6 aprile 1941, l’invasione della Jugoslavia

Alle 07,00 del 6 aprile 1941 la Luftwaffe iniziava un tremendo bombardamento su Belgrado, capitale della Jugoslavia destinato a durare 3 giorni., alla sua conclusione i morti saranno circa 17 mila e la capitale senza nessuna difesa contraerea rasa praticamente al suolo. Era l’inizio dell’Operazione denomina “Castigo” l’invasione del paese balcanico da parte delle forze dell’Asse, lo stesso giorno le truppe dell’Asse iniziavano l’invasione via terra. Ora come al solito prima di trattare l’argomento cerchiamo di inquadrare il contesto storico.

Giornale del 7 aprile 1941

Il Regno di Jugoslavia, nato alla fine della prima guerra mondiale dalla dissoluzione dell’Impero asburgico e di quello Ottomano, aveva incluso nel suo territorio popolazioni diverse per etnia, religione e costumi, i Serbi ortodossi, i Croati e gli Sloveni cattolici ed i Bosniaci musulmani che iniziarono ben presto a scontrarsi tra loro. La politica tedesca nei Balcani era volta a mettere contro le diverse nazioni tra loro, facendo leva sulle rispettive rivendicazioni territoriali, tutto ciò per evitare un allineamento a favore degli Alleati.

Dopo la sconfitta di quest’ultimi sul fronte occidentale nel 1940, ai Tedeschi fu ancor più facile penetrare militarmente, economicamente e politicamente nei Balcani: essi si garantirono così il petrolio rumeno e le derrate alimentari ungheresi e sancirono queste nuove alleanze “costringendo” gran parte di questi paesi ad entrare nel Patto Tripartito, precedentemente sottoscritto, il 27 settembre 1940, dall’Italia, dalla Germania e dal Giappone.

I piani di Hitler non prevedevano operazioni militari ma erano diretti a costituire un sistema di alleanze per stabilizzare la regione balcanica in vista del probabile attacco all’est contro l’Unione Sovietica. I piani del dittatore tedesco vennero scompaginati dalla decisione di Mussolini di invadere la Grecia e soprattutto dalle difficoltà incontrate dall’esercito italiano durante le operazioni nell’inverno del 1940 che videro i greci passare alla controffensiva e penetrare in territorio albanese.

Ad aggravare il tutto l’arrivo in Grecia di corpo di spedizione britannico, che costituiva una grave minaccia per i piani di espansione tedesca ad est, soprattutto in vista del prossimo attacco all’Unione Sovietica di Stalin Hitler ordino’ allora lo studio di quella che sarà “Operazione Marita”, che prevedeva un intervento della Wehrmacht nei Balcani con diciassette divisioni, tra cui quattro Panzer-Division. L’attacco tedesco richiedeva la concentrazione delle forze in Bulgaria con la quale furono subito iniziati colloqui diplomatici.

Per risolvere tale questione, venne deciso di ammassare in Bulgaria ed in Romania diverse divisioni tedesche pronte ad intervenire in Grecia, ma Hitler voleva che anche la Jugoslavia consentisse il passaggio di truppe e quindi aderisse al Patto Tripartito. Così il 25 marzo 1941, dopo pesanti pressioni e la promessa del porto di Salonicco in Grecia, il governo jugoslavo firmò la sua adesione. Nella stessa giornata venne presa anche la decisione di ritardare l’Operazione Barbarossa di quattro settimane.

Il patto, però, ebbe breve durata: nella notte tra il 26 ed il 27 marzo un gruppo di ufficiali serbi, contrari all’intesa con la Germania nazista, rovesciarono con un colpo di Stato il governo del Primo Ministro Cvetković e del reggente Paolo. Sul trono salì il giovane Pietro II che affidò l’incarico di formare un nuovo governo al generale Simović. Subito vennero preparati nuovi piani; il 27 marzo Hitler firmò la “Direttiva n. 25” che stabiliva gli obiettivi e le linee strategiche dell’invasione della Jugoslavia.

Le forze della Wehrmacht dislocate nei Balcani erano organizzate in due armate e in un gruppo corazzato. La 2ª Armata di von Weichs comprendeva 5 divisioni di fanteria, 2 corazzate, una da montagna e una motorizzata, era di base in Ungheria. La 12ª di List e il 1° Panzergruppe di von Kleist comprendevano 5 divisioni di fanteria, 3 da montagna, 4 corazzate, 1 motorizzata oltre a forze delle SS (la brigata motorizzata “Leibstandarte” e la divisione “Das Reich”) e reparti d’élite come il reggimento di fanteria motorizzato “Grossdeuschtland” e la brigata corazzata “Hermann Göring”.

L’Italia dette il suo contributo con notevoli forze d’invasione che varacarono i confini dal nord, da Zara e da sud lo stesso 6 aprile 1941.. A nord era schierata la 2ª Armata (9 divisioni di fanteria, 4 motorizzate e 1 corazzata) sotto il comando del Generale Vittorio Ambrosio con obiettivo Lubiana e la discesa lungo la costa dalmata. A Zara vi era una guarnigione di 9.000 uomini, al comando del Generale Emilio Giglioli, infine dall’Albania vennero impegnate 4 divisioni della 9ª Armata sotto il comando del Generale Alessandro Pirzio Biroli.

Le unità italiane procedettero all’occupazione della Slovenia, occupando Lubiana il giorno 11 aprile, della Dalmazia ed in generale di tutta la fascia costiera. Dopo sanguinosi combattimenti vennero infatti occupate il 15 aprile Sebenico e Spalato e il 17 Ragusa e Mostar in Erzegovina dove erano nel frattempo giunte le truppe italiane provenienti dall’Albania. Il costo dell’operazione fu di 3.324 tra morti, feriti e dispersi.

L’invasione della Jugoslavia si risolse in pochi giorni. Il 15 aprile Re Pietro e il generale Simovic abbandonarono il paese rifugiandosi in Palestina e il 17 aprile la Jugoslavia schiacciata dalla potenza della macchina da guerra tedesca fu costretta a chiedere la resa e venne smembrata fra le potenze vincitrici, Germania, Italia e Ungheria.

Se le operazioni militari contro la Jugoslavia si erano concluse in una manciata di giorni, il peggio doveva ancora venire. Come vedremo in numerosi post successivi, questi territori divenne teatro di una aspra e violentissima guerriglia che terrà impegnate numerosissime unità del Regio Esercito e della Milizia fino all’ armistizio dell’8 settembre 1943. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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