1° maggio 1945, gli slavi occupano per la seconda volta Trieste

Alla fine di aprile del 1945, le armate tedesche in Italia si sfasciarono, e le forze alleate e partigiane occuparono tutto il territorio, ma nella corsa ad occupare le zone lasciate libere da tedeschi e dalle forze della Repubblica Sociale erano impegnate anche le forze jugoslave di Tito. Queste ultime produssero un grande sforzo per occupare Fiume, l’Istria e Trieste prima degli alleati, per rivendicarne poi il possesso con il diritto della forza, senza basi storiche né geografiche né etniche.

Il 30 aprile 1945 è un giorno importantissimo nella storia della seconda guerra mondiale, è praticamente il giorno della fine in Europa del più spaventoso conflitto che l’umanità abbia mai conosciuto. L’Armata Rossa sovietica dopo una terribile battaglia per le strade di Berlino vince la disperata resistenza tedesca e innalza la bandiera rossa sul Reichstag, il parlamento della Germania nazista, la stessa sera Hitler si suicida nel bunker della Cancelleria del Terzo Reich.

Quello stesso giorno in Italia i partigiani italiani occupano i punti nevralgici di Trieste, ma il giorno successivo nella città arrivarono dei nuovi occupanti a sostituire i tedeschi e come vedremo nel corso del post, i quaranta giorni in cui rimasero in città, si dimostrarono non certo migliori dei nazisti. Il 1° maggio del 1945, arrivavano in città i partigiani slavi del IX corpus sloveno che arrivano a ‘liberare’ Trieste dai tedeschi ancor prima di Lubiana e Zagabria!

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Truppe jugoslave a Trieste

 

Cosi scrisse il primo ministro britannico Winston Churchill nella sua opera sulla seconda guerra mondiale al volume XII:

«Mentre le armate tedesche in Italia si ritiravano, le forze di Tito si erano spinte rapidamente in territorio italiano a nord-est. Esse speravano di carpire le terre da loro rivendicate in questa zona ed in particolare occupare Trieste prima che arrivassero le truppe anglo-americane»

Prima di parlare dell’occupazione slava di Trieste, occorre ricordare che per la città e la zona di Trieste, l’arrivo degli slavi non era purtroppo una novità. I partigiani slavi avevano già occupato la stessa nell’autunno del 1943, quando a seguito dei tragici avvenimenti seguiti all’armistizio dell’8 settembre, il Regio esercito si era sfasciato, i tedeschi avevano occupato quasi tutto il territorio non ancora raggiunto dalle armate alleate, ma avevano tralasciato le zone orientali della penisola, che erano state a quel punto occupate dalle forze jugoslave.

Circa un mese dopo e precisamente nella notte del 2 ottobre 1943, scattava, sotto il comando del generale Paul Hausser, considerato il padre putativo delle Waffen-SS, l‘operazione Wolkenbruch, volta alla riconquista da parte tedesca delle zone dell’Istria occupate dai partigiani slavi, al seguito del disgregamento delle forze armate italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre. Vinta in pochi giorni la resistenza slava, i tedeschi occuparono la zona e gli italiani, cominciarono a fare la conta dei morti e dei dispersi.

Durante quella che venne definita la prima occupazione slava delle zone Istriane, in un solo mese centinai forse migliaia di persone erano state arrestate, fascisti e non, bastava essere italiani. Poche le più fortunate, verranno liberate dai tedeschi dalle improvvisate carceri jugoslave, di molte non si conoscerà mai la sorte. A breve si comincerà a parlare e a conoscere l’orrore delle foibe. Chi volesse approfondire l’argomento può leggere l’opera di ricerca delle persone scomparse svolta dal valoroso maresciallo dei vigili del fuoco Arnaldo Arzarich al seguente link:

Arnaldo Arzarich, un eroe italiano sconosciuto

Arnaldo Arzarich e le foibe.jpg

A seguito di questi fatti veniva costituita la Zona d’operazioni del Litorale adriatico o OZAK (acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) comprendente le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sottoposta a diretta amministrazione militare tedesca e sottratta al controllo della Repubblica Sociale Italiana. L’OZAK cesserà alla fine di aprile del 1945 quando, appunto il 1° maggio del 1945, alla non certo morbida occupazione nazista, si sostituiva il feroce regime di occupazione slavo.

Palmiro Togliatti appena le orde slave raggiunsero la città aveva inviato un messaggio, indirizzato ai lavoratori di Trieste, in cui dichiarava che

«era loro dovere accogliere le truppe di Tito quali liberatrici e collaborare con loro in modo stretto.»

Il 2 maggio alle porte della città arrivano anche le truppe neozelandesi ma si tratta di un piccolo gruppo che viene fermato dagli slavi che hanno fatto saltare l’unico ponte sull’Isonzo. I tedeschi, asserragliati nel Castello di San Giusto, si arrendono alle truppe alleate: i “titini” riescono però a farseli consegnare e molti militari tedeschi saranno gettati nelle foibe. Il CLN di Trieste, che si era nel frattempo barricato in Prefettura, si divide: una parte esce per acclamare i titini entrati in città; gli altri partigiani italiani saranno anch’essi deportati e gettati nelle foibe dagli iugoslavi.

Il comandante iugoslavo Vodopivez comunica di aver assunto il comando generale, militare e civile, della città, proclama lo stato di guerra, il coprifuoco dalle tre del pomeriggio alle dieci del mattino, e ordina di spostare indietro l’ora legale per “uniformarsi al resto della Jugoslavia”! Le truppe slave manifestano subito la loro reale intenzione: schiacciare ed annullare l’elemento italiano, ovunque viene ordinato il cambio dei simboli di sovranità.

Si abbandonano in città a saccheggi, violenze, esecuzioni sommarie; centinaia e centinaia i triestini prelevati e gettati nelle foibe carsiche con la scusa di combattere il fascismo. Di fronte a queste gratuite crudeltà e nonostante il terrore di violente ritorsioni, il 5 maggio, il terzo giorno della famosa “quarantena titina”, i triestini si mobilitano e sfilano in corteo per le vie della città con le bandiere italiane, manifestando così la italianità della città, che nel frattempo è stata imbandierata con i tricolori. La folla converge verso il centro, vecchi e giovani, uomini e donne, tutti affratellati in un unico sentimento gridarono il nome della loro fede: Italia!

Mentre la marea di popolo si avviava lungo il Corso in direzione di Piazza Goldoni, cantando gli inni della propria passione, ad un tratto si udì un suono che i triestini non pensavano più di dover sentire, era il miagolare di mitragliatrice. Lo stupore più che il terrore, inchiodò per un attimo la massa del popolo allibita. A sparare sulla folla festante che portava i tricolori, non erano militari nazisti, ma i nuovi occupanti gli slavi.

Sulle strade rimaneva il sangue di decine di vittime, 5 furono i morti, questo era l’inizio dell’occupazione slava di Trieste e del suo entroterra e i successivi giorni non saranno di certo più morbidi. Nei giorni successivi continua l’ingente e preordinato afflusso di popolazione contadina dall’entroterra: molti gli sloveni che arrivano in città al grido di

“Trst jè nas” (Trieste è nostra)”.

Il 23 maggio gli jugoslavi annunciano ‘ufficialmente’ la annessione di Trieste alla Jugoslavia, dichiarandola settima repubblica autonoma della Jugoslavia; il 27 maggio Tito dichiara che la Venezia Giulia è e rimarrà iugoslava e che gli italiani arrivati dopo il 1918 saranno espulsi! Non solo: i triestini, per poter accedere alle derrate alimentari nel frattempo fornite dagli alleati, dovevano presentare ‘passaporto iugoslavo’! Fortunatamente questo ‘Stato’ creato occupando militarmente l’Istria, Trieste ed il territorio della Venezia Giulia ad est dell’Isonzo, non era in alcun modo gradito agli Anglo-americani.

Ad essi serve il porto di Trieste e viene così intavolata una estenuante trattativa,  alla conclusione della quale ottengono l’impegno che le truppe di Tito lasceranno Trieste: la città, Gorizia e l’area isontina resteranno sotto amministrazione provvisoria alleata, mentre l’Istria, la Venezia Giulia orientale e la città di Fiume, pur territori ufficialmente italiani, rimangono sotto amministrazione provvisoria iugoslava. Il 9 giugno a Belgrado il maresciallo alleato Alexander e il maresciallo Tito firmarono un accordo, che verrà poi ratificato il 20 giugno nel castello di Duino.

In forza di questo accordo, che come detto lasciava Trieste nella zona alleata, le truppe iugoslave si ritirarono dalla martoriata città il 12 giugno 1945, ponendo fine a 40 giorni di durissima occupazione slava. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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