23 aprile 1939, nasce la 1ª Flottiglia MAS

Il 28 ottobre 1938 l’Ufficio piani e operazione della Regia Marina propone la costituzione della “1ª Flottiglia MAS”, con sede a Spezia. L’unità viene costituita il 23 aprile 1939 ed affidata al comando del capitano di fregata Aloisi, da essa due anni più tardi, nascerà la leggendaria Xª Flottiglia MAS che scriverà pagine leggendarie per le nostre armi nel corso del secondo conflitto mondiale.

Vediamo ora, brevemente per quanto possibile come si arrivò alla costituzione della flottiglia da cui nacque uno dei più leggendari reparti militari italiani. La Regia Marina si era interessata ai motoscafi siluranti già a partire dal 1906, quando venne avviata la definizione di un progetto per una «barca torpediniera mossa da motore a scoppio», com’era definita all’epoca, capace di raggiungere una velocità massima di venti nodi e con una lunghezza di circa 15 metri. Tale progetto rimase sulla carta fino al 1914.

Lo scoppio della guerra diede nuovo impulso: alla fine del 1914 la Regia Marina prendeva contatti con alcune ditte statunitensi vagliando contemporaneamente due progetti italiani, quello della Maccia Marchini e quello della SVAN (Società Veneziana Automobili Navali), e sarà proprio quest’ultimo progetto che porterà ai modelli di serie ordinati per la prima volta il 16 aprile 1915. Le prime due unità, MAS 1 e MAS 2, furono completate nel giugno 1915 e successivamente i mezzi verranno prodotti anche da cantieri di altre società, come l’Isotta Fraschini e la FIAT.

L’acronimo MAS passò a significare Motobarca Armata Silurante e in seguito Motoscafo, esso fu sciolto anche in altre definizioni, fra le quali Motum Animat Spes, e quella di Gabriele D’Annunzio, che vi fece aderire, il motto Memento Audere Semper (ricordati di osare sempre). Il poeta che troveremo nel corso della narrazione protagonista di uno degli episodi più rilevanti dell’attività dei mezzi di assalto ebbe sempre una particolare simpatia per il nascente gruppo degli incursori della Marina e la sua influenza a livello politico gli consentì di propugnarne a più riprese il loro potenziamento.

Il vero merito alla prosecuzione delle imprese dei MAS e del loro sviluppo tecnico tuttavia è da attribuire all’allora capo di Stato Maggiore della Regia Marina, ammiraglio Paolo Thaon di Revel, che ne intuì subito il potenziale offensivo. Si trattava di investire non come si era fatto fino a quel momento in poche potentissime navi da guerra, ma si realizzavano molti piccoli, agili, economici natanti, la cui funzione era quella di attaccare le navi nemiche come velocissimi “lanciasiluri”, sfruttando l’effetto sorpresa.

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Il Grand’Ammiraglio Paolo Thaon di Revel

Il concetto si dimostrò efficace e questi mezzi riportarono diversi successi sotto il comando di Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci, fra i quali l’impresa di Pola. Oltre ai MAS, da cui derivò poi il nome del reparto, gli anni della Grande Guerra videro l’impiego di altri mezzi più vicini a quelli poi effettivamente impiegati nella seconda guerra mondiale; tra questi il barchino saltatore e la torpedine semovente. Al momento dell’armistizio di Villa Giusti le industrie italiane avevano dato alla luce 419 esemplari di MAS, 244 dei quali entrarono in servizio.

Data la continua inattività della flotta austro-ungarica nel mare Adriatico, Thaon di Revel pensò di colpire le navi nemiche direttamente entro i loro porti. Una volta comunicate le sue intenzioni ai sottoposti, il capitano di vascello Morano Pignatti nell’estate del 1916 si fece avanti con una proposta per il siluramento di una nave nemica più volte individuata dai ricognitori nel Canale di Fasana, non lontano da Pola.

Secondo i piani una torpediniera avrebbe preso a rimorchio un MAS e da Venezia si sarebbe avvicinata all’obiettivo contribuendo in seguito ad abbassare le ostruzioni che impedivano l’accesso al canale; una volta fatto questo il MAS sarebbe dovuto entrare nel varco per affondare l’imbarcazione nemica, quindi avrebbe dovuto far ritorno alla “nave-madre” che, con la protezione di un cacciatorpediniere, si sarebbe subito diretta alla città di partenza. L’idea venne approvata da Thaon di Revel e subito cominciarono i preparativi in vista della missione.

Il MAS 20 venne dotato di nuovi e più silenziosi motori elettrici, mentre nella torpediniera venne installato un meccanismo che mediante due grandi pesi fissati vicino alla prua era capace di abbassare le reti di ostruzione poste all’ingresso del canale. Nella notte tra l’1 e il 2 novembre il cacciatorpediniere Zeffiro, la torpediniera e il MAS 20 (comandati rispettivamente da Costanzo Ciano, Domenico Cavagnari e Ildebrando Goiran) erano pronti a salpare comandati da Pignatti, imbarcato sullo Zeffiro.

Una volta arrivato al punto prestabilito il comandante Cavagnari manovrò abilmente riuscendo ad abbassare le ostruzioni; il motoscafo oltrepassò il varco, dove si posizionò il marinaio scelto Michelangelo De Angelis munito di lanterna con la quale avrebbe dovuto segnalare al MAS dove dirigersi per trovare facilmente l’uscita. Goiran navigò indisturbato lungo il canale in cerca di un bersaglio valido finché attorno alle ore 3:00 avvistò la sagoma del piroscafo Hars (7.400 t): Cavagnari lanciò prima un siluro e poi, non udendo nessuno scoppio, fece altrettanto con il secondo, ma neanche questo raggiunse il bersaglio a causa delle doppie reti protettive poste dagli austro-ungarici.

Non potendo più fare altro avendo esaurito le munizioni, il MAS volse la prua verso l’uscita recuperando il marinaio che li aspettava, e raggiunse lo Zeffiro poco tempo dopo. Questa prima missione si concluse con un nulla di fatto, ma le cose andarono diversamente nel corso del conflitto, durante il quale I mezzi d’assalto della Marina portarono a termine numerose missioni coronate da successo. Fra di esse le più memorabili furono le imprese di Luigi Rizzo che nel dicembre del 1917 affondò, al largo di Trieste, la corazzata della Marina imperiale austriaca Wien e nel giugno del 1918 al largo di Premuda attaccò e affondò la corazzata Santo Stefano.

La Szent István affonda dopo essere stata silurata dal MAS del comandante Rizzo.jpg
La Szent István affonda dopo essere stata silurata dal MAS del comandante Rizzo

Si trattò dei due maggiori successi ottenuti dalla Regia Marina nella prima guerra mondiale. Sotto riportiamo l’elenco completo delle missioni portate a termine:

  • Durazzo, 7 giugno 1916: – 2 MAS – Berardinelli, Pagano – affondamento piroscafo Lokrum (1.000 t)
  • San Giovanni di Medua, 16 giugno 1916: – 2 MAS – Berardinelli, Pagano – incursione nel porto che risultò privo di navi
  • Durazzo, 26 giugno 1916: 2 MAS – Berardinelli, Pagano – affondamento piroscafo Sarajevo (1.100 t)
  • Canale di Fasana, 2 novembre 1916: MAS 20 – Goiran – vengono lanciati due siluri, che però non superano le reti di protezione della nave presa come bersaglio
  • Trieste, Vallone di Muggia, 9-10 dicembre 1917: MAS 9 e 13 – Luigi Rizzo, Andrea Ferrarini – affondata corazzata Wien (5.600 t)
  • MAS 13: Ferrarini, Origoni, Volpi, Salvemini, Cassisa, Cabella, Dagnino, Piccirillo, Pessina
  • MAS 9: Rizzo, Battaglini, Martini, Foggi, Mazzella, Orsi, Poltri, Camini, Sansolini
    Beffa di Buccari, febbraio 1918: MAS 94, 95, 96 – Gabriele D’Annunzio, Costanzo Ciano, Luigi Rizzo – azione dimostrativa di forzamento del porto
  • Durazzo, giugno 1918: 2 MAS – Pagano, Azzi – affondato il piroscafo Bregenz (3.900 t)
  • Pola, 13-14 maggio 1918: MAS 95 e 96, 1 barchino saltatore – Ciano, Berardinelli, Pellegrini – superate quattro delle cinque ostruzioni con perdita del barchino e del suo equipaggio
  • Impresa di Premuda, 10 giugno 1918: MAS 15 e 21 – Luigi Rizzo, Giuseppe Aonzo (MAS 21), Armando Gori (MAS 15) – affondata corazzata Szent István (Santo Stefano)
  • Impresa di Pola, 31 ottobre-1º novembre 1918: Raffaele Rossetti, Raffaele Paolucci – forzatura del porto a nuoto con una torpedine semovente e affondamento della corazzata Viribus Unitis (20.000 t) e il vicino piroscafo Wien (7.400 t)

A queste missioni se ne devono aggiungere altre, di minore portata, che avevano vari obiettivi come l’attacco a forze navali, posa di mine e scorta di convogli. Negli anni dopo la fine della prima guerra mondiale la Marina non dedicò molta attenzione ai motoscafi d’assalto, data l’ormai affermata potenza italiana in ambito marittimo e visti i pacifici rapporti esistenti con Gran Bretagna e Francia, i principali “avversari” presenti nel Mediterraneo.

L’attività riprese sul finire del 1935, quando la guerra d’Etiopia sconvolse gli equilibri politici fino a quel momento esistenti. Nel 1936 vennero realizzati i primi esemplari di barchini progettati da Aimone di Savoia-Aosta, comandante di GeneralMAS, dalla quale dipendevano sia la 1ª Flottiglia MAS sia le motosiluranti e i due ufficiali Teseo Tesei ed Elios Toschi progettarono un nuovo mezzo di incursione subacquea, partendo dalle versioni rinnovate dei MAS e dei siluri. Nacque così l’SLC (siluro a lenta corsa).

Si trattava di siluri elettrici in grado di trasportare due uomini oltre alla testa esplosiva sganciabile, che veniva fissata dai due operatori alla chiglia della nave nemica, mezzo meglio noto con il nomignolo di maiale. Con l’obbiettivo di contrastare la Royal Navy, che rappresentava la più potente forza navale dell’epoca e in quel periodo fortemente presente nel Mar Mediterraneo, fu costituita la 1ª Flottiglia MAS, comandata dal capitano di fregata Paolo Aloisi e incaricata di organizzare i mezzi d’assalto della Marina.

La cosa ebbe inizio verso la fine dell’aprile 1939 in una tenuta della famiglia Salviati situata nei dintorni della foce del fiume Serchio e nell’ambito della stessa oltre ai MAS e SLC vennero sviluppati anche gli MTM (Motoscafi da Turismo Modificati): i barchini esplosivi. La ricerca venne nuovamente interrotta con la fine della guerra d’Etiopia, per riprendere alla fine del 1938.

Il 28 ottobre di quello stesso anno, l’Ufficio piani e operazione della Marina propose la costituzione della “1ª Flottiglia MAS”, con sede a Spezia. L’unità verrà ufficialmente costituita il 23 aprile 1939 con comandante il capitano di fregata Aloisi e diventò quindi un’unità speciale, ad attività riservata. Fu confermato l’utilizzo dei mezzi fino ad allora sviluppati e fu riconosciuta formalmente la specialità degli uomini d’assalto, sommozzatori in grado di nuotare fino a sotto le navi nemiche per collocarvi dell’esplosivo.

I componenti della 1ª Flottiglia MAS nel 1939..jpg
I componenti della 1ª Flottiglia MAS nel 1939. Da sinistra a destra sottotenente di vascello Luigi Durand de la Penne (medaglia d’oro), capitano (GN) Teseo Tesei (medaglia d’oro), capitano Bruno Falcomatà (medaglia d’oro), capitano di fregata Paolo Aloisi (medaglia d’argento), tenente (GN) Gian Gastone Bertozzi (medaglia d’argento), tenente di vascello Gino Birindelli (medaglia d’oro), capitano (AN) Gustavo Maria Stefanini, guardiamarina Giulio Centurione.

Le prime azioni di attacco si conclusero con risultati poco incoraggianti, a volte disastrosi. Nella prima missione, denominata G.A.1, destinata ad attaccare la rada di Alessandria d’Egitto, il 22 agosto 1940 nel golfo di Bomba il sommergibile Iride, che aveva caricato quattro SLC dalla motonave Calipso, e la motonave Monte Gargano, vennero affondati dagli inglesi con elevate perdite umane. Cinque marinai dell’Iride, silurato da uno Swordfish, vennero salvati da operatori della Xª che al momento dell’affondamento del sommergibile erano temporaneamente sulla Monte Gargano.

Una seconda operazione contro Alessandria, la G.A.2, e una contro Gibilterra, la B.G.1, si conclusero senza esiti positivi, anche se con minori perdite umane: nella missione G.A.2 vi fu un morto e il sommergibile Gondar venne autoaffondato dopo un’agonia di diverse ore, mentre la seconda, condotta dal comandante Borghese sul sommergibile Scirè, venne annullata quando il sommergibile era già alla volta di Gibilterra, perché la squadra navale bersaglio dell’incursione era uscita dal porto.

Con l’affondamento del Gondar, oltre all’equipaggio vennero fatti prigionieri dagli inglesi il comandante Giorgini e anche diversi incursori.

Il 29 ottobre 1940 lo Scirè (comandato ancora da Borghese e con tre SLC a bordo), tentò nuovamente un’azione denominata B.G.2 contro Gibilterra, che venne interrotta e ritentata il 30. La coppia de la Penne – Bianchi venne subito intravista da un .–.-imbarcazione nemica e per non destare sospetti i due incursori portarono in immersione il loro SLC, che però si guastò non permettendo più la risalita. I due assaltatori lo abbandonarono e raggiunsero a nuoto la costa spagnola.

Tesei e Pedretti, che pilotavano un altro SLC, furono capaci di arrivare all’imboccatura del porto, ma al momento dell’immersione constatarono che i loro respiratori non funzionavano, e dovettero desistere affondando il mezzo e nuotando fino alla riva spagnola, da dove vennero rimpatriati assieme a de la Penne e Bianchi. Birindelli e Paccagnini, nonostante numerosi problemi, riuscirono con grande abilità ad arrivare a 70 metri dalla corazzata Barham. A questo punto, inaspettatamente, l’SLC si bloccò sul fondale. Birindelli rimasto solo, tentò di trascinare la testata fin sotto la nave, ma dopo poco tempo dovette abbandonare i suoi propositi in quanto stremato. Risalito in superficie tentò di fuggire, ma venne scoperto e preso prigioniero assieme a Paccagnini.

La missione fu un totale insuccesso, ma almeno era stata dimostrata la capacità dei palombari di penetrare in un porto nemico ben presidiato. Come ricordato ad inizio post, dopo questi costosi fallimenti iniziali, e in seguito alla cattura in settembre del comandante Mario Giorgini, il comando del reparto venne affidato al capitano di fregata Vittorio Moccagatta. Il 15 marzo 1941 la 1ª Flottiglia MAS fu ribattezzata da Supermarina, su proposta dello stesso Moccagatta, in Xª Flottiglia MAS, il cui nuovo nome fu scelto in riferimento alla legione prediletta da Giulio Cesare, la Legio X Gemina.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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