2^ G.M. I bombardamenti sulle città italiane

La strage degli innocenti, Alessandria 5 aprile 1945

La seconda guerra mondiale almeno per quanto riguarda il fronte italiano è ormai praticamente finita, la linea gotica è stata sfondata, le armate alleate dilagano nella pianura padana. Le truppe tedesche del Reich non possono più opporre resistenza allo strapotere anglo americano e pensano solo a ritirarsi verso la Germania, ma tutto ciò non basta per evitare ancora le stragi dal cielo, i bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile.

Il 5 aprile del 1945 a essere colpita fra le tante ancora in quel giorno è la città di Alessandria. L’intento dichiarato dagli angloamericani è quello di sbarrare la strada ai tedeschi in ritirata, che cercavano di raggiungere Valenza per guadare il Po, ma a farne le spese saranno principalmente gli inermi civili della martoriata città piemontese, città che veniva colpita ormai da quasi cinque anni.

Alessandria 5 aprile 1945 vista dall'alto.jpg

I bombardamenti sui civili in Italia sono stati numerosissimi e cominciarono sin dal 12 giugno 1940 quando l’Asse non aveva ancora effettuato nessun bombardamento sulle città. Il primo bombardamento subito dalla città fu il 14 giugno del 1940, in cui trovarono la morte dodici occupanti la cascina di Litta Parodi, cinque componenti della famiglia che abitava il cascinale, di cui tre bambini, cinque Vigili del Fuoco a causa dello scoppio di una bomba inesplosa, un operaio della Montecatini e un soldato.

Negli anni a seguire Alessandria fece  da spettatrice ai raid che si susseguivano sulle città del nord Italia, principalmente Milano, Torino e Genova, fino alla drammatica domenica dell’Ascensione del ’44. Quel mattino del 30 aprile la città subì il primo grande bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. “Incursione terroristica su Alessandria” titolava in prima pagina La Stampa del 2 maggio. I quadrimotori colpirono il centro urbano danneggiando gravemente i quartieri popolari, la “caccia di scorta” mitragliò la popolazione per le vie e per le piazze.

Furono colpiti e danneggiati dalle bombe il Duomo e la chiesa di S. Alessandro mentre andarono completamente distrutti Palazzo Trotti in via Vescovado, che ospitava la Biblioteca del Risorgimento, l’istituto della Divina Provvidenza agli Orti. Le vittime furono 239, di cui 75 casalinghe, 45 bambini e studenti, 59 ferrovieri, operai e artigiani, 17 militari, quasi tutti nella caserma di Cabanette, come riporta “Alessandria sotto le bombe”, una pubblicazione di Piero Sacchi su La Provincia di Alessandria.

I bombardieri fecero una seconda incursione sulla città verso la mezzanotte tra lunedì 1 e martedì 2 maggio. “L’incursione ha avuto carattere più spiccatamente terroristico: tanto è vero che il nemico ha fatto uso particolarmente di spezzoni incendiari” riporta La Stampa del 3 maggio. Il Teatro Municipale adiacente al Municipio andò completamente bruciato, mentre il Palazzo Comunale si salvò. Particolarmente colpiti nei due attacchi il rione Cristo e la zona dell’ex-pista, molte case in centro città.

Numerose altri bombardamenti si susseguirono nel corso dell’anno: il 21 e 29 giugno sui ponti ferroviari sul Bormida e sul Tanaro, l’11 luglio su tutta la città e sull’area della stazione, con 46 morti, il 17, 20, 21 e 27 luglio, senza vittime, ma con molte distruzioni lungo la via ferrata, il 2, 7 e 20 agosto sul ponte sulla Bormida, il 21 su tutti i quartieri della città con 31 vittime. il 3 settembre sul palazzo della Gil e le officine del Gas. Il 5 settembre una bomba dirompente sul rifugio di Borgo Cittadella sotto la statale uccide 39 persone, 20 delle quali non identificabili perchè dilaniate dall’esplosione.

Infine il 5 aprile del ’45, a guerra di fatto conclusa, l’inutile massacro che distrusse anche l’asilo di via Gagliaudo. Il bilancio di morti fu pesantissimo: 160, quasi tutti civili e tra essi quaranta, tra bambini e suore dell’asilo di via Gagliaudo, situato vicino al Duomo, andarono completamente distrutte 45 abitazioni, oltre mille vani distrutti o resi inabitabili, oltre seicento feriti. Il dolore e la rabbia della gente per questo atto di barbarie totalmente ingiustificato fiaccò ulteriormente il morale della popolazione che era solo in attesa della fine delle ostilità.

Nonostante questo atto brutale e “vigliacco” la città non venne risparmiata e fu ancora oggetto di mitragliamenti a bassa quota fino al 29 aprile, giorno della resa di Caserta, quattro giorni dopo la tanto famosa insurrezione generale del 25 aprile, ma neppure questo episodio, che doveva sancire la fine di tutti gli atti ostile da parte degli angloamericani, bastò per fare cessare il martirio delle città italiane. Al termine del conflitto le vittime civili dei bombardamenti di Alessandria, quasi tutte avvenute nell’ultimo anno di guerra, risulteranno essere 522.

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