentò qualificandosi come “polizia partigiana” incaricata di prelevare alcuni prigionieri al carcere di Imperia, Costrinse con la forza i secondini a consegnargli un certo numero di detenuti e lasciò l’edificio.

Nell’area di Imperia la lotta partigiana era stata caratterizzata da numerosi scontri cruenti, rastrellamenti nazifascisti e fucilazioni sommarie, proprio all’inizio del 1945 nel comune di Diano Marina i tedeschi avevano fucilato per rappresaglia 20 persone tra partigiani e ostaggi. Per questi motivi la Provincia di Imperia è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione e insignita della medaglia d’oro al valor militare.

Tornando alla trattazione dell’argomento centrale del nostro post, dopo il solito processo-farsa dei partigiani, nel corso del quale i prigionieri subirono anche diverse sevizie, due dei 28 detenuti furono rilasciati: i due erano i fratelli Daneri, che durante la guerra civile avevano finanziato le formazioni partigiane, per gli altri il processo si era concluso con la solita sentenza: morte!

I partigiani legarono i prigionieri col fil di ferro, proprio come facevano gli slavi in Istria prima di infoibarli vivi, tutti gli italiani che gli capitavano a tiro, fascisti o meno, e li portarono via a bordo di due camion. Giunti in zona Cappuccini, i prigionieri furono fatti scendere e diretti a piedi verso la Costa d’Oneglia. I prigionieri, arrivati davanti la chiesa del Carmine, chiesero di poter entrare per pregare e, giunti dentro, intonarono in coro l’inno Giovinezza, cosa che fece infuriare ancora di più la banda garibaldina.

Li trascinarono fuori fino a un fosso e li assassinarono a raffiche di mitra. Solo uno, Francesco Agnelli, ferito e sanguinante, riuscì a fuggire non visto, e raggiunse degli amici poco distanti a cui raccontò tutto. Ma dopo poche ore venne trovato dai partigiani che , una volta raggiunto lo assassinarono.

Tra le vittime, di cui riportiamo i nomi, anche un deputato del Partito nazionale fascista, un ragazzo di 17 anni, un grande invalido di guerra. L’elenco delle vittime includeva certamente Fascisti che non avevano rinnegato la loro fede politica e patriottica e il loro passato di Squadristi e Fascisti Rivoluzionari, o di combattenti decorati; ma molti erano cittadini comuni, commercianti, impiegati, panettieri, maestri di musica, o addirittura grandi invalidi di guerra.

Nell’elenco viene riportato nome, città di provenienza, età e nel caso una breve nota, di due delle vittime non si conoscono le generalità:

  • Pietro Salvo,  negoziante di olio Porto Maurizio (Im) 54 anni Ex deputato PNF
  • Leopoldo Pira Commerciante  Costa d’Oneglia 57 anni Squadrista iscritto al PNF dal 1919
  • Martino Musso Civile  Oneglia (Im) 46 anni Brigata Nera “Antonio Padoan”
  • Nullo Mangia Commerciante Medesano (Pr) 52 anni
  • Francesco Agnelli Impiegato del Servizio Alimentare Sestri Ponente (Ge) 45 anni
  • Francesco Barbarotta Agente di pubblica sicurezza Geraci Siculo (Pa) 40 anni
  • Antonio Baroncini Ricevitore dei Monopoli di stato Volterra (Pi) 54 anni
  • Arturo De Filippis Civile Napoli 58 anni
  • Ivo Di Donè Civile pensionato Cittadella (Pd) 54 anni
  • Teresio Mameli Apprendista Oneglia (Im) 17 anni
  • Giuseppe Ferrario Civile Imperia 26 anni
  • Antonio Calvi Civile Oneglia (Im) 51 anni
  • Eugenio Calderone Elettricista Palermo 49 anni
  • Stefano Aicardi Contadino Cipressa (Im) 57 anni
  • Ernesto Aiello Agente di pubblica sicurezza Gabès (Tunisia) 24 anni
  • Gustavo Acquarone Impiegato civile Oneglia (Im) 61 anni Squadrista iscritto al PNF dal 1919
  • Achille Calegari Violinista e maestro di musica Castelnuovo (Re) 57 anni
  • Gori Aldo Impiegato civile Porto Maurizio (Im) 32 anni
  • Illuminato Ferro Civile pensionato Porto Maurizio (Im) 64 anni Grande invalido di guerra
  • Angelo Viola Panettiere Calizzano (Sv) 60 anni
  • Antonio Dedoni Impiegato Civile Mandas (Ca) 24 anni
  • Francesco Languasco Civile Oneglia (Im) 69 anni
  • Isidoro Dominici Industriale Oneglia (Im) 43 anni Brigata Nera “Antonio Padoan”
  • Carmelo Daunisi Panettiere Naro (Ag) 18 anni

I 26 cadaveri furono ritrovati la mattina seguente in una località isolata. L’intervento dei settori moderati della Resistenza impedì che nei giorni immediatamente successivi altri civili fossero nuovamente tratti dal carcere di Imperia. Il CLN tre giorni dopo la strage, in maniera ipocrita fece affiggere un manifesto in cui si condannava la strage e si invitava alla pacificazione.

Nonostante questo, il 18 giugno, furono prelevate dal carcere e uccise ancora due giovani infermiere ex appartenenti del SAF il Servizio Ausiliario Femminile della Repubblica Sociale Italiana, in quanto sospettate di conoscere i nomi degli autori della strage. Si trattava di Giovanna Serini ventiduenne di Treviso e di Lidia Bosia, venticinquenne di Baldichieri d’Asti. Furono violentate ed uccise a Oliveto di Imperia, nei pressi di Oneglia.

Ad ottobre 2013, i referenti provinciali di “Giovane Italia” insieme ai giovani de “La Destra” di Storace, avevano scritto una lettera, poi girata a tutti i media locali e non e consegnata alla nuova commissione Toponomastica del Comune di Imperia, per chiedere l’intitolazione di una via, di una piazza o di uno spazio pubblico ai caduti nella “Strage di Costa D’Oneglia”.

La stessa richiesta, come si può leggere nella lettera di ottobre 2013, era stata avanzata già all’amministrazione precedente, ma mai realizzata. La giunta municipale, riunitasi il 23 maggio 2014, ha deliberato nuovamente che la targa dedicata alle vittime di questa strage non esisterà, ma si porrà invece una targa più generica dedicata a “Tutte le vittime civili della II Guerra Mondiale”.

 

 

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