2^ G.M. Regia Marina

Successo dei barchini esplosivi della X flottiglia MAS nella baia di Suda

In un nostro precedente post, abbiamo visto come la missione di attacco alla base navale britannica di Alessandria d’Egitto del 30 settembre 1940, denominata operazione G.A. 2, si fosse purtroppo conclusa tragicamente con l’autoaffondamento del sommergibile Gondar e con la cattura di tutti gli operatori della 1ª Flottiglia MAS. Fra di essi vi era anche il comandante della missione e dello stesso reparto, il capitano di fregata Mario Giorgini, e la sua cattura aveva determinato la decisione dei nostri comandi di inquadrare meglio la specialità dei mezzi di assalto.

La Regia Marina decise pertanto di sostituire il comandante Giorgini con il parigrado Vittorio Moccagatta e di raggruppare i mezzi d’assalto in un nuovo reparto organico, staccandolo dalla 1ª Flottiglia MAS. Il 15 marzo 1941 nasceva cosi la X Flottiglia MAS. Il 26 dello stesso mese il nuovo reparto svolgeva la sua prima missione di guerra, ed è questa vittoriosa azione che analizzeremo nel nostro post odierno.

L’azione dei barchini esplosivi contro le unità britanniche ormeggiate nella baia di Suda, dopo due tentativi annullati dal Comando Superiore delle Forze Armate dell’Egeo nei precedenti mesi di gennaio e febbraio, venne finalmente approvata per la notte fra ilo 25 e il 26 marzo del 1941. Per l’azione venne predisposta una squadriglia di 6 barchini al comando del tenente di vascello Faggioni e imbarcata sui cacciatorpediniere Crispi e Sella, opportunamente attrezzati.

Alle 23,30 del 25 marzo  le due unità navali raggiungevano il punto previsto davanti a Suda, alle 23,41 i sei barchini erano in mare e i cacciatorpediniere prendevano la via del ritorno. A pilotare i sei mezzi d’assalto vi erano:

  • tenente di vascello Luigi Faggioni
  • sottotenente di vascello Angelo Cabrini
  • capo cannoniere di 2ª classe Alessio De Vito
  • capo meccanico di 2ª classe Luigi Beccati
  • capo meccanico di 3ª classe Tullio Tedeschi
  • sergente cannoniere Emilio Barberi

Secondo le notizie inviate dagli idrovolanti che avevano sorvolato la base il mattino del 25, nella baia si trovavano ormeggiati un incrociatore, due cacciatorpediniere e dodici piroscafi, in realtà le dichiarazioni fornite dall’Ammiragliato britannico a guerra finita davano ancorate e protette dalle reti parasiluri, le seguenti unità:

  • incrociatori York, Gloucester, Calcutta:
  • cacciatorpediniere Hasty,
  • navi appoggi Cherryleat, Doumana;
  • petroliere Desmoulea, Marie Maersk, Pericles.

Inoltre nella stessa notte in cui si verificò l’attacco della X, entro nella baia anche l’incrociatore Coventry che si affiancò alla petroliera Pericles per rifornirsi., salvo poi uscire dal porto alle 05,00 a rifornimento concluso. Nel frattempo i sei barchini agli ordini del caposquadriglia Faggioni erano impegnati a superare i tre ordini di sbarramenti, operazione portata a termine senza grosse difficoltà. Una volta all’interno della base nemica i barchini si raccolsero intorno al caposquadriglia che assegnò i bersagli.

A Cabrini e Tedeschi venne assegnato lo York, bersaglio a cui vennero destinati anche i mezzi dello stesso Faggioni e di Beccati nel caso il primo attacco non avesse avuto esito positivo, mentre agli ultimi due operatori Barbieri e De Vito avrebbero dovuto puntare alle navi che si trovavano nel fondo della rada.

Negli stessi muniti in cui il Coventry lasciva la base, Faggioni dette l’ordine ai due operatori di lanciare l’attacco all’incrociatore. I due barchini vanno a segno e cosi Faggioni e Beccati si avvicinano alla petroliera Pericles. Beccati col,pisce la stessa a poppa e mentre anche Faggioni sta per partire intravede dietro la petroliera la sagoma del Coventry che stava lasciando la baia dopo essersi rifornito. A quel punto Faggioni lancia il mezzo a tutta velocità, ma i barchini sono mezzi ideati per colpire bersagli fermi e il Coventry si sta muovendo. Purtroppo il bersaglio viene mancato e il barchino si schianta contro una banchina.

Riguardo agli ultimi due barchini uno esplose contro terra, mentre l’ultimo verrà recuperato intatto dai britannici. I risultati dell’azione furono comunque ampiamente positivi, lo York unico incrociatore della Mediterranean Fleet armato con pezzi da 203 era stato messo fuori combattimento, non affondò a causa dei bassi fondali e parte del suo armamento venne utilizzato per allestire postazioni fisse durante la battaglia di Creta. Il relitto venne distrutto con cariche da demolizione dal suo equipaggio prima della cattura dell’isola da parte delle forze dell’Asse e successivamente, a guerra finita trainato a Bari dove verrà demolito.

La petroliera Pericles venne gravemente danneggiata e dopo aver perso 5000 tonnellate del suo prezioso carico venne tentato il rimorchi, ma proprio durante questa operazione affondò il 14 aprile 1941 mentre era in rotta verso Alessandria. Barberi ritenne di avere affondato una seconda petroliera ma il suo apprezzamento non trovò riscontri nella documentazione britannica del dopoguerra.

I sei operatori verranno tutti catturati e rimarranno prigionieri fino alla fine della guerra. Nel suo libro “A Sailor’s Odyssey” l’ammiragli Cunningham cosi si espresse a proposito dell’attacco dei barchini italiani:

“Fu proprio a Suda che, nelle prime ore del 26 marzo, ricevemmo un duro colpo allorché il porto venne attaccato da sei veloci motoscafi eslposivi. L’incrociatore YORK fu gravemente danneggiato e, con i locali caldaie e macchina allagati, dovette essere portato in secco. Non aveva vapore né forza per esaurire l’acqua, per l’illuminazione o per brandeggiare le torri. Anche la cisterna PERICLES fu colpita ed ebbe uno squarcio a metà nave, quantunque la parte maggiore del suo prezioso carico non venisse perduta. Il nostro unico incrociatore con cannoni da 203 era dunque fuori combattimento: ancora una volta dovemmo scontare la pena per l’insufficiente difesa di una base navale”

Al comandante Faggioni venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

«Comandante di un reparto di Mezzi Navali d’Assalto, penetrava di notte, alla testa delle sue unità, nell’interno di una munita base nemica e, con sangue freddo esemplare, dopo aver superato tre ordini di ostruzioni e sbarramenti, le guidava all’attacco, riuscendo ad affondare un incrociatore pesante e due grandi piroscafi.
Mirabile esempio di audacia, congiunta con la più salda ed eroica determinazione di portare a termine la missione affidatagli per la gloria della Patria e della Marina.»
— Baia di Suda, 25 – 26 marzo 1941

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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