2^ G.M. Crimini e stragi partigiane

3 maggio 1945 la strage dei finanzieri di Trieste

Era esattamente il primo giorno di Maggio del 1945 quando l’esercito del Maresciallo Tito entrava a Trieste assumendone pieno controllo, per la seconda volta. Come nel caso della prima occupazione che si era verificata nei giorni del settembre del 1943, gli slavi si renderanno responsabile di stragi impressionanti, come anche in tutto il resto della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia. Tra le tante vittime oggi parliamo di un eccidio di 97 militari appartenenti alla Guardia di Finanza in servizio a Trieste nella Caserma di via Campo Marzio, i quali dopo essere stati convinti in seguito a inganni a consegnare le armi, vengono catturati e barbaramente trucidati nelle foibe del carso triestino.

Cerchiamo di inquadrare il contesto storico e brevemente l’attività della Guardia di Finanza nelle zone del confine orientale nei tragici anni della guerra civile. In quel tragico 8 settembre 1943, giorno della proclamazione dell’armistizio fra Regno d’Italia e potenze Alleate, i reparti della Guardia di Finanza stanziati nella Venezia Giulia erano inquadrati nella legione di Trieste, comandata dal colonnello Persirio Marini, che dipendeva dal locale comando di Zona agli ordini del generale di brigata Giuseppe Bagordo. Dalla zona di Trieste dipendeva anche la legione di Udine.

I tedeschi reagirono alla notizia della defezione italiana attuando i piani già da tempo studiati per affrontare la nuova situazione che si era venuta a verificare occupando gran parte della penisola non ancora raggiunta dagli eserciti alleati. La zona orientale venne praticamente ignorata delle forze tedesche che lasciarono la zona in balia dei partigiani slavi che presero velocemente possesso di quelle zone. Il 2 ottobre i tedeschi decisero di riprendere il controllo delle zona dando il via all’operazione nubifragio, che in pochi giorni spazzò via le orde slave e ripristinò le strutture amministrative e militari.

La Guardia di Finanza continuò a funzionare soltanto nei maggiori centri urbani, in quanto i reparti minori, situati per lo più lungo la linea di confine vennero soppressi dalle autorità germaniche. Intanto la legione di Trieste aveva assorbito una buona parte dei finanzieri dei battaglioni mobilitati della Croazia e della Slovenia che si erano sbandati ed i cui componenti, non erano caduti vittime dei partigiani slavi o non erano stati deportati in Germania.

Il colonnello Marini si era così trovato alle dipendenze circa 5.000 uomini, forza decisamente eccedente le modeste esigenze del servizio d’istituto. L’occasione venne quando i tedeschi vollero creare reparti di “Polizia Economica” (Wirtscaft Polizei – Wi.Po.), il general e Fiocca colse  l ‘occasione per trovare un impiego al personale del Corpo in esubero, che altrimenti sarebbe stato inesorabilmente adibito alla lotta antipartigiana nella quale i finanzieri, in grandissima parte non volevano farsi coinvolgere.

La Wi.Po. della Venezia Giulia disponeva di un comando a Trieste, di cui era titolare il Ten. Col. Corradino Giumm o, dal quale di pendevano uffici provinciali ed uffici locali denominati “sotto uffici”. La Polizia economica era deputata a combattere la borsa nera, a frenare l’ ascesa dei prezzi ed a impedire l’esportazione dei beni verso il resto d’Italia. Per quest’ultima esigenza, fu costituito, nell’ambito della Wi.Po. un apposito reparto, di circa 600 uomini, denominato Polizia economica di frontiera.

L’impiego della Polizia economica, risolse solo in parte l’esubero di personale e non fu possibile nascondere tale stato di fatto ai  tedeschi. La polizia germanica iniziò pertanto a pretendere che reparti prendessero parte attiva alla lotta anti-partigiana ed il generale Fiocca si trovò impossibilitato ad eccepire che tutti i  finanzieri erano impiegati nel servizio d’istituto.  Oltre tutto, egli aveva come interlocutore il generale Globocnick, uno dei comandanti delle SS più spietati, che era alieno dall’accettare che i suoi ordini non venissero eseguiti.

L’ufficiale germanico reagiva spesso alle resistenze che gli venivano opposte con l’la misura dell’internamento in Germania dei recalcitranti, fu così che il generale Fiocca fu costretto ad accettare la costituzione di reparti da adibire al concorso al mantenimento dell’ ordine pubblico (che significava indirettamente combattere il movimento partigiano), vennero costì costituite tre compagnie autonome.

La prima a Trieste, con il compito di assicurare la completa agibilità della strada statale Trieste – Fiume. Una parte dei finanzieri si rifiutò di partecipare a queste incombenze, fu così che i renitenti furono subito rastrellati dai tedeschi e deportati a Dachau. I rimanenti si dislocarono lungo la rotabile, divisi in piccoli presidi, e cercarono subito di concordare un “modus vivendi” con i partigiani slavi, ma la proposta fu rifiutata.

Ne seguì una serie di azioni e reazioni, che portarono il reparto a farsi coinvolgere in due circostanze nella repressione anti-partigiana al seguito de i tedeschi, anche grazie al fatto che il comandante tenente Rolleri , si era strettamente legato ai tedeschi. La seconda compagnia fu costituita a Udine, all’indomani dell’ armistizio, e le fu affidato il compito di controllare il collegamento stradale tra Cividale e Caporetto. Gran parte della compagnia, però, compreso lo stesso comandante, cap. Mario Giannone, passò dopo pochi mesi alla Resistenza.

L’ultima compagnia, costituita per i servizi straordinari di sicurezza, fu quella  di  Gemona. Il reparto fu affidato al tenente Mario Osana che, grazie alla sua conoscenza della lingua tedesca, riuscì a captare la benevolenza del comandante delle SS di quella località Osana, però, era in contatto con la Resistenza per conto della quale aveva creato,
una vasta rete informativa e di sostegno logistico. L’attività iniziò, verso luglio 1944, a destare sospetti nei tedeschi, per cui Osana e molti dei suoi dipendenti disertarono per passare senza ulteriori indugi nei reparti partigiani.

Verso la fine della guerra il CLN di Trieste, che agiva in armonia ma in concorrenza con l’ omologo comitato italo-sloveno (C.E.A.I.S.), e che disponeva di forze piuttosto esigue, per poter organizzare l ‘insurrezione generale dovette rivolgersi alla Guardia di Finanza.  La legione di Trieste predispose per l’ occasione un battaglione di circa 600 uomini con 22 ufficiali, al comando del tenente colonnello Giummo, che costituì per la sua forza e per la sua efficienza, la punta di diamante del CLN Triestino.

Le operazioni iniziarono il 28 aprile 1945 e si conclusero due giorni dopo. Gli insorti con alla testa i finanzieri occuparono via via la stazione radio, la centrale telefonica, la stazione ferroviaria, la centrale elettrica, la sede della Banca d’Italia i principali uffici pubblici, l’area portuale e le principali caserme delle forze armate della  Repubblica Sociale. Nei combattimenti trovarono la morte 16 tra sottufficiali e finanzieri. Ai reparti della Guardia di Finanza si consegnarono diverse unità tedesche che intendevano arrendersi soltanto alle Forze Armate regolari.

Il 1° maggio 1945, quando la città era completamente nelle mani del CLN, entrarono in Trieste le avanguardie dell’esercito popolare di liberazione di Tito che si sostituirono subito ai partigiani del CLN nel controllo delle città. Nei giorni successivi gli Jugoslavi, dopo aver lodato la Guardia di finanza per il contributo alla liberazione, iniziarono a circondare le caserme ed a deportare i finanzieri nei campi di concentramento, prima nei dintorni di Trieste e poi in Slovenia ed in Croazia.

Finanzieri deportati verso le Foibe

Finanzieri deportati verso le Foibe

Nell’ambito delle deportazioni e uccisioni che si verificarono in quei tragici gionri di inizio maggio 1945, si inquadra la sorte del 97 militari della Guardia di Finanza, rastrellati nella caserma di Campo Marzio. Dopo essere stati indotti con l’inganno a consegnare le armi, furono catturati e barbaramente trucidati e gettati, come altre miglia di nostri connazionali, nelle foibe del carso triestino il successivo 3 maggio.

Ventura analoga ebbero i finanzieri di Gorizia, Pola e Fiume e dei distaccamenti della penisola istriana. Il destino dei finanzieri di Udine fu diverso, Parteciparono anch’essi all’ insurrezione generale, subendo perdite anche per mano dei partigiani sloveni, ma al termine delle operazioni militari poterono riprendere senza problemi il loro servizio istituzionale essendo il Friuli occupato dalle forze anglo-americane.

La Guardia di Finanza, che aveva cessato di operare a Trieste il 2 maggio perché soppressa dalle autorità Jugoslave, riapparve nella città il 1° settembre inquadrata nella “Venezia-Giulia Police Force” organizzata dall’Amministrazione militare alleata (A.M.G). Si trattava di circa 750 uomini al comando del tenente colonnello Domenico Veca, che il 26 ottobre 1954, con la cessazione dell’ Amministrazione militare alleata, rientrarono, anche formalmente, nei ranghi del Corpo.

Il 21 settembre 1995, ricorrendo il cinquantennale dell’eccidio nelle Foibe dei finanzieri della brigata di Campo Marzio di Trieste, il Generale Luciano Luciani, Ispettore per l’Italia Nord-Orientale scopriva una Lapide commemorativa, affissa al muro della nuova Caserma della Guardia di Finanza di Basovizza, recante i nomi dei 97 finanzieri. Subito dopo il Presidente Nazionale, Gen. C.A. Pietro Di Marco, provvedeva allo scoprimento di una stele formata da un monoblocco di pietra carsica, eretta presso la Foiba di Basovizza, vicino alla grande Pietra Tombale che chiude la Foiba principale.

Finanzieri uccisi 1 maggio 1945

Pubblichiamo il seguente discorso pronunciato dal Gen. Di Marco per l’inaugurazione della grande Stele eretta a ricordo dei Caduti delle Foibe:

«Siamo al cospetto di questo sacro luogo, ove cinquant’anni fa si consumò la tragedia di migliaia di cittadini triestini, di soldati e di appartenenti alle forze di Polizia, fra i quali circa 350 Finanzieri che prestavano servizio a Trieste e nell’Istria, compresi i 97 Finanzieri prelevati dalla Caserma di Via Campo Marzio, il 2 maggio 1945, tutti impietosamente trucidati nelle foibe per il solo motivo, come a suo tempo precisò il Presidente della Repubblica On. Scalfaro, “che molte delle persone eliminate erano colpevoli soltanto di essere italiane”.

Oggi noi vogliamo ricordare con particolare commozione e con amore profondo questi nostri commilitoni, questi soldati in fiamme gialle che qui fecero dono della loro giovane vita per assolvere al dovere di rimanere al proprio posto di servizio, senza cercare scampo fuggendo di fronte ad una minaccia tanto grave quanto imprevedibile, che eventi drammatici, del tutto estranei ai modi di guerra lealmente combattuta, condannarono a sofferenze ed a morte atroce proprio nelle viscere di questa terra carsica che vide rifulgere l’eroismo di tanti soldati italiani nel primo conflitto mondiale.

Ed è con sentimento di intima, commossa partecipazione che avverto l’impulso irresistibile a rievocare loro e il sacrificio che ne eterna la memoria di fronte agli eventi e ai destini della Patria, in quelle circostanze ferita a morte nell’intimo della sua gente fiera di cuore e di fede nazionale.

A Trieste, in particolare, appena dopo la cacciata dei tedeschi con l’insurrezione del 27 aprile 1945, alla quale avevano partecipato efficacemente anche i finanzieri del Comitato di Liberazione Nazionale, assieme alle avanguardie dell’esercito jugoslavo che si accingevano ad occupare la città, ci fu un momento di sbandamento generale quando la maggior parte dei finanzieri rimase a presidiare gli impianti e i depositi più importanti, con l’incarico di mantenere anche l’ordine pubblico, in quanto la Guardia di Finanza era l’unico Corpo armato organicamente inquadrato rimasto a presidio della città.

Nel contempo ci furono momenti di eroismo e di grande solidarietà, come quando un pugno di finanzieri rischiò la vita per salvare i loro commilitoni rimasti isolati in alcuni reparti dell’Istria, alla mercè delle truppe jugoslave che stavano completando l’occupazione della zona.

Nel momento di quei tragici fatti mi trovavo a Trieste, reduce dalla guerra di Balcania, dove prestavo servizio d’Istituto e nel contempo avevo partecipato con il locale Comitato di liberazione per la cacciata dei tedeschi dalla città.

Successivamente, mentre le forze jugoslave del Maresciallo Tito stavano completando l’occupazione di Trieste e dell’Istria, a capo di un nucleo di finanzieri volontari mi portai con un autocarro nelle varie località dell’Istria per salvare alcuni nostri commilitoni dalla prigionia o dalla morte.

Quindi rivivo oggi i terribili momenti del calvario con l’angoscioso tormento di allora, chiedendomi come sia stato possibile che la coscienza di tanti uomini politici italiani abbia consentito che un velo di oblìo, pur supportato da contingenze del tutto particolari per mentalità opportunistiche e accomodanti, potesse far dimenticare l’eccidio di circa 12 mila infoibati nella sola zona di Basovizza.

A conclusione dell’intensa commemorazione odierna desidero, all’unisono con tutti voi e con tanti altri presenti in spirito, esprimere il pensiero e la volontà di pace e di accordo tra le genti e anche per i vicini popoli slavi, duramente provati da una lunga e sanguinosa guerra, perchè tale esigenza è oggi più che mai avvertibile nel mondo intero come irrinunciabile motivo di vita, come speranza sublime di quella più umana e civile esistenza della presente generazione e di quelle venture.

Perciò oggi, nel cinquantennale del martirio delle foibe di Basovizza, siamo qui riuniti per lo scoprimento di una Stele eretta alla cara memoria dei nostri Caduti, a poche ore di distanza dalla inaugurazione di una Lapide commemorativa nella caserma del Corpo, a Basovizza, che porta incisi i nomi dei 97 Finanzieri della caserma di Via Campo Marzio.

Sono emblemi marmorei che resteranno a perenne memoria dei nostri Caduti e quali simboli di ammonimento per tutti i popoli, affinchè nella pace ritrovata, nella comprensione e nel rispetto reciproco possa essere ripreso il cammino verso quelle mete di libertà, di giustizia e di democrazia tanto auspicate“.

Come abbiamo visto nel corso dei nostri post la tragica vicenda dei 97 finanzieri fu solo uno dei tanti episodi che videro coinvolti civili e militari che pagarono con la vita il solo fatto di essere italiani, uccisi dalla furia slava che mirava in un progetto di “pulizia etnica” a cancellare la presenza italiana in territorio a tutti gli effetti italiano. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Siamo al cospetto di questo sacro luogo, ove cinquant’anni fa si consumò la tragedia di migliaia di cittadini triestini, di soldati e di appartenenti alle forze di Polizia, fra i quali circa 350 Finanzieri che prestavano servizio a Trieste e nell’Istria, compresi i 97 Finanzieri prelevati dalla Caserma di Via Campo Marzio, il 2 maggio 1945, tutti impietosamente trucidati nelle foibe per il solo motivo, come a suo tempo precisò il Presidente della Repubblica On. Scalfaro,

“che molte delle persone eliminate erano colpevoli soltanto di essere italiane”.

Oggi noi vogliamo ricordare con particolare commozione e con amore profondo questi nostri commilitoni, questi soldati in fiamme gialle che qui fecero dono della loro giovane vita per assolvere al dovere di rimanere al proprio posto di servizio, senza cercare scampo fuggendo di fronte ad una minaccia tanto grave quanto imprevedibile, che eventi drammatici, del tutto estranei ai modi di guerra lealmente combattuta, condannarono a sofferenze ed a morte atroce proprio nelle viscere di questa terra carsica che vide rifulgere l’eroismo di tanti soldati italiani nel primo conflitto mondiale. Ed è con sentimento di intima, commossa partecipazione che avverto l’impulso irresistibile a rievocare loro e il sacrificio che ne eterna la memoria di fronte agli eventi e ai destini della Patria, in quelle circostanze ferita a morte nell’intimo della sua gente fiera di cuore e di fede nazionale. A Trieste, in particolare, appena dopo la cacciata dei tedeschi con l’insurrezione del 27 aprile 1945, alla quale avevano partecipato efficacemente anche i finanzieri del Comitato di Liberazione Nazionale, assieme alle avanguardie dell’esercito jugoslavo che si accingevano ad occupare la città, ci fu un momento di sbandamento generale quando la maggior parte dei finanzieri rimase a presidiare gli impianti e i depositi più importanti, con l’incarico di mantenere anche l’ordine pubblico, in quanto la Guardia di Finanza era l’unico Corpo armato organicamente inquadrato rimasto a presidio della città.

Nel contempo ci furono momenti di eroismo e di grande solidarietà, come quando un pugno di finanzieri rischiò la vita per salvare i loro commilitoni rimasti isolati in alcuni reparti dell’Istria, alla mercé delle truppe jugoslave che stavano completando l’occupazione della zona. Nel momento di quei tragici fatti mi trovavo a Trieste, reduce dalla guerra di Balcania, dove prestavo servizio d’Istituto e nel contempo avevo partecipato con il locale Comitato di liberazione per la cacciata dei tedeschi dalla città. Successivamente, mentre le forze jugoslave del Maresciallo Tito stavano completando l’occupazione di Trieste e dell’Istria, a capo di un nucleo di finanzieri volontari mi portai con un autocarro nelle varie località dell’Istria per salvare alcuni nostri commilitoni dalla prigionia o dalla morte. Quindi rivivo oggi i terribili momenti del calvario con l’angoscioso tormento di allora, chiedendomi come sia stato possibile che la coscienza di tanti uomini politici italiani abbia consentito che un velo di obl�o, pur supportato da contingenze del tutto particolari per mentalità opportunistiche e accomodanti, potesse far dimenticare l’eccidio di circa 12 mila infoibati nella sola zona di Basovizza. A conclusione dell’intensa commemorazione odierna desidero, all’unisono con tutti voi e con tanti altri presenti in spirito, esprimere il pensiero e la volont� di pace e di accordo tra le genti e anche per i vicini popoli slavi, duramente provati da una lunga e sanguinosa guerra, perch� tale esigenza � oggi pi� che mai avvertibile nel mondo intero come irrinunciabile motivo di vita, come speranza sublime di quella pi� umana e civile esistenza della presente generazione e di quelle venture. Perci� oggi, nel cinquantennale del martirio delle foibe di Basovizza, siamo qui riuniti per lo scoprimento di una Stele eretta alla cara memoria dei nostri Caduti, a poche ore di distanza dalla inaugurazione di una Lapide commemorativa nella caserma del Corpo, a Basovizza, che porta incisi i nomi dei 97 Finanzieri della caserma di Via Campo Marzio. Sono emblemi marmorei che resteranno a perenne memoria dei nostri Caduti e quali simboli di ammonimento per tutti i popoli, affinch� nella pace ritrovata, nella comprensione e nel rispetto reciproco possa essere ripreso il cammino verso quelle mete di libert�, di giustizia e di democrazia tanto auspicate”.

 

 

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