“Alpini della Julia in alto i cuori: sul ponte di Perati c’è il tricolore!”

In seguito all’annessione dell’Albania al regno d’Italia l’intera divisione alpina “Julia” venne inviata in Albania per essere impiegata nell’occupazione del territorio balcanico prima e successivamente destinata al presidio nel nord del paese e precisamente nella provincia di Scutari. Nell’imminenza dell’apertura delle ostilità contro la Grecia, ai primi di ottobre del 1940, si spostò verso il confine greco-albanese, prendendo posizione presso i fiumi Osum e Vojussa.

Un mese prima circa il comando della divisione era stato assunto dal generale Mario Girotti che avrebbe guidato l’unità alpina fino alla conclusione della campagna di Grecia. Alle ore 3 del mattino del 28 ottobre, dall’Ambasciatore italiano ad Atene, Emanuele Grazzi consegnò l’ultimatum al paese ellenico. Esso conteneva richieste tali da far trasparire chiaramente il carattere pretestuoso del documento e la volontà del Governo italiano di aggredire comunque la Grecia.

All’alba del 28 ottobre del 1940 ebbe inizio l’offensiva e ad questa prima fase della guerra, prese parte anche la divisione “Julia”, che aveva la difficile funzione di fare da cerniera fra il XXV Corpo d’Armata della Ciamuria agli ordini del generale Carlo Rossi e l’
XXVI° Corpo d’Armata agli ordini del generale Gabriele Nasci. La divisione era composta  dall’8° Rgt. alpini (battaglioni “Tolmezzo”, “Gemona” e “Cividale”), dal 9° alpini (battaglioni “Vicenza” e “l’Aquila”), dal 3° artiglieria da montagna (gruppi “Conegliano” e “Udine”) e da altri reparti minori: complessivamente 278 ufficiali, 8.863 sottufficiali e soldati semplici, 20 pezzi d’artiglieria, 2.316 quadrupedi.

Bollettino di guerra italiano del 30 ottobre 1940
“All’alba di ieri le nostre truppe dislocate in Albania hanno varcato la frontiera greca e sono penetrate per vari punti nel territorio nemico; l’avanzata prosegue. La nostra aviazione nonostante le avverse condizioni atmosferiche ha bombardato ripetutamente gli obiettivi militari assegnati, colpendo bacini, banchine, scali ferroviari e provocando incendi nel porto di Patrasso; sono stati colpiti anche gli impianti lungo il canale di Corinto e nella base navale di Prevesa e gli impianti aereoportuali della base aerea di Tatoi, presso Atene. Tutti i nostri velivoli sono rientrati”

Dal 31 ottobre però la resistenza greca lungo tutto il fronte iniziò gradualmente a farsi più aspra. Cosa era accaduto? I greci, avevano fatto affluire nuove divisioni provenienti dal confine con la Bulgaria e la Turchia, paesi che avevano palesemente manifestato la propria neutralità e la loro intenzione a non voler intervenire contro i greci. L’avanzata italiana si arrestò: in molti settori del fronte, i greci grazie alla loro superiorità numerica contrattaccarono costringendo i nostri soldati sulla difensiva.

Inoltre pochi giorni dopo l’inizio delle ostilità l’Inghilterra aveva iniziato ad inviare in Grecia aerei ed unità terrestri, prima a Creta e poi nel Peloponneso: in pochi giorni gli inglesi assunsero il controllo di tutti i principali porti greci.  Rinfrancati dagli aiuti inglesi, i greci passarono alla controffensiva su tutto il fronte greco-albanese e le nostre truppe da attaccanti si ritrovarono a doversi difendere e senza neppure più poter contare sui reparti albanesi che svanirono nel nulla.

Dei mille volontari del Tomor, il miglior battaglione albanese, ne rimasero a combattere solo 120, tutti gli altri disertarono al primo colpo di fucile. La sollevazione delle popolazioni albanesi in territorio greco, auspicata dai nostri strateghi  non solo non ci fu, ma ci mancò poco che si rivolgesse contro le nostre stesse truppe. Sul fronte della Macedonia i greci attaccarono i nostri reparti costringendoli ad arretrare; dal giorno 3 novembre le prime truppe greche varcarono il confine albanese.

Abbeverata dei muli degli alpini sul fiume Vojussa
Abbeverata dei muli degli alpini sul fiume Vojussa

Sulle montagne del Pindo, gli alpini della Julia si ritrovarono accerchiati, senza più collegamenti e rifornimenti: il primo rifornimento aereo agli stremati reparti della Julia arrivò solo il 5 novembre. Il 6 novembre, constatata finalmente l’inferiorità numerica delle nostre truppe su tutto il fronte greco-albanese, lo Stato Maggiore Italiano decise di costituire il Gruppo di Armate di Albania, con l’invio di nuove divisioni dalla madrepatria.

L’8 novembre in attesa dei rinforzi dall’Italia, venne ordinata la sospensione dell’offensiva, ormai tramutatasi in difensiva. La Julia iniziò il ripiegamento sotto il fuoco nemico, prima verso Konitsa e poi verso il ponte di Perati, dopo aver ricevuto l’ordine di difendere la vallata della Vojussa: seguirono due settimane di durissimi combattimenti e di marce estenuanti. Finalmente il 24 aprile dopo 6 mesi di estenuanti e sanguinosi combattimenti le truppe della 9ª armata italiana occupavano nuovamente il ponte di Perati, congiungendosi con le forze tedesche. La Grecia si era nel frattempo arresa.

Il 28 aprile le truppe tedesche e italiane fecero il loro ingresso trionfale ad Atene. A ricordo del sacrificio della Julia sul ponte di Perati venne scritta una famosa canzone di guerra di cui sotto riportiamo il testo.

Sul ponte di Perati
bandiera nera:
l’è il lutto degli Alpini
che va a la guera.

L’é il lutto della Julia
che va a la guera
la meglio gioventù[1]
che va sot’tera.

Sull’ultimo vagone
l’è l’amor mio
col fazzoletto in mano
mi dà l’addio.

Col fazzoletto in mano
mi salutava
e con la bocca i baci
la mi mandava.

Queli che son partiti
non son tornati
sui monti della Grecia
sono restati.

Sui monti della Grecia
c’è la Vojussa
del sangue degli Alpini
s’è fatta rossa.

Un coro di fantasmi
vien zo dai monti:
l’è il coro de li Alpini
che son morti.

Gli Alpini fan la storia,
la storia vera:
l’han scritta con il sangue
e la penna nera.

Alpini della Julia
in alto i cuori:
sul ponte di Perati
c’è il tricolore!

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