2^ G.M. Africa Orientale

27 marzo 1941, Africa Orientale Italiana cessa la resistenza a Cheren

«Cheren si sta dimostrando una noce dura da schiacciare, il nemico ci sta contrattaccando ferocemente e ripetutamente e, anche se le sue perdite sono state eccessivamente pesanti, non vi sono segni immediati di cedimenti.»

(Comunicazione del generale Archibald Wavell a Winston Churchill)

Il 27 marzo del 1941 dopo quasi due mesi della durissima battaglia iniziata il 2 febbraio precedente, cessava la resistenza delle truppe italiana a Cheren in Etiopia nei territori dell’Africa orientale Italiana. Le truppe italiane ormai esauste dopo l’eroica resistenza ricevono l’ordine di ripiegare su una linea difensiva a cavallo della strada di Asmara. Il bollettino di guerra n° 294 del 28 marzo 1941, ne dava la triste notizia:

Dopo sei set­timane di ininterrotta sanguinosa battaglia, le truppe nemiche hanno occupato Cheren. La battaglia continua nelle immediate vicinanze. 

Artiglieria campale britannica in azione durante la battaglia di Cheren

Artiglieria campale britannica in azione durante la battaglia di Cheren

Nella durissima battaglia i nostri dovettero lamentare oltre 12 mila morti e oltre 21 mila feriti. Pesanti anche le perdite britanniche valutate in 536 morti e 3.229 feriti fra le truppe inglesi e circa 5 mila morti fra le truppe indiane. La sconfitta subita dalle armi italiane nonostante un’organizzata e tenace resistenza, sancì l’inizio dello sgretolamento dell’impero coloniale italiano.

Il 2 febbraio era caduta Agordat e a quel punto si era imposto il ripiegamento su Cheren, su cui stavano convergendo in parte con autocarri in parte per ferrovia truppe italiane di rinforzo. Le truppe a disposizione del generale Nicola Carmineo a cui era stata affidata il giorno precedente la difesa della piazza, erano le seguenti:

  • XI reggimento “Granatieri di Savoia” (2 btg. di Granatieri e 1 btg. di Bersaglieri)
  • Battaglione alpino “Uork Amba” e I btg. mitraglieri (dal X reggimento Granatieri)
  • XLIV, CL, CLXX btg. e XI legione Camicie Nere
  • II, V, VI e XI, XII, CVI, XLI, LXI brigate coloniali
  • resti della IV divisione coloniale
  • XXII e XXXIII btg. coloniali
  • III Gruppo squadroni cavalleria coloniale
  • IV Gruppo e II btg. cavalleria coloniale
  • CIV Gruppo artiglieria motorizzata, I, V, XI, XII, XXXVI gruppi artiglieria coloniale, IV, XXII e CII gruppi artiglieria nazionale.

A fronteggiare le truppe italiane vi erano due divisioni anglo-indiane la 4ª e la 5ª, ognuna su due brigate. La battaglia di Cheren si sviluppò in tre fasi distinte:

  1. dal 2 al 13 febbraio con le forze proveneitnei da Agordat il nemico attacca senza sosta ma senza conseguire risultati. Il 10 febbraio, dopo una settimana di scaramucce di scarso rilievo, era ormai chiaro che le forze anglo-indiane stessero preparando un nuovo attacco con l’appoggio di mezzi corazzati e meccanizzati. Per evitare la caduta del passo di Dongolaas, vennero radunati tutti gli uomini abili, compreso il Battaglione alpini “Uork Amba” appena giunto di rinforzo da Addis Abeba. L’attacco, lanciato il 12 febbraio vide l’impiego dei temuti battaglioni indiani dei Maharatta e dei Sikh, ma ancora una volta la tenace, e sanguinosa, resistenza delle truppe italiane costrinse il comando inglese a sospendere ogni attacco.
  2. dal 14 febbraio al 14 marzo, la lotta si limita a piccole azioni con entrambe le parti impegnate a riorganizzare le proprie forze, con i battaglioni italiani ridotti spesso a 150-200 uomini (in pratica all’aliquota di una compagnia). Accentuata pressione sulla posizione avanzata di Cub Cub, le cui forze riepiegano su passo Mescelit a 20 chilometri da Cheren. Durante questo mese, comunque, furono incessanti i bombardamenti e gli attacchi aerei contro le postazioni difensive italiane.
  3. dal 15 al 27 marzo la battaglia infuria su tutto il fornte; i monti Samanna, il Roccione Forcuto, Monte Sanchil, Monte Dologorodoc, sono teatro di lotta curenta e furibonda. Impadronitosi di quest’ultima posizione il nemico si infiltra nella valle Dongolaas, creando una situazione insostenibile.

Prima di proseguire vogliamo segnalare che nella battaglia di Cheren trovò la morte l’11 febbraio il miglior cacciatore italiano dell’Africa Orientale Italiana, asso della Regia Aeronautica accreditato di sedici vittorie aeree. Chi volesse approfondire l’argomento piò leggere il nostro post dedicato al cacciatore scientifico:

11 febbraio 1941, la morte del “cacciatore scientifico”

Il 17 marzo, nel corso della fase conclusiva della battaglia trovò la morte, colpito da una scheggia di granata., mentre combatteva alla testa dei suoi ascari il generale Orlando Lorenzini comandante della seconda divisione Coloniale, considerato dagli storici, per quanto dimostrò proprio in questa battaglia uno dei migliori generali italiani della seconda guerra mondiale.  Alla sua memoria venne conferita con Regio Decreto 6 febbraio 1942 la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Nella stessa tremenda battaglia oltre al generale Lorenzini si era distinto il generale Carnimeo che venne promosso per meriti di guerra, generale di divisione e che venne fatto prigioniero e internato. Chi volesse approfondire l’episodio della morte del “leone di Cheren” può leggere il nostro post al seguente link:

La morte del leone di Cheren, generale Orlando Lorenzini

Nel resoconto della battaglia dato nella Eastern Epic, dallo scrittore scozzese Compton Mackenzie, egli scrisse:

«Cheren è stata una delle più dure battaglie di fanteria mai combattute in questa guerra e ciò per l’ostinazione mostrata dai battaglioni Savoia, dagli Alpini, dai Bersaglieri e dai Granatieri, in una maniera composta e decisa, cosa mai mostrata dai tedeschi in nessuna battaglia recente. Nei primi cinque giorni di battaglia gli italiani hanno contato 5000 soldati colpiti (1135 di questi, mortalmente). Lorenzini questo giovane e coraggioso generale, è stato praticamente decapitato da una serie di colpi sparatigli dall’artiglieria britannica. Egli è stato un grande comandante delle truppe italiane in Eritrea.
L’infelice propaganda di guerra del tempo ha permesso alla stampa britannica di rappresentare gli italiani come soldatini di ventura; ma se escludiamo la divisione paracadutisti tedesca operante in Italia e i giapponesi attivi in Birmania, nessun esercito nemico col quale le truppe britanniche ed indiane hanno dovuto scontrarsi, ha saputo ingaggiare una battaglia più acre ed efficace di quella dei battaglioni Savoia a Cheren. Oltre ciò, le truppe coloniali italiane, fino al momento di capitolare sulle ultime postazioni, hanno combattuto con valore e coraggio e la loro lealtà in campo è stata testimone della eccellente amministrazione italiana e della valida preparazione militare operata in Eritrea.»

La battaglia è ancora oggi ricordata come una delle migliori prove di forza della storia militare italiana recente, nonostante il risultato; questo grazie al coraggio dei soldati italiani e degli Àscari e alla strategia militare del generale Carnimeo. L’artiglieria britannica tra il 15 e il 27 marzo aveva sparato oltre 110 mila proiettili! ebbe a scrivere il generale Platt nella sua relazione.

Le truppe italiane più tenaci ed organizzate si ritirarono presso Tekelezan, ma questa posizione era in ogni caso molto meno difendibile dopo la perdita di Cheren e dovettero comunque capitolare il primo aprile 1941. Lo stesso giorno Asmara veniva dichiarata città aperta per evitare danni all’abitato e alla popolazione civile e abbandonata dalle truppe italiane,

L’8 aprile dopo cinque giorni di combattimenti, cadeva Massaua, difesa da poche centinaia di marinai della Regia Marina, da circa duecentocinquanta camicie nere reduci dalla battaglia di Cheren, dai resti del battaglione alpini Uork Amaba e da uomini della Guardia di Finanza. Quest’ultima sarà conseguentemente usata come una stazione delle flotte americana e britannica.

La resistenza si protrasse comunque nello sterminato territorio dell’Impero, nonostante il 19 maggio si arrendesse, con l’onore delle armi, il viceré Amedeo d’Aosta, dopo un’ultima vana resistenza sull’Amba Alagi. Le ultime sacche di resistenza italiana si arresero soltanto il 30 novembre 1941, con la resa degli ultimi difensori di Gondar.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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