2^ G.M. Regia Aeronautica

L’eroica morte di Carlo Faggioni

Il 10 aprile del 1944 durante una missione di guerra trovava la morte l’ufficiale pilota dell’A.N.R. l’Aeronautica Nazionale Repubblicana della R.S.I., Carlo Faggioni conosciuto come uno dei due gemelli dei siluri. Nel corso della sua breve vita, aveva solo 29 anni il giorno in cui venne abbattuto, era riuscito ad affondare circa 100mila tonnellate di naviglio nemico, risultando il pilota che aveva effettuato il maggior numero di azioni di aerosiluramento. L’asso dell’Aeronautica prima Regia poi Repubblicana a cui dedichiamo il post odierno è Carlo Faggioni.

Egli nacque in una famiglia borghese di Carrara il 26 gennaio 1915 e a vent’anni abbandonò gli studi classici per seguire la sua passione per il volo e si iscrisse al corso per ufficiali piloti di complemento della Regia Aeronautica che si teneva presso l’aeroporto di Pisa. Il 19 agosto 1935 conseguì il brevetto per pilota militare e, dopo essere stato brevemente dislocato alla 4ª Squadriglia a Lonate Pozzolo, fu destinato in Etiopia dove fece le prime esperienze di volo bellico.

Nel corso di questa campagna conseguì la sua prima medaglia di bronzo al valor militare. Tornato in Italia fu trasferito alla scuola di Aviano in qualità di istruttore dove rimase circa due anni. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale fece richiesta di essere aggregato a una unità operativa ma ciononostante rimase presso il Nucleo addestramento aerosiluranti di Gorizia finché nell’aprile 1941 fu trasferito finalmente in zona di guerra nella base aerea di Gadurrà sull’isola di Rodi presso la 281ª Squadriglia (Quattro Gatti) al comando di Carlo Emanuele Buscaglia.

La 281ª squadriglia nella base di Gadurrà (Isole Italiane dell'Egeo) giugno 1941.jpg

La 281ª squadriglia nella base di Gadurrà (Isole Italiane dell’Egeo) giugno 1941

Il 18 aprile, nel corso di una missione, ottenne la sua prima vittoria affondando una petroliera inglese e riuscendo poi a disimpegnarsi da un caccia avversario intervenuto nel combattimento. Per questa azione fu citato nel bollettino radio. Il 9 luglio insieme a Buscaglia danneggiò un cargo presso l’isola di Cipro ma fu ferito dalla contraerea. Il 13 ottobre, in accoppiata con Giulio Cesare Graziani, attaccò le due navi britanniche HMS Barham e HMS Queen Elizabeth danneggiandole. Sui giornali italiani i due aerosiluratori incominciarono ad essere soprannominati i “Gemelli del siluro”.

Nella primavera 1942 Faggioni fu inviato in licenza e per un certo periodo non più riassegnato a reparti operativi, nel frattempo la 278ª 281ª squadriglia furono incorporate nel 132º Gruppo aerosiluranti con base a Littoria. Tornato in servizio Faggioni prese parte alla Battaglia aeronavale di mezzo giugno del 13-14 giugno 1942. I risultati dell’attacco furono scarsi e si notò come alcuni siluri, dopo essere stati sganciati, invece di “delfinare” sull’acqua fossero rapidamente affondati.

Sospettando il sabotaggio Buscaglia e Faggioni iniziarono alcune verifiche sui siluri che non erano stati utilizzati e, con l’autorizzazione del Ministero, le indagini furono estese alla ditta fornitrice, il Silurificio di Baia presso Napoli. Fu individuato e deferito al Tribunale Militare un caporeparto che sabotava gli apparecchi di controllo di galleggiamento dei siluri che nel dopoguerra verrà prosciolto. Non a caso, l’art. 16 del Trattato di Pace ha espressamente vietato all’Italia di perseguire cittadini italiani che abbiano agito in favore degli Alleati a partire dal 10 giugno 1940!

Nel novembre 1942, dopo gli sbarchi americani sulle coste del Marocco nell’ambito dall’Operazione Torch, il 132º Gruppo si trovò ad affrontare un nuovo avversario. Così, dopo un trasferimento tattico all’aeroporto di Castelvetrano, a partire dall’8 novembre gli aerosiluranti di Buscaglia presero parte a vari attacchi contro il porto Alleato di Bijaya in Algeria in cui si stava addensando il naviglio nemico. L’11 novembre i velivoli di Buscaglia, Graziani, Faggioni e Angelucci partirono per una nuova missione con l’obiettivo di contrastare lo sbarco americano a Bougie in Algeria.

I quattro aerei da Castelvetrano puntarono sulla Tunisia e proseguendo interni al continente africano giunsero sulla baia inaspettati, ma nel corso dell’attacco furono intercettati da sette Spitfire britannici che attaccarono accanendosi contro l’aereo di Angelucci e provocandone l’esplosione in volo poi attaccarono gli altri aerei, che nel frattempo avevano sganciato i propri siluri contro i piroscafi all’ancora nel porto affondandone due. Benché gravemente danneggiati i velivoli riuscirono a rientrare alla base.

Il giorno seguente, Buscaglia volle ritentare l’attacco con una nuova squadra essendo gli aerei di Faggioni e Graziani troppo danneggiati ma questa volta fu abbattuto da caccia Supermarine Spitfire e dato per disperso, in realtà fu recuperato ancora in vita ma gravemente ferito e preso prigioniero. Il capitano Giulio Cesare Graziani, in qualità di ufficiale anziano, assunse così il comando del 132º Gruppo finché non fu avvicendato dal maggiore Gabriele Casini. Faggioni assunse invece il comando della 281ª squadriglia.

A maggio Faggioni e altri due velivoli del 132º gruppo furono spostati a Istres per prendere parte all’attacco contro il porto di Gibilterra denominato “Operazione scoglio”. Il piano scattò il 19 giugno 1943. Poco dopo la mezzanotte partirono nove aerosiluranti ma a causa di contrattempi fu diramato l’ordine di far rientrare tutti gli aerei. Il velivolo di Faggioni e quello di Giuseppe Cimicchi, troppo lontani, non captarono il messaggio e proseguirono il volo.

Giunti sulla rada di Gibilterra tentarono di silurare i mercantili ormeggiati ma i siluri, forse ancora sabotati, non colpirono i bersagli. L’aereo di Faggioni privo di carburante dovette atterrare in Spagna. Dopo l’azione di Gibilterra il gruppo lasciò la base di Istres per Littoria. Il 15 luglio il tenente Sponza, in coppia con Faggioni, silurò la portaerei britannica HMS Indomitable. Nel frattempo l’aviazione anglo-americana conquistò il dominio dei cieli e le azioni degli aerosiluranti si resero sempre più difficili e pericolose.

Il 2 settembre Faggioni e Graziani furono mandati in licenza, fino a quel momento aveva preso parte a ventuno missioni di siluramento affondando circa duecentomila tonnellate di naviglio nemico. La notizia dell’armistizio dell’8 settembre 1943 lo colse in licenza a Carrara, decise immediatamente di raggiungere i propri commilitoni all’Aeroporto Enrico Comani di Littoria. Da qui il gruppo di Faggioni fu comandato a Siena, poi a Decimomannu, Melis e nuovamente a Siena.

Qui ricevette poi l’ordine di lasciare l’aeroporto e di mandare in licenza i propri uomini. Faggioni obbedì solo dopo aver ricevuto ordine scritto e dopo essere ritornato a casa, qualche giorno più tardi si recò a Firenze per mettersi a disposizione della Scuola di Applicazione dell’Aeronautica in cui l’attività, nonostante l’armistizio era proseguita. Nell’ottobre 1943, in seguito al bando Botto, decise di aderire alla R.S.I. ed entrò nell’Aeronautica Nazionale Repubblicana in qualità di comandante del 1º Gruppo Aerosiluranti Buscaglia, intitolato all’asso Carlo Emanuele Buscaglia.

Il gruppo composto inizialmente da otto aerosiluranti cui se ne aggiunsero altri dodici velivoli, fu costituito nel campo di Gorizia mentre nel frattempo a Lonate Pozzolo fu istituito un campo addestramento. La prima azione bellica fu compiuta da sei velivoli il 10 marzo 1944 per contrastare lo sbarco alleato di Anzio, riuscendo a silurare un piroscafo al largo dell’attuale Nettuno. Nella stessa notte fu effettuato un nuovo attacco che portò al danneggiamento di un piroscafo, un cacciatorpediniere e alcuni natanti minori. Per questa azione Faggioni fu decorato con la Croce di Ferro tedesca di I classe.

Il 14 marzo l’attacco fu ripetuto ed ottenne il probabile danneggiamento di due navi nemiche. Queste perdite spingono gli angloamericani a pianificare un bombardamento sull’aeroporto di Gorizia, segnalato dagli informatori, come base di partenza degli aerosiluranti. Il terrificante bombardamento a tappeto  effettuato il 18 marzo rende lo stesso inutilizzabile. Faggioni, senza perdersi d’animo, ordinò al suo gruppo di trasferirsi a Lonate Pozzolo.

Il 6 aprile 1944 fu lanciata una nuova azione su Anzio, che prevedeva una sosta intermedia a Perugia, ma all’altezza di Firenze la squadriglia di 13 Savoia-Marchetti S.M.79 fu sorpresa da una squadriglia americana formata da Republic P-47 Thunderbolt, che dopo aver intercettato la comunicazione, era appositamente decollata poche ore prima da Palo in Corsica. Nello scontro che seguì gli aerosiluranti, appesantiti dai siluri, ebbero la peggio perdendo sei velivoli e riportando notevoli danni tutti gli altri. Lo stesso Faggioni fu costretto ad un atterraggio di emergenza ad Arezzo.

Aerosiluranti della ANR intervenuti a contrastare lo Sbarco di Anzio.jpg

Aerosiluranti della ANR intervenuti a contrastare lo Sbarco di Anzio

Faggioni, con i soli quattro aerei superstiti, consapevole di avere poche chance non di avere successo ma di sopravvivere all’azione, tornò all’attacco la sera del 10 aprile. Per facilitare le operazioni di decollo notturno dalla pista di Perugia ai gregari poco esperti Faggioni decise di far riempire di benzina i serbatoi centrali, operazione che avrebbe facilitato il decollo dei velivoli ma che li avrebbe esposti a maggior rischio in combattimento. Solo Sponza, che aveva la necessaria perizia per decollare in situazioni difficoltose fu esonerato, mentre Faggioni per condividere il medesimo rischio dei propri subordinati fece riempire anche i propri.

Nella fase di decollo l’aereo pilotato dal tenente Pandolfo ebbe un’avaria al carrello e fu impossibilitato alla partenza. La squadriglia, ridotta a quattro velivoli, puntò sulla testa di sbarco procedendo a raso mare per sfuggire ai radar e giungendo sull’obiettivo intorno alle 23.50. L’attacco di Bertuzzi giunto pochi secondi prima mise in allerta la difesa anglo-americana, colpisce in pieno una nave di 5mila tonnellate scatenando la rabbiosa reazione della contraerea.

Faggioni che si stava predisponendo ad attaccare un grosso mercantile fu colpito dalla contraerea navale, il suo “gobbo” esplode e si inabissa nel Tirreno. Faggioni aveva compiuto da poco 29 anni e con lui scompaiono Italo Gianni, Dorino Gilardi, Sergio Pianticelli e Dante Scaramucci. Nel Museo Storico della sbarco ad Anzio è esposta un’elica tripala appartenente ad un Savoia-Marchetti S.M.79 del gruppo Faggioni abbattuto durante lo sbarco.

L’aereo di Sponza, più volte colpito e in fiamme fu costretto ad ammarare mentre il velivolo del capitano Valerio, dopo l’attacco e provato dai colpi ricevuti, incappato in una turbolenza, precipitò durante il tentativo di atterraggio di emergenza. Solo il velivolo guidato dal capitano Irnerio Bertuzzi riuscì a tornare alla base. Le circostanze esatte dell’abbattimento di Faggioni non furono note al comando dell’A.N.R. e l’aviatore fu considerato disperso in combattimento.

Nel corso della guerra, Faggioni è il pilota che ha effettuato il maggior numero di azioni di aerosiluramento, affondando 100mila tonnellate di naviglio. Gli sono state conferite 5 medaglie d’argento e 3 di bronzo al valor militare, una promozione per merito di guerra oltre alla Croce di Ferro tedesca di 1ª e 2ª classe. Per le ripetute e rischiosissime azioni che hanno provocato gravi danni alle forze navali angloamericane, al largo di Anzi-Nettuno e continuate fino al supremo sacrificio, il governo della Repubblica Sociale gli ha conferito la medaglia d’oro alla memoria, medaglia mai riconosciuta dall’Aeronautica militare italiana.

«Insuperabile Comandante di reparti Aerosiluranti, in quattro anni di guerra combattuta senza pari, con entusiasmo senza limiti, si prodigava oltre ogni possibilità coprendosi di Gloria. Cinque Medaglie d’Argento, tre di Bronzo ed una promozione per merito di guerra testimoniano il suo Valore. Oltre centomila tonnellate di naviglio colpito ed affondato sono il suo pegno d’onore. Nella ripresa d’animi e di macchine, dopo l’ 8 settembre, con fede indiscussa ricostituiva e veniva proposto al comando del 1º Gruppo Aerosiluranti. Sempre Primo nella lotta, si prodigava ancora con l’animo e col cuore al di là del proprio dovere, lanciandosi contro il nemico che calpestava il suolo della Patria. Il mare di Roma vedeva ancora i rossi bagliori delle navi da lui colpite. In questa epopea di eroismo si gettava per l’ultima volta in un infernale sbarramento di fuoco guidato soltanto dalla sua fede che non ha mai tremato ne conosciuto sconfitta. Nel sovrumano intento di raggiungere le unità nemiche, sorpassava l’impossibile barriera che guarniva sul mare e sulla terra la testa di ponte di Nettuno, colpiva ancora non ritornando da quel mare che già conosceva le sue gesta di vittoria. Suggellava così il suo smisurato valore, la sua fede incrollabile, le sue virtù di combattente, come esempio agli eroi ed a vanto della rinata Patria nostra»
— Cielo del Mediterraneo Centrale – Testa di Ponte Nettuno 10-11 marzo 1944

Gruppo Faggioni

A Faggioni fu intitolato il Gruppo Aerosiluranti dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana che aveva comandato. Si era nel frattempo scoperto che il maggiore Buscaglia in realtà non era morto e che, dopo essere stato liberato dalla prigionia, aveva deciso di proseguire la guerra nell’Aeronautica Cobelligerante Italiana, nello “Stormo Baltimore”.

Il comando fu assunto dal capitano Marino Marini che il 1º giugno guidava una squadriglia di 10 velivoli S.M.79 contro la piazzaforte britannica di Gibilterra. Il 3 giugno gli aerosiluranti si trasferirono a Istres in Francia e il 5 giugno la squadriglia, composta da dieci aerosiluranti, arrivò sull’obiettivo.

La squadriglia effettuò l’attacco contro le navi alla fonda nel porto, l’esito dell’azione è controverso, l’ANR dichiarò che l’azione aveva portato all’affondamento di quattro navi e al danneggiamento di altre due, mentre gli inglesi sostengono che grazie alle reti parasiluri, nessuna imbarcazione è affondata e solamente due hanno subito dei danni. L’azione ebbe comunque vasta eco e tutti i partecipanti all’impresa furono decorati con la medaglia d’argento.

Il 6 luglio un attacco contro il porto di Bari fallì a causa del forte fuoco di contraerea, soltanto Perina riuscì a danneggiare lievemente con un siluro un cacciatorpediniere, nelle acque antistanti. Ebbe invece successo, a fine luglio, il siluramento di un piroscafo al largo di Bengasi. Il 25 dicembre 1944 e il 5 gennaio avvennero le ultime azioni belliche nel corso delle quali il pilota Del Prete affondò un ultimo piroscafo al largo di Rimini. Dopo il 25 aprile tutto il personale, dopo aver sabotato gli apparecchi, si concentrò a Castano Primo. Qui, una volta consegnate le armi ai membri della resistenza, furono lasciati liberi di allontanarsi con dei salvacondotti.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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