2^ G.M. I bollettini di Guerra

La tragedia degli alpini sul “Galilea”

Alle 3,50 del 29 marzo 1942 la nave ospedale Galilea colava a picco, dopo essere stata silurata dal sommergibile britannico Proteus trascinando con sé gran parte del Battaglione Gemona della gloriosa divisione Julia. Dei 1.275 uomini imbarcati solo 284 furono salvati. Quella notte morirono 21 ufficiali, 18 sottufficiali e 612 alpini, più circa ottanta carabinieri e dei prigionieri di guerra greci e militari italiani sempre prigionieri.

La Galilea era una nave passeggeri della Adriatica Società Anonima di Navigazione, costruita nei cantieri di Trieste nel 1918 con il nome di Pilsa, venduta alla compagnia Triestina nel 1935 e ribattezzata Galilea. Durante l’ultimo conflitto mondiale la nave fu riclassificata come nave ospedale ospitando a bordo gli ospedali da campo 629, 630 e 814, l’8^ Sezione Sanità e l’8°nucleo assistenza.

Dopo la campagna di Grecia iniziata il 28 ottobre 1940 e conclusa il successivo 23 aprile 1941, il Battaglione Gemona era stato assegnato alla difesa del canale di Corinto e da qui, la sera del 27 marzo 1942, era ripartito sulla Galilea per rientrare in Italia e poi unirsi al corpo di spedizione italiano che doveva essere inviato sul fronte russo.

Nelle vicinanze di Patrasso al convoglio, formato dalle navi Galilea, Crispi e Viminale, si aggiunsero i piroscafi Piemonte, Ardenza e Italia. Il convoglio era scortato dalla Nave Ausiliaria Città di Napoli, dal cacciatorpediniere Sebenico e dalle torpediniere San Martino, Castelfidardo, Mosto e Bassini. La Regia Aeronautica, invece, si occupava della ricognizione aerea difendendo il convoglio con dei caccia.

La navigazione proseguì regolarmente per tutta la giornata del 28 marzo  e verso sera il convoglio si divise e la Galilea divenne oggetto dell’attacco del sommergibile inglese HMS Proteus che si trovava anche esso nel canale di Otranto. Tra le 22.45 e le 22.50, il Proteus silurò il Galilea e mentre il resto del convoglio proseguì alla volta di Bari, la Mosto rimase ad assistere la nave ospedale. Essa veniva lasciata ad assistere la nave colpita, sia per il contrattacco con bombe di profondità, sia per cercare dei sopravvissuti.

A quel punto il comandante della Galiela cercò di portare la nave verso le isole greche di Passo e Antipaxo che erano a circa 9 miglia di distanza ma, a causa della pioggia e dei banchi di foschia che riducevano la visibilità, non riuscì nella manovra. La torpediniera rimasta si prodigò alla raccolta dei naufraghi ma dovette restare in guardia in quanto il sommergibile non si era allontanato dalla zona.

La mattina verso le 8,30 giunsero altri mezzi di soccorso e precisamente il MAS 516 e due dragamine provenienti dalla base di Prevesa  e poco dopo un idrovolante della Croce Rossa proveniente da Brindisi.  Verso le 9,45 l’aereo individuò il periscopio del sommergibile che venne fatto segno del lancio di bombe di profondità da parte del MAS. Verso le 14 quest’ultimo dopo aver tratto in salvo 47 naufraghi si avviò alla base.

Poco dopo anche la torpediniera Mosto con circa duecento uomini e i due dragamine con una quarantina di vivi e circa cinquanta morti si avviarono verso Prevesa. Molti dei soldati non furono mai trovati mentre i corpi di altri furono trascinati dalla risacca sulle coste greche. Il resto del convoglio arrivò a Bari il 29 marzo 1942 con esso la bandiera dell’8° alpini che si salvò perchè imbarcata sul piroscafo Piemonte unitamente al battaglione “Tolmezzo” giunto indenne.

Monumento dedicato ai CC.RR. deceduti nell'affondamento della motonave Galillea.jpg

Monumento dedicato ai CC.RR. deceduti nell’affondamento della motonave Galillea

Oltre agli alpini che subirono il numero maggiore delle perdite l’affondamento del Galilea fu tragico anche per il Carabinieri Reali. In base ai documenti risultavano imbarcati 80 carabinieri di cui finora consultati, di 47 uomini si conosce la sorte, i carabinieri morti o dispersi furono 40, mentre i superstiti furono 7, mentre dei rimanenti 33 non sappiamo se siano morti o dispersi, per cui sono stati considerati “Deceduti ”.

I rimanenti reparti tra i quali il 9° alpini vennero rimpatriati via terra attraverso l’Albania e la Jugoslavia. Il 14 luglio inizia il trasferimento verso il fronte russo inquadrata, con le Divisioni Tridentina e Cuneense, nel Corpo d’Armata alpino. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.